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Transazione — Anno 2022

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162 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Transazione

Provvedimenti

Transazione su beni comuni: serve l’unanimità o si demolisce
Un condomino aveva trasformato abusivamente parte del sottotetto e del tetto comune in una terrazza privata. Il Condominio ha chiesto la rimessione in pristino dello stato dei luoghi. L'erede del condomino si è opposta, sostenendo che un'assemblea condominiale avesse approvato un accordo transattivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede, confermando che la transazione su beni comuni richiede obbligatoriamente il consenso unanime di tutti i partecipanti al condominio, ai sensi dell'art. 1108 c.c. Di conseguenza, in mancanza dell'unanimità, l'accordo è nullo e l'erede deve demolire le opere abusive e ripristinare il tetto condominiale, oltre a pagare le spese legali.
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Consenso unanime dei condomini o la transazione sul tetto è nulla
Un condomino impugnava le delibere che gli imponevano di rimuovere alcune strutture dal tetto comune. L'erede del condomino sosteneva che la lite fosse stata risolta con un accordo transattivo successivo. La Corte d'Appello dichiarava nullo tale accordo perché non approvato da tutti i condomini. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che per le transazioni che hanno ad oggetto beni comuni è necessario il consenso unanime dei condomini. Di conseguenza, il ricorso dell'erede è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Incendio in affitto: la responsabilità da cose in custodia
Un incendio scoppiato in un appartamento in affitto ha danneggiato l'immobile dei vicini. I danneggiati hanno chiesto il risarcimento sia al proprietario sia all'inquilino. I giudici di merito hanno condannato entrambi in solido. Gli eredi del proprietario hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la colpa fosse esclusivamente dell'inquilino. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità da cose in custodia del proprietario. L'incendio è stato infatti causato da un difetto di costruzione e isolamento della canna fumaria, elemento strutturale che resta sotto la vigilanza del locatore, mentre l'inquilino risponde della cattiva manutenzione ordinaria. Vince la parte danneggiata, che mantiene il diritto al risarcimento.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo estingue il debito
Un Ente Pubblico ha proposto ricorso contro una società e un consorzio idrico. Nel corso del giudizio, la Regione ha proposto un accordo transattivo per regolare il debito, accettato dall'Ente Pubblico e dal Consorzio. A seguito dell'accordo, l'Ente Pubblico ha depositato l'atto di Rinuncia al ricorso in Cassazione, accettato dalle altre parti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese tra le parti, ponendo fine alla controversia in modo amichevole.
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Tassazione dell’accordo transattivo: il Fisco perde contro i soci
Una piccola azionista di una banca ha avviato una causa contro l'istituto per la violazione del proprio diritto di opzione durante un aumento di capitale. Prima della sentenza d'appello, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo: la socia ha rinunciato alla lite e al diritto di opzione in cambio di una somma proporzionata alle sue azioni. L'Agenzia delle Entrate pretendeva di applicare l'aliquota ordinaria sulle somme ricevute, qualificandole come compenso per un obbligo di non fare. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la tassazione dell'accordo transattivo deve seguire la natura del diritto originario. Trattandosi di rinuncia al diritto di opzione, la somma va tassata in modo agevolato come cessione di partecipazione societaria. L'Agenzia delle Entrate ha perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Tassazione delle somme da transazione: vittoria del socio sul fisco
Un socio di una banca ha contestato una delibera societaria che ledeva il suo diritto di opzione. La lite si è conclusa con un accordo transattivo: il socio ha rinunciato alla causa in cambio di una somma di denaro proporzionata alle sue azioni. L'Amministrazione Finanziaria voleva tassare questa somma con l'aliquota ordinaria più alta, considerandola come un compenso per un generico obbligo di non fare. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la tassazione delle somme da transazione deve seguire la natura del diritto originario. Poiché la somma compensava la perdita del diritto di opzione sulle azioni, si applica la tassazione separata agevolata al 12,5%. L'Agenzia delle Entrate ha perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che ferma la causa
Una società finanziaria ha richiesto il pagamento di somme e interessi a una società debitrice. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Il giorno prima dell'udienza, la società creditrice ha depositato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione a seguito di un accordo transattivo. Tuttavia, tale rinuncia non