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Reato di evasione: l’uso del coltello cancella la tenuità

Un uomo sottoposto ai domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione, integrando il reato di evasione, e ha molestato per due volte la vicina di casa minacciandola con un coltello. La difesa ha sostenuto l’assenza di dolo a causa di una semi-infermità mentale unita all’assunzione volontaria di alcol e sostanze stupefacenti, richiedendo anche l’applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l’assunzione volontaria di sostanze non esclude la colpevolezza e che l’uso ripetuto di un’arma contro la vicina impedisce di considerare l’azione come scarsamente offensiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25481 Anno 2023
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di evasione e i limiti della non punibilità

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso delicato riguardante il reato di evasione commesso da un soggetto che si trovava agli arresti domiciliari. Il protagonista della vicenda si è allontanato dal proprio domicilio senza alcuna autorizzazione, violando gravemente gli obblighi imposti dall’autorità giudiziaria. Oltre ad essersi allontanato, l’uomo ha compiuto atti molesti e minacciosi nei confronti della propria vicina di casa, brandendo un coltello in due diverse occasioni. La difesa ha cercato di giustificare la condotta invocando l’assenza di dolo (la volontà cosciente di commettere il reato) a causa di uno stato di semi-infermità mentale, aggravato dall’assunzione volontaria di sostanze alcoliche e stupefacenti. Inoltre, è stata richiesta l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che l’episodio fosse di scarso rilievo offensivo.

La dinamica del fatto e la condotta contestata

La vicenda nasce da un comportamento chiaramente pericoloso per l’ordine pubblico e per la sicurezza delle persone. Il soggetto, nonostante fosse sottoposto alla misura restrittiva dei domiciliari, ha deciso di uscire dalla propria abitazione. Questo allontanamento configura automaticamente il reato di evasione. La situazione è peggiorata quando l’uomo ha indirizzato la propria aggressività verso una vicina di casa. Per ben due volte, infatti, l’imputato ha molestato la donna utilizzando un coltello, creando una situazione di forte tensione e paura. Nel successivo percorso giudiziario, la difesa ha puntato sulla mancanza di lucidità del soggetto al momento del fatto, indicando come causa la combinazione tra un disturbo psichico preesistente e l’abuso di alcol e droghe.

L’assunzione di alcol e droga in relazione al reato di evasione

Un punto centrale della discussione giuridica ha riguardato l’impatto delle sostanze stupefacenti e dell’alcol sulla capacità di intendere e di volere. Secondo la tesi difensiva, lo stato di alterazione avrebbe impedito al soggetto di comprendere la gravità del proprio comportamento, escludendo così il dolo necessario per la punibilità del reato di evasione. Tuttavia, l’ordinamento giuridico italiano adotta una linea molto rigorosa su questo aspetto. L’assunzione consapevole e volontaria di sostanze alcoliche o stupefacenti non esclude la colpevolezza, né diminuisce l’imputabilità (la capacità di essere sottoposti a una pena). Chi si mette volontariamente in uno stato di alterazione risponde comunque delle azioni compiute in quel frangimento.

Le motivazioni della Cassazione sul reato di evasione

I giudici della Suprema Corte hanno respinto fermamente le tesi della difesa, confermando la sussistenza del dolo per il reato di evasione. Nelle motivazioni della sentenza, la Corte ha chiarito che l’assunzione volontaria di alcol e droga non può essere utilizzata come scudo per evitare la condanna. Il dolo del reato di evasione consiste nella semplice coscienza e volontà di allontanarsi dal luogo di detenzione senza autorizzazione, un elemento che rimane integro anche in presenza di alterazione psicofisica autoindotta. Inoltre, la Cassazione ha escluso categoricamente l’applicazione della particolare tenuità del fatto. La condotta dell’imputato, caratterizzata da reiterate molestie armate con un coltello ai danni della vicina, esprime una pericolosità sociale incompatibile con una valutazione di scarsa offensività.

Le conclusioni sul caso e le conseguenze pratiche

La decisione della Corte di Cassazione si è conclusa con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dall’imputato. Questo significa che la condanna precedentemente inflitta dai giudici di merito diventa definitiva. Oltre a dover scontare la pena stabilita per il reato di evasione e per le minacce, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia riafferma un principio fondamentale: la tutela della sicurezza pubblica e privata prevale sui tentativi di giustificare condotte violente o elusive dei provvedimenti giudiziari attraverso l’alibi dell’alterazione da sostanze.

L’assunzione volontaria di alcol o droga esclude la responsabilità per l’evasione?
No, l’assunzione consapevole e volontaria di sostanze alcoliche o stupefacenti non esclude la colpevolezza né riduce l’imputabilità del soggetto.

Quando non si applica la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto?
La particolare tenuità del fatto non si applica quando la condotta è ripetuta nel tempo o quando si utilizzano armi, come un coltello, per minacciare altre persone.

Quali sono le conseguenze per un ricorso dichiarato inammissibile in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità rende definitiva la condanna precedente e comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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