LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1175 Codice Civile — Anno 2023

Pagina 8 di 14

274 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Nomina illegittima: niente risarcimento per perdita di chance
Un dirigente medico si oppone alla nomina di un collega a un incarico direttivo, avvenuta senza una procedura di selezione pubblica. Durante la causa, l'incarico viene soppresso e la sua richiesta si concentra sul risarcimento del danno per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo un principio fondamentale: l'illegittimità della procedura di nomina non è sufficiente per ottenere un risarcimento. Il lavoratore deve dimostrare con prove concrete di avere avuto una probabilità seria e apprezzabile di ottenere quell'incarico. In assenza di tale prova, la richiesta di risarcimento per perdita di chance non può essere accolta.
Continua »
Buona fede contrattuale violata: perde la causa per un vizio di forma
Una società stipula un oneroso contratto di partnership per gestire un bar, scoprendo solo dopo che la controparte, un'associazione culturale, era semplice custode dei locali e non aveva il diritto di concederli. La società ha lamentato la violazione della buona fede contrattuale, ma ha perso la causa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, non perché l'associazione avesse ragione, ma perché il ricorso della società presentava gravi vizi procedurali che lo rendevano inammissibile. La sentenza evidenzia come un errore formale possa impedire l'esame nel merito di una legittima pretesa, consolidando la sconfitta.
Continua »
Revoca fido bancario per sconfinamenti: la Banca vince in Cassazione
Una correntista ha citato in giudizio la sua banca per l'illegittima revoca del fido bancario. La banca ha giustificato la sua decisione a causa di ripetuti sconfinamenti e della situazione finanziaria della cliente. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato della banca, stabilendo che gli sconfinamenti e le richieste di aggiornamento documentale costituivano un 'giustificato motivo' per il recesso immediato, come previsto dal contratto. La Corte ha quindi respinto il ricorso della cliente, che di fatto chiedeva una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La correntista ha perso la causa e la revoca del fido bancario è stata considerata valida.
Continua »
Un debito, due precetti: nullo l’indebito frazionamento del credito
Un creditore, dopo aver ottenuto una sentenza di condanna contro due persone, notifica a ciascuna un distinto atto di precetto per l'intera somma, duplicando le spese. I debitori si oppongono, sostenendo che tale comportamento costituisce un **indebito frazionamento del credito** e un abuso del processo. La Corte d'Appello dà loro ragione, annullando entrambi i precetti. La Corte di Cassazione, pur senza entrare nel merito della questione, dichiara inammissibile il ricorso del creditore, rendendo definitiva la sua sconfitta. Viene così sancito che frazionare un'unica pretesa contro più debitori solidali per aggravare la loro posizione è una pratica contraria a buona fede.
Continua »
Riduzione clausola penale: da 300mila a 157mila euro per il Giudice
Un accordo transattivo prevedeva una penale di 250 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento. A seguito dell'inadempimento, il creditore ha richiesto oltre 300.000 euro. Le imprese debitrici si sono opposte, chiedendo la riduzione della penale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo la legittimità della riduzione clausola penale quando questa è manifestamente eccessiva. Il potere del giudice è discrezionale e deve basarsi sull'interesse del creditore all'adempimento, non sui tassi di usura. La richiesta del creditore è stata quindi respinta e la penale dimezzata.
Continua »
Exceptio doli: cliente complice nei prestiti, la banca non paga
Un cliente ha citato in giudizio una banca, accusandola di avergli concesso finanziamenti tramite operazioni illecite che lo hanno portato a un'eccessiva esposizione debitoria. I giudici hanno respinto la richiesta di risarcimento. La decisione si fonda sul fatto che il cliente era pienamente consapevole e consenziente, avendo sollecitato e accettato le operazioni scorrette. La Corte ha applicato il principio dell'**exceptio doli generalis**, secondo cui chi agisce in malafede, partecipando attivamente a un illecito per trarne vantaggio, non può poi chiedere un risarcimento per i rischi che ne sono derivati. La pretesa del cliente è stata quindi giudicata contraria alla buona fede.
