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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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567 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Concordato in appello: rigetto e limiti del ricorso
Diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti e altri reati hanno proposto ricorso in Cassazione. In secondo grado le parti avevano raggiunto un concordato in appello oppure rinunciato ai motivi di merito. Con l'impugnazione, un condannato lamentava l'assenza di motivazione sul proscioglimento nonostante il concordato in appello, un altro contestava il mancato riconoscimento della continuazione con una precedente condanna, ed un terzo eccepiva la mancata traduzione degli atti processuali nella propria lingua madre. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita i motivi di ricorso e che la continuazione richiede l'obbligatoria allegazione della sentenza irrevocabile. Le nullità linguistiche vanno inoltre eccepite tempestivamente dimostrando un pregiudizio concreto. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento e confisca beni culturali: no al reso di reperti
Gli Imputati hanno patteggiato la pena per reati legati al traffico e all'importazione illecita di reperti archeologici e paleontologici esteri. Contestualmente, gli stessi hanno richiesto la restituzione dei reperti sequestrati, sostenendo che mancava la prova della loro natura culturale nel Paese d'origine. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ordinando la confisca e l'affidamento alla Soprintendenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il Patteggiamento e confisca beni culturali sono strettamente connessi: l'accordo sulla pena riduce l'onere motivazionale del giudice e rende obbligatoria la confisca dei beni oggetto d'illecito, impedendone la restituzione in assenza di un immediato proscioglimento.
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Trasferimento fraudolento di valori: prestanome sconfitto
Un professionista gestiva formalmente una società intestataria di immobili e concessioni demaniali, utilizzati in realtà da un altro soggetto per eludere sequestri patrimoniali. I giudici di merito hanno assolto il professionista dal reato di trasferimento fraudolento di valori con la formula "il fatto non costituisce reato". L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione per ottenere la formula più ampia "perché il fatto non sussiste", contestando la titolarità effettiva dei beni e il valore economico della concessione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, confermando che il prestanome non ha smontato la solida ricostruzione dei giudici di merito. L'imputato perde il giudizio di legittimità e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Abuso edilizio e particolare tenuità: maxi manufatti e condanna
La proprietaria di due immobili non autorizzati ha subito una condanna per violazioni urbanistiche e paesaggistiche. La difesa ha presentato ricorso per cassazione chiedendo l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione e il riconoscimento della causa di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i numerosi rinvii processuali richiesti dalla difesa hanno prolungato i tempi di prescrizione per oltre cinquecento giorni. Inoltre, la Corte ha escluso l'applicazione del beneficio per abuso edilizio e particolare tenuità a causa della metratura rilevante delle opere e del grave impatto ambientale provocato su un'area sottoposta a vincolo paesaggistico. La ricorrente deve quindi scontare la pena originaria e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato in Cassazione
L'Imputato subiva una condanna per violazioni fiscali relative all'emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il difensore proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'omesso riconoscimento della prescrizione e vizi di motivazione sull'utilizzo delle prove contabili. Durante il giudizio di legittimità, il legale depositava l'atto ufficiale attestante il decesso del ricorrente. I giudici verificavano preliminarmente l'assenza di elementi evidenti per pronunciare un'assoluzione nel merito. La Corte di Cassazione ha quindi applicato l'estinzione del reato per morte dell'imputato, disponendo l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata e chiudendo definitivamente il procedimento.
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Udienza viziata e prescrizione del reato: condanna annullata
La Corte di Appello ha condannato un imputato per ricettazione dopo aver celebrato l'udienza in presenza senza informare il difensore di fiducia, sostituito all'ultimo momento da un avvocato d'ufficio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la grave violazione del diritto di difesa. I giudici supremi hanno accertato l'irregolarità del procedimento e hanno verificato che il fatto risaliva a dieci anni prima. La Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato ed ha annullato la condanna senza rinvio.
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Condanna e notifica omessa: vince la prescrizione del reato
L'Imputata riceve una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il difensore impugna la sentenza d'appello eccependo la mancata notifica della citazione a giudizio e il decorso del tempo massimo di legge prima della pronuncia di secondo grado. La Corte di Cassazione accerta il vizio processuale gravissimo legato all'omessa notifica al legale. Tuttavia, i giudici applicano il principio di immediata declaratoria delle cause di non punibilità. Poiché il tempo massimo è decorso prima della decisione d'appello, la Suprema Corte stabilisce la prevalenza della causa estintiva sul vizio di procedura. La Cassazione annulla la sentenza senza rinvio e dichiara la prescrizione del reato, cancellando definitivamente la condanna.
