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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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1847 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso in Cassazione Inammissibile: i Limiti del Concordato in Appello
Un individuo è stato condannato per ricettazione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, riducendo la pena grazie a un concordato in appello. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di un possibile proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso **inammissibile ricorso in Cassazione**. Ha ribadito che, dopo un concordato, il ricorso è ammissibile solo per vizi specifici (es. formazione del consenso, pena illegale), non per motivi rinunciati o legati alla mancata applicazione di cause di proscioglimento. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Pena Accessoria Illegale: Cassazione annulla interdizione dopo patteggiamento
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre imputati condannati per gravi reati, a seguito di un concordato in appello che aveva ridotto le loro pene. Due degli imputati contestavano l'applicazione di una pena accessoria illegale, l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, ritenuta sproporzionata rispetto alla pena principale ridotta. La Cassazione ha accolto parzialmente i ricorsi, annullando senza rinvio la sentenza per eliminare la pena accessoria illegale per i due imputati. Ha dichiarato inammissibili gli altri motivi di ricorso per tutti e tre, condannando uno di essi al pagamento delle spese processuali.
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Inammissibilità Ricorso Patteggiamento: Truffa Aggravata e Estinzione Reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proposto da un individuo condannato tramite patteggiamento per truffa aggravata. Il ricorrente contestava la mancata dichiarazione di proscioglimento per estinzione del reato, invocando condotte riparatorie. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è ammesso solo in casi specifici, non includendo la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie quando il fatto è procedibile d'ufficio e le condizioni per tale estinzione non sono palesemente sussistenti. Pertanto, il ricorso è stato ritenuto inammissibile.
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Depenalizzazione del Falso in Assegno: Quando un Reato Diventa Illecito Civile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Imputata condannata per ricettazione e falso in assegno circolare. La Suprema Corte ha confermato la condanna per ricettazione, ritenendo infondate le contestazioni sulla responsabilità e sulla prescrizione. Tuttavia, ha accolto il ricorso per il reato di falso in assegno circolare. Ha stabilito che, a seguito della depenalizzazione introdotta dal D.Lgs. 7/2016, la falsificazione di un assegno circolare non trasferibile non costituisce più reato, ma un illecito civile. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata parzialmente per il reato di falso e la pena è stata rideterminata.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore aveva patteggiato una pena per il reato di rapina aggravata. Successivamente, il suo difensore ha presentato un ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sulla congruità della pena e sull'eventuale presenza di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile impugnare una sentenza di patteggiamento per tali motivi. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, confermando il principio sul ricorso inammissibile patteggiamento.
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Concordato in appello: nessun ricorso contro la pena pattuita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per rapina impropria che, dopo aver concluso un concordato in appello, contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno chiarito che l'accordo stretto in secondo grado limita l'impugnazione successiva a vizi strettamente legati al consenso o all'illegalità della pena concordata. La rinuncia agli altri motivi di appello preclude la possibilità di sollevare nuove questioni davanti alla Suprema Corte.
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Truffa aggravata: la Prescrizione del reato annulla la condanna
Un Lavoratore era stato condannato per truffa aggravata per ottenere fondi pubblici. La Corte d'Appello aveva modificato la data di consumazione del reato, ritenendo la prescrizione non ancora avvenuta. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la Corte d'Appello non poteva cambiare la data del reato senza nuove prove formalmente acquisite e senza un'impugnazione dell'accusa. La modifica avrebbe violato il divieto di 'reformatio in peius'. Pertanto, la Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato, estinguendo il procedimento contro il Lavoratore.
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Prescrizione del reato: l’appello sulla pena blocca la condanna
Un imputato subiva una condanna per appropriazione indebita, commessa entro l'11 marzo 2011. La difesa presentava appello contestando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena e chiedendo il proscioglimento per estinzione dell'illecito. La Corte di Appello confermava la condanna, ritenendo ormai definitiva la responsabilità penale per assenza di specifica contestazione sul fatto. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale impostazione. I giudici supremi hanno stabilito che l'impugnazione sulla pena impedisce la definitività dell'intera imputazione, consentendo il decorso del tempo processuale. Di conseguenza, la prescrizione del reato, maturata a gennaio 2019 prima della pronuncia di secondo grado, cancella le sanzioni penali inflitte. Restano tuttavia pienamente efficaci i risarcimenti stabiliti in favore della parte civile.
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Nullità processuale: prevale sulla prescrizione se l’imputato vuole l’assoluzione
Un Lavoratore era stato condannato per vari reati. In appello, la Corte ha dichiarato i reati estinti per prescrizione. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di non aver ricevuto l'avviso dell'udienza d'appello, il che costituiva una nullità processuale. Egli aveva interesse a ottenere un'assoluzione nel merito, non solo la prescrizione, anche per un procedimento disciplinare a suo carico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la mancata notifica dell'udienza d'appello è una nullità che prevale sulla prescrizione quando l'imputato ha un concreto interesse a un proscioglimento nel merito. La sentenza d'appello è stata annullata e gli atti rinviati per un nuovo giudizio.
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Truffa: Remissione Querela Estingue il Reato, Cassazione Annulla
Un imputato, inizialmente condannato per falso e truffa, ha visto la Corte d'Appello assolverlo dal falso (non più reato) e rideterminare la pena per la truffa. Contro questa decisione, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. Ha allegato la prova della avvenuta remissione di querela da parte della persona offesa, regolarmente accettata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha dichiarato l'estinzione del reato per remissione di querela, annullando la sentenza senza rinvio. L'imputato deve comunque pagare le spese processuali.