Continua »
Nessun contratto? Il diritto alla provvigione del mediatore vale
La Cassazione conferma il diritto alla provvigione del mediatore anche senza un contratto scritto. Se un cliente accetta e utilizza l'operato di un'agenzia immobiliare, manifestando la sua volontà con 'fatti concludenti' (come visitare immobili o scambiare email), è tenuto a pagare la commissione. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del cliente che chiedeva di rivalutare le prove (testimonianze e messaggi), attività preclusa al giudice di legittimità. Il cliente, avendo perso la causa, è stato condannato a pagare le spese legali all'agenzia immobiliare.
Continua »
Rilevabilità d’ufficio della nullità: Debitore perde per tesi tardiva
La Corte di Cassazione affronta i limiti della rilevabilità d'ufficio della nullità contrattuale. Un'azienda e i suoi garanti contestavano un debito derivante da un contratto di factoring, lamentando interessi usurari e clausole anticoncorrenziali. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, stabilendo un principio fondamentale: anche se il giudice può rilevare la nullità di sua iniziativa, non può farlo se i fatti a sostegno di tale nullità non sono stati allegati dalle parti nei tempi e modi corretti durante il primo grado di giudizio. La tardiva presentazione delle contestazioni rende l'eccezione improcedibile, anche di fronte a una potenziale nullità.
Continua »
Banca promette fondi, poi nega: la responsabilità precontrattuale
Un garante accusa una banca di averlo indotto a firmare una fideiussione più alta con la falsa promessa di un nuovo finanziamento per salvare l'azienda debitrice. Quando la banca nega i fondi e chiede il pagamento, il garante agisce per ottenere il risarcimento dei danni, invocando la responsabilità precontrattuale della banca. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del garante, stabilendo che egli non ha fornito prove sufficienti e specifiche per dimostrare il comportamento scorretto dell'istituto di credito. La sentenza conferma che l'onere di provare la malafede della banca durante le trattative spetta interamente a chi la denuncia.
Continua »
Modifica unilaterale del compenso: ASL taglia, il medico vince
Un'Azienda Sanitaria Locale riduce il pagamento a un pediatra convenzionato, adducendo esigenze di bilancio ma lasciando invariato il suo carico di lavoro. I giudici stabiliscono che la **modifica unilaterale del compenso** è illegittima. Il principio sancito è che un ente pubblico non può tagliare la retribuzione prevista da un accordo collettivo senza rinegoziare il contratto, specialmente se la prestazione richiesta al professionista non viene ridotta. L'Azienda Sanitaria, rinunciando al ricorso in Cassazione, ha reso definitiva la sentenza a favore del medico, che ottiene così il pagamento per intero.
Continua »
Perdita di Chance: Promozione Negata, Lavoratore Perde la Causa
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda per non averlo incluso in una procedura di selezione per una promozione a dirigente, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento, non è sufficiente dimostrare di possedere i requisiti per la promozione. Il lavoratore ha l'onere di provare, anche in via presuntiva, di avere avuto una probabilità concreta, seria e apprezzabile di ottenere quel risultato. La semplice possibilità teorica non basta. Il lavoratore non ha fornito questa prova e ha perso la causa.
Continua »
Vende casa a due persone: grave inadempimento del contratto preliminare
Un promittente venditore, dopo aver firmato un contratto preliminare, vende l'immobile a un'altra persona, rendendo impossibile la stipula del rogito definitivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale condotta costituisce un grave e decisivo inadempimento del contratto preliminare. Non si tratta di una risoluzione consensuale, ma di una chiara violazione degli obblighi da parte del venditore. La scelta del promissario acquirente di cercare un altro immobile è solo una conseguenza di tale illecito. La Corte ha quindi annullato la precedente sentenza, riconoscendo la responsabilità del venditore e rinviando il caso per una nuova valutazione del risarcimento del danno.
Continua »
Recesso unilaterale dal contratto: legittimo se motivato
Un proprietario immobiliare esercita il **recesso unilaterale dal contratto** stipulato con un professionista per la progettazione di una lottizzazione, avvalendosi di una clausola che gli permetteva di ritirarsi se l'operazione fosse risultata troppo onerosa. Il professionista lo cita in giudizio, sostenendo un recesso abusivo e contrario a buona fede. La Corte di Cassazione dà ragione al proprietario, stabilendo che il recesso è legittimo se, pur basato su una valutazione soggettiva, viene motivato con ragioni economiche concrete e non pretestuose. Il diritto di recesso, se previsto, può essere esercitato purché non si violi il principio di correttezza.
