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Nomina illegittima: niente risarcimento per perdita di chance

Un dirigente medico si oppone alla nomina di un collega a un incarico direttivo, avvenuta senza una procedura di selezione pubblica. Durante la causa, l’incarico viene soppresso e la sua richiesta si concentra sul risarcimento del danno per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo un principio fondamentale: l’illegittimità della procedura di nomina non è sufficiente per ottenere un risarcimento. Il lavoratore deve dimostrare con prove concrete di avere avuto una probabilità seria e apprezzabile di ottenere quell’incarico. In assenza di tale prova, la richiesta di risarcimento per perdita di chance non può essere accolta.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 6016 Anno 2023
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Pubblicato il 26 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Nomina illegittima e perdita di chance: quando l’irregolarità non basta

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del risarcimento del danno per perdita di chance nel pubblico impiego. La vicenda riguarda un dirigente medico che aspirava a un incarico di vertice all’interno di un’Azienda Sanitaria. La sua legittima ambizione viene però frustrata quando l’Azienda nomina un altro collega in modo diretto, senza alcuna procedura selettiva, senza pubblicare un avviso e senza istituire una commissione di valutazione. Il dirigente escluso decide quindi di agire in giudizio per far valere i propri diritti.

La vicenda: da richiesta dell’incarico a risarcimento del danno

Il dirigente medico si rivolge al Tribunale per chiedere l’annullamento della nomina del collega e l’assegnazione dell’incarico a sé stesso. Sostiene che la procedura seguita dall’Azienda Sanitaria ha violato le norme del Contratto Collettivo Nazionale della dirigenza medica, che prevedono criteri di selezione trasparenti e oggettivi. La sua richiesta principale è quindi quella di ottenere il posto che ritiene gli spetti. Tuttavia, un evento imprevisto cambia le carte in tavola: nel corso del processo, l’Azienda sopprime la struttura complessa e, di conseguenza, l’incarico direttivo oggetto della disputa. A questo punto, non essendo più possibile ottenere l’assegnazione del posto, la domanda del dirigente si trasforma inevitabilmente in una richiesta di risarcimento per i danni subiti, in particolare per la perdita di chance di ottenere quella posizione.

Il concetto di perdita di chance nel pubblico impiego

La perdita di chance non è la perdita di un risultato certo, ma la perdita di una possibilità concreta di ottenerlo. Nel contesto lavorativo, si verifica quando un comportamento illegittimo del datore di lavoro (come una selezione non trasparente) priva un dipendente della reale opportunità di conseguire un avanzamento di carriera o un altro vantaggio. Per ottenere un risarcimento, però, non basta lamentare una generica possibilità perduta. La giurisprudenza richiede la prova di una ‘chance’ seria, concreta e apprezzabile. In altre parole, il lavoratore deve dimostrare che, se la procedura si fosse svolta regolarmente, avrebbe avuto elevate probabilità di successo. Una semplice speranza o un’astratta possibilità non sono sufficienti per fondare una richiesta di risarcimento.

Le motivazioni: la prova della perdita di chance è a carico del lavoratore

La Corte di Cassazione, nel decidere il caso, ha chiarito un punto cruciale. L’illegittimità della procedura di nomina, da sola, non comporta automaticamente il diritto al risarcimento del danno per perdita di chance. Il fatto che l’Azienda Sanitaria abbia agito in modo irregolare è il presupposto della domanda, ma non la sua prova. Spetta al lavoratore che si ritiene danneggiato dimostrare in modo rigoroso che la sua era più di una semplice candidatura. Egli deve fornire elementi concreti per convincere il giudice che le sue probabilità di ottenere l’incarico erano elevate e reali. Ad esempio, avrebbe dovuto confrontare il proprio curriculum e le proprie competenze con quelle del collega nominato, dimostrando una superiorità o una particolare attinenza al ruolo. Nel caso specifico, il dirigente non ha fornito questa prova decisiva. Si è limitato a contestare l’irregolarità della procedura, senza però dimostrare che, in una competizione leale, le sue chance di vittoria sarebbero state concrete e non solo ipotetiche.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione

Sulla base di queste motivazioni, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dirigente medico. La decisione finale è che, in assenza di prove concrete sulla serietà e l’elevata probabilità della chance perduta, nessun risarcimento è dovuto. Il lavoratore è stato inoltre condannato a pagare le spese legali del giudizio. Questa sentenza ribadisce un principio importante: nelle cause per perdita di chance, l’onere della prova è molto severo. Non basta essere stati vittime di un’ingiustizia procedurale; bisogna dimostrare di aver perso un’opportunità tangibile, un traguardo che era realisticamente alla propria portata.

Se il mio datore di lavoro non segue una procedura di selezione corretta, ho automaticamente diritto a un risarcimento?
No, l’irregolarità della procedura non è sufficiente. Devi anche dimostrare di aver avuto una probabilità concreta e seria di ottenere la posizione se la selezione fosse stata regolare.

Cosa si intende esattamente per ‘perdita di chance’ in ambito lavorativo?
È la perdita di una reale e tangibile opportunità di ottenere un vantaggio, come una promozione, a causa di un comportamento illegittimo del datore di lavoro. Non è una semplice speranza, ma una possibilità probabile.

Che tipo di prove devo fornire per dimostrare una perdita di chance?
Devi fornire elementi oggettivi che attestino le tue elevate probabilità di successo, come un confronto tra il tuo curriculum, le tue competenze e quelle degli altri candidati, in relazione ai requisiti richiesti per la posizione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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