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Art. 117 Costituzione — Anno 2025

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601 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Pena accessoria: quando la durata è fissa e automatica
Un individuo, condannato in appello a 4 anni per rapina, ha contestato la durata di 5 anni della pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici, lamentando una mancata motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per condanne tra i 3 e i 5 anni, la legge stabilisce in modo automatico e fisso la durata di tale pena accessoria in cinque anni, senza necessità di un'ulteriore motivazione da parte del giudice.
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Restituzione nel termine: la notifica non basta
La Corte di Cassazione ha concesso la restituzione nel termine per impugnare a un imputato che non aveva avuto effettiva conoscenza del processo d'appello. Nonostante una notifica formalmente regolare al difensore d'ufficio, un errore nel nome dell'imputato e la mancanza di contatti tra avvocato e assistito sono stati ritenuti sufficienti per accogliere l'istanza. La sentenza sottolinea che la conoscenza effettiva prevale sulla regolarità formale della notifica.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'applicazione della misura della sorveglianza speciale. La Corte ha ritenuto che la pericolosità sociale del soggetto fosse ancora attuale, nonostante un trasferimento e un'attività lavorativa, basandosi su precedenti penali e la refrattarietà alle regole. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della proposta del Sostituto Procuratore e dell'imposizione d'ufficio della cauzione.
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Inutilizzabilità prove: Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione Penale conferma una condanna per rapina, rigettando il ricorso basato sulla presunta inutilizzabilità prove, come le dichiarazioni rese senza difensore. La Corte ribadisce che il principio dei 'frutti dell'albero avvelenato' non opera in Italia per l'inutilizzabilità e che il ricorso deve superare la 'prova di resistenza', dimostrando che l'esclusione della prova avrebbe cambiato l'esito del giudizio.
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Rischio di recidiva: la Cassazione sulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura di custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti, ripristinata dal Tribunale del Riesame. La decisione si basa su nuovi elementi che dimostrano la persistenza di un concreto e attuale rischio di recidiva, nonostante il considerevole tempo trascorso dai fatti contestati. La Corte ha ritenuto irrilevante il trasferimento all'estero dell'indagato, valorizzando i suoi continui contatti con ambienti criminali e la sua condotta spregiudicata, confermando così la necessità della misura più afflittiva.
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Colloqui intimi detenuti: un diritto, non speranza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8/2025, ha annullato un'ordinanza che negava a un detenuto un colloquio intimo con la moglie. Il diniego era basato sulla mancanza di strutture adeguate nel carcere. La Suprema Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che i colloqui intimi per i detenuti rappresentano un vero e proprio diritto all'affettività, non una mera aspettativa. Di conseguenza, le carenze strutturali dell'istituto penitenziario non possono costituire una valida giustificazione per negare tale diritto, e l'amministrazione ha l'obbligo di adoperarsi per garantirne l'esercizio.
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Ricorso in Cassazione: Firma dell’Imputato è Invalida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato avverso una condanna della Corte d'Appello di Torino. La decisione si fonda sul principio, consolidato dopo la riforma del 2017, che il ricorso in Cassazione deve essere sottoscritto da un avvocato iscritto all'albo speciale, a pena di inammissibilità. La Corte ha inoltre giudicato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata riguardo a tale norma, ribadendo che la richiesta di una difesa tecnica qualificata è una scelta ragionevole del legislatore che non lede il diritto di difesa.
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Retribuzione di anzianità: negata se da legge illecita
Una dipendente regionale ha richiesto un adeguamento della propria retribuzione di anzianità basandosi su una legge regionale. Tale legge è stata in seguito dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non può sorgere alcun diritto da una norma illegittima. Inoltre, ha sottolineato l'esistenza di un precedente giudicato sfavorevole alla stessa dipendente, che preclude ogni ulteriore pretesa, e l'assenza di un legittimo affidamento, dato che la norma non le era mai stata applicata.
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Sanzioni amministrative bancarie: no al favor rei
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12243/2025, ha respinto il ricorso di alcuni ex amministratori di una banca sanzionati dall'Autorità di Vigilanza. La Corte ha chiarito che alle sanzioni amministrative bancarie non si applica il principio del favor rei, ma quello del tempus regit actum. Ha inoltre confermato la correttezza della procedura sanzionatoria seguita e ribadito che l'onere di provare l'assenza di colpa grava sui soggetti sanzionati, in virtù della presunzione di colpa prevista dalla legge.
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Lavoro straordinario: prova dell’autorizzazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 8110/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti che chiedevano il pagamento per il lavoro svolto durante le pause. La Corte ha qualificato tale attività come lavoro straordinario, sottolineando che per ottenerne la retribuzione è indispensabile provare la specifica autorizzazione del datore di lavoro. Il ricorso è stato respinto perché criticava la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito, un'attività non sindacabile in sede di legittimità.
