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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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567 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Vendita di sostanze alimentari non genuine: niente risarcimento
Una commerciante viene accusata del reato di vendita di sostanze alimentari non genuine per aver messo in commercio settanta litri di olio di oliva con acidità superiore al limite di legge. La Corte d'Appello dichiara il reato estinto per prescrizione, ma conferma la condanna al risarcimento dei danni in favore dell'acquirente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della commerciante e annulla la condanna civile. I giudici rilevano che l'accusa si basava solo sulle dichiarazioni dell'acquirente e su un campione di olio da lei stessa consegnato in laboratorio, senza alcun sequestro ufficiale o indagine nell'enoteca. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza, rinviando la decisione al giudice civile.
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Prescrizione negata: inammissibilità del ricorso per cassazione
Il caso riguarda un uomo condannato a quattro anni di reclusione per spaccio di hashish. L'imputato ha proposto ricorso lamentando un'errata valutazione delle prove (dichiarazioni di un collaboratore, pagamenti Postepay e intercettazioni) e sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati riproducevano pedissequamente le contestazioni già respinte in appello, richiedendo una inammissibile rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, i giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale e preclude la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza d'appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Scrutinio delle schede elettorali: vietato accantonare i voti
Il Presidente di un seggio elettorale è stato condannato per aver accantonato alcune schede anomale durante lo scrutinio delle schede elettorali, rimandandone la valutazione alla fine delle operazioni. La difesa sosteneva che nei piccoli comuni tale condotta fosse lecita per via di procedure semplificate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scrutinio delle schede elettorali deve avvenire senza interruzioni e che l'accantonamento è sempre vietato in ogni comune. Tale condotta configura un reato di pericolo volto a prevenire brogli elettorali. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Contraddittorio in appello: no alla prescrizione senza difesa
La Corte d'Appello aveva dichiarato estinti i reati contestati a due imputate per intervenuta prescrizione durante la fase predibattimentale, senza però instaurare il necessario contraddittorio tra le parti. Le imputate hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del loro diritto di difesa. La Suprema Corte, richiamando una fondamentale decisione della Corte Costituzionale, ha accolto il ricorso. I giudici hanno stabilito che la fretta di chiudere il processo non può sacrificare il diritto di difesa e il principio del contraddittorio in appello. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio che garantisca la partecipazione attiva della difesa.
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Ricettazione di supporti contraffatti: condanna sì, pena tagliata
Il caso riguarda un commerciante condannato per la vendita di oltre 50 CD e DVD pirata. La Corte d'Appello aveva dichiarato prescritto il reato di violazione del diritto d'autore, ma aveva erroneamente confermato la stessa pena complessiva del primo grado. La Cassazione ha chiarito che la detenzione di materiale pirata senza giustificazione integra il reato di ricettazione di supporti contraffatti. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso sul calcolo della pena: poiché uno dei reati era prescritto, la sanzione andava ridotta. La Suprema Corte ha così rideterminato direttamente la pena per la sola ricettazione di supporti contraffatti a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione e 3.333 euro di multa, applicando lo sconto per il rito abbreviato.
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Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso sulla recidiva
Il caso riguarda un imputato condannato per contrabbando di tabacchi che, in secondo grado, ha concordato la pena rinunciando ai motivi di impugnazione. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e sostenendo l'illegalità della pena e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli motivi non rinunciati. Inoltre, l'errata valutazione della recidiva non rende la sanzione una pena illegale, la quale ricorre solo se la sanzione è estranea al quadro edittale per genere, specie o limiti edittali. Di conseguenza, l'accordo preclude la possibilità di sollevare tali contestazioni in sede di legittimità.
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Reddito di cittadinanza: arresti non comunicati non sono reato
Il Beneficiario, percettore del Reddito di cittadinanza, veniva condannato nei gradi di merito per non aver comunicato tempestivamente all'INPS la sua sottoposizione alla misura cautelare degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, stabilendo che tale omissione non costituisce reato. Secondo i giudici, l'applicazione di una misura cautelare personale comporta la sospensione automatica del beneficio. Di conseguenza, la mancata comunicazione di questa circostanza da parte del beneficiario non integra la condotta penalmente rilevante di omessa comunicazione di informazioni dovute, poiché la sospensione opera di diritto. Il fatto, pertanto, non è previsto dalla legge come reato.
