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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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1184 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Patteggiamento in Appello: Accordo Fatto, Niente Ripensamenti
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sul patteggiamento in appello. Se un imputato accetta di concordare la pena con la Procura, rinunciando ai motivi di appello, non può poi lamentarsi che il giudice non abbia valutato un'eventuale assoluzione. L'accordo sulla pena limita il potere del giudice ai soli punti non coperti dalla rinuncia. Di conseguenza, il successivo ricorso basato su una presunta mancata valutazione della colpevolezza è stato dichiarato inammissibile. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Critica a politico su Facebook: non è diffamazione, vince la satira
Una cittadina viene accusata di diffamazione su Facebook per aver criticato, con un post ironico, l'interrogazione di una consigliera comunale sulla presenza di libri 'gender' nelle biblioteche. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che il fatto non costituisce reato. Il commento, seppur polemico e colloquiale, rientra nel diritto di critica politica, tutelato dalla libertà di pensiero. Secondo i giudici, non è stata lesa la reputazione della consigliera, in quanto il post non conteneva offese personali ma esprimeva un dissenso sull'iniziativa politica. La sentenza chiarisce i confini della diffamazione su Facebook.
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Concordato in appello: accordo firmato, ricorso inammissibile
Un imputato, condannato per un reato lieve di spaccio, accetta un concordato in appello per ridurre la sua pena, rinunciando così agli altri motivi di ricorso. Nonostante l'accordo, tenta di impugnare la decisione in Cassazione, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto assolverlo. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: chi accetta un concordato in appello non può più sollevare questioni a cui ha esplicitamente rinunciato. L'imputato perde e viene condannato al pagamento di una sanzione.
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Patteggiamento: il ricorso inammissibile blocca l’appello
Un imputato, dopo aver concordato la pena tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, ha tentato di impugnare la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto proscioglierlo invece di ratificare l'accordo. La Corte ha stabilito che il ricorso è inammissibile. La legge, infatti, limita drasticamente i motivi per cui si può fare ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La mancata valutazione di un proscioglimento non rientra tra questi. Di conseguenza, la Corte ha confermato il principio del ricorso inammissibile patteggiamento, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso Inammissibile Patteggiamento: la Cassazione blocca l’appello
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato che, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, ha tentato di impugnare la sentenza. L'imputato sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo immediatamente. La Corte ha stabilito che il ricorso è inammissibile. La legge, a seguito di una riforma del 2017, limita in modo tassativo i motivi per cui si può fare ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La presunta mancata verifica di cause di assoluzione non rientra tra questi motivi. Di conseguenza, il principio del ricorso inammissibile patteggiamento è stato confermato, con condanna dell'imputato al pagamento delle spese.
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Traffico droga: Ricorso in Cassazione inammissibile, condanne definitive
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di tre persone condannate per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. I giudici hanno stabilito la definitiva inammissibilità del ricorso per cassazione presentato dagli imputati. Per due di loro, la decisione si basa sul fatto che avevano precedentemente raggiunto un accordo sulla pena in appello, rinunciando così a ulteriori contestazioni. Per il terzo, ritenuto il capo dell'organizzazione, il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. La sentenza conferma quindi le condanne e stabilisce un principio chiaro sui limiti dell'impugnazione dopo un patto processuale.
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Ricorso Inammissibile Patteggiamento: Accordo Blindato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sul patteggiamento. Un imputato, dopo aver concordato la pena per un reato di droga, ha presentato ricorso sostenendo che il giudice avrebbe dovuto assolverlo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge, infatti, elenca in modo tassativo i motivi per cui si può impugnare un patteggiamento e la mancata assoluzione non è tra questi. La decisione conferma che il ricorso inammissibile patteggiamento è la conseguenza inevitabile quando si usano motivi non previsti dalla norma. L'imputato ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Patteggia la pena ma fa ricorso: la Cassazione lo blocca e multa
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo invece di ratificare l'accordo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. I giudici hanno ribadito che la legge limita tassativamente i motivi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento e la richiesta dell'imputato non rientrava tra questi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare una sanzione.
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Concordato in Appello: Accordo Fatto, Ricorso Negato in Cassazione
Un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti, raggiunge un accordo con la Procura in secondo grado. Attraverso il cosiddetto 'concordato in appello', ottiene una pena ridotta rinunciando ai motivi del suo ricorso. Successivamente, però, tenta di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un'errata valutazione delle prove a suo carico. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Viene così sancito il principio che, una volta accettato il concordato in appello e rinunciato ai propri motivi, non è più possibile contestare nel merito le questioni a cui si è volontariamente rinunciato. L'accordo è vincolante e preclude ripensamenti.
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Ricorso contro patteggiamento: appello respinto e soldi sequestrati
Un'imputata per reati di droga, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento, ha presentato appello. Contestava la mancata valutazione di un'assoluzione immediata e l'assenza di una decisione su una somma di denaro sequestrata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge limita severamente i motivi di impugnazione di una sentenza di patteggiamento. Inoltre, per la restituzione di beni sequestrati non decisa in sentenza, la persona interessata deve rivolgersi al giudice dell'esecuzione, non impugnare la sentenza stessa. L'imputata ha quindi perso il ricorso e dovrà pagare le spese.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: condanna e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento. La decisione si fonda sul principio che l'impugnazione di una sentenza concordata è possibile solo per un numero limitato di motivi, specificamente elencati dalla legge. Poiché le ragioni presentate dal ricorrente non rientravano in queste eccezioni, la Corte ha stabilito il 'ricorso inammissibile patteggiamento'. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di 3.000 euro alla Cassa delle ammende, confermando la rigidità delle regole di impugnazione per questo rito speciale.
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Concordato in Appello: Accordo Chiude la Porta alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza basata su un accordo. Il principio sancito è chiaro: accettare il cosiddetto 'concordato in appello' implica una rinuncia a future impugnazioni. Non è possibile prima accordarsi sulla pena e poi contestare la decisione davanti alla Corte Suprema. Le uniche eccezioni, come l'applicazione di una pena illegale o vizi nella formazione della volontà, non erano presenti nel caso specifico. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, rendendo la sentenza d'appello definitiva.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: accordo e poi appello?
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione stabilisce un principio chiaro: la sentenza di patteggiamento può essere impugnata solo per un numero chiuso di motivi procedurali, come un difetto nel consenso o l'illegalità della pena. Poiché le lamentele dell'imputato riguardavano la valutazione dei fatti, e non rientravano nei casi consentiti, si è configurato un ricorso inammissibile patteggiamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso generico in Cassazione: appello respinto e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un imputato perché privo di critiche specifiche alla sentenza precedente. L'imputato si era limitato a chiedere genericamente il proscioglimento, senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: un ricorso generico in Cassazione, che non articola ragioni di diritto e di fatto precise, è destinato al fallimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la decisione impugnata.
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Ricorso contro patteggiamento: appello impossibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato lamentava che il giudice non avesse valutato la possibilità di un proscioglimento. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso contro patteggiamento è consentito solo per un numero limitato di motivi, come l'irregolarità del consenso o l'illegalità della pena. Non è possibile contestare l'accertamento dei fatti o la motivazione del giudice. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione Patteggiamento: Accordo Fatto, Appello Respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato contestava la decisione per vizi di motivazione, ma la Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'impugnazione del patteggiamento è consentita solo per motivi tassativamente elencati dalla legge. Tra questi non rientra il generico vizio di motivazione. Le uniche ragioni valide riguardano l'espressione della volontà, l'errata qualificazione del reato o l'illegalità della pena. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese e una multa, confermando la natura quasi definitiva dell'accordo raggiunto con il patteggiamento.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: accordo accettato, poi perso
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per una serie di furti aggravati, ha tentato di impugnare la sentenza. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo invece di ratificare l'accordo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il suo è un **ricorso inammissibile patteggiamento**. La legge, infatti, limita fortemente i motivi per cui si può contestare un patteggiamento, escludendo critiche generiche sulla valutazione del giudice. L'imputato non poteva più mettere in discussione l'accordo una volta raggiunto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato a pagare le spese e un'ulteriore somma.
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Reato Prescritto, 30.000€ Confiscati: La Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di spaccio di stupefacenti in cui il reato era stato dichiarato estinto. Nonostante ciò, i giudici hanno confermato la confisca di 30.000 euro, ritenuti il profitto dell'attività illecita. L'imputato aveva fatto ricorso sostenendo che, una volta estinto il reato, anche la confisca dovesse essere annullata. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: la coesistenza tra confisca e prescrizione del reato è possibile. Se la colpevolezza e la provenienza illecita del denaro sono state accertate nei precedenti gradi di giudizio, la confisca rimane valida perché non è una pena, ma una misura per sottrarre beni di origine criminale alla circolazione. L'imputato ha perso il ricorso e la somma di denaro.
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Concordato in appello: l’accordo non si tocca, ricorso perso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due imputati che avevano presentato un ricorso contro una sentenza di patteggiamento in secondo grado. Essi contestavano il calcolo della pena, ritenendolo errato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il ricorso per concordato in appello non può essere utilizzato per contestare la misura della pena concordata, a meno che questa non sia 'illegale', cioè al di fuori dei limiti minimi e massimi previsti dalla legge o di tipo diverso. Una pena semplicemente ritenuta 'troppo alta', ma comunque all'interno della cornice legale, non può essere messa in discussione dopo l'accordo. Gli imputati hanno quindi perso il ricorso e sono stati condannati a pagare le spese processuali e una multa.
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Impugnazione patteggiamento: ricorso respinto e condanna alle spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti. La decisione sottolinea che l'impugnazione della sentenza di patteggiamento è consentita solo per un numero chiuso di motivi, come un difetto di volontà dell'imputato o l'illegalità della pena. Non è possibile contestarla per un presunto vizio di motivazione del giudice. L'imputato, avendo scelto un rito che si basa su un accordo, accetta una semplificazione del processo e dei motivi di ricorso. Di conseguenza, il suo tentativo di appello è stato respinto e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore sanzione.
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