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Art. 109 TUIR — Sezione Quinta Civile

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906 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Reverse charge operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che in caso di operazioni oggettivamente inesistenti l'onere della prova grava sul contribuente. L'ordinanza chiarisce l'applicazione del principio di cartolarità e la responsabilità IVA nel meccanismo del reverse charge, anche in assenza di indicazione numerica dell'imposta in fattura, se l'operazione è fraudolenta.
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Frode IVA immobiliare: la Cassazione decide su costi
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di presunta frode IVA in ambito immobiliare. La Corte ha confermato la ricostruzione della frode e la parziale indeducibilità dei costi, ma ha accolto il ricorso su due punti chiave: l'inapplicabilità del raddoppio dei termini di accertamento per l'IRAP in presenza di denuncia penale e il diritto del contribuente all'applicazione delle sanzioni più favorevoli previste dalla legge sopravvenuta (lex mitior). La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione di questi aspetti.
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Motivazione apparente: sentenza nulla per il Fisco
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di secondo grado favorevole a una società contribuente in un caso di fatture inesistenti. La decisione è stata cassata per 'motivazione apparente', poiché i giudici d'appello non avevano spiegato in modo logico e coerente le ragioni della loro decisione, limitandosi a enunciazioni generiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Frode IVA immobiliare: Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento fiscale per gli anni 2006-2007. Il caso riguardava una complessa operazione immobiliare, qualificata dall'Agenzia Fiscale come una frode IVA, e un'altra operazione di interposizione fittizia per trasferire ricavi. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo indetraibile l'IVA e legittima la ripresa a tassazione dei ricavi, sottolineando che la società era consapevole dello schema fraudolento. È stata inoltre respinta la richiesta di applicare sanzioni più miti per tardività della domanda.
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Operazioni inesistenti: Cassazione chiarisce oneri
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24456/2024, ha affrontato un caso di frode carosello nel settore dei rottami metallici, chiarendo la distinzione tra operazioni inesistenti oggettive e soggettive. La Corte ha stabilito che, a fronte di prove di inesistenza oggettiva fornite dall'Agenzia delle Entrate, spetta al contribuente l'onere di dimostrare non solo l'effettività dell'operazione con un terzo, ma anche la certezza e l'inerenza dei costi. Viene inoltre confermato che il meccanismo del reverse charge non neutralizza il recupero dell'IVA in caso di frode. La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione delle sanzioni alla luce di una legge più favorevole sopravvenuta.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24407/2024, chiarisce la distinzione tra operazioni inesistenti oggettive e soggettive. A seguito di un accertamento fiscale per costi fittizi, la Corte ha stabilito che grava sul contribuente l'onere di dimostrare l'effettività di operazioni alternative e reali per poter dedurre i relativi costi. La semplice esistenza di fatture o di successive rivendite non è sufficiente. La sentenza annulla la decisione di merito che aveva erroneamente qualificato le operazioni come solo soggettivamente inesistenti senza un'adeguata prova da parte dell'azienda, ribadendo inoltre l'indetraibilità dell'IVA in caso di frode, anche in regime di reverse charge.
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Delega di firma: l’avviso di accertamento è valido?
Un contribuente ha impugnato avvisi di accertamento per operazioni inesistenti, eccependo la nullità per difetto di delega di firma del funzionario sottoscrittore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la delega di firma può essere conferita tramite ordini di servizio interni che identificano il delegato per qualifica, senza necessità di indicazione nominativa. La Corte ha inoltre confermato la validità della motivazione per relationem e della ricostruzione del reddito basata su dati esterni quando la contabilità è inattendibile.
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Principio di competenza: Cassazione su storno ricavi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29555/2024, ha chiarito l'applicazione del principio di competenza fiscale in caso di ricavi contestati. Una società di costruzioni aveva stornato dei ricavi relativi a fatture contestate da un cliente nello stesso anno di emissione. L'Agenzia delle Entrate aveva ritenuto l'operazione illegittima, applicando la normativa IVA sulle note di credito. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che per le imposte dirette (Ires e Irap) non si applica la disciplina IVA, ma il principio di competenza (art. 109 TUIR). Se un ricavo diventa incerto nell'esistenza o nell'ammontare a causa di una contestazione, è corretto rilevarne la riduzione nello stesso esercizio, senza dover attendere l'esito di una causa.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e rinvio
La Corte di Cassazione interviene su un caso di operazioni inesistenti contestate a una società vinicola. La sentenza chiarisce che, di fronte a solidi indizi forniti dall'amministrazione fiscale sulla fittizietà del fornitore, l'onere di dimostrare l'effettività dell'operazione (anche se con un soggetto diverso) ricade interamente sul contribuente. La Corte ha annullato la decisione del giudice di rinvio per aver male interpretato il principio di diritto e per non aver riesaminato adeguatamente le prove, ribadendo i limiti e i poteri del giudizio di rinvio.
