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Art. 110 Codice Penale — Anno 2019

13 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Ricorso per Cassazione: avvocato non iscritto all’albo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione in materia di trasporto illecito di rifiuti. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il legale che ha presentato l'atto non era iscritto all'albo speciale dei patrocinanti dinanzi alle giurisdizioni superiori. La Corte ha ribadito che tale requisito è inderogabile, anche nel caso in cui un appello venga convertito in ricorso, precludendo l'esame del merito e della possibile prescrizione del reato.
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Pene accessorie bancarotta: la discrezionalità del Giudice
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite interviene su un caso di bancarotta fraudolenta per risolvere un contrasto giurisprudenziale sulla durata delle pene accessorie. A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la durata fissa di 10 anni, le Sezioni Unite stabiliscono che la durata di tali pene non deve essere automaticamente legata a quella della pena principale. Spetta invece al giudice di merito determinarla in concreto, con un potere discrezionale basato sui criteri dell'art. 133 c.p., entro il limite massimo previsto dalla legge. Di conseguenza, la sentenza viene annullata con rinvio limitatamente alla determinazione delle pene accessorie bancarotta.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo sul conto?
Un professionista, indagato per gravi reati tra cui l'associazione mafiosa, si è opposto al sequestro preventivo del suo conto corrente personale, sostenendo che fosse distinto da quello della sua attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. La decisione si fonda sull'uso promiscuo del conto, utilizzato sia per esigenze personali che per l'attività professionale illecita, e sulla persistente pericolosità del bene. La Corte ha ritenuto sufficiente e logica la motivazione del Tribunale, che giustificava il mantenimento del sequestro per impedire la continuazione del reato.
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Soccorso in mare reato: la giurisdizione italiana
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12619/2019, ha stabilito la sussistenza della giurisdizione italiana per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina anche quando il trasporto avviene in acque internazionali. Nel caso di specie, l'imputato, skipper di un gommone, è stato condannato poiché il successivo soccorso in mare non interrompe il nesso causale, ma è considerato un evento previsto e voluto dall'organizzazione criminale per completare l'ingresso illegale nel territorio dello Stato. Questo configura un'ipotesi di soccorso in mare reato, dove i soccorritori diventano, inconsapevolmente, strumenti dell'azione delittuosa.
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Cumulo di pene: come si calcola la fine del reato?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di un giudice dell'esecuzione relativa al calcolo del cumulo di pene. Il caso riguardava la determinazione della data di cessazione di un reato associativo permanente. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può basarsi automaticamente sulla data dell'atto di accusa (contestazione "aperta"), ma deve verificare concretamente, sulla base degli atti processuali, il momento esatto in cui la condotta criminale è terminata. La mancata verifica di questo fatto cruciale, richiesto dal condannato, ha portato all'annullamento con rinvio per un nuovo esame.
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Concorso in omicidio: fornire un video è complicità?
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per un soggetto accusato di concorso in omicidio. L'imputato aveva fornito alla famiglia di una persona uccisa, legata ad ambienti criminali, la videoregistrazione che ha permesso di identificare il presunto assassino, successivamente ucciso per vendetta. La Corte ha ritenuto che, pur in assenza di partecipazione diretta, la consapevole fornitura del video in un contesto di faida integri il concorso in omicidio per dolo eventuale, avendo l'imputato accettato il rischio della rappresaglia violenta.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze economiche
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della rinuncia formale presentata dall'appellante. La decisione si basa sull'applicazione dell'art. 591 cod. proc. pen. A causa della declaratoria di inammissibilità, e in applicazione dell'art. 616 cod. proc. pen., la Corte condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 2.000 euro, specificando che tale condanna consegue a ogni tipo di inammissibilità, inclusa la rinuncia al ricorso.
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Esigenze cautelari: la Cassazione annulla custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un magistrato e altri due indagati per corruzione. La Corte ha stabilito che le esigenze cautelari, in particolare il pericolo di inquinamento probatorio, non possono basarsi su motivazioni generiche o astratte. È necessaria una valutazione concreta e specifica del rischio, nonché una giustificazione dettagliata sul perché misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari, siano inadeguate. Il caso è stato rinviato al Tribunale del riesame per una nuova valutazione.
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Dosimetria della pena: limiti del ricorso in Cassazione
Un soggetto condannato per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale ha impugnato in Cassazione la sentenza, contestando l'entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la dosimetria della pena decisa dal giudice di merito è sindacabile solo in caso di motivazione manifestamente illogica o arbitraria. Nel caso specifico, la pena, superiore al minimo edittale, era stata correttamente giustificata in base alla gravità dei fatti, alle modalità organizzative e ai numerosi precedenti specifici dell'imputato, in linea con i criteri dell'art. 133 c.p.
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Ricorso inammissibile: reiterazione dei motivi di appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati in Appello per reati legati agli stupefacenti. Il ricorso è stato giudicato tale perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nel grado precedente, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha confermato la condanna, sottolineando la correttezza della motivazione della Corte d'Appello e l'assenza di vizi logico-giuridici. Inoltre, ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in truffa. La Corte ha stabilito che la semplice riproposizione dei motivi già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, rende il ricorso generico e quindi inammissibile. Inoltre, è stata negata l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della professionalità dimostrata e della predisposizione a commettere ulteriori reati, configurando un'abitualità nel comportamento che osta al beneficio.
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Pena illegale: Cassazione annulla per nuovo calcolo
Con la sentenza n. 52109/2019, la Corte di Cassazione, Sez. 6 Penale, ha stabilito che una condanna per spaccio è affetta da pena illegale se basata su una norma poi dichiarata incostituzionale. Nel caso di specie, la pena minima era stata ridotta da 8 a 6 anni. La Corte ha annullato la sentenza con rinvio per la rideterminazione della pena, pur confermando la responsabilità penale e rigettando il motivo sul 'fatto di lieve entità'.
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Concordato in appello e pena illegale: la Cassazione
La Cass. Pen., Sez. 6, n. 52110/2019, stabilisce che la sopravvenuta illegalità della pena, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, travolge l'intero accordo basato sul concordato in appello. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, ritenendo l'accordo sulla pena inscindibile dalla rinuncia ai motivi di appello, e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce dei nuovi e più favorevoli parametri edittali.
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