LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1175 Codice Civile — Anno 2023

Pagina 10 di 14

274 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Fideiussione omnibus: validità e clausole ABI nulle
La Corte di Cassazione ha confermato che la presenza di clausole anticoncorrenziali in una **Fideiussione omnibus** non comporta automaticamente la nullità dell'intero contratto. Nel caso di specie, un fallimento contestava l'ammissione al passivo di un istituto di credito, sostenendo che la garanzia fosse nulla poiché riproduceva lo schema ABI sanzionato dall'Autorità Garante. I giudici hanno ribadito il principio della nullità parziale: il contratto resta valido per la parte non colpita dal vizio, a meno che non si provi che le parti non lo avrebbero concluso senza quelle specifiche clausole. Poiché la banca aveva comunque interesse alla garanzia e il fideiussore avrebbe probabilmente firmato anche senza le clausole a lui sfavorevoli, la validità del rapporto è stata preservata.
Continua »
Frazionamento abusivo del credito: stop ai costi extra
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della condotta di uno studio professionale che aveva attivato centinaia di ricorsi monitori per compensi derivanti da un unico rapporto di durata. Tale pratica integra un frazionamento abusivo del credito, violando i doveri di correttezza e buona fede (art. 1175 c.c.) e il principio del giusto processo. La Corte ha stabilito che il giudice non deve limitarsi alla compensazione delle spese, ma deve eliminare ogni effetto distorsivo, inclusa la revoca dei decreti ingiuntivi e lo stralcio delle spese della fase monitoria, potendo giungere alla declaratoria di inammissibilità delle domande.
Continua »
Frazionamento del credito: stop all’abuso del processo
Uno studio legale ha avviato centinaia di ricorsi per decreto ingiuntivo contro una compagnia assicurativa per recuperare compensi professionali derivanti da un rapporto unitario. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta costituisce un frazionamento del credito abusivo, in quanto viola i doveri di correttezza e buona fede. Sebbene le domande non siano state dichiarate inammissibili per ragioni procedurali, la Corte ha stabilito che il giudice deve eliminare ogni vantaggio economico derivante dalla parcellizzazione, negando il rimborso delle spese legali superflue maturate nella fase monitoria.
Continua »
Frazionamento abusivo del credito: stop ricorsi seriali
Un'associazione professionale ha avviato centinaia di ricorsi per decreto ingiuntivo contro una compagnia assicurativa per crediti derivanti da un unico rapporto di collaborazione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta configura un frazionamento abusivo del credito, violando i doveri di correttezza e buona fede. La decisione stabilisce che il giudice deve eliminare gli effetti distorsivi di tale abuso, negando il rimborso delle spese legali superflue generate dalla moltiplicazione dei procedimenti, anche per la fase monitoria.
Continua »
Nullità contrattuale e risarcimento danni immobili
La Corte di Cassazione ha confermato che la nullità contrattuale per difetto di forma scritta, obbligatoria per i beni immobili, impedisce il sorgere di qualsiasi obbligo risarcitorio basato sulla correttezza o sulla buona fede. Nel caso analizzato, una costruzione realizzata in sopraelevazione è stata acquisita per accessione dai proprietari del suolo. La Corte ha inoltre stabilito che, nel giudizio di rinvio, la liquidazione delle spese legali deve seguire il principio della soccombenza globale, vietando la compensazione delle spese se una parte risulta totalmente perdente all'esito finale della lite.
Continua »
Obbligazioni condominiali: guida ai pagamenti
La Corte di Cassazione ha analizzato il regime delle obbligazioni condominiali in merito all'opponibilità dei pagamenti effettuati da un condòmino verso un altro condòmino già escusso. Il caso riguarda un creditore che ha tentato di pignorare la quota di una condòmina che aveva già versato la sua parte, in via di regresso, a un altro membro del condominio precedentemente colpito da esecuzione per l'intero debito. La Corte ha stabilito che tale pagamento è opponibile al creditore solo se la somma è effettivamente pervenuta a quest'ultimo. La decisione sottolinea che il beneficio di preventiva escussione dei morosi non può essere invocato se non vi è prova che il pagamento effettuato abbia estinto la quota del debito verso il creditore originario.
