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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Inammissibilità del ricorso per genericità: ricorso vago e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna del Tribunale di Catania. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici, poiché non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata e non indicavano gli elementi di fatto concreti che il giudice avrebbe dovuto valutare. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se richiesta troppo tardi
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna emessa dal Tribunale, richiedendo per la prima volta l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere invocata direttamente in sede di legittimità se non è stata precedentemente richiesta davanti al giudice di merito. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce alla Corte di valutare l'eventuale prescrizione del reato. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Demanio occupato e particolare tenuità del fatto: no ai benefici
Un cittadino, accusato di occupazione abusiva di demanio marittimo, ha impugnato la sentenza di condanna lamentando il mancato accoglimento dell'oblazione e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'oblazione richiede l'eliminazione delle conseguenze del reato e che l'occupazione demaniale è un reato permanente, impedendo la prescrizione immediata. Infine, per negare la particolare tenuità del fatto, al giudice basta evidenziare anche un solo elemento ostativo, come la gravità del reato desunta dalle circostanze concrete, senza dover analizzare tutti i criteri di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: il ricorso respinto costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza del Tribunale di Napoli. L'imputato richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che, per negare la particolare tenuità del fatto, il giudice non deve analizzare tutti i criteri di gravità del reato, ma può basarsi anche solo sulla mancanza di un singolo presupposto ritenuto decisivo. La richiesta di attenuanti generiche è stata invece respinta perché troppo generica. Il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Autostop ed evasione: no alla particolare tenuità del fatto
Il Ricorrente, sottoposto a una misura restrittiva, si allontanava dalla propria abitazione per circa un chilometro con l'intenzione di fare l'autostop. I giudici di merito escludevano l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il Ricorrente proponeva ricorso in Cassazione contestando tale decisione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la distanza percorsa e la condotta attiva del fare l'autostop impediscono di considerare l'azione come un'offesa minima. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: il diniego per condotta ripetuta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata che richiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La ricorrente aveva impugnato la decisione della Corte d'Appello di Milano, la quale aveva già respinto la richiesta a causa della genericità dei motivi e della reiterazione della condotta illecita. I giudici di legittimità hanno confermato che la ripetizione del comportamento criminoso è incompatibile con l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la decisione precedente senza entrare nel merito delle contestazioni.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non si confrontavano con le dettagliate motivazioni espresse dai giudici di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: bastano pochi minuti fuori casa per la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione per parlare con un soggetto in affidamento in prova ai servizi sociali. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche un allontanamento di breve durata integra pienamente il reato di evasione. I giudici hanno respinto il ricorso del condannato, dichiarandolo inammissibile. La Suprema Corte ha confermato che la brevità del tempo trascorso fuori casa non esclude la punibilità, né è applicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la non occasionalità della condotta del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: negata la particolare tenuità del fatto
Una donna, sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari, si è allontanata dalla propria abitazione per incontrare una coimputata dello stesso reato. Accusata di evasione, ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che l'allontanamento dal domicilio non può essere considerato un fatto di minima offensività quando finalizzato a incontrare un complice, poiché tale condotta aggrava il pericolo per le indagini e la giustizia. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Improcedibilità per superamento dei termini: no ai vecchi reati
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, invocando la dichiarazione di improcedibilità per superamento dei termini ai sensi dell'articolo 344-bis del codice di procedura penale e contestando il diniego della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la nuova disciplina sull'improcedibilità non ha portata retroattiva e non si applica ai reati commessi prima del primo gennaio 2020. Inoltre, il motivo relativo alla tenuità del fatto è stato ritenuto troppo generico. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condanna e multa per il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la decisione della Corte d'Appello, richiedendo l'applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno invece ritenuto il ricorso generico e manifestamente infondato. La sentenza impugnata aveva infatti motivato in modo logico e coerente sia la responsabilità penale dell'uomo, sia l'impossibilità di concedere il beneficio richiesto, data l'assenza di elementi positivi idonei a giustificarlo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso respinto e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e riproducevano semplicemente le difese già respinte in appello. La sentenza impugnata aveva correttamente motivato la sussistenza del dolo specifico, evidenziando la volontarietà delle azioni aggressive. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici ha legittimamente impedito la concessione della sospensione condizionale della pena, mentre la questione della particolare tenuità del fatto non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Scuse tardive e tenuità del fatto: la Cassazione nega lo sconto
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per la tenuità del fatto e lamentando l'eccessività della pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio. La difesa sosteneva che le scuse rivolte dall'imputato alle forze dell'ordine subito dopo l'accaduto dimostrassero la scarsa gravità della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le scuse tardive non eliminano la gravità intrinseca del reato commesso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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No alla particolare tenuità del fatto se si violano i domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per aver violato le prescrizioni degli arresti domiciliari. Il ricorrente invocava lo stato di necessità e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che la condotta non era occasionale. L'imputato aveva infatti tenuto comportamenti ripetutamente contrari alle prescrizioni della misura cautelare, escludendo così la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violenza o minaccia a pubblico ufficiale: condanna per i parenti
Tre familiari hanno aggredito fisicamente e minacciato il Sindaco del proprio Comune per costringerlo ad assegnare una casa popolare alla madre. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato non serve che il pubblico ufficiale stia compiendo un atto specifico o che provi paura. È sufficiente che la condotta miri a condizionare le sue funzioni complessive. Inoltre, la gravità dell'aggressione impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Fuga e resistenza a pubblico ufficiale: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo era stato trovato in possesso di 43 dosi di cocaina nascoste negli slip e, per sfuggire al controllo, aveva spintonato gli agenti di polizia prima di darsi alla fuga. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che la destinazione allo spaccio della droga era provata dalla quantità, dalle modalità di occultamento e dalla mancanza di reddito dell'imputato. Inoltre, la condotta violenta integra pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità complessiva dell'azione finalizzata a garantire l'impunità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato di truffa: condanna annullata per ritardo
L'Imputato, condannato per truffa, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di una motivazione logica da parte della Corte d'Appello, che aveva negato la particolare tenuità del fatto nonostante il danno minimo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la sentenza precedente conteneva una motivazione apodittica, ossia priva di reali argomentazioni. Tuttavia, poiché il fatto risaliva al 2015, il tempo massimo per perseguire il reato era ormai decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del procedimento per intervenuta prescrizione del reato di truffa. L'Imputato evita così ogni sanzione penale.
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Particolare tenuità del fatto: negata per truffa da 100 euro
L'Imputata è stata condannata per un reato contro il patrimonio per aver sottratto cento euro alla Persona Offesa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che la somma di cento euro fosse di valore esiguo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che stabilire se una somma di denaro sia esigua o meno costituisce una valutazione di merito, riservata esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado e non sindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa per erogazioni pubbliche: condannati i finti lavoratori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un datore di lavoro e una finta dipendente, accusati del reato di truffa per erogazioni pubbliche. I giudici di merito avevano accertato l'inesistenza del rapporto di lavoro tramite un'ispezione dell'Ispettorato del Lavoro e diverse testimonianze. Gli imputati hanno proposto ricorso contestando la valutazione delle prove e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I primi motivi sono stati ritenuti generici poiché riproducevano semplicemente le difese dell'appello senza contestare la sentenza di secondo grado. Anche la richiesta di non punibilità è stata respinta per mancanza di prove sul risarcimento del danno e per la gravità della condotta già accertata dai giudici di merito.
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Notifica al difensore di fiducia: quando il rifiuto è tardivo
L'Imputato, condannato per truffa, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità della notifica del decreto di citazione in appello, eseguita tramite PEC presso il suo difensore di fiducia. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la validità della notifica al difensore di fiducia ai sensi dell'articolo 157, comma 8-bis, del codice di procedura penale. I giudici hanno chiarito che, in assenza di una formale elezione di domicilio, tale modalità è pienamente legittima. Inoltre, il rifiuto del difensore di ricevere l'atto non ha effetto se comunicato dopo che la notifica si è già perfezionata. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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