Continua »
Rivalsa assicurativa: paga i danni se la patente non è valida
Un imprenditore causa un sinistro guidando un autocarro senza la patente adeguata a causa dei limiti di età. La sua assicurazione risarcisce il danneggiato ma poi esercita l'azione di rivalsa assicurativa, chiedendo all'imprenditore la restituzione dell'intera somma. L'assicurato si oppone, sostenendo che la compagnia avrebbe dovuto informarlo dei limiti di copertura in base al principio di buona fede. La Corte di Cassazione dà ragione alla compagnia: l'assicurato, in quanto professionista, doveva conoscere gli obblighi di legge sulla patente. Nessun dovere di informazione specifico gravava sull'assicuratore, rendendo legittima la rivalsa assicurativa.
Continua »
Modifica bando di selezione: prova extra illegittima, azienda perde
Un'azienda, dopo aver concluso una selezione per operatori ecologici, sottopone i candidati idonei a un colloquio psicologico non previsto dal bando originale. I candidati non superano la prova e non vengono assunti. La Corte di Cassazione stabilisce che la **modifica unilaterale del bando di selezione** è illegittima. Il bando è un'offerta al pubblico e le sue regole sono vincolanti e non possono essere cambiate in corso d'opera. La Corte dà quindi ragione ai lavoratori, confermando il loro diritto all'assunzione o al risarcimento del danno.
Continua »
Nullità di protezione: casa finita, contratto salvo per il costruttore
Una coppia di acquirenti firma un contratto preliminare per un immobile da costruire versando una caparra, ma l'impresa non consegna la fideiussione obbligatoria. A lavori ultimati, gli acquirenti chiedono al giudice di dichiarare il contratto nullo per riavere i soldi. La Cassazione, però, dà ragione all'impresa. Invocare la **nullità di protezione** quando l'immobile è ormai finito e non c'è più un reale pericolo di insolvenza del costruttore costituisce un abuso del diritto. La tutela legale non può essere usata come pretesto per un 'recesso di pentimento' se lo scopo protettivo della norma si è esaurito. Vince l'impresa costruttrice.
Continua »
Responsabilità del dirigente: errore formale o danno reale?
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un ex dirigente di un'azienda di trasporti condannato in appello a risarcire oltre 230.000 euro. L'accusa riguardava la responsabilità del dirigente nella predisposizione di contratti a termine illegittimi, basati su una clausola generica. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del lavoratore, rilevando che la nullità dei contratti non derivava esclusivamente dall'errore del dirigente, ma anche dalla violazione di divieti di legge (come il superamento dei 90 giorni di servizio) non direttamente imputabili alla sua condotta specifica. La sentenza è stata cassata per difetto di motivazione sul nesso causale, poiché il danno aziendale si sarebbe verificato comunque a causa di altre violazioni normative indipendenti dalla clausola errata.
Continua »
Salvo incasso: la responsabilità della banca
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un istituto di credito per aver autorizzato il prelievo di somme derivanti da assegni versati con clausola salvo incasso, rivelatisi successivamente di provenienza illecita. Nonostante la clausola, la banca, in qualità di operatore professionale, ha l'obbligo di proteggere il patrimonio del cliente e non indurlo in errore sulla reale disponibilità dei fondi. La decisione sottolinea che il legittimo affidamento del correntista prevale se la banca non comunica tempestivamente l'esito negativo dei controlli preventivi, rendendo l'istituto responsabile dei danni subiti dal cliente.
Continua »
Scommesse sportive: responsabilità per errori
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'Amministrazione dei Monopoli per il mancato pagamento di una vincita legata a scommesse sportive. L'ente aveva certificato un risultato errato e non aveva provveduto alla necessaria rettifica, impedendo allo scommettitore di incassare il premio. La Corte ha stabilito che l'amministrazione ha l'obbligo di garantire la corrispondenza tra l'esito reale dell'evento e la certificazione ufficiale, agendo con la dovuta diligenza professionale per evitare danni ai cittadini.
Continua »
Comportamento concludente e prosecuzione del lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimita del licenziamento di un dirigente medico che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione, era stato mantenuto in servizio. La Corte ha stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, manifestatosi attraverso il pieno inserimento operativo del dipendente dopo il limite di eta, equivale a un consenso tacito alla prosecuzione del rapporto fino ai 70 anni. Tale condotta, interpretata secondo i canoni di buona fede e correttezza, impedisce il libero recesso datoriale.
Continua »