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Decadenza potere impositivo: sisma e termini fiscali
Una contribuente, colpita dal sisma del 1990, ha ricevuto una cartella di pagamento nel 2006 per tributi degli anni 1991-1993. La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza del potere impositivo dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che le normative speciali che consentono la sospensione o rateizzazione dei pagamenti non estendono i termini di prescrizione per l'azione di riscossione. Di conseguenza, l'atto impositivo è stato annullato perché emesso fuori tempo massimo.
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Indennizzo durata irragionevole: si può ridurre?
Alcuni lavoratori hanno richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'importo dell'indennizzo durata irragionevole può essere ridotto al di sotto delle soglie standard se il danno effettivo è stato attenuato, come nel caso di un intervento di un fondo di garanzia. Il ricorso dei lavoratori è stato quindi respinto.
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Plusvalenza terreno edificabile: quando è tassabile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno è tassabile se esiste una qualsiasi potenziale utilizzazione edificatoria, anche se limitata e strumentale alla vocazione agricola del suolo. Viene confermato che ai fini della tassazione della plusvalenza terreno edificabile è sufficiente la previsione dello strumento urbanistico generale. La Corte ha inoltre annullato la decisione di secondo grado che aveva escluso le sanzioni, precisando che l'incertezza sulla norma urbanistica locale non costituisce 'oggettiva incertezza normativa' in materia fiscale, la quale deve riguardare la norma tributaria stessa.
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Decreto ingiuntivo fallimento: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opponibilità di un decreto ingiuntivo al fallimento dipende da un momento preciso: l'emissione del decreto di esecutorietà da parte del giudice. Se questo provvedimento interviene dopo la dichiarazione di fallimento, il credito non può essere ammesso al passivo sulla base del solo decreto ingiuntivo, anche se non opposto. La Corte ha però chiarito che le spese della procedura esecutiva già avviata e le domande subordinate di ammissione al chirografo devono essere comunque esaminate.
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Rivalsa IVA: la Cassazione tutela il fornitore
Una società di servizi, dopo aver pagato l'IVA accertata dall'Agenzia delle Entrate per prestazioni inizialmente fatturate in esenzione, ha agito in giudizio per recuperare tale importo dal proprio cliente. I giudici di primo e secondo grado avevano negato questo diritto, applicando una vecchia normativa nazionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il divieto di rivalsa IVA era contrario al principio di neutralità dell'IVA sancito dal diritto dell'Unione Europea. Pertanto, il giudice nazionale ha il dovere di disapplicare la norma interna e riconoscere il diritto del fornitore di recuperare l'imposta, garantendo che il peso del tributo ricada sul consumatore finale e non sull'impresa.
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Procura speciale: inammissibile senza certificazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un provvedimento di trasferimento in altro Stato UE. La decisione si fonda su un vizio formale della procura speciale: la mancata certificazione della data di rilascio da parte del difensore, un requisito ritenuto essenziale e inderogabile nelle procedure di protezione internazionale. L'ordinanza sottolinea il rigore formale richiesto per questo tipo di atti, confermando che la semplice indicazione della data non è sufficiente. Il ricorrente è stato inoltre condannato per abuso del processo.
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Rifiuto prestazione lavorativa: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una dottoressa licenziata dopo un prolungato rifiuto della prestazione lavorativa. La lavoratrice, dopo aver denunciato illeciti, si era opposta a un trasferimento ritenuto ritorsivo. I giudici hanno ritenuto il rifiuto contrario a buona fede e sproporzionato, confermando la legittimità del licenziamento, poiché la tutela per il whistleblower non giustifica un'inadempienza contrattuale assoluta e protratta nel tempo.
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Obbligo contributivo datoriale: la Cassazione decide
Una società committente è stata ritenuta responsabile in solido per l'omesso versamento dei contributi previdenziali di una ditta appaltatrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. L'ordinanza chiarisce il valore probatorio del verbale ispettivo dell'ente previdenziale e i requisiti per contestare le prove informatiche, rafforzando il principio dell'obbligo contributivo datoriale in regime di appalto.
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Inquadramento superiore: No automatismo per pubblici
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente di un ente pubblico non economico non ha diritto all'inquadramento superiore automatico per aver svolto mansioni di livello più elevato. Anche se una legge regionale rinvia a un contratto collettivo di diritto privato che prevede tale automatismo, prevalgono i principi fondamentali del pubblico impiego, in particolare l'art. 52 del D.Lgs. 165/2001, che esclude promozioni senza concorso. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva concesso l'inquadramento al lavoratore, affermando la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e rapporto di lavoro pubblico.
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Omessa denuncia lavoratori: la stima tecnica dell’ente
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omessa denuncia lavoratori da parte di un'azienda agricola non impedisce all'ente previdenziale di utilizzare la stima tecnica per accertare il fabbisogno di manodopera e richiedere i contributi evasi. La Suprema Corte ha chiarito che tale meccanismo presuntivo si applica non solo in caso di dichiarazioni infedeli, ma anche e a maggior ragione in caso di totale omissione, considerata una violazione più grave dell'obbligo contributivo.
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