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Art. 109 TUIR — Sezione Quinta Civile

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906 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Scheda carburante: obbligatoria per la deducibilità
Una società di costruzioni si è vista negare la deducibilità dei costi del gasolio per i mezzi di cantiere perché documentati solo con fatture. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19782/2024, ha stabilito che, per la normativa all'epoca vigente, la scheda carburante era l'unico strumento valido per la registrazione degli acquisti, non ammettendo l'equipollenza con le fatture, salvo eccezioni specifiche non riscontrate nel caso.
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Esenzione IVA trasporto persone: la Cassazione decide
La Cassazione conferma l'esenzione IVA trasporto persone per una società di trasporto marittimo, anche se il servizio ha finalità turistiche. Decisiva l'assenza di servizi aggiuntivi e l'applicazione retroattiva di una norma di interpretazione autentica. Tuttavia, il caso è rinviato per la valutazione della deducibilità di alcuni costi.
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Operazioni inesistenti: onere della prova in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19778/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria deve fornire elementi, anche indiziari, per dimostrare la fittizietà di un'operazione. Una volta fornita tale prova, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esecuzione della prestazione. La Corte ha specificato che, in caso di inesistenza oggettiva, la buona fede del contribuente è irrilevante ai fini della deducibilità dei costi. La sentenza di merito, che aveva erroneamente valorizzato la mancata prova della malafede del contribuente, è stata cassata con rinvio.
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Deducibilità costi: fatture generiche non bastano
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che per la deducibilità dei costi le fatture con descrizioni generiche non sono sufficienti a provare l'effettività e l'inerenza dell'operazione. In questi casi, l'onere probatorio ricade interamente sul contribuente, che deve fornire documentazione supplementare. La Corte ha inoltre precisato la natura sostanziale, e non meramente formale, delle violazioni per omessa autofatturazione. La sentenza di merito, carente di motivazione su diversi punti, è stata cassata con rinvio.
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Sponsorizzazioni fittizie: Cassazione nega deducibilità
Una società si è vista negare la deducibilità di costi per sponsorizzazioni sportive, ritenute dall'Agenzia delle Entrate operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, di fronte a gravi indizi di operazioni fittizie, spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dell'effettiva esecuzione delle prestazioni. La sola documentazione formale, come fatture e pagamenti, non è stata ritenuta sufficiente per superare le presunzioni di frode fiscale legate a sponsorizzazioni fittizie.
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Deducibilità sponsorizzazioni: la presunzione assoluta
Una società petrolifera si è vista negare la deducibilità dei costi di sponsorizzazione per una squadra sportiva dilettantistica, giudicati antieconomici. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per la deducibilità sponsorizzazioni sportive a favore di enti dilettantistici vige una presunzione legale assoluta. Se vengono rispettate determinate condizioni formali, la spesa è considerata pubblicitaria e deducibile, a prescindere da valutazioni sulla sua congruità o sul ritorno economico.
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Principio di competenza: quando tassare i bonus?
Una consulente finanziaria ha ricevuto anticipi su bonus provvigionali, subordinati al raggiungimento di obiettivi su 12 mesi. L'Amministrazione Finanziaria li ha tassati nell'anno di erogazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che, in base al principio di competenza, tali somme andavano tassate solo nell'anno in cui si è verificata la condizione, rendendo il reddito certo e determinabile, a prescindere dal momento del pagamento.
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Giudicato esterno: come blocca un accertamento
Una società impugnava un avviso di accertamento IRES. Nel frattempo, un'altra sentenza relativa a un accertamento "di secondo livello" emesso verso il gruppo consolidante, basato sulla medesima pretesa fiscale, diveniva definitiva. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, dichiarando inammissibile il ricorso della società. La Corte ha stabilito che il giudicato esterno formatosi sulla sentenza di secondo livello preclude l'esame nel merito della pretesa originaria, affermando un principio di efficacia riflessa tra i giudizi.
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Accertamenti bancari: la prova contro il Fisco
Un imprenditore nel settore del gioco legale è stato sottoposto ad accertamenti bancari che hanno portato a una rettifica del reddito. La Corte di Cassazione, accogliendo in parte i ricorsi, ha chiarito principi fondamentali sull'onere della prova a carico del contribuente, che deve essere analitico per ogni singola movimentazione. Ha inoltre stabilito che, a fronte di ricavi presunti da prelevamenti non giustificati, è possibile dedurre i costi in misura forfettaria, rinviando il caso a un nuovo esame.
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Accertamento induttivo puro: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo puro a carico di un'impresa con contabilità giudicata completamente inattendibile. La Corte ha stabilito che, in tali circostanze, l'Amministrazione Finanziaria può ricostruire il reddito basandosi anche su presunzioni semplici, come una percentuale di ricarico calcolata con media aritmetica. Il ricorso del contribuente è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, inammissibile in sede di legittimità, e non a contestare un errore di diritto.
