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Art. 131-bis Codice Penale — Anno 2023

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Reato di evasione: la bugia sul lavoro costa la condanna
L'Imputato, ammesso al lavoro esterno, si è allontanato ingiustificatamente dal luogo di lavoro, fornendo poi false giustificazioni. La Corte d'Appello lo ha condannato per il reato di evasione, negando la particolare tenuità del fatto e applicando la recidiva. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la valutazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'allontanamento e le menzogne escludono la tenuità del fatto e dimostrano una pericolosità sociale che giustifica la recidiva. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione ripetuta: niente particolare tenuità del fatto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che confermava la condanna per il reato di evasione, negando l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'allontanamento è avvenuto a pochissimi giorni dall'applicazione della misura cautelare e che l'uomo aveva già commesso un'altra evasione in precedenza. Questi elementi dimostrano una condotta reiterata e una personalità non meritevole del beneficio. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di rissa: perché la legittima difesa non salva i violenti
Quattro soggetti sono stati condannati per il reato di rissa a seguito di una violenta colluttazione in un bar. I condannati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della legittima difesa, vizi di notifica via PEC e la mancata concessione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che chi partecipa attivamente a una rissa non può invocare la legittima difesa, poiché accetta volontariamente il rischio dello scontro. Inoltre, la notifica via PEC in copia unica al difensore domiciliatario è pienamente valida. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: condanna anche con lieve entità
Il Coltivatore è stato condannato per la coltivazione illecita di 15 piante di marijuana. Nonostante il giudice di merito abbia riconosciuto il reato come di lieve entità, la difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento della lieve entità in materia di stupefacenti non comporta in automatico la particolare tenuità del fatto. Nel caso specifico, la coltivazione di 15 piante poteva produrre oltre duemila dosi singole, escludendo così una gravità minima del pericolo per la salute pubblica. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata per hashish e cocaina
Il ricorrente è stato condannato per detenzione illecita di hashish e cocaina. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato e richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di messa alla prova sospende il termine di prescrizione per tutta la durata del rinvio delle udienze. Inoltre, la Corte ha confermato che la fattispecie di lieve entità in materia di stupefacenti non coincide automaticamente con la particolare tenuità del fatto. Nel caso specifico, la detenzione di droghe di diversa natura in dosi non minimali esclude l'applicazione di questo beneficio, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Poca droga ma c’è il bilancino: no particolare tenuità del fatto
Gli Imputati sono stati condannati per la detenzione illecita di 0,4 grammi di cocaina. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la presenza in casa di materiale per il confezionamento, come 17 grammi di mannite (sostanza da taglio), ritagli di plastica e un bilancino di precisione sporco di droga, dimostra un'attività di spaccio organizzata con professionalità. Di conseguenza, l'offesa non può essere considerata minima, escludendo così la particolare tenuità del fatto, nonostante la modica quantità di stupefacente rinvenuta. Gli Imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Particolare tenuità del fatto: i precedenti bloccano il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per lesioni aggravate. L'imputato invocava la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo il beneficio a causa dei numerosi precedenti penali specifici del ricorrente, tra cui resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. I giudici hanno ritenuto legittimo il modesto aumento di pena di quarantacinque giorni applicato a titolo di continuazione, escludendo la necessità di una motivazione dettagliata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: i precedenti dicono no
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di plurimi precedenti penali a carico dell'imputato e la concreta gravità della condotta impediscono l'applicazione di questo beneficio. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata per l’abuso sul demanio
Un privato ha installato un manufatto in legno su una spiaggia libera senza autorizzazione, occupando il demanio marittimo in un'area protetta. La Corte d'appello lo ha condannato a tre mesi di reclusione, quindici giorni di arresto e sedicimila euro di ammenda. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e sostenendo che l'opera fosse di competenza comunale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa a causa della mancata rimozione spontanea dell'opera e dei precedenti penali del ricorrente. Inoltre, l'assenza di una formale autorizzazione comunale esclude qualsiasi esimente per l'occupazione abusiva del suolo pubblico.
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Olio greco spacciato per italiano: è tentata frode in commercio
Durante un'ispezione igienico-sanitaria presso il punto vendita di un'azienda, le autorità hanno sequestrato numerose lattine di olio di origine greca etichettate falsamente come "100% italiano" ed esposte sul banco. Il Commerciante è stato condannato per il reato di tentata frode in commercio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la tentata frode in commercio si configura anche con la semplice esposizione per la vendita o la detenzione in magazzino di prodotti con false indicazioni di provenienza, senza che sia necessaria una trattativa in corso o la consegna della merce. Infine, la Suprema Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa del quantitativo non irrilevante di olio sequestrato.
