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Art. 117 Costituzione — Anno 2025

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601 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Costituzione

Estradizione per l’estero: quando è legittima?
Un uomo, destinatario di una richiesta di estradizione per l'estero dall'Albania per reati quali truffa e incendio, ricorre in Cassazione lamentando la violazione della doppia incriminabilità e il rischio di trattamenti disumani. La Corte rigetta il ricorso, affermando che per l'estradizione è sufficiente che il fatto concreto sia reato in entrambi gli Stati, anche con diversa qualificazione giuridica. Escluso anche il rischio di trattamenti disumani sulla base di rapporti internazionali.
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Riduzione pena rito abbreviato: no al beneficio se appelli
Un imputato, condannato con rito abbreviato, ha impugnato la sentenza in appello. Successivamente, ha richiesto la riduzione di pena di un sesto, prevista per chi non impugna la condanna di primo grado. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il beneficio della riduzione di pena è strettamente legato alla mancata proposizione di qualsiasi impugnazione contro la sentenza di primo grado, con l'obiettivo di accelerare la definizione dei processi. Aver presentato appello esclude categoricamente l'accesso a tale sconto.
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Revoca indulto: quando decorre la prescrizione?
La Corte di Cassazione affronta il tema della revoca indulto a seguito della commissione di un nuovo reato. Un soggetto, beneficiario di un indulto, si vedeva revocare il beneficio dopo una nuova condanna. Nel ricorso, sosteneva che la pena originaria fosse prescritta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio cruciale: il termine di prescrizione della pena originaria, sospesa per effetto dell'indulto, inizia a decorrere non dalla data del reato, ma dal momento in cui la nuova sentenza di condanna diventa definitiva. Questo perché solo da quel momento la pena originaria torna ad essere eseguibile, attivando la condizione risolutiva della revoca indulto.
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Impugnazione inammissibile: il domicilio va eletto subito
La Corte di Cassazione conferma una declaratoria di impugnazione inammissibile a causa della mancata elezione di domicilio contestuale al deposito dell'atto di appello. La sentenza chiarisce che il deposito successivo di tale atto, anche se antecedente alla decisione sull'ammissibilità, non sana il vizio procedurale, rigettando le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla difesa.
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Rescissione del giudicato: quando l’assenza è colpa
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato per bancarotta fraudolenta che chiedeva la rescissione del giudicato, sostenendo di non essere stato a conoscenza del processo. La Corte ha stabilito che la mancata conoscenza non era incolpevole, ma derivava dalla negligenza dell'imputato, il quale, pur avendo nominato un difensore di fiducia ed eletto domicilio presso il suo studio, non si è poi preoccupato di mantenere i contatti per seguire gli sviluppi del procedimento. La rinuncia al mandato da parte del primo avvocato non esonera l'imputato dal suo dovere di diligenza.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente dall'imputato. La decisione si basa sulla necessità della difesa tecnica specializzata, come previsto dall'art. 613 c.p.p., respingendo anche la sollevata questione di legittimità costituzionale.
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Ne bis in idem internazionale: quando non si applica
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ne bis in idem internazionale, stabilendo che non si applica automaticamente in assenza di un trattato specifico. La richiesta di un condannato di far valere una sentenza di uno stato estero per annullare una condanna italiana è stata dichiarata inammissibile perché le convenzioni bilaterali non prevedevano tale divieto e la continuazione tra reati giudicati in Italia e all'estero (non-UE) è esclusa dalla legge.
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Elezione di domicilio: valida per l’appello? Il sì della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità di un appello. La Corte di Appello aveva respinto l'impugnazione per mancata elezione di domicilio. La Cassazione, in linea con una recente decisione delle Sezioni Unite, ha stabilito che è sufficiente un richiamo espresso e specifico nell'atto di appello a una precedente elezione di domicilio, già presente nel fascicolo, per soddisfare il requisito di legge e garantire il diritto al secondo grado di giudizio.
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Ricorso per cassazione: conversione in opposizione
Una società proponeva ricorso per cassazione avverso un'ordinanza della Corte d'Appello che rigettava la richiesta di revoca della confisca di un immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato che il rimedio corretto non era il ricorso, ma l'opposizione davanti allo stesso giudice dell'esecuzione. Applicando il principio della conservazione degli atti giuridici, ha qualificato l'impugnazione come opposizione e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello competente.
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Ergastolo e mandato d’arresto europeo: la Cassazione
Un soggetto, condannato alla pena dell'ergastolo per omicidio e consegnato dalla Spagna in esecuzione di un mandato d'arresto europeo, ha chiesto la conversione della pena in 20 anni di reclusione, basandosi sulle condizioni poste dall'autorità spagnola. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pena dell'ergastolo è legittima. La Corte ha chiarito che la condizione posta dalla Spagna non era di fissare un limite massimo alla pena, ma di garantire la sua 'rivedibilità'. L'ordinamento italiano, attraverso istituti come la liberazione condizionale, già offre tale garanzia, rendendo la pena dell'ergastolo compatibile con i principi del mandato d'arresto europeo.