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Certificato CITES: vietato vendere avorio antico senza ok
Il caso riguarda Il Venditore, accusato di aver posto in vendita oggetti in avorio di elefante senza il necessario certificato CITES. La difesa sosteneva che, trattandosi di manufatti lavorati oltre cinquant'anni prima, vi fosse una totale liberalizzazione e non servisse alcuna documentazione, basandosi su una perizia privata. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'esenzione per gli oggetti antichi non è automatica: è sempre necessario il preventivo giudizio dell'organo di gestione statale competente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Venditore, confermando che la vendita di avorio senza l'attestazione ufficiale costituisce reato, e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lottizzazione abusiva: salva dal processo ma la casa è confiscata
Nel caso in esame, alcuni costruttori hanno realizzato villette a schiera invece di case singole isolate, violando il piano di lottizzazione comunale. Questo intervento ha configurato il reato di lottizzazione abusiva. Nonostante il reato si sia estinto per prescrizione prima della sentenza di primo grado, il Tribunale ha ordinato la confisca dei terreni e degli immobili. La Corte di appello ha poi revocato la confisca, ritenendo che la prescrizione impedisse al giudice di accertare il reato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, stabilendo che, se le prove sono già state interamente raccolte prima della prescrizione, il giudice deve valutarle e può disporre la confisca dei beni abusivi anche senza una condanna formale.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: addio condanna
L'Imputato era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per violazioni della normativa edilizia e urbanistica. La difesa ha proposto ricorso per Cassazione contestando la decisione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, la difesa ha depositato il certificato di morte dell'Imputato. I giudici hanno rilevato che il decesso determina l'estinzione del reato per morte dell'imputato ai sensi dell'articolo 150 del codice penale. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata.
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Omesso versamento dei contributi: assolto l’imprenditore
Il Datore di Lavoro era stato condannato per l'omesso versamento dei contributi previdenziali dei dipendenti per un importo di circa 3.400 euro, riferito all'anno 2006. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna. Con l'entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 8 del 2016, infatti, è stata introdotta una soglia di punibilità pari a 10.000 euro annui. Poiché la somma contestata era inferiore a tale limite, il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Inoltre, la Corte ha escluso la trasmissione degli atti all'autorità amministrativa per l'applicazione delle sanzioni pecuniarie, poiché l'infrazione amministrativa era ormai caduta in prescrizione.
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Abuso edilizio e prescrizione: ricorso respinto e condanna ferma
Il Proprietario di un immobile è stato condannato per reati edilizi e paesaggistici. Ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di prove certe, la mancata audizione di un testimone chiave e vizi procedurali legati alle udienze cartolari. Ha inoltre richiesto l'estinzione dei reati per intervenuto decorso dei termini di tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi di impugnazione sono stati ritenuti generici e infondati, in quanto la ricostruzione dei fatti era già completa e l'udienza si era svolta regolarmente in presenza. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso la possibilità di dichiarare l'estinzione dei reati. Questa decisione conferma che in tema di abuso edilizio e prescrizione, se il ricorso è inammissibile, non si può beneficiare della cancellazione del reato per il decorso del tempo.
