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Particolare tenuità del fatto: negata con 19 dosi di droga

L’Imputato è stato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, avendo addosso e a casa circa 25 grammi di hashish suddivisi in 19 dosi. L’Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e l’esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il quantitativo di droga sequestrato e la sua suddivisione in numerose dosi escludono la particolare tenuità del fatto, evidenziando una condotta non inoffensiva. Inoltre, la presenza di un precedente penale giustifica il diniego delle attenuanti generiche. L’Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 25767 Anno 2023
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il possesso di stupefacenti e la particolare tenuità del fatto

Il possesso di sostanze stupefacenti comporta gravi conseguenze legali, ma spesso la difesa tenta di invocare la particolare tenuità del fatto per evitare la condanna. Questa causa di non punibilità permette di escludere la sanzione quando l’offesa è minima e il comportamento non è abituale. Tuttavia, la giurisprudenza fissa limiti rigidi per la sua applicazione, specialmente nel settore degli stupefacenti. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato questo tema, chiarendo i confini tra un fatto lieve e una condotta penalmente rilevante che merita una sanzione effettiva.

Il caso concreto: il sequestro di hashish suddiviso in dosi

La vicenda nasce dal controllo di un cittadino, definito come L’Imputato. Le forze dell’ordine hanno trovato l’uomo in possesso di circa venticinque grammi di hashish. La sostanza era già suddivisa in diciannove dosi pronte per il consumo o lo smercio. In particolare, L’Imputato nascondeva circa sedici grammi nel proprio giubbotto e altri dieci grammi presso la propria abitazione. Il Tribunale di primo grado ha condannato l’uomo alla pena di quattro mesi di reclusione e settecento euro di multa. La Corte di appello ha successivamente confermato questa decisione, ritenendo la condotta idonea a configurare il reato di detenzione illecita. L’Imputato ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della causa di non punibilità.

Quando si esclude la particolare tenuità del fatto nei reati di droga

Per comprendere l’applicazione del beneficio, occorre analizzare come i giudici valutano la gravità della condotta. La legge richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità della vicenda concreta. Il giudice deve considerare le modalità della condotta, il grado di colpevolezza del soggetto e l’entità del pericolo per la salute pubblica. Nel caso dei reati legati alla droga, il peso della sostanza e il numero di dosi rappresentano elementi decisivi. La presenza di diciannove confezioni pronte indica una organizzazione minima e una chiara destinazione alla diffusione della sostanza. Questi fattori impediscono di considerare l’azione come un episodio di trascurabile importanza. Pertanto, la particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione quando la condotta rivela una capacità offensiva concreta e non occasionale.

Le motivazioni: il diniego della particolare tenuità del fatto

Le motivazioni della Cassazione sul diniego dei benefici penali si fondano sulla corretta valutazione dei fatti compiuta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha ritenuto del tutto logica la decisione della Corte di appello. Il quantitativo complessivo di hashish supera le due decine di dosi e questo dato ponderale (relativo al peso) esclude la scarsa offensività della condotta. I giudici di legittimità hanno inoltre confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche. L’Imputato possedeva già un precedente penale e questo elemento impedisce una valutazione totalmente favorevole della sua personalità. La difesa ha riproposto in Cassazione le stesse argomentazioni già respinte nei gradi precedenti, rendendo il ricorso generico e ripetitivo. La Cassazione ha ribadito che il giudice non deve confutare ogni singola tesi difensiva quando la motivazione complessiva risulta solida e coerente.

Le conclusioni: la condanna definitiva dell’imputato

Le conclusioni della Suprema Corte sulla condanna dell’imputato confermano la linea dura contro la detenzione di droga non destinata all’uso esclusivamente personale. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile sotto tutti i profili presentati dalla difesa. Questa decisione comporta la perdita definitiva della causa per L’Imputato e la conferma della pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio. Oltre alla reclusione e alla multa originaria, L’Imputato deve ora farsi carico delle spese del procedimento giudiziario. La Corte lo ha anche condannato al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende come sanzione per aver proposto un ricorso manifestamente infondato. La pronuncia riafferma che il possesso frazionato di droga esclude benefici di particolare tenuità.

Quando si applica la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto nei reati di droga?
Questa causa si applica solo quando l’offesa al bene giuridico è minima e il comportamento non è abituale, valutando il quantitativo e le modalità di confezionamento della sostanza.

Il possesso di venticinque grammi di hashish suddiviso in dosi consente di ottenere le attenuanti generiche?
No, la suddivisione in numerose dosi pronte per lo smercio e la presenza di precedenti penali escludono la concessione delle attenuanti generiche.

Quali sono le conseguenze se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
L’imputato perde definitivamente la causa, la condanna diventa irrevocabile e si aggiunge l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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