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Art. 111 Costituzione — Sezione Settima Penale

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605 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Costituzione

Particolare tenuità del fatto: quando è negata
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'imputata condannata per detenzione di crack ai fini di spaccio. Il punto centrale della decisione riguarda il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che l'abitualità della condotta, desunta da precedenti condanne specifiche e dalla pendenza di misure cautelari, impedisce l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. Inoltre, la natura della sostanza e il pericolo per la salute pubblica escludono anche l'attenuante del lucro di speciale tenuità.
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Travisamento della prova: i limiti del ricorso penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato basato sul presunto travisamento della prova riguardante alcuni filmati. La Suprema Corte ha ribadito che il vizio di travisamento è rilevante solo se decisivo, ovvero capace di scardinare l'intero ragionamento logico della sentenza impugnata. Nel caso specifico, la responsabilità penale era supportata da numerosi altri elementi convergenti, rendendo le contestazioni della difesa marginali e non idonee a modificare l'esito del giudizio.
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Reato di minaccia: limiti ricorso e prove d’ufficio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di minaccia a carico di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso per genericità dei motivi. La difesa contestava l'esercizio del potere del giudice di disporre d'ufficio nuove prove ex art. 507 c.p.p. La Suprema Corte ha chiarito che tale potere è legittimo se la prova è assolutamente necessaria e decisiva, anche qualora le parti non l'abbiano richiesta tempestivamente. L'inammissibilità del motivo principale ha travolto anche i motivi aggiunti relativi alle attenuanti.
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Ricusazione del giudice: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo alla ricusazione del giudice presentata da un imputato. Il ricorrente lamentava la mancanza di imparzialità di un magistrato che aveva precedentemente manifestato la volontà di astenersi e aveva partecipato a un collegio che aveva deciso su questioni correlate. La Suprema Corte ha stabilito che il decreto sull'astensione non è impugnabile e che una precedente decisione di rito, non entrando nel merito dei fatti, non costituisce un'anticipazione di giudizio idonea a giustificare la ricusazione del giudice.
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Lieve entità spaccio: negata per droga in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di hashish a fini di spaccio. Il ricorrente aveva tentato di introdurre la droga in carcere, ingerendola, al rientro da un permesso premio. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto come lieve entità spaccio, ma i giudici hanno confermato la gravità della condotta. La decisione si fonda sulle modalità insidiose del trasporto, sul contesto carcerario e sulla pericolosità sociale del soggetto, già gravato da precedenti specifici.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 47978/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati avverso una sentenza di concordato in appello. La Corte ha ribadito che il ricorso è consentito solo per vizi relativi alla formazione della volontà, al consenso del PM o a una pronuncia difforme dall'accordo, escludendo doglianze su motivi rinunciati o sulla determinazione della pena, se legale. Questa decisione rafforza la natura definitiva del patteggiamento in secondo grado.
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Ricorso inammissibile: limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare i fatti del processo, compito esclusivo dei giudici di merito. La decisione conferma la condanna di un imputato, chiarendo i limiti del giudizio di legittimità e i criteri per la non punibilità per particolare tenuità del fatto e per la concessione delle attenuanti generiche.
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Ricorso personale cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza. La decisione si fonda sulla modifica normativa del 2017 che ha reso obbligatoria la difesa tecnica per il ricorso in Cassazione, eliminando la possibilità del ricorso personale. L'ordinanza conferma che tale requisito non lede il diritto di difesa, data l'elevata tecnicità del giudizio di legittimità.
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Ricorso personale cassazione: inammissibilità e difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato condannato per omicidio colposo. La decisione si fonda sulla modifica normativa del 2017 che ha reso obbligatoria la sottoscrizione del ricorso da parte di un avvocato abilitato. Questo caso ribadisce che il ricorso personale cassazione non è più un'opzione valida, neanche se la firma è autenticata da un legale, in quanto è richiesta una difesa tecnica specializzata.
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Ricorso inammissibile: motivi generici in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 45796/2023, ha dichiarato un ricorso inammissibile perché basato su motivi generici. Il ricorso contestava una precedente sentenza della Corte d'Appello che aveva già giudicato inammissibile il gravame per la stessa ragione. La Suprema Corte ha ribadito che la genericità dei motivi è un vizio originario che non può essere sanato in sede di legittimità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati dall'imputato erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello, prive di una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha inoltre ritenuto infondata l'eccezione di violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza, confermando che l'imputato era stato messo in condizione di difendersi adeguatamente nonostante la riqualificazione del reato da furto a ricettazione.
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Difensore in Cassazione: ricorso nullo senza avvocato
Un imputato presenta personalmente ricorso contro una condanna per furto. La Cassazione lo dichiara inammissibile, ribadendo che dopo la Riforma Orlando è obbligatorio avere un difensore in Cassazione per proporre l'impugnazione. La questione di legittimità costituzionale sollevata è ritenuta infondata.
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Ricorso per cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione personale presentato da un individuo senza l'assistenza di un difensore. La decisione si fonda sulla modifica normativa introdotta dalla legge n. 103 del 2017, che ha eliminato la possibilità per la parte di agire personalmente in Cassazione, rendendo obbligatoria la sottoscrizione dell'atto da parte di un avvocato iscritto all'apposito albo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione personale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto personalmente da un individuo contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si basa sulla modifica dell'art. 613 del codice di procedura penale, che dal 2017 rende obbligatoria l'assistenza di un avvocato iscritto all'albo speciale per questo tipo di impugnazione. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione personale non è più consentito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione personale: Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in Cassazione personale presentato da un cittadino senza l'assistenza di un avvocato. L'ordinanza ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, tutti i ricorsi in Cassazione in ambito penale devono essere sottoscritti da un difensore iscritto all'albo speciale, pena l'inammissibilità e la condanna al pagamento di spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Cassazione personale: inammissibile senza avvocato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato personalmente da un cittadino, senza l'assistenza di un avvocato abilitato. La decisione si fonda sulla modifica dell'art. 613 c.p.p., che dal 2017 impone la difesa tecnica obbligatoria, ritenendo tale scelta legislativa non incostituzionale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Ricorso cassazione personale: inammissibile senza avvocato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 43572/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione personale presentato da un individuo senza l'assistenza di un legale. La decisione si fonda sulla modifica dell'art. 613 c.p.p., che dal 2017 impone la firma di un avvocato abilitato per questo tipo di impugnazione, confermando la legittimità della norma e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Esercizio abusivo scommesse: Cassazione e tenuità fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del titolare di un punto scommesse condannato per esercizio abusivo scommesse. La Corte ha confermato la condanna, respingendo le argomentazioni basate su presunte discriminazioni del diritto UE e negando l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data l'organizzazione dell'attività e l'intensità del dolo.
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Interesse ad impugnare: appello inammissibile
Un soggetto, pur avendo ottenuto una misura alternativa favorevole come l'affidamento in prova, impugna l'ordinanza per un vizio di notifica al difensore. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto interesse ad impugnare, poiché l'annullamento della decisione favorevole non porterebbe alcun vantaggio pratico al ricorrente. La sentenza sottolinea che un'impugnazione non può basarsi su una mera pretesa teorica alla correttezza procedurale.
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Reclamo giurisdizionale: quando è inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro l'applicazione del regime di sorveglianza speciale. Il ricorso è stato respinto perché basato su una mera rilettura dei fatti e non su questioni di diritto. È stato inoltre chiarito che i motivi di reclamo giurisdizionale devono essere specifici e proposti formalmente dal difensore.
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