Continua »
Appendice di vincolo: obblighi dell’assicuratore
Una società di leasing ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per ottenere l'indennizzo a seguito del furto di un veicolo assicurato con **appendice di vincolo**. L'assicuratore ha negato il pagamento a causa del mancato versamento del premio da parte dell'impresa utilizzatrice. La Cassazione ha stabilito che l'assicuratore ha l'obbligo, in base ai principi di buona fede e correttezza, di informare il beneficiario del vincolo circa il mancato pagamento del premio, poiché il contratto si configura come a favore di terzo.
Continua »
Soccombenza virtuale e spese: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di pagamento del debito durante il processo, il giudice deve applicare il principio della soccombenza virtuale per decidere chi debba pagare le spese legali. La sentenza chiarisce che la notifica nulla di un decreto ingiuntivo è sanata dall'opposizione e che il risarcimento per ipoteca illegittima richiede la prova di un danno concreto, non essendo automatico. Inoltre, il frazionamento del credito è ammesso se giustificato da scadenze diverse dei titoli.
Continua »
Responsabilità precontrattuale: appalti e P.A.
Un'impresa ha citato un ente pubblico chiedendo il risarcimento per la mancata stipula di un contratto di appalto relativo a un campo sportivo, nonostante una delibera di affidamento. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, escludendo ogni forma di responsabilità precontrattuale o contrattuale. I giudici hanno rilevato che il ritardo nella stipula era giustificato da un complesso iter amministrativo e che l'impresa non ha dimostrato una condotta antigiuridica dell'ente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva questioni di merito già risolte nei gradi precedenti senza apportare nuovi elementi di diritto.
Continua »
Rinuncia tacita: il ritardo non estingue il diritto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda elettronica contro una lavoratrice che richiedeva il pagamento di maggiorazioni per turni avvicendati sulla mezz'ora di refezione. L'azienda sosteneva che il lungo ritardo della dipendente nel richiedere tali somme configurasse una rinuncia tacita e una violazione della buona fede. La Suprema Corte ha invece stabilito che la semplice inerzia o il ritardo nell'esercizio di un diritto non sono sufficienti a dimostrare una volontà abdicativa. Per aversi rinuncia tacita, sono necessari comportamenti concludenti e univoci che rivelino chiaramente l'intenzione di non avvalersi del credito, escludendo che il silenzio possa generare un legittimo affidamento nel datore di lavoro circa l'abbandono della pretesa.
Continua »
Rinuncia tacita: il ritardo non cancella il diritto
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che sosteneva la rinuncia tacita di un lavoratore ai propri crediti per maggiorazioni su turni avvicendati. L'azienda argomentava che il lungo silenzio del dipendente avesse generato un legittimo affidamento sull'abbandono della pretesa. La Suprema Corte ha invece chiarito che la semplice inerzia o il ritardo nell'esercizio di un diritto non costituiscono prova di una volontà abdicativa, né violano i principi di correttezza e buona fede contrattuale.
Continua »
Mobilità nel pubblico impiego: il peso del nulla osta
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di una dipendente pubblica contro il diniego di nulla osta al trasferimento. La mobilità nel pubblico impiego era subordinata al consenso dell'amministrazione di appartenenza, basato su esigenze di servizio. La Corte ha ribadito che il giudice del lavoro non può sindacare il merito delle scelte organizzative dell'ente, né la violazione della buona fede può trasformare un'aspettativa in un diritto soggettivo al trasferimento, potendo al massimo fondare un'azione risarcitoria.
Continua »
Ricongiunzione pensionistica: valore simulazioni
Un lavoratore ha impugnato il calcolo della propria pensione sostenendo che la ricongiunzione pensionistica effettuata sulla base di simulazioni dell'ente previdenziale avesse generato un legittimo affidamento su un importo superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la valutazione sulla natura ingannevole dei documenti è un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità, confermando così le decisioni dei gradi precedenti.