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Costi di avviamento: quando sono capitalizzabili?
Una compagnia aerea capitalizzava i costi sostenuti per l'avvio di nuove rotte, includendo le spese per il personale, come costi di avviamento pluriennali. L'Agenzia delle Entrate contestava tale pratica, ritenendoli costi di esercizio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che i costi per retribuzioni e oneri similari devono essere dedotti per competenza nell'anno in cui sono sostenuti e non possono essere capitalizzati, in quanto non costituiscono oneri con utilità pluriennale. La sentenza di merito è stata cassata per errata applicazione dei principi contabili e fiscali.
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Fatture false: onere della prova e detraibilità IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 146/2026, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture false. La Corte ha ribadito che, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta all'Amministrazione finanziaria provare la consapevolezza della frode da parte del cessionario, anche tramite presunzioni. Una volta fornita tale prova, l'onere di dimostrare la propria buona fede e la massima diligenza passa al contribuente. Il ricorso è stato respinto, confermando la pretesa fiscale.
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Operazioni inesistenti: prova e omessa pronuncia
Una società impugnava un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza di secondo grado non per il merito della contestazione, ma per un vizio procedurale: i giudici d'appello avevano omesso di pronunciarsi su uno specifico motivo del ricorso relativo alla deducibilità di costi non documentati. La Corte ha ribadito i principi sull'onere della prova in materia di operazioni inesistenti, confermando che spetta all'Amministrazione finanziaria fornire indizi della fittizietà, e al contribuente la prova rigorosa della realtà dell'operazione. Il caso è stato rinviato al giudice di secondo grado per una nuova valutazione sul punto omesso.
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Fatture inesistenti e onere della prova: il verdetto
Una società impugnava un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha chiarito che, in tali casi, l'onere della prova della reale esistenza delle operazioni grava sul contribuente. La mera regolarità formale della contabilità e dei pagamenti non è sufficiente a superare gli indizi di fittizietà presentati dall'Amministrazione Finanziaria. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame basato su questi principi.
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Operazioni inesistenti: onere della prova del costo
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per costi indeducibili. Il caso riguarda fatture per operazioni inesistenti. La Corte ribadisce che l'onere di provare l'effettività del costo grava sul contribuente, mentre l'Amministrazione Finanziaria può dimostrarne la fittizietà anche tramite presunzioni. La sola esibizione della fattura e la prova del pagamento non sono sufficienti a superare gli elementi indiziari forniti dall'Agenzia delle Entrate.
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Onere della prova costi: la Cassazione decide
Un contribuente si vede respingere il ricorso per la deducibilità di alcuni costi. La Corte di Cassazione conferma che l'onere della prova costi spetta interamente al contribuente. In presenza di gravi indizi, come fatture generiche, inaffidabilità fiscale del fornitore e pagamenti in contanti per importi elevati, il contribuente deve fornire prove concrete e inequivocabili dell'effettività delle operazioni, altrimenti i costi vengono considerati indeducibili.
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Perdite su crediti: quando dedurle in caso di fallimento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava la corretta deduzione di perdite su crediti vantati da una società verso un debitore fallito. La Suprema Corte ha chiarito che esiste una 'finestra temporale' per la deduzione, che va dalla data della sentenza di fallimento fino al periodo d'imposta in cui il credito viene cancellato dal bilancio secondo i corretti principi contabili, confermando l'applicabilità retroattiva di tale principio.
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Prelievi soci: quando diventano ricavi in nero?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34372/2025, ha stabilito che i cospicui prelievi dei soci da una S.r.l., giustificati come 'acconto utili' ma di importo superiore ai profitti reali, costituiscono un artifizio contabile. Tali somme vengono legittimamente riqualificate dal Fisco come maggiori ricavi non dichiarati (utili extracontabili) per la società e, di conseguenza, come maggior reddito per i soci stessi. La mera iscrizione del prelievo come 'credito verso soci' non è sufficiente a evitare la tassazione.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Una società impugnava un avviso di accertamento fiscale. Durante il giudizio in Cassazione, aderiva alla definizione agevolata dei carichi (rottamazione quater). La Corte Suprema, ravvisando una sopravvenuta carenza di interesse, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, pronunciando l'inammissibilità del ricorso principale e assorbendo quello incidentale dell'Agenzia delle Entrate.
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Ricorso per saltum: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per saltum in materia tributaria, poiché proposto contro una sentenza di primo grado senza il necessario accordo tra le parti. Il ricorrente, che aveva impugnato un avviso di accertamento per costi inesistenti e IVA indebitamente detratta, è stato inoltre condannato per abuso del processo, avendo rifiutato la proposta di definizione accelerata del giudizio.
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