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Deducibilità sponsorizzazioni: la prova è essenziale
L'appello di una società sulla deducibilità delle sponsorizzazioni a favore di un'associazione sportiva è stato respinto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante la presunzione legale, il contribuente deve sempre fornire la prova che le attività promozionali siano state effettivamente svolte. In assenza di prove sufficienti per l'anno fiscale in questione, i costi sono stati ritenuti non deducibili.
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Spese di sponsorizzazione e operazioni inesistenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28999/2024, ha rigettato il ricorso di una società in merito alla deducibilità delle spese di sponsorizzazione. La Corte ha confermato che l'IVA non è detraibile e i costi non sono pienamente deducibili quando le operazioni sono soggettivamente inesistenti, ovvero quando la fattura è emessa da un soggetto diverso da chi ha effettivamente reso il servizio. La decisione sottolinea che spetta al contribuente provare la sua buona fede per poter detrarre l'imposta.
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Principio di competenza: quando tassare un ricavo?
La Corte di Cassazione conferma che, in base al principio di competenza fiscale, un ricavo deve essere tassato nell'anno in cui il diritto a percepirlo diventa certo e determinabile, non nell'anno dell'effettivo incasso. Nel caso esaminato, una società di costruzioni aveva riaddebitato al committente degli oneri finanziari tramite una fattura emessa nel 2008. La Corte ha stabilito che, proprio in virtù dell'emissione della fattura, il ricavo era certo e determinabile già nel 2008 e andava tassato in quell'esercizio, rigettando il ricorso dell'impresa che voleva posticiparne la tassazione all'anno del pagamento.
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Improcedibilità del ricorso: sentenza non allegata
Una società cooperativa ha presentato ricorso per Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale in materia di imposte. La Corte Suprema ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché la società ricorrente ha omesso di depositare, unitamente al ricorso, la copia della sentenza impugnata. Secondo la Corte, tale adempimento è un requisito fondamentale per consentire la verifica della tempestività e dell'oggetto del contendere, e la sua mancanza non può essere sanata.
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Costi operazioni inesistenti: quando sono deducibili
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società la deduzione di costi per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 28005/2024, rigetta il ricorso dell'Agenzia, confermando che i costi sono deducibili se il contribuente riesce a provare la loro certezza, effettività e inerenza all'attività d'impresa, anche se il fornitore indicato in fattura non è quello reale. La decisione si basa sulla valutazione di fatto, insindacabile in sede di legittimità, operata dalla Commissione Tributaria Regionale attraverso una perizia e un prezziario regionale.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27965/2024, interviene sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti. Viene chiarito che, ai fini delle imposte dirette (IRES/IRAP), i costi sono deducibili se il contribuente prova la loro effettività, certezza e inerenza, anche in un contesto fraudolento. Per l'IVA, invece, la detrazione è negata solo se l'Amministrazione Finanziaria dimostra la consapevolezza del contribuente di partecipare alla frode. La Corte ha cassato con rinvio la decisione di merito per una nuova valutazione sulla deducibilità dei costi.
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Operazioni inesistenti: la prova presuntiva è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prova presuntiva fornita dall'Agenzia delle Entrate, basata su ingenti debiti non documentati e prelievi in contanti, è sufficiente per accertare l'esistenza di operazioni inesistenti. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva svalutato tali prove basandosi su fatti relativi ad annualità precedenti, ribadendo che elementi indiziari gravi, precisi e concordanti non possono essere contraddetti da elementi logicamente slegati dalla contestazione in esame.
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Costi operazioni inesistenti: deducibilità totale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la piena deducibilità dei costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha stabilito che, sebbene l'operazione sia parte di un meccanismo fraudolento, il costo è interamente deducibile se il contribuente dimostra di averlo effettivamente sostenuto. L'onere di provare che una parte del costo sia una commissione non deducibile spetta all'Amministrazione Finanziaria, che non può basarsi su mere presunzioni.
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Motivazione apparente: sentenza annullata dalla Cassazione
L'Agenzia Fiscale contesta a una società la deduzione di premi a clienti. La Commissione Tributaria Regionale accoglie il ricorso della società, ma la Cassazione annulla la decisione per motivazione apparente. La sentenza di secondo grado non spiegava le ragioni logiche della sua decisione, limitandosi ad affermazioni generiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Fatture generiche: no alla deducibilità dei costi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità dei costi e la detrazione IVA non sono ammesse in presenza di fatture generiche che non specificano la natura e la quantità dei servizi. Nel caso di specie, relativo a servizi di trasporto, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva erroneamente applicato normative straniere a operazioni svolte in Italia, ribadendo che l'onere di provare la concretezza delle operazioni spetta al contribuente.
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Accertamento analitico induttivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30980/2025, si è pronunciata sulla legittimità di un accertamento analitico induttivo emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società di ristorazione. La Corte ha stabilito che, ai fini della validità dell'accertamento, è necessario che il giudice valuti tutti gli indizi (gravi, precisi e concordanti) nel loro complesso e non singolarmente. Annullando la decisione del giudice di secondo grado, la Cassazione ha chiarito che non si può smontare l'impianto presuntivo dell'Ufficio analizzando ogni elemento in modo isolato, invertendo così l'onere della prova a carico del contribuente.
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