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Art. 109 TUIR — Sezione Quinta Civile

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Altri anni per Art. 109 TUIR

Tremonti Ambiente: Cassazione sulla detassazione
Una società si è vista negare l'agevolazione fiscale 'Tremonti Ambiente' per un investimento in un impianto fotovoltaico. L'Agenzia delle Entrate contestava la data della perizia asseverata, successiva all'abrogazione della norma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il diritto al beneficio matura con la data di realizzazione dell'investimento, non con la data della documentazione. È stato inoltre confermato il principio secondo cui la dichiarazione dei redditi, quale dichiarazione di scienza, può sempre essere emendata per correggere errori a svantaggio del contribuente.
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Agevolazione Tremonti ambiente: sì al beneficio
Una società si è vista negare l'agevolazione Tremonti ambiente per un impianto fotovoltaico realizzato nel 2010, poiché la norma è stata abrogata nel 2012. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che il diritto al beneficio matura al momento della realizzazione dell'investimento, non in base a formalità successive come la data di una perizia. Pertanto, l'abrogazione della legge non ha effetti retroattivi sugli investimenti già completati, garantendo all'azienda il diritto alla detassazione.
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Delega di firma: l’omesso esame che annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria che aveva invalidato un avviso di accertamento per un presunto difetto di delega di firma. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha commesso un errore di giudizio, e non un semplice errore percettivo, omettendo di esaminare la delega che l'Amministrazione Finanziaria sosteneva di aver depositato. Questo omesso esame di un fatto decisivo, unito ad altri errori sulla validità della delega, sul contraddittorio e sulla neutralità fiscale, ha portato alla cassazione con rinvio della decisione.
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Consolidato fiscale: limiti alla neutralità fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il regime del consolidato fiscale non giustifica la mancata contabilizzazione di ricavi tra società del gruppo. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato a un gruppo societario un maggior reddito IRES per servizi resi da una società all'altra e non interamente fatturati. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, affermando che la neutralità fiscale del consolidato non consente di derogare alle regole di corretta imputazione di costi e ricavi per ciascuna entità legale, annullando la decisione di merito che si era basata su un'errata interpretazione di tale principio.
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Costi infragruppo: prova e deducibilità nel consolidato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro due società in consolidato fiscale, confermando la deducibilità di costi infragruppo per servizi di outsourcing. L'Agenzia contestava la loro inerenza, sostenendo una duplicazione di funzioni. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso in quanto mirava a una rivalutazione delle prove, compito esclusivo del giudice di merito. La sentenza sottolinea l'importanza di una solida documentazione a supporto dei costi e il principio processuale per cui, in presenza di una 'doppia ratio decidendi', il ricorso deve contestare validamente entrambe le motivazioni.
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Utili extracontabili soci: la presunzione di legge
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di una S.r.l. a ristretta base. A seguito di un accertamento definito dalla società, una socia è stata raggiunta da un avviso per la tassazione di tali utili in proporzione alla sua quota. La Corte ha rigettato il suo ricorso, ribadendo che spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando che i maggiori ricavi non sono stati distribuiti ma, ad esempio, reinvestiti o accantonati.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: quando spetta?
Un imprenditore si è visto negare l'agevolazione Tremonti Ambiente perché richiesta dopo l'abrogazione della norma. La Corte di Cassazione ha chiarito che il diritto al beneficio matura con la realizzazione dell'investimento, non con la presentazione della dichiarazione. Pertanto, se l'investimento è anteriore alla data di abrogazione, l'agevolazione spetta, proteggendo l'affidamento del contribuente.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: ok anche post-abrogazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'agevolazione Tremonti Ambiente. Anche se la norma è stata abrogata, i contribuenti che hanno realizzato gli investimenti ambientali prima della data di abrogazione mantengono il diritto al beneficio fiscale. La Corte ha chiarito che il momento rilevante è quello della concreta realizzazione dell'investimento, e non la data successiva di presentazione della dichiarazione dei redditi, respingendo così la tesi dell'Amministrazione Finanziaria.
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Detassazione Tremonti: il contraddittorio non sempre
Una società energetica ha richiesto il credito d'imposta per la detassazione Tremonti tramite dichiarazione integrativa. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta tramite controllo automatizzato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di controlli automatizzati, non è sempre obbligatorio un contraddittorio preventivo approfondito. Sebbene il diritto a presentare la dichiarazione integrativa sia stato confermato nonostante l'abrogazione della norma, la sentenza di merito è stata cassata per vizi procedurali e il caso rinviato a un nuovo esame.
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Tremonti ambiente: quando spetta il beneficio fiscale?
Una società energetica ha richiesto il beneficio Tremonti ambiente per un impianto idroelettrico tramite dichiarazione integrativa. La Cassazione ha negato il beneficio, chiarendo che non è cumulabile per impianti idroelettrici e non spetta alle imprese di scopo la cui unica attività è la produzione energetica.
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Legittimazione socio Srl: quando può impugnare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32146/2025, ha chiarito la questione della legittimazione del socio di una Srl a impugnare un avviso di accertamento fiscale. Nel caso esaminato, un ex socio unico e amministratore di una società, le cui quote erano state sottoposte a sequestro giudiziario con nomina di un nuovo amministratore e successivamente dichiarata fallita, aveva impugnato un accertamento fiscale. La Corte ha stabilito che l'ex socio non ha la legittimazione processuale per agire. Tale potere spetta esclusivamente al legale rappresentante della società (in questo caso, prima il custode giudiziario e poi il curatore fallimentare). L'interesse del socio alla conservazione del patrimonio sociale è tutelato solo tramite strumenti interni alla vita societaria e non con azioni dirette verso terzi.
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Operazioni inesistenti: onere della prova fiscale
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i principi sull'onere della prova nelle contestazioni di operazioni soggettivamente inesistenti. Il caso riguarda una società edile a cui l'Agenzia Fiscale contestava la deduzione di costi e la detrazione IVA per fatture emesse da una società 'cartiera'. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito, ribadendo che spetta all'Amministrazione finanziaria provare, anche tramite presunzioni, non solo la natura fittizia del fornitore ma anche la consapevolezza (o la conoscibilità con ordinaria diligenza) della frode da parte del contribuente. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza. La Corte ha inoltre precisato che una sentenza penale di assoluzione non è automaticamente vincolante nel processo tributario.
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Operazioni inesistenti: la Cassazione e la prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31662/2025, è intervenuta sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti. Il caso riguardava una società edile che aveva dedotto costi e detratto l'IVA da fatture emesse da una società rivelatasi una 'cartiera'. La Corte ha cassato la decisione della Commissione Tributaria Regionale, ribadendo che l'Amministrazione Finanziaria deve provare l'esistenza della frode e fornire indizi sulla consapevolezza del contribuente. Quest'ultimo, a sua volta, deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto, non essendo sufficiente la mera regolarità contabile o una sentenza di assoluzione penale.
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Operazioni inesistenti: prova e diligenza del cessionario
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito in un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici hanno chiarito che l'Amministrazione Finanziaria deve provare non solo l'oggettiva esistenza della frode, ma anche la 'conoscibilità' di essa da parte dell'acquirente, il quale deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza professionale per non esserne coinvolto. È stato inoltre ribadito che una sentenza penale di assoluzione non è automaticamente vincolante nel processo tributario e deve essere valutata insieme a tutti gli altri elementi probatori.
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Fatture inesistenti: la prova della frode fiscale
La Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità di un'impresa immobiliare per l'utilizzo di fatture inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria deve provare la consapevolezza della frode da parte del contribuente, ma il giudice non può ignorare gli indizi gravi, precisi e concordanti, né basare la sua decisione solo su una precedente assoluzione penale, che va valutata insieme a tutte le altre prove.
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Giudicato inter alios: quando è favorevole al terzo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società alberghiera, confermando l'annullamento di una ripresa a tassazione per costi ritenuti fittizi. La decisione si fonda sul principio del giudicato inter alios: una sentenza definitiva, emessa in un altro processo tra l'Agenzia e la società fornitrice, che accertava la realtà dell'operazione, è stata legittimamente utilizzata dalla società alberghiera a proprio vantaggio, in quanto ad essa favorevole.
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Fatture false: prova della consapevolezza del cliente
In un caso di fatture false, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva escluso la responsabilità di una società immobiliare. La Corte ha stabilito che la prova della consapevolezza del cliente di partecipare a una frode può essere fornita tramite presunzioni, valutando complessivamente tutti gli indizi, anche se singolarmente deboli. La sentenza chiarisce anche che l'assoluzione in sede penale non è automaticamente vincolante per il giudice tributario, ma va considerata come un elemento di prova.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di una corte tributaria regionale riguardante un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. La controversia verteva sulla deduzione di costi da parte di una società immobiliare basati su fatture emesse da una società cartiera. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non valutare adeguatamente la 'conoscibilità' della frode da parte della società acquirente e nell'attribuire un peso eccessivo a una sentenza di assoluzione penale dei suoi amministratori. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che applichi correttamente i principi sull'onere della prova e sulla valutazione complessiva degli indizi.
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Accertamento analitico-induttivo: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società di costruzioni, annullando la decisione di merito. L'ordinanza stabilisce che, in caso di accertamento analitico-induttivo, gli elementi indiziari (errata valutazione delle rimanenze, costi indeducibili, gestione antieconomica) non devono essere valutati atomisticamente, ma nel loro complesso. La loro valutazione congiunta può dimostrare l'inattendibilità complessiva della contabilità, anche se formalmente corretta, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Frodi carosello: onere della prova e deducibilità costi
Una società automobilistica si è vista negare la detrazione IVA a causa del suo coinvolgimento in presunte frodi carosello. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. Tuttavia, ha confermato la deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette, in quanto effettivamente sostenuti e inerenti all'attività.
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