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Omesso versamento dell’IVA: la crisi non esclude il reato
L'Imprenditore, amministratore di una società, viene condannato per il reato di omesso versamento dell'IVA. Egli si difende sostenendo la sussistenza della forza maggiore, avendo preferito pagare i dipendenti e i fornitori per salvare l'azienda dalla crisi finanziaria, aggravata dal blocco del credito bancario. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la scelta di privilegiare altri creditori rispetto al fisco è una decisione consapevole e non configura una causa di forza maggiore. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso principale impedisce di dichiarare la prescrizione del reato, anche se sollevata successivamente. L'Imprenditore perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: pagare le tasse non salva l’abuso
Il Proprietario di un immobile abusivo ha richiesto la sospensione dell'ordine di demolizione emesso a seguito di una condanna definitiva per reati edilizi. Il Giudice dell'esecuzione ha dichiarato inammissibile la richiesta perché identica a una precedente già respinta. Il Proprietario ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che il giudice avesse deciso senza chiedere il parere del Pubblico Ministero e sottolineando di aver pagato le tasse sull'immobile per oltre dieci anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omessa richiesta del parere del Pubblico Ministero costituisce una nullità che solo quest'ultimo può eccepire. Inoltre, il pagamento delle tasse non incide sulla legittimità dell'ordine di demolizione. Il Proprietario è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lottizzazione abusiva: la prescrizione non ferma la confisca
Alcuni acquirenti compravano lotti di terreno in zona agricola con fabbricati rurali in costruzione, poi destinati a uso residenziale. I giudici accertavano una lottizzazione abusiva, poiché mancava una reale cessione di cubatura e i lotti non rispettavano la superficie minima per edificare in zona agricola. Nonostante la prescrizione dei reati, la Corte d'Appello disponeva la confisca dei beni. Gli acquirenti ricorrevano in Cassazione lamentando la propria buona fede e la sproporzione della misura. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la confisca degli immobili. La Corte ha stabilito che la buona fede non deriva dal solo atto notarile e che la confisca è proporzionata se limitata ai beni direttamente interessati dall'attività illecita.
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Omesso versamento IVA: condanna cancellata per prescrizione
L'Amministratrice di una società è stata condannata in appello per il reato di omesso versamento IVA per l'anno d'imposta 2011, avendo superato la soglia di legge. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo che il mancato pagamento fosse dovuto a una grave crisi di liquidità (forza maggiore) e che il reato fosse ormai estinto. La Corte di Cassazione ha chiarito che la crisi finanziaria non esclude la colpevolezza se non si prova l'impossibilità assoluta di pagare, anche attingendo al patrimonio personale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul secondo punto: calcolando correttamente i tempi e le sospensioni, il reato si era estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Prescrizione e assoluzione nel merito: la verità oltre il tempo
I Proprietari di un immobile, accusati di abusi edilizi, hanno impugnato la sentenza che dichiarava i reati estinti per prescrizione. I ricorrenti pretendevano una piena assoluzione nel merito, sostenendo che la loro innocenza fosse evidente fin da subito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione e assoluzione nel merito seguono regole precise. Il giudice può pronunciare l'assoluzione piena in presenza di una causa di estinzione solo se l'innocenza emerge dagli atti in modo immediato, evidente e senza necessità di compiere alcun accertamento o approfondimento. Poiché il caso richiedeva una complessa valutazione delle prove, la dichiarazione di prescrizione è stata ritenuta corretta.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti e sanzioni
L'Imputato, condannato a dieci mesi di reclusione e a una multa per detenzione di marijuana a fini di spaccio, ha concordato la pena tramite patteggiamento. Successivamente, ha proposto un ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando la mancanza di motivazione da parte del giudice sulla mancata pronuncia di una sentenza di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle riforme legislative, non è più consentito contestare in Cassazione la mancata motivazione sui presupposti di proscioglimento quando si è scelto il rito speciale del patteggiamento. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Omessa comunicazione alloggiati: la Cassazione conferma il reato
Il gestore di una struttura ricettiva a Venezia non ha comunicato alla Questura le generalità degli ospiti entro le ventiquattro ore dall'arrivo, giustificandosi con la mancanza delle credenziali per il portale telematico. Il Giudice per le indagini preliminari aveva prosciolto l'imputato ritenendo che il fatto non fosse più previsto come reato a causa di una complessa successione di leggi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che l'omessa comunicazione alloggiati costituisce ancora un reato punito ai sensi del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. La sentenza di proscioglimento è stata annullata e il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Nullità della notificazione: l’errore di via cancella la pena
L'Imputato era stato condannato in appello per reati ambientali. Il difensore ha impugnato la decisione denunciando la nullità della notificazione del decreto di citazione, spedito a un indirizzo errato rispetto al domicilio eletto. L'atto era stato poi consegnato al difensore di fiducia, che però non aveva contatti con l'assistito e non si era presentato all'udienza. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale situazione configura una nullità assoluta e insanabile per violazione del diritto di difesa. Tuttavia, poiché i fatti risalivano al 2011, il reato era ormai estinto per prescrizione. I giudici hanno quindi annullato la sentenza senza rinvio.
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