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Condanna dopo anni: la prescrizione del reato tributario la cancella
Un imprenditore subiva una condanna per il mancato versamento dell'IVA relativo all'anno 2012. I giudici di secondo grado confermavano la condanna penale, ignorando che il termine massimo di legge per punire il fatto era già interamente decorso durante il processo d'appello. L'imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione deducendo l'estinzione dell'illecito penale, nonostante la mancata eccezione formale nel precedente grado. I Supremi Giudici hanno accolto il ricorso, evidenziando che la prescrizione del reato tributario opera di diritto e deve essere rilevata dalla Cassazione quando matura prima della sentenza d'appello. La Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio, cancellando ogni conseguenza penale.
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Frode in commercio e carburanti: interviene la prescrizione
Un gestore di un distributore di carburante subisce un processo penale con l'accusa di frode in commercio continuata. L'accusa contesta l'erogazione di quantitativi di benzina inferiori rispetto a quelli registrati con lo sconto regionale. I giudici di merito dichiarano parzialmente prescritti i fatti più risalenti, ma condannano l'imputato per le condotte successive. L'esercente presenta ricorso per Cassazione contestando la competenza territoriale e la regolarità delle prove testimoniali. La Suprema Corte accerta la serietà dei motivi procedurali sollevati dalla difesa. Questo impedisce di dichiarare inammissibile il ricorso e consente di rilevare l'estinzione di tutte le residue condotte per decorso del tempo massimo di legge. I giudici di legittimità annullano la sentenza impugnata senza rinvio.
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Fatture per operazioni inesistenti: prescrizione e nuovo processo
Due imprenditori subiscono una condanna penale per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta. Gli imputati presentano ricorso in Cassazione denunciando errori procedurali sui termini di prescrizione, irregolarità nella sostituzione dei difensori e l'omessa valutazione di una precedente sentenza assolutoria definitiva. I giudici di legittimità accolgono le censure difensive: il rinvio dell'udienza finalizzato alla produzione di prove documentali non sospende il decorso della prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio le condanne per i reati ormai prescritti ed estinti. Per la residua contestazione di dichiarazione fraudolenta non ancora prescritta, la Corte dispone l'annullamento con rinvio ad altra sezione d'appello, imponendo l'esame dei documenti probatori precedentemente ignorati.
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Confisca per lottizzazione abusiva: illegittima se il reato scade
Due proprietari rurali hanno subito un processo penale per diversi reati, tra cui l'ipotesi di lottizzazione abusiva. Il Tribunale di primo grado e la Corte di Appello hanno dichiarato estinti i reati per intervenuta prescrizione, ma hanno ugualmente ordinato la confisca dei terreni e dei manufatti. I giudici di merito hanno proseguito l'acquisizione delle prove anche dopo il decorso del tempo massimo di legge. I proprietari hanno presentato ricorso in Cassazione contestando il mantenimento della misura ablatoria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul punto specifico, ribadendo che il giudice non può proseguire l'istruttoria al solo scopo di accertare i fatti per applicare la confisca per lottizzazione abusiva quando la prescrizione è già maturata per tutti i capi d'imputazione. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio il provvedimento, cancellando definitivamente la confisca dei beni.
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Condanna penale azzerata grazie alla remissione di querela
La Corte d'appello confermava la condanna nei confronti di una cittadina per il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, applicando una multa. L'imputata ricorreva dinanzi alla Corte di Cassazione segnalando un accordo intervenuto con la persona offesa. Gli atti dimostravano il formale ritiro della denuncia e la contestuale accettazione da parte dell'accusata. I giudici di legittimità hanno accertato la tempestiva remissione di querela, dichiarando l'estinzione del reato e annullando la condanna senza rinvio. La decisione ha inoltre cancellato ogni statuizione civile risarcitoria, lasciando le spese compensate in virtù dell'intesa privata.
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Prescrizione abuso edilizio: reato estinto e niente demolizione
Due comproprietari subiscono una condanna penale per opere abusive e violazione del vincolo paesaggistico, con relativo ordine di demolizione. I lavori risultano conclusi nell'autunno del 2015, mentre l'accertamento ufficiale avviene solo nella primavera del 2016. La difesa ricorre in Cassazione eccependo la prescrizione abuso edilizio, maturata prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte accoglie il ricorso: il reato edilizio cessa con l'ultimazione effettiva dei lavori e si prescrive in cinque anni, considerati i periodi di sospensione. Di conseguenza, i giudici di legittimita annullano la condanna senza rinvio ed eliminano automaticamente anche l'ordine di demolizione.
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Patteggiamento in appello: chi concorda la pena perde il ricorso
Due imputati, condannati in appello per reati di droga, ricorrono in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sull'aggravante della ingente quantità e sulla misura di sicurezza dell'espulsione. Tuttavia, in secondo grado, la difesa aveva concordato la pena con il Procuratore Generale rinunciando agli altri motivi di appello. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che il patteggiamento in appello (art. 599-bis c.p.p.) comporta la rinuncia ai motivi non concordati, creando una preclusione processuale. Di conseguenza, l'imputato non può contestare in Cassazione questioni a cui ha precedentemente rinunciato per ottenere l'accordo sulla pena.