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Convalida dell’arresto: limiti del giudice e spaccio
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la convalida dell'arresto per detenzione di stupefacenti. Il Tribunale aveva escluso la convalida ritenendo le sostanze destinate a uso personale. La Cassazione ha ribadito che nella fase della convalida dell'arresto, il giudice deve limitarsi a una valutazione 'ex ante' della legittimità dell'operato della polizia, verificando la flagranza e l'astratta configurabilità del reato, senza entrare nel merito della destinazione della droga, valutazione riservata alle fasi successive del procedimento.
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Vincolo della continuazione: quando il giudicato lo esclude
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione in fase esecutiva. La Corte ha stabilito che, se il vincolo è già stato escluso dal giudice del processo con una decisione divenuta definitiva (giudicato), la questione non può essere riaperta. La decisione del giudice della cognizione ha un'efficacia preclusiva che impedisce un nuovo esame sulla medesima questione, confermando l'intangibilità del giudicato penale.
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Rescissione del giudicato: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha negato la rescissione del giudicato a un condannato che, pur adducendo gravi motivi di salute, aveva nominato un avvocato dopo la notifica dell'atto di citazione. Tale nomina è stata ritenuta prova sufficiente della sua effettiva conoscenza del processo, distinguendo nettamente tra consapevolezza del procedimento e capacità di parteciparvi fisicamente.
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Rito abbreviato e ergastolo: no alla riduzione pena
Un condannato all'ergastolo ha richiesto la commutazione della pena in 30 anni di reclusione, basandosi sul diritto al rito abbreviato negatogli in primo grado. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il beneficio della riduzione di pena in fase esecutiva spetta solo a chi è stato effettivamente ammesso al rito abbreviato durante il processo. Poiché la richiesta iniziale fu dichiarata inammissibile e non riproposta in appello, il condannato non ha mai acquisito il diritto al trattamento più favorevole.
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Sentenza nulla: errore materiale e mancanza di motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato una sentenza nulla perché, pur indicando correttamente l'imputato nell'intestazione, la motivazione e il dispositivo si riferivano a un reato e a persone completamente diverse. Questo errore palese costituisce una mancanza di motivazione che porta alla nullità dell'atto, non alla sua inesistenza. Il caso è stato rinviato a un'altra Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Ricorso per Cassazione: l’imputato non può firmarlo
Un individuo, condannato per furto aggravato, ha presentato personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione si basa sulla normativa vigente, che impone, a pena di inammissibilità, che il Ricorso per Cassazione sia sottoscritto da un avvocato iscritto all'apposito albo speciale, e non personalmente dall'imputato. La Corte ha inoltre confermato la piena legittimità costituzionale di tale regola.
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Chiamata in reità: annullata misura cautelare
Un uomo è stato posto in custodia cautelare per un duplice omicidio, basandosi principalmente sulla testimonianza del proprietario di un'auto vista sulla scena del crimine. Tale testimone, dopo aver fornito versioni contraddittorie, ha accusato l'indagato. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza restrittiva, evidenziando come la chiamata in reità non fosse supportata da validi e autonomi riscontri esterni. Il Tribunale del riesame non ha valutato adeguatamente l'attendibilità del dichiarante e la natura circolare delle prove, tutte riconducibili alla medesima fonte.
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Ordine di demolizione: non è una pena, no prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2607/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva l'estinzione dell'ordine per prescrizione, equiparandolo a una pena. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato: l'ordine di demolizione non è una sanzione penale, ma una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria. Pertanto, non si applica la prescrizione quinquennale e l'ordine deve essere eseguito indipendentemente dal tempo trascorso.
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Ricorso inammissibile contro giudizio immediato: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un decreto di giudizio immediato. L'imputato lamentava l'impossibilità di richiedere un rito alternativo dopo il rigetto di un patteggiamento, a causa dell'astensione del primo giudice. La Corte ha stabilito che il decreto non è autonomamente impugnabile e che tali questioni vanno sollevate nel corso del processo di primo grado.
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Riciclaggio e Autoriciclaggio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per riciclaggio e autoriciclaggio nei confronti di due familiari, un padre e un figlio, coinvolti in un complesso schema di evasione fiscale e successivo occultamento dei proventi. La sentenza chiarisce in modo definitivo la distinzione tra le due fattispecie di reato, sottolineando che il riciclaggio è commesso da chi non ha partecipato al reato presupposto, mentre l'autoriciclaggio è addebitabile all'autore stesso del reato originario. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che anche operazioni tracciabili possono costituire riciclaggio se idonee a ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa del denaro.
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