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Ricorso inammissibile: quando il patteggiamento non si impugna
Un individuo, condannato per rapina e porto abusivo di coltello tramite applicazione della pena concordata, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato il mancato proscioglimento e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che i motivi addotti non rientravano tra quelli consentiti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento. L'inammissibilità ricorso penale ha comportato la condanna alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Magistrato condannato per concussione, assolto per abuso di potere
Un Magistrato è stato accusato di abuso di potere pubblico per aver usato la sua qualifica per ottenere vantaggi indebiti. Il caso riguardava minacce e pressioni su una funzionaria comunale per l'immediata visione di pratiche edilizie relative a lavori intrapresi da un Inquilino nel suo condominio. La Corte d'Appello lo aveva condannato per concussione e abuso d'ufficio. La Cassazione ha confermato la condanna per concussione, riconoscendo l'abuso della sua posizione per ottenere un vantaggio indebito. Ha invece annullato la condanna per abuso d'ufficio, poiché non era stata specificata la violazione di una norma di legge o regolamento chiara, come richiesto dalla legge. Il ricorso dell'Inquilino per risarcimento danni è stato rigettato.
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Morte dell’Imputato: L’Estinzione del Reato Annulla la Sentenza
Un Lavoratore, imputato in un procedimento penale, è deceduto prima che la Corte di Cassazione emettesse un'ordinanza. La Corte ha riconosciuto che la morte dell'imputato, avvenuta prima della sua pronuncia, rende l'ordinanza stessa inesistente. Di conseguenza, la Corte ha revocato la propria precedente ordinanza e ha dichiarato l'estinzione del reato per morte dell'imputato, annullando senza rinvio la sentenza di appello. Questo principio sottolinea l'importanza del momento del decesso rispetto alle decisioni giudiziarie in materia di estinzione del reato per morte dell'imputato.
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Ricorso Patteggiamento: Attenuanti Negate, Cassazione Dice No
Un'imputata ha ottenuto una condanna a seguito di un patteggiamento per riciclaggio e falso, con pena sospesa. Il suo difensore ha presentato ricorso patteggiamento in Cassazione, lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non è possibile impugnare una sentenza di patteggiamento per motivi legati alla quantificazione della pena o alla mancata concessione di attenuanti generiche. L'imputata è stata condannata a pagare le spese processuali e una sanzione di Euro 3.000.
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Concordato in appello: Cassazione dichiara ricorso inammissibile
Un Ricorrente è stato condannato per rapina e lesioni personali. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ma ha ridotto la pena grazie a un accordo tra le parti, il cosiddetto concordato in appello. Il Ricorrente ha poi presentato un ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che non si possono contestare questioni già accettate con il concordato in appello, come la qualificazione del reato o l'esistenza di cause di proscioglimento, a meno che la pena non sia illegale. Il Ricorrente ha dovuto pagare le spese processuali e una multa.
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Patteggiamento e ricorso per cassazione: limiti e sanzioni
L'Imputato concordava una pena per truffa e uso indebito di carte di pagamento mediante patteggiamento. Successivamente, la difesa presentava ricorso sostenendo la presenza di cause di non punibilità trascurate dal primo giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Nel rapporto tra patteggiamento e ricorso per cassazione, il codice limita i motivi a casi tassativi come la volontà viziata, l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. Le censure sul mancato proscioglimento restano precluse. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Rinuncia alla Prescrizione: Lavoratore Pubblico vince contro l’estinzione
Un Lavoratore Pubblico, accusato di truffa, si è visto estinguere il reato per prescrizione dalla Corte d'Appello. Tuttavia, il Lavoratore ha contestato questa decisione, volendo rinunciare alla prescrizione per dimostrare la sua innocenza e salvaguardare la sua carriera. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso. Ha stabilito che non si può dichiarare la prescrizione senza dare all'imputato la possibilità di rinunciarvi, specialmente quando ha un interesse concreto a farlo. La sentenza d'appello è stata annullata e il caso tornerà alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio, garantendo il diritto del Lavoratore al contraddittorio e alla rinuncia alla prescrizione.
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Patteggiamento: Ricorso Inammissibile per Vizi Non Previsti
Un imputato ha ricevuto una condanna a seguito di un patteggiamento per rapina aggravata e lesioni personali. Il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata assoluzione immediata e l'adeguatezza della pena, nonostante l'accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che contro le sentenze di patteggiamento i motivi di ricorso sono limitati, come previsto dall'Art. 448, comma 2bis c.p.p. Non è possibile contestare la mancata concessione di attenuanti generiche o la quantificazione della pena se non rientrano nei vizi specifici ammessi. Questo rafforza il principio che il `ricorso inammissibile patteggiamento` è la norma per motivi non previsti dalla legge.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: stop ai ripensamenti
L'Imputato ha concordato una pena per l'indebito utilizzo di carte di pagamento mediante patteggiamento. Successivamente, la difesa ha promosso un ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando la mancata emissione di una sentenza di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita rigidamente i motivi di ricorso dopo l'accordo sulla pena e impedisce di contestare la mancata assoluzione preventiva, salvo elementi evidenti ignorati dal giudice. L'Imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Credibilità dichiarazioni persona offesa: Cassazione annulla per vizio
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per reati come estorsione, ricettazione e associazione di tipo mafioso. Per quattro imputati, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Questo perché avevano raggiunto un accordo in appello (patteggiamento in appello), rinunciando a contestare i motivi diversi dalla pena. La Cassazione ha invece accolto il ricorso di un quinto imputato, annullando la sentenza e rinviando il caso a una diversa sezione della Corte d'Appello di Napoli. La decisione è stata motivata dalla mancata adeguata valutazione della credibilità delle dichiarazioni della persona offesa e dell'efficacia probatoria delle intercettazioni, violando l'art. 192 c.p.p. L'imputato ottiene un nuovo giudizio, mentre gli altri devono pagare le spese.
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