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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Particolare tenuità del fatto: negata se ci sono precedenti
L'Imputata è stata condannata per concorso in tentato furto. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, l'applicazione della recidiva e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i requisiti per la particolare tenuità del fatto sono cumulativi per l'applicazione del beneficio, ma alternativi per il suo diniego: basta la valutazione negativa di un solo elemento per escluderlo. Inoltre, la determinazione della pena e il bilanciamento delle circostanze rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivati. L'Imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata se la vittima è fragile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto aggravato di una collana ai danni di una persona fragile. La difesa invocava l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando il modesto valore economico del bene. I giudici hanno chiarito che il beneficio non può essere concesso se sussistono precedenti penali specifici e se le modalità della condotta rivelano una particolare gravità, come l'approfittarsi della vulnerabilità della vittima. La Cassazione ha ribadito che i criteri per escludere la punibilità sono cumulativi per la concessione, ma alternativi per il diniego: basta un solo elemento negativo per negare l'applicazione dell'istituto. L'imputata è stata condannata alle spese e al pagamento di tremila euro.
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Reato di evasione: perché la Cassazione non riscrive i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti e lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e che la causa di non punibilità non può essere richiesta per la prima volta in Cassazione se non era stata proposta in appello. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la fuga prolungata cancella ogni attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che la considerevole durata dell'allontanamento impedisce l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, la recidiva è stata confermata a causa della spiccata propensione al crimine del soggetto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione prolungata: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che la considerevole durata dell'allontanamento dal luogo di detenzione impedisce il riconoscimento del beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: rigettata la particolare tenuità del fatto
Un uomo, già condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la questione non era stata sollevata in appello e il soggetto presentava tre precedenti penali specifici, escludendo la non abitualità del comportamento. L'inammissibilità ha inoltre impedito di far valere la prescrizione del reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto ed evasione: stop dalla recidiva
Un uomo condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza della recidiva reiterata esclude per legge sia l'applicazione della particolare tenuità del fatto, sia un bilanciamento favorevole delle attenuanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la propria responsabilità penale, questione tuttavia non sollevata nel precedente giudizio di appello, e aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, oltre al riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti sulla recidiva. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando che le censure sollevate erano meramente ripetitive di argomenti già ampiamente e correttamente respinti dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest batte la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il conducente era stato fermato con evidenti sintomi di alterazione, tra cui alito vinoso e andatura barcollante, e l'alcoltest aveva confermato il superamento dei limiti di legge. La difesa contestava l'affidabilità del test e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che l'alcoltest costituisce prova legale dello stato di alterazione, grazie alle verifiche periodiche dello strumento. Inoltre, la gravità della condotta esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Traduzione degli atti processuali: no all’interprete automatico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato lamentava la mancata traduzione degli atti processuali in lingua inglese. I giudici hanno chiarito che la traduzione degli atti processuali non spetta automaticamente a ogni straniero, ma richiede l'effettiva e accertata incapacità di comprendere l'italiano. Nel caso specifico, l'imputato non aveva mai manifestato difficoltà di comprensione e aveva persino richiesto personalmente il gratuito patrocinio. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto, poiché l'attività di spaccio, seppur di modesta entità, era svolta in modo abituale come fonte di sostentamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida senza patente: quando la condanna penale è illegittima
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida senza patente poiché sorpreso tre volte in due anni alla guida senza titolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Conducente, chiarendo che la reiterazione di illeciti amministrativi, necessaria per trasformare l'infrazione in reato, richiede che i precedenti verbali siano diventati definitivi e non più impugnabili. Poiché nel caso specifico non vi era prova della definitività dei precedenti accertamenti, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, disponendo la trasmissione degli atti al Prefetto per le sanzioni amministrative.
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Spaccio e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega il beneficio
Il Ricorrente è stato condannato per la detenzione di circa 6,4 grammi di cocaina, suddivisa in 7 dosi pronte per lo spaccio. Alla vista delle forze dell'ordine, il soggetto ha tentato di disfarsi della sostanza gettandola sotto un'auto. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il confezionamento in dosi e il tentativo di occultamento escludono la particolare tenuità del fatto, confermando la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di marijuana (circa 260 grammi detenuti e 20 grammi ceduti). Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la quantità di droga, le modalità della condotta e la non occasionalità del comportamento impediscono l'applicazione del beneficio. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto da 800 euro: negata la particolare tenuità del fatto
Un uomo, condannato per il furto di due biciclette del valore complessivo di 800 euro, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che non si può applicare la particolare tenuità del fatto sia per il valore economico non trascurabile della refurtiva, sia per la condotta abituale del soggetto, già autore di altri reati contro il patrimonio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: radiatori rubati e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di ricettazione. L'uomo aveva ricevuto e rivenduto, a scopo di lucro, decine di quintali di radiatori in ghisa rubati da una scuola dismessa. La difesa chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la gravità della condotta, escludendo la tenuità del fatto a causa dell'ingente valore della merce. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove già logicamente esaminate nei gradi precedenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata per lo specchietto rotto
Il caso riguarda il danneggiamento intenzionale di un'autovettura, in particolare dello specchietto retrovisore, compiuto da due soggetti. La Corte d'Appello aveva condannato l'imputato, il quale ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la gravità della condotta e l'intensità del dolo escludono la particolare tenuità del fatto. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso ha impedito di valutare la mancanza di querela, novità introdotta dalla riforma Cartabia. L'imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione cancella la condanna
Un cittadino, accusato di truffa e falso in certificazione amministrativa, viene assolto in primo grado ma condannato in appello. La difesa ricorre in Cassazione lamentando la totale mancanza di motivazione sul mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, nonostante la natura occasionale dell'episodio. La Suprema Corte accoglie il ricorso: la mancanza di motivazione rende il ricorso ammissibile, impedendo la formazione del giudicato e consentendo il decorso del tempo utile per la prescrizione. Di conseguenza, i giudici di legittimità annullano senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando i reati estinti per prescrizione. Il ricorrente ottiene così l'annullamento della condanna.
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Prescrizione del reato e finto incidente: condanna confermata
Due automobilisti sono stati condannati per truffa dopo aver simulato un incidente stradale per intascare un risarcimento di cento euro. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata estinzione del reato per condotta riparatoria e contestando il calcolo della prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la richiesta di rinvio dell'udienza per trattative sulla remissione della querela non equivale a un termine a difesa, ma risponde a un interesse esclusivo dell'imputato. Di conseguenza, tale rinvio sospende il decorso della prescrizione del reato. Inoltre, la mancata specifica indicazione dei documenti a supporto del risarcimento viola il principio di autosufficienza del ricorso. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna per scontro in cantiere
Il conducente di un veicolo, in stato di alterazione alcolica, ha provocato un incidente notturno in autostrada, urtando la segnaletica di un cantiere. Condannato nei primi gradi di giudizio per guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa per il mancato rinvio dell'udienza e il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rinvio era già stato concesso e che la gravità della condotta, caratterizzata da guida notturna in autostrada con collisione, esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto, data l'entità del pericolo concreto creato per la sicurezza stradale. L'automobilista è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: l’etilometro impreciso non salva
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'ora notturna e dall'aver causato un incidente stradale, ha proposto ricorso in Cassazione. Il conducente contestava l'attendibilità dell'etilometro per un'incongruenza sull'orario dello scontrino e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un semplice scostamento dell'orario non dimostra il malfunzionamento dell'apparecchio, regolarmente verificato. Inoltre, la gravità della condotta, culminata in un incidente notturno, esclude la particolare tenuità del fatto. L'inammissibilità del ricorso impedisce anche di dichiarare la prescrizione del reato maturata successivamente. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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