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Perdita di Chance: Promozione Negata, Lavoratore Perde la Causa

Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda per non averlo incluso in una procedura di selezione per una promozione a dirigente, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento, non è sufficiente dimostrare di possedere i requisiti per la promozione. Il lavoratore ha l’onere di provare, anche in via presuntiva, di avere avuto una probabilità concreta, seria e apprezzabile di ottenere quel risultato. La semplice possibilità teorica non basta. Il lavoratore non ha fornito questa prova e ha perso la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 4276 Anno 2023
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Pubblicato il 19 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Promozione mancata: quando scatta il risarcimento?

Un lavoratore si vede negata la possibilità di partecipare a una selezione per una promozione a un ruolo dirigenziale. Ritiene di avere tutte le carte in regola e che l’azienda, non attivando una procedura selettiva trasparente, gli abbia causato un danno. Questo caso, recentemente deciso dalla Corte di Cassazione, chiarisce le regole per ottenere un risarcimento per perdita di chance in ambito lavorativo. La sentenza sottolinea che non basta lamentare un’ingiustizia, ma è necessario fornire prove concrete per vincere la causa.

I fatti: una carriera bloccata e la richiesta di danni

La vicenda ha origine dalla richiesta di un lavoratore che, per un lungo periodo di tempo, non era stato preso in considerazione dalla sua Azienda per una progressione di carriera verso la qualifica di dirigente. Secondo il dipendente, l’Azienda aveva violato i principi di correttezza e buona fede, omettendo di organizzare procedure selettive chiare e basate su criteri oggettivi. A causa di questa omissione, il lavoratore sosteneva di aver perso la concreta possibilità di ottenere la promozione, subendo un danno patrimoniale. Per questo motivo, si era rivolto al giudice chiedendo un risarcimento per la perdita di chance subita.

La regola della perdita di chance: non basta avere i requisiti

Il punto centrale della questione non è se l’Azienda si sia comportata correttamente, ma cosa deve dimostrare il lavoratore per ottenere un risarcimento. Il dipendente sosteneva che, una volta provato il possesso dei requisiti per la promozione e l’inadempimento dell’Azienda (cioè la mancata selezione), il suo diritto al risarcimento fosse quasi automatico. La Cassazione, tuttavia, ha seguito un ragionamento molto più rigoroso, confermando le decisioni dei giudici precedenti.

L’onere della prova a carico del lavoratore

La legge stabilisce che chi chiede un risarcimento deve provare il danno subito e il legame (nesso di causalità) con il comportamento scorretto della controparte. Questo principio si applica pienamente anche alla perdita di chance. Il lavoratore non può limitarsi a dire: ‘avevo i titoli, quindi avrei potuto vincere’. Deve fare un passo in più. Deve fornire al giudice elementi, anche presuntivi, che dimostrino che la sua probabilità di successo non era una mera eventualità, ma una possibilità concreta, seria e apprezzabile. Ad esempio, avrebbe potuto confrontare il suo profilo con quello di altri colleghi promossi o dimostrare un percorso professionale di eccellenza tale da renderlo il candidato più probabile.

Le motivazioni: la prova della perdita di chance

La Corte di Cassazione ha spiegato che il danno da perdita di chance non è la perdita del risultato finale (la promozione), ma la perdita della possibilità di ottenerlo. Tuttavia, per essere risarcibile, questa possibilità deve essere ‘seria ed apprezzabile’. Il giudice deve poter valutare, sulla base delle prove fornite, che il lavoratore aveva una probabilità di successo statisticamente significativa. Nel caso specifico, il lavoratore non è riuscito a superare questo scoglio. Non ha portato in giudizio elementi sufficienti a convincere i giudici che la sua promozione fosse un’eventualità probabile e non solo una speranza. Il suo ricorso è stato quindi respinto.

Le conclusioni: chi vince e perché

L’Azienda vince la causa. Il lavoratore, pur avendo lamentato un comportamento scorretto, non ha assolto al suo onere della prova. La sentenza stabilisce che il risarcimento per perdita di chance non è automatico. Il dipendente che si sente danneggiato deve costruire una base probatoria solida che trasformi una semplice possibilità in una probabilità concreta. In assenza di questa dimostrazione, la richiesta di risarcimento viene respinta. Il lavoratore è stato inoltre condannato a pagare le spese legali all’Azienda.

Cos’è la perdita di chance in ambito lavorativo?
È la perdita di una concreta possibilità di ottenere un vantaggio, come una promozione, a causa di un comportamento illegittimo del datore di lavoro, ad esempio la mancata organizzazione di una selezione trasparente.

Se l’azienda non organizza una selezione promessa, ho diritto automatico al risarcimento?
No. Secondo questa sentenza, anche in caso di inadempimento del datore di lavoro, il dipendente deve comunque dimostrare di aver avuto una probabilità seria e concreta di vincere quella selezione.

Che tipo di prova devo fornire per una richiesta di risarcimento per perdita di chance?
Devi fornire elementi concreti che facciano ritenere la tua probabilità di successo alta. Ad esempio, puoi confrontare il tuo curriculum con quello di chi è stato promosso, evidenziare valutazioni di performance eccellenti o altri fattori che ti rendevano un candidato favorito.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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