Continua »
Permessi retribuiti: stop a sanzioni tardive
Una dipendente di un ente pubblico ha impugnato una sanzione disciplinare di un giorno di sospensione, irrogata per non aver documentato adeguatamente una richiesta di permessi retribuiti per gravi motivi personali. Sebbene il tribunale avesse inizialmente annullato la sanzione, la Corte d'Appello l'aveva ripristinata ritenendo grave la condotta. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che il datore di lavoro ha l'onere di verificare la documentazione prima dell'inizio della fruizione del permesso. Se l'amministrazione autorizza l'assenza tramite i propri sistemi telematici senza sollevare obiezioni immediate, non può successivamente sanzionare il dipendente, poiché ciò violerebbe il principio di correttezza e il legittimo affidamento del lavoratore.
Continua »
Licenziamento dirigente: quando è giustificato?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento dirigente intimato a un Direttore del Personale per condotte ritenute lesive del rapporto fiduciario. Tra gli addebiti principali figurano l'imposizione arbitraria di oneri ai dipendenti beneficiari della Legge 104/1992, come la richiesta di programmazione trimestrale e certificati medici non previsti dalla legge, e la mancata inclusione di clausole retributive pattuite nei contratti di nuovi assunti. La Corte ha ribadito che per il licenziamento dirigente è sufficiente la giustificatezza, ovvero una condotta che incrini l'affidabilità professionale, senza necessità di raggiungere la gravità della giusta causa.
Continua »
Giudicato esterno e annullamento debiti INPS
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una ditta individuale che si opponeva a un accertamento contributivo dell'INPS. Nonostante una decisione sfavorevole in appello, la Suprema Corte ha rilevato l'esistenza di un giudicato esterno: una precedente sentenza definitiva aveva già annullato un avviso di addebito basato sul medesimo verbale ispettivo. Poiché l'illegittimità del verbale era già stata accertata con autorità di cosa giudicata tra le stesse parti, tale accertamento non poteva essere rimesso in discussione. La Cassazione ha quindi annullato il debito contributivo, ribadendo che il giudicato esterno preclude il riesame di punti fondamentali già risolti.
Continua »
Prededuzione e compensi professionali nel fallimento
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'attività di attestazione di un piano concordatario, invocando la prededuzione. Il Tribunale ha negato tale rango poiché la procedura di concordato era stata dichiarata inammissibile ab origine, mancando quindi il requisito della funzionalità. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della prededuzione in assenza di effettiva apertura della procedura, ma ha accolto il ricorso riguardo al rango privilegiato del credito. La Suprema Corte ha chiarito che il diniego della prededuzione non comporta automaticamente la perdita del privilegio ex art. 2751 bis c.c., distinguendo nettamente tra l'utilità procedurale e l'esistenza del credito professionale.
Continua »
Frazionamento del credito e pensione: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sul tema del frazionamento del credito, chiarendo i limiti del giudicato in materia di pensioni integrative. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto bancario che contestava la richiesta di adeguamento pensionistico di una vedova per un periodo non coperto da una precedente sentenza. Accolto, invece, il ricorso incidentale della pensionata per l'omessa pronuncia su interessi e rivalutazione. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Inerzia del lavoratore: non basta a perdere il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33731/2023, ha stabilito che la prolungata inerzia del lavoratore nel rivendicare differenze retributive non comporta automaticamente la perdita del diritto. Il caso riguardava un dipendente che chiedeva il pagamento di maggiorazioni per la pausa mensa. L'azienda sosteneva che il ritardo nella richiesta avesse generato un legittimo affidamento sulla rinuncia al diritto. La Corte ha respinto tale tesi, affermando che il semplice ritardo, di per sé, non costituisce una rinuncia tacita, la quale deve invece manifestarsi con comportamenti inequivocabili. L'inerzia del lavoratore, quindi, non è sufficiente a estinguere il suo credito.
Continua »
Rinuncia tacita del lavoratore: il ritardo non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33730/2023, ha stabilito che il semplice ritardo di un lavoratore nel rivendicare un proprio diritto retributivo non costituisce una rinuncia tacita. Nel caso esaminato, un dipendente chiedeva il pagamento di maggiorazioni per la pausa mensa, considerata orario di lavoro. L'azienda si opponeva, sostenendo che l'inerzia prolungata del lavoratore avesse generato un legittimo affidamento sulla sua rinuncia. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che la rinuncia tacita richiede comportamenti inequivocabili che dimostrino la volontà di abbandonare il diritto, non essendo sufficiente la sola inerzia.
Continua »