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Art. 111 Costituzione — Sezione Settima Penale

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605 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Costituzione

Ricorso in cassazione: l’obbligo del difensore è legge
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in cassazione presentato personalmente dall'imputato. La Corte ribadisce che, dopo la riforma del 2017, è obbligatoria la sottoscrizione da parte di un difensore iscritto all'albo speciale, respingendo le questioni di legittimità costituzionale e di contrasto con le norme europee.
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Ricorso patrocinio a spese dello Stato: come evitarlo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per patrocinio a spese dello Stato a causa di un errore procedurale. L'appello era stato depositato secondo le regole della procedura civile anziché quelle penali, come richiesto dalla legge. La decisione sottolinea l'importanza di depositare l'atto presso la cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, pena l'inammissibilità e sanzioni pecuniarie.
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Ricorso per cassazione: l’imputato non può firmarlo
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha presentato personalmente appello alla Corte Suprema. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, solo un avvocato iscritto all'albo speciale può firmare l'atto. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Mandato ad impugnare: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore d'ufficio per un'imputata giudicata in assenza. La decisione si fonda sulla mancanza dello specifico mandato ad impugnare, richiesto a pena di inammissibilità dall'art. 581 c.p.p. dopo la pronuncia della sentenza. La Corte ha inoltre respinto la questione di legittimità costituzionale della norma, ritenendola non lesiva del diritto di difesa.
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Riduzione pena rito ordinario: no al beneficio
Un imputato ha contestato la costituzionalità della norma che nega la riduzione di un sesto della pena per mancato appello a chi è stato giudicato con rito ordinario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la previsione del beneficio solo per il rito abbreviato è una scelta legittima del legislatore. La motivazione risiede nella volontà di incentivare i riti alternativi che alleggeriscono il carico giudiziario, rendendo non fondata la richiesta di estendere la riduzione pena rito ordinario.
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Liberazione anticipata: nuovo reato blocca il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della liberazione anticipata. La Corte ha confermato che la commissione di un nuovo e grave reato (rapina aggravata) durante la detenzione è prova della mancata partecipazione al percorso rieducativo, giustificando la revoca del beneficio anche per i semestri precedenti. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato e meramente riproduttivo di censure già esaminate.
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Potere del giudice e prova: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati fiscali legati alla detenzione di carburante agricolo. La sentenza ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare i fatti, e conferma la legittimità del potere del giudice di acquisire d'ufficio nuove prove, come un certificato di analisi, anche senza l'esame in aula del suo redattore, se ritenuto necessario per la completezza dell'accertamento.
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Ricorso per cassazione: inammissibile senza avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione avverso una condanna per violazione della legge sugli stupefacenti. La ragione risiede nel fatto che l'atto è stato sottoscritto personalmente dall'imputato e non, come richiesto dalla legge dopo la riforma del 2017, da un difensore iscritto all'albo speciale della Cassazione. La Corte ha ribadito che questa regola procedurale è inderogabile e non viola il diritto di difesa, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato, condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sulla normativa introdotta nel 2017, che impone la sottoscrizione del ricorso da parte di un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Il cosiddetto ricorso in Cassazione personale non è più ammesso, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione personale presentato direttamente dall'imputato. La decisione si fonda sulla modifica normativa introdotta dalla Legge n. 103/2017 (Riforma Orlando), che ha reso obbligatoria la sottoscrizione dell'atto da parte di un difensore iscritto all'albo speciale, eliminando la possibilità per l'imputato di agire personalmente. La Corte ha inoltre ribadito la manifesta infondatezza di ogni questione di legittimità costituzionale, conformandosi a un precedente pronunciamento delle Sezioni Unite.
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Mandato specifico avvocato: quando l’appello è nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per guida in stato di ebbrezza. La decisione si fonda sulla mancanza, nell'atto di appello originario, del mandato specifico avvocato e della elezione di domicilio da parte dell'imputato, giudicato in assenza. La Corte ribadisce che tali requisiti procedurali, introdotti dalla Riforma Cartabia, non violano il diritto di difesa ma ne regolamentano le modalità di esercizio da parte del difensore, confermando la piena legittimità costituzionale della normativa.
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Ricorso in Cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in Cassazione personale presentato da un imputato. La decisione si basa sulla modifica dell'art. 613 c.p.p., che richiede obbligatoriamente l'assistenza di un avvocato per questo tipo di impugnazione, escludendo la possibilità per l'imputato di agire autonomamente.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38051/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati, ribadendo un principio fondamentale: il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti. La Corte ha ritenuto le censure proposte come tentativi di riesaminare il merito della vicenda, compito esclusivo dei giudici di primo e secondo grado. È stata inoltre confermata la correttezza della motivazione per il diniego delle attenuanti generiche, basata sulla gravità dei reati contestati.
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Inammissibilità ricorso: i motivi non possono ripetersi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 37992/2024, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sul principio che i motivi di ricorso non possono essere una mera riproposizione di quelli già presentati e respinti in appello. È necessario un confronto critico e specifico con le motivazioni della sentenza impugnata, altrimenti l'atto perde la sua funzione e viene dichiarato inammissibile.
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Ricorso in cassazione: inammissibile se personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in cassazione presentato da un imputato personalmente, senza l'assistenza di un avvocato cassazionista. La Corte ha confermato la legittimità costituzionale dell'obbligo di difesa tecnica specializzata, ritenendolo non lesivo del diritto di difesa. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso: le regole della Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda su due pilastri: la manifesta infondatezza della questione di costituzionalità sulle nuove e più stringenti regole per l'appello introdotte dalla Riforma Cartabia e la genericità dei motivi di ricorso presentati, che non si confrontavano specificamente con la sentenza impugnata. Il caso conferma il rigore procedurale richiesto per evitare una dichiarazione di inammissibilità ricorso.
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Ricorso e Patteggiamento: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. L'analisi si concentra sui rigidi limiti per contestare la qualificazione giuridica del fatto e sulla legittimità della confisca del denaro, considerato profitto del reato di spaccio. La decisione sottolinea come il ricorso e patteggiamento siano compatibili solo in casi di errori manifesti e non per una rivalutazione del merito.
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Divieto di Rientro: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione del divieto di rientro in un comune. L'impugnazione è stata giudicata generica e manifestamente infondata, non contestando efficacemente la sentenza precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Revoca sospensione condizionale: da quando decorre?
La Corte di Cassazione conferma la revoca sospensione condizionale della pena per un soggetto che aveva commesso un nuovo reato. Il caso chiarisce che il termine di cinque anni, entro cui non commettere nuovi delitti, decorre dalla data in cui la sentenza di condanna diventa irrevocabile e non dalla data di commissione del primo reato. L'appello del ricorrente è stato giudicato inammissibile in quanto le sue argomentazioni erano manifestamente infondate e contrarie alla giurisprudenza consolidata.
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Reato permanente: nuova condanna per stessa occupazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 43287/2024, ha chiarito la natura del reato permanente di invasione di edifici. Ha stabilito che la permanenza del reato cessa con la sentenza di condanna di primo grado. La prosecuzione dell'occupazione dopo tale sentenza costituisce un nuovo e autonomo reato, per il quale è possibile un nuovo processo senza violare il principio del 'ne bis in idem' (divieto di un secondo giudizio per lo stesso fatto). Di conseguenza, il ricorso dell'imputata è stato dichiarato inammissibile.
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