Due imputati hanno pianificato per un anno un'aggressione ai danni di una rivale. Introdottisi nell'abitazione della vittima, l'hanno immobilizzata e minacciata, sottraendole denaro e tentando successivamente di estorcerle altre somme. La Corte d'Appello ha condannato entrambi per rapina e tentata estorsione in concorso. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, contestando l'attendibilità della vittima e la sussistenza del dolo di rapina, sostenendo che l'azione derivasse da motivi personali. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il dolo di rapina sussiste pienamente quando vi è la sottrazione di denaro per un profitto economico, anche se l'iniziativa nasce da rancori personali. Inoltre, la lunga pianificazione esclude l'attenuante della provocazione, qualificando l'azione come mera rappresaglia.
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