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Prescrizione del reato e confisca: quando non basta l’estinzione
Due soggetti venivano fermati a bordo di un veicolo contenente quaranta chilogrammi di sigarette estere di contrabbando nascoste in un doppiofondo. I giudici di merito dichiaravano la prescrizione del reato disattendendo la richiesta di assoluzione e disponendo la confisca del mezzo. Gli imputati ricorrevano in Cassazione chiedendo l'assoluzione nel merito e contestando la confisca dell'auto, intestata a un terzo estraneo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Per prevalere sulla prescrizione del reato, la prova dell'innocenza deve emergere in modo immediato ed evidente dagli atti. Inoltre, gli imputati non possono impugnare la confisca al posto del proprietario, al quale spetta l'onere di provare la propria buona fede e l'assenza di colpa nella vigilanza del bene.
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Reato prescritto ma confisca urbanistica confermata
L'Imputato, amministratore di una società immobiliare, ha realizzato un complesso edilizio abusivo con strade e terrazzamenti su un territorio vincolato, creando una lottizzazione abusiva. Inoltre, ha violato i sigilli di sequestro e gestito una discarica abusiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinti per prescrizione i reati edilizi, paesaggistici, di discarica e di violazione dei sigilli. Tuttavia, i giudici hanno confermato la confisca urbanistica dei terreni lottizzati. La Corte ha stabilito che la confisca urbanistica resta valida se l'accertamento dell'illecito è avvenuto nel pieno contraddittorio prima del maturare della prescrizione. È stata invece revocata la confisca della discarica e le statuizioni civili verso l'Ente Locale.
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Competenza territoriale: nullo il processo celebrato a Catanzaro
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della competenza territoriale per i reati di associazione per delinquere e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Nel caso in esame, un gruppo di professionisti e imprenditori era stato condannato a Catanzaro per aver svuotato alcune società tramite scissioni e cessioni di credito, al fine di eludere il fisco. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale appartiene al Tribunale di Venezia, luogo in cui si trovava la base organizzativa del sodalizio e dove sono stati compiuti i primi atti fraudolenti (le scissioni societarie davanti al notaio). Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne pronunciate a Catanzaro per intervenuta prescrizione nei confronti di tre imputati, mentre per il quarto, che aveva rinunciato alla prescrizione, ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Venezia.
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Prescrizione del reato o assoluzione: il bivio del tifoso violento
Un tifoso ha forzato il settore di sicurezza dello stadio per aggredire la tifoseria locale. Identificato tramite i filmati delle emittenti televisive, il tifoso ha ricevuto una condanna in primo grado. Successivamente, la Corte d'appello ha dichiarato la prescrizione del reato, escludendo però un'assoluzione nel merito per mancanza di prove evidenti di innocenza. Il tifoso ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'assoluzione piena e annullare il DASPO. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la prescrizione del reato impedisce ulteriori accertamenti se non vi è prova evidente di innocenza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento e ricorso: quando l’accordo chiude ogni via d’uscita
Tre imputati, condannati in primo grado per spaccio di sostanze stupefacenti a seguito di patteggiamento, hanno proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di notifica, carenze motivazionali sulla confisca dei telefoni e la mancata riqualificazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che, in tema di patteggiamento, l'omessa notifica del decreto di fissazione dell'udienza all'imputato non causa nullità se il difensore munito di procura speciale compare regolarmente esercitando il proprio mandato. Inoltre, i motivi di ricorso contro la sentenza di patteggiamento sono tassativi e limitati dalla legge, escludendo contestazioni generiche sulla responsabilità o sulla qualificazione giuridica del fatto, salvo errori manifesti. Di conseguenza, le condanne concordate sono state confermate.
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Omesso versamento IVA: la Cassazione cancella la condanna
L'Amministratore di una società veniva condannato per il reato di omesso versamento IVA. In appello, due dei tre reati contestati venivano dichiarati prescritti, ma la pena di sei mesi di reclusione veniva confermata senza riduzioni. L'imputato ricorreva in Cassazione lamentando la mancata riduzione della pena e la mancata considerazione della crisi aziendale, aggravata dalla domanda di concordato preventivo presentata prima della scadenza fiscale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la Corte d'appello avrebbe dovuto ricalcolare la sanzione. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno accertato che anche il reato residuo di omesso versamento IVA si era nel frattempo estinto per prescrizione. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio, liberando definitivamente l'imputato da ogni accusa.
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