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Spintona agente: esclusa la particolare tenuità del fatto
L'Imputato ha spintonato con violenza un Carabiniere che gli chiedeva i documenti, causandogli lesioni guaribili in cinque giorni. Condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, l'uomo ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna a otto mesi di reclusione. I giudici hanno evidenziato che i numerosi precedenti penali dell'uomo, tra cui un reato identico, dimostrano una condotta violenta e non occasionale. Di conseguenza, la gravità del comportamento e l'abitualità del reato escludono l'applicazione del beneficio di legge.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto da un cittadino contro la condanna per condotte oltraggiose finalizzate a ottenere il ripristino di un trattamento sospeso. I giudici hanno rilevato la genericità dei motivi di ricorso, che non contestavano in modo specifico la sentenza d'appello. Inoltre, la Cassazione ha confermato l'esclusione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione e della gravità delle condotte, respingendo anche l'eccezione di prescrizione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la genericità costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino contro una sentenza d'appello. Il ricorrente ha contestato la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, un motivo giudicato inammissibile perché mai proposto in precedenza nel giudizio di appello. Inoltre, la Suprema Corte ha rilevato che le contestazioni sulla responsabilità penale e sulla concessione delle attenuanti generiche erano formulate in modo del tutto generico, limitandosi a richiamare principi astratti senza confrontarsi con le reali motivazioni della decisione impugnata. Di conseguenza, oltre alla dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata: ricorso inammissibile
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il ricorrente ha inoltre sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardante il divieto di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti previsto dall'articolo 69 del codice penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto manifestamente infondata la questione di costituzionalità e del tutto generiche le contestazioni sull'esclusione della particolare tenuità del fatto, confermando la gravità della condotta accertata nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: la gravità cancella il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello di Bari. L'imputato contestava il diniego delle circostanze attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando che la gravità della condotta impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la presenza di gravi e attuali precedenti penali esclude la concessione delle attenuanti generiche. Il ricorso è stato giudicato generico e manifestamente infondato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: la reiterazione nega il beneficio
Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione contestando l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte d'Appello aveva negato tale beneficio a causa della gravità della condotta e della reiterazione del comportamento illecito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la ripetizione delle condotte e la gravità delle modalità escludono l'applicazione dell'istituto. Di conseguenza, il cittadino perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la scaltrezza cancella la tenuità del fatto
Un uomo, già gravato da precedenti penali, ha commesso per due volte a distanza di pochi giorni il reato di evasione dagli arresti domiciliari. La Corte d'appello lo ha condannato applicando l'aumento di pena per la continuazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e contestando il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il carattere abituale della condotta impedisce l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, la rapidità e la scaltrezza nel reiterare il reato di evasione giustificano pienamente l'aumento di pena stabilito nei gradi precedenti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione cancella la condanna
Il Cittadino, accusato di porto abusivo di armi, impugna la sentenza del Tribunale che lo ha condannato a un'ammenda di 1.500 euro. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, rilevando gravi errori procedurali. Il giudice di merito ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto basandosi su precedenti penali non omogenei e senza adeguata motivazione. Inoltre, ha violato il divieto di peggioramento della pena escludendo le attenuanti generiche già concesse in precedenza e ha calcolato erroneamente lo sconto per il rito abbreviato, che per le contravvenzioni deve essere della metà e non di un terzo. La sentenza viene annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena e per rivalutare la particolare tenuità del fatto.
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Furto aggravato dalla destrezza: i dati valgono più del telefono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto aggravato dalla destrezza. L'imputato, insieme a un complice, aveva sottratto rapidamente la borsa di una vittima presso un'attrazione, eludendo la sorveglianza del personale. La difesa contestava l'identificazione, l'aggravante della destrezza e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'imputato e la sussistenza dell'aggravante, evidenziando la rapidità dell'azione e la sorpresa dei custodi. Inoltre, la perdita dei dati personali contenuti nel cellulare rubato esclude la particolare tenuità del fatto, a prescindere dal valore economico del telefono. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato al cambiamonete: condannato anche chi fa il palo
Tre imputati venivano condannati per furto aggravato per aver sottratto gettoni da un cambiamonete forzandolo con un dispositivo elettrico. Uno di essi rispondeva anche di guida senza patente. La Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato, stabilendo che la contestazione del mezzo fraudolento era valida poiché i fatti materiali erano descritti chiaramente nell'accusa, garantendo il diritto di difesa. La Corte ha invece annullato senza rinvio la condanna per guida senza patente nei confronti del secondo imputato, dichiarando il reato estinto per prescrizione. I ricorsi degli altri due imputati, tra cui la complice che svolgeva il ruolo di palo, sono stati dichiarati inammissibili.
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