La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un gruppo di soggetti accusati di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti e trasferimento fraudolento di valori. L'Imprenditore, con l'aiuto del proprio Commercialista, aveva fittiziamente intestato quote societarie, auto di lusso e un'imbarcazione a prestanome per evitare sequestri antimafia. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità per il traffico di rifiuti, ribadendo che spetta a chi si difende dimostrare che i materiali ferrosi non siano rifiuti ma materie prime secondarie. Riguardo al trasferimento fraudolento di valori, la Corte ha annullato senza rinvio la condanna del Commercialista per intervenuta prescrizione, mentre ha annullato con rinvio la decisione su alcuni beni dell'Imprenditore per carenza di motivazione sulla provenienza del denaro utilizzato per l'acquisto.
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