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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2023

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2935 provvedimenti

Altri anni per Art. 131-bis Codice Penale

Reato di evasione: il ritardo di due ore costa la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva ha ottenuto un permesso temporaneo di un'ora, dalle 10:00 alle 11:00, ma è rientrato presso il domicilio solo alle 12:55. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un ritardo di quasi due ore non può essere considerato un fatto lieve, poiché supera ampiamente la durata stessa del permesso concesso. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il ricorso fallisce
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di evasione che ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il motivo di impugnazione è risultato del tutto generico e privo di un reale confronto con le motivazioni espresse dai giudici nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il vizio di mente non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo, sostenendo che un vizio parziale di mente avesse influito sulla sua condotta. Chiedeva inoltre l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la riduzione della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi, in quanto non contestavano direttamente le motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a riproporre argomenti già esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: campanello funzionante e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna sottoposta alla misura della sorveglianza speciale, sorpresa fuori dalla propria abitazione durante un controllo notturno delle forze dell'ordine alle ore 02:45. La ricorrente contestava la prova della sua assenza e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna basandosi sulla testimonianza dell'agente che aveva suonato il campanello, udito anche dal fratello della donna nello stesso stabile. La Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale e dei precedenti penali della donna, condannandola anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione del divieto di reingresso: no a sconti per chi ha alias
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno straniero che ha violato il divieto di reingresso in Italia. L'uomo, già espulso con provvedimento tradotto in arabo, è stato rintracciato su un barcone nelle acque italiane prima dei cinque anni previsti. I giudici hanno negato la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali e dell'uso di diverse identità fittizie. Sono state negate anche le attenuanti generiche e le pene sostitutive, data la mancanza di una dimora fissa e di un lavoro stabile. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo di armi: un piccolo coltello costa la condanna
Il caso riguarda un cittadino condannato per porto abusivo di armi, sorpreso fuori casa con un coltello di 13 centimetri senza giustificato motivo. I giudici di merito hanno negato l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e l'attenuante della lieve entità, basandosi sui precedenti penali del soggetto e sulle caratteristiche dell'arma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che i precedenti penali e la valutazione negativa della personalità giustificano il diniego dei benefici. Di conseguenza, il ricorrente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: 30 minuti fuori casa costano la galera
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. L'uomo si era allontanato dalla propria abitazione per trenta minuti in un orario non consentito. La Suprema Corte ha confermato l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando che un'assenza di mezz'ora dimostra la non occasionalità della condotta e l'indifferenza verso le prescrizioni dell'autorità. Negate anche le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena a causa di precedenti condanne. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna per l’uscita
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sorpreso dalle forze dell'ordine alla guida di un ciclomotore alle ore 22:40, violando il divieto di uscire di casa in orario notturno. La Corte d'Appello ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto per il reato di violazione della sorveglianza speciale. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e la mancata concessione di attenuanti e benefici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per questo reato è sufficiente il dolo generico e che la gravità dei precedenti penali esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto di oggetti atti ad offendere: bastone in auto costa caro
Un automobilista è stato condannato a duemila euro di ammenda per il porto di oggetti atti ad offendere, a causa di un bastone di bambù lungo 68 centimetri trovato nella sua auto. L'imputato ha giustificato la detenzione con l'esigenza di difesa personale. Il Tribunale ha escluso la particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche, poiché la condotta non era occasionale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando l'uomo anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta semplice documentale: la colpa lieve non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta semplice documentale a carico dell'amministratore unico di una società fallita. L'imputato sosteneva che la colpa lieve escludesse la responsabilità penale e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che anche la minima negligenza integra l'elemento soggettivo del reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: impronte battono finti errori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Ricorrente, condannato per il furto di un telefono cellulare. Il difensore contestava l'esclusione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, sostenendo che i precedenti penali considerati dai giudici appartenessero a un altro soggetto a causa di un presunto errore nei codici identificativi. La Suprema Corte ha chiarito che le diverse sigle presenti nel casellario centrale di identità si riferivano a singole operazioni di rilievo dattiloscopico eseguite nel tempo, tutte riconducibili in modo univoco allo stesso imputato tramite il suo codice identificativo generale. Di conseguenza, i precedenti penali sono stati correttamente attribuiti, escludendo l'applicazione del beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Gettare la refurtiva non evita la condanna per furto consumato
Due imputati, condannati per furto, hanno proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il reato in semplice tentativo. La difesa sosteneva che i due si fossero disfatti della refurtiva durante la fuga, non avendo mai ottenuto un possesso stabile dei beni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna per furto consumato. I giudici hanno chiarito che, per la consumazione del reato, è sufficiente che i colpevoli abbiano conseguito, anche solo per breve tempo, la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva. Il successivo abbandono della merce durante l'inseguimento non esclude la gravità del fatto né trasforma il furto in tentativo. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Emissione di fatture per operazioni inesistenti: condanna valida
Un Amministratore è stato condannato a due anni di reclusione per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, avendo utilizzato una società cartiera per emettere una fattura falsa da 127.000 euro. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa a causa del rigetto di un rinvio per legittimo impedimento dell'avvocato e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assenza del difensore non ha causato alcun danno concreto, poiché in quell'udienza non è stata svolta alcuna attività processuale. Inoltre, la richiesta di non punibilità è stata respinta a causa della gravità del contesto aziendale fraudolento e dell'elevato importo dell'evasione. L'Amministratore perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Contributi omessi e particolare tenuità del fatto: reato estinto
Un datore di lavoro è stato condannato per l'omesso versamento delle ritenute previdenziali dei dipendenti per l'anno 2014, per un totale di oltre undicimila euro. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, negata dai giudici di merito a causa della reiterazione mensile dei mancati pagamenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la continuazione del reato non esclude automaticamente la particolare tenuità del fatto, richiedendo invece una valutazione complessiva del caso concreto. Tuttavia, a causa del tempo trascorso, il reato è andato prescritto. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza senza rinvio, estinguendo l'accusa.
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Aggravante della recidiva: esclusa se manca la motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un detenuto condannato per aver ceduto marijuana a un altro ristretto in carcere. La difesa sosteneva che la mancanza di un prezzo escludesse il reato e chiedeva l'applicazione della tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rigettato queste tesi, confermando che la cessione gratuita è reato e che i precedenti penali escludono la particolare tenuità. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso sull'applicazione dell'aggravante della recidiva. I giudici d'appello hanno infatti omesso di motivare se i precedenti penali dimostrassero una reale e perdurante inclinazione al delitto. La sentenza è stata annullata limitatamente alla recidiva con rinvio alla Corte d'appello di Perugia.
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Evasione dai domiciliari: sì alla particolare tenuità del fatto
Il Detenuto Domiciliare è stato condannato per il reato di evasione perché non ha risposto al citofono durante un controllo dei Carabinieri. La difesa ha sostenuto che l'uomo fosse in casa e che avesse lasciato un cartello per i militari, ma i giudici d'appello hanno ritenuto integrato il reato. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità per l'evasione, ma ha accolto il ricorso riguardo alla mancata applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici di secondo grado avevano escluso questo beneficio basandosi su generici precedenti penali. La Cassazione ha chiarito che i precedenti escludono la particolare tenuità del fatto solo se il soggetto è un delinquente abituale o ha commesso reati della stessa indole. La sentenza è stata annullata con rinvio su questo specifico punto.
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Falsa testimonianza: la transazione civile non cancella il reato
Un testimone viene condannato per falsa testimonianza per aver mentito in una causa di lavoro tra una società e un suo agente, negando rapporti lavorativi in realtà esistenti. La difesa impugna la condanna sostenendo che la testimonianza fosse irrilevante, che vi fosse stata ritrattazione e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto dopo la Riforma Cartabia. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso: conferma la sussistenza del reato di falsa testimonianza, escludendo che la transazione della causa civile o le parziali ammissioni integrino una vera ritrattazione. Tuttavia, applica retroattivamente la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, annullando la condanna senza rinvio e revocando i risarcimenti civili.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di truffa e lesioni personali aggravate a carico di un cittadino. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando vizi di motivazione sulla responsabilità penale, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego dei benefici di legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati dalla difesa erano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con la sentenza della Corte d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa tramite ricarica Postepay: la carta è tua? Allora paghi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa a carico di un soggetto, intestatario di una carta Postepay utilizzata per ricevere e prelevare somme sottratte illecitamente alla vittima. La difesa contestava la responsabilità penale e chiedeva l'applicazione delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la titolarità della carta, in assenza di denunce di furto o smarrimento, dimostra la partecipazione alla truffa tramite ricarica Postepay. Inoltre, le modalità ingannevoli usate per carpire la fiducia della vittima e l'entità del danno escludono la particolare tenuità del fatto. L'imputata è stata condannata a pagare le spese processuali, una sanzione pecuniaria e le spese di difesa della parte civile.
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Tentata rapina aggravata: no alla tenuità del fatto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di tentata rapina aggravata. La ricorrente contestava l'utilizzabilità di alcune testimonianze di cittadini stranieri e la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che le prove erano state acquisite con il consenso delle parti e che i motivi di ricorso erano una mera ripetizione di quanto già proposto e respinto in appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, respingendo l'impugnazione e condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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