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Frodi carosello: onere della prova e deducibilità costi

Una società automobilistica si è vista negare la detrazione IVA a causa del suo coinvolgimento in presunte frodi carosello. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. Tuttavia, ha confermato la deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette, in quanto effettivamente sostenuti e inerenti all’attività.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 31520 Anno 2025
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Pubblicato il 28 dicembre 2025 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Frodi Carosello: La Cassazione Chiarisce Onere della Prova e Deducibilità dei Costi

Le frodi carosello rappresentano uno dei fenomeni più insidiosi nel panorama dell’evasione fiscale, in particolare per quanto riguarda l’IVA. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione è tornata su questo tema, offrendo chiarimenti fondamentali sull’onere della prova che grava sul contribuente e sulla distinta questione della deducibilità dei costi. La decisione sottolinea come la semplice regolarità formale delle operazioni non sia sufficiente a garantire la detrazione dell’IVA se l’imprenditore non ha agito con la massima diligenza.

Il Caso: Acquisti di Autovetture e il Sospetto di Frodi Carosello

Una società operante nel commercio di autoveicoli riceveva due avvisi di accertamento dall’Agenzia delle Entrate per gli anni 2006 e 2007. L’amministrazione fiscale contestava il recupero di Ires, Irap e, soprattutto, dell’IVA, sostenendo che la società fosse coinvolta in una frode carosello. Secondo la ricostruzione, la società acquistava veicoli da un’altra azienda italiana, la quale agiva come ‘società cartiera’, interponendosi fittiziamente tra la società acquirente e il reale fornitore comunitario.

La Commissione Tributaria Regionale (CTR) aveva parzialmente accolto l’appello della società: aveva confermato l’indetraibilità dell’IVA, ritenendo provato il coinvolgimento nella frode, ma aveva ammesso la deducibilità dei costi ai fini Ires e Irap. Entrambe le parti, insoddisfatte, hanno proposto ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale della società che quello incidentale dell’Agenzia delle Entrate, confermando di fatto la decisione della CTR.

Per quanto riguarda il ricorso della società, la Corte ha stabilito che la CTR aveva correttamente valutato gli indizi che provavano la consapevolezza della frode. Tra questi, il fatto che la società fornitrice fosse una ‘cartiera’ priva di qualsiasi organizzazione aziendale, che non avesse mai versato l’IVA dovuta e che gli acquisti fossero reiterati nel tempo e di ingente ammontare. Di fronte a tali elementi, la Corte ha ribadito che l’onere di provare la propria buona fede e l’adozione della massima diligenza per evitare di essere coinvolti in una frode spettava al contribuente.

Relativamente al ricorso dell’Agenzia, che contestava la deducibilità dei costi, la Cassazione ha confermato che, anche in un contesto di operazioni soggettivamente inesistenti, i costi sono deducibili se effettivamente sostenuti e inerenti all’attività d’impresa. La frode IVA non implica automaticamente l’indeducibilità del costo ai fini delle imposte dirette.

L’Onere della Prova nelle Frodi Carosello

Il punto centrale della sentenza riguarda la ripartizione dell’onere della prova. La Corte ribadisce un principio consolidato: in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, l’Amministrazione Finanziaria deve provare, anche tramite presunzioni, due elementi:

  1. L’oggettiva fittizietà del fornitore (che si tratta, ad esempio, di una ‘società cartiera’).
  2. La consapevolezza o la colpevole negligenza del destinatario della fattura, ossia che quest’ultimo sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l’ordinaria diligenza, che l’operazione si inseriva in un’evasione dell’IVA.

Una volta che l’amministrazione ha fornito indizi gravi, precisi e concordanti su questi punti, la palla passa al contribuente. Quest’ultimo deve fornire la prova contraria, dimostrando di aver agito in totale assenza di consapevolezza e di aver adottato tutte le cautele esigibili da un operatore accorto per non essere coinvolto nella frode.

La Questione della Deducibilità dei Costi

Un aspetto altrettanto importante è la distinzione tra il trattamento ai fini IVA e quello ai fini delle imposte dirette (Ires/Irap). La Corte ha confermato che, secondo la normativa vigente, i costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti sono deducibili. La condizione è che tali costi siano stati realmente sostenuti e rispettino i principi generali di effettività, inerenza, competenza e certezza. L’indeducibilità scatta solo se i beni o servizi acquisiti sono stati direttamente utilizzati per il compimento di un delitto non colposo, circostanza che non è stata ritenuta applicabile al caso di specie.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha motivato il rigetto del ricorso del contribuente evidenziando che la CTR aveva correttamente applicato i principi giurisprudenziali in materia di onere della prova. La mancanza di una struttura operativa del fornitore, l’omesso versamento dell’imposta e la sistematicità delle operazioni costituivano elementi presuntivi sufficienti a dimostrare che l’acquirente non poteva non essere a conoscenza della frode. Le doglianze del contribuente sono state ritenute inammissibili in quanto miravano a una rivalutazione del merito dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
Per quanto riguarda il ricorso dell’Agenzia, la motivazione si è fondata sulla distinzione tra la disciplina IVA e quella delle imposte sui redditi. Mentre per l’IVA la consapevolezza della frode preclude la detrazione, per le imposte dirette vige il principio secondo cui un costo, se effettivamente sostenuto e inerente all’attività, è deducibile. La legge prevede specifiche eccezioni a questa regola, come i costi legati a delitti, ma la CTR aveva correttamente accertato l’inerenza dei costi all’attività di vendita di autovetture, rendendoli quindi deducibili.

Le conclusioni

Questa ordinanza consolida due importanti principi per le imprese. In primo luogo, in materia di IVA, la diligenza richiesta nelle transazioni commerciali è massima: non basta la regolarità formale dei documenti. Le aziende devono attuare controlli sostanziali sui propri partner commerciali per non rischiare di essere considerate complici, anche solo per negligenza, in schemi fraudolenti. In secondo luogo, viene confermata la netta separazione tra il piano dell’IVA e quello delle imposte dirette: la partecipazione a una frode IVA, pur comportando la perdita del diritto alla detrazione, non esclude automaticamente la deducibilità dei relativi costi, a condizione che questi siano reali e inerenti all’attività.

Quando un’azienda rischia di vedersi negata la detrazione IVA in operazioni di acquisto?
Un’azienda rischia di vedersi negata la detrazione IVA quando l’Amministrazione Finanziaria dimostra, anche tramite indizi, che l’operazione si inserisce in una frode (come le frodi carosello) e che l’azienda stessa sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando la normale diligenza, di tale frode. La sola regolarità formale delle fatture non è sufficiente a proteggerla.

Cosa deve dimostrare l’amministrazione finanziaria per contestare la detrazione IVA in caso di frodi carosello?
L’amministrazione finanziaria deve dimostrare due elementi: in primo luogo, l’oggettiva fittizietà del fornitore (ad esempio, che si tratta di una ‘società cartiera’ senza struttura); in secondo luogo, la consapevolezza del destinatario della fattura riguardo alla frode, basandosi su elementi oggettivi e specifici che avrebbero dovuto allertare un imprenditore onesto e mediamente esperto.

I costi relativi a operazioni coinvolte in frodi carosello sono deducibili ai fini delle imposte dirette (Ires/Irap)?
Sì, secondo la sentenza, i costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti (tipiche delle frodi carosello) sono deducibili ai fini Ires e Irap, a condizione che siano stati effettivamente sostenuti e siano inerenti all’attività d’impresa. L’indeducibilità si applica solo in casi specifici, ad esempio se i costi sono relativi a beni o servizi utilizzati per commettere un delitto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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