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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2023

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2935 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Furto con destrezza: la finta spesa che costa la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per furto aggravato ai danni di un negozio. Insieme a un complice, l'uomo ha distratto la titolare chiedendole di mostrare della merce all'esterno, mentre il complice svuotava la cassa. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che tale condotta integra l'aggravante del furto con destrezza. Infatti, i malviventi non si sono limitati ad approfittare di una distrazione casuale, ma l'hanno provocata intenzionalmente con astuzia. La Suprema Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la pena detentiva e pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata se il furto è ripetuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per tentato furto aggravato di capi d'abbigliamento. L'imputata chiedeva il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano negato il beneficio a causa del valore non esiguo della merce (circa 240 euro) e della condotta ripetitiva della donna, che era entrata e uscita più volte dai negozi per sottrarre i beni. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto spetta al giudice di merito e, se motivata logicamente, non è sindacabile. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso anche l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela, comportando la condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida senza patente: condannato chi usa un mezzo non revisionato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di guida senza patente, aggravato dalla recidiva nel biennio. L'uomo era stato sorpreso alla guida di un autocarro obsoleto, la cui revisione era scaduta da ben undici anni, su una strada particolarmente trafficata. La difesa richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta, evidenziando l'estrema pericolosità della condotta per la sicurezza pubblica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: alcoltest valido senza formule
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale in ora notturna, registrando un tasso alcolemico di 1,22 g/l. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata assistenza difensiva durante l'alcoltest e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'avviso del diritto all'assistenza difensiva non richiede formule solenni ed è valido se raggiunge lo scopo, come avvenuto nel caso specifico in cui il conducente aveva consultato telefonicamente il proprio avvocato prima del test. Inoltre, la gravità dell'incidente e il pericolo creato escludono l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Stato di necessità: perché la fame non sempre scusa il furto
L'Imputata è stata condannata per tentato furto di generi alimentari e prodotti per la persona all'interno di due supermercati. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità dovuto alla fame e alla povertà estrema, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto o del furto lieve per bisogno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'indigenza non giustifica lo stato di necessità, poiché il pericolo di fame non era immediato né inevitabile, potendo la persona rivolgersi ai servizi di assistenza sociale. Inoltre, l'abitualità dei reati commessi in precedenza esclude sia la tenuità del fatto sia la particolare attenuante del bisogno urgente. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali.
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Tentato furto: le telecamere private incastrano il ladro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto di carburante da un mezzo agricolo. L'imputato era stato identificato grazie alle immagini di una telecamera di sorveglianza privata, che lo ritraevano mentre cercava di aprire il serbatoio con un tubo e due bidoni. I giudici hanno confermato che le videoregistrazioni private costituiscono prove documentali valide e che il riconoscimento da parte della polizia giudiziaria, basato su elementi fisici e un braccialetto, ha valore di indizio grave. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che non e possibile richiedere la causa di non punibilita per particolare tenuita del fatto direttamente in sede di legittimita se non era stata invocata in appello. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: l’ora errata non salva la conducente
Una giovane automobilista neopatentata è stata condannata per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale durante le ore notturne. La difesa ha impugnato la sentenza contestando l'attendibilità dell'etilometro per presunta mancanza di omologazione e negando il nesso causale del sinistro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena validità dell'alcoltest, evidenziando che l'apparecchio era regolarmente omologato e che la lieve discrepanza oraria sullo scontrino dipendeva solo dal mancato aggiornamento dell'ora legale. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto, data la gravità della condotta della conducente, costretta ora a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso respinto e multa salata
L'Automobilista è stata condannata per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale. L'imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando il tempo trascorso tra l'incidente e l'alcoltest, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quanto già discusso e respinto in appello, senza critiche specifiche alla sentenza impugnata. Inoltre, le condizioni riscontrate dalle forze dell'ordine e la gravità dell'incidente confermano la responsabilità penale. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna definitiva per il conducente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Conducente, condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravato dall'aver provocato un sinistro stradale. L'imputato sosteneva di aver assunto alcolici solo dopo l'incidente e prima del test, contestando anche la dinamica del sinistro e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno ritenuto i motivi di ricorso generici e ripetitivi rispetto all'appello. Inoltre, la richiesta sulla tenuità del fatto è stata dichiarata inammissibile perché non proposta nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Guida senza patente: ricorso inutile e multa da tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di guida senza patente, reiterato nel biennio. L'imputato, a cui era stata revocata la patente per mancanza di requisiti morali, era stato sorpreso più volte alla guida, creando un grave pericolo per la pubblica incolumità. La Suprema Corte ha confermato la condanna, evidenziando che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già deciso in appello. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che non si possono proporre per la prima volta in terzo grado questioni mai sollevate davanti ai giudici di secondo grado. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Omissione di soccorso: la fuga costa la condanna in Cassazione
Un automobilista, dopo aver causato un violento incidente stradale con feriti che ha provocato il distacco dello specchietto retrovisore del proprio veicolo, si è allontanato senza fermarsi. Accusato di omissione di soccorso, l'imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la presenza del dolo e chiedendo la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'omissione di soccorso è punibile anche a titolo di dolo eventuale, poiché l'impatto violento e l'alta velocità rendevano evidente la probabilità di lesioni a terzi, rischio che il conducente ha consapevolmente accettato fuggendo.
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Particolare tenuità del fatto: sì al tentato furto aggravato
L'Imputato è stato sorpreso mentre tentava di rubare cavi elettrici da una struttura pubblica. La Corte di Appello ha confermato la condanna, negando la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto sul presupposto errato che la pena edittale superasse i limiti di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, chiarendo che per il tentativo di furto pluriaggravato la pena massima, ridotta per il tentativo, rientra nei limiti previsti dall'articolo 131-bis del codice penale. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla valutazione della particolare tenuità del fatto e alla mancata concessione della non menzione della condanna, mentre la responsabilità penale dell'imputato è stata definitivamente confermata.
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Fumogeni allo stadio: no alla particolare tenuità del fatto
Un tifoso, condannato per aver acceso una candela fumogena durante una partita di calcio di una serie minore, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che la condotta fosse priva di reale gravità e che avesse atteso lo spegnimento dell'oggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la richiesta di rivalutare la gravità del comportamento costituisce un tentativo di riesame del merito, precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Rifiuti e sicurezza: ammessa la particolare tenuità del fatto
Il Titolare di un opificio è stato condannato per deposito incontrollato di rifiuti e violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo che i locali fossero un semplice deposito e che i reati fossero prescritti. La Corte di Cassazione ha rigettato queste tesi, confermando che la presenza di macchinari e semilavorati qualificava l'immobile come luogo di lavoro. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso in merito alla mancata risposta del Tribunale sulla richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio limitatamente a questo punto, consentendo al giudice di rinvio di valutare se concedere la causa di non punibilità.
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Trasporto illecito di rifiuti: condanna anche se occasionale
Il Titolare dell'Impresa è stato condannato a quattromila euro di ammenda e alla confisca del camion per il trasporto illecito di rifiuti speciali non pericolosi (tre metri cubi di scarti da demolizione) senza la necessaria iscrizione all'Albo dei gestori ambientali e senza formulario. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che anche un singolo trasporto occasionale configura il reato se effettuato con mezzi propri non autorizzati. Inoltre, la particolare tenuità del fatto non è applicabile a causa del volume significativo dei rifiuti, che fa presumere un concreto pericolo di abbandono abusivo nell'ambiente. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e la condanna è diventata definitiva.
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Coltello in auto: negata la particolare tenuità del fatto
Il Cittadino è stato fermato con un coltello a serramanico con lama di 7 centimetri nel portaoggetti della propria auto. Condannato nei gradi precedenti per porto abusivo di armi, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione globale della condotta. Nel caso specifico, la disponibilità immediata del coltello in un luogo pubblico, unita ai numerosi precedenti penali del soggetto per reati violenti e legati agli stupefacenti, esclude qualsiasi minima offensività della condotta. Inoltre, il mancato riconoscimento della lieve entità del reato principale impedisce l'applicazione del beneficio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Condanna per minaccia aggravata: basta la parola della vittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di minaccia aggravata. L'imputato contestava l'attendibilità della vittima e il diniego dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni della persona offesa non necessitano di riscontri oggettivi esterni per essere ritenute credibili. Inoltre, la richiesta di applicazione della particolare tenuità è stata respinta a causa delle modalità violente della condotta, consistita nello spingere una bicicletta contro la sorella della vittima, e dei precedenti penali specifici del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato e particolare tenuità del fatto: no al beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per furto aggravato in concorso. Gli imputati lamentavano una mancanza di motivazione nella sentenza d'appello e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che il primo motivo era del tutto generico e privo di elementi specifici. Riguardo alla particolare tenuità del fatto, i giudici hanno confermato che il beneficio non poteva essere concesso a causa della reiterazione del comportamento e delle modalità della condotta, elementi già correttamente evidenziati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: condanna confermata senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un utente condannato per il reato di furto di energia elettrica tramite un allacciamento abusivo. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto, introdotta dalla Riforma Cartabia anche per il furto aggravato. I giudici hanno respinto le richieste: la ricostruzione dei fatti non può essere riesaminata in Cassazione, mentre la tenuità del fatto è stata esclusa a causa della gravità del danno economico arrecato alla società erogatrice e dei numerosi precedenti penali del ricorrente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso di relazioni di prestazione d’opera: condanna per furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di una collaboratrice domestica che aveva sottratto gioielli dall'abitazione della datrice di lavoro. I giudici hanno ritenuto pienamente configurabile la circostanza aggravante dell'abuso di relazioni di prestazione d'opera, in quanto il rapporto fiduciario di fatto, tipico del lavoro domestico, agevola la commissione del reato. La Suprema Corte ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della serialità dei furti e dell'elevato valore economico e affettivo dei beni sottratti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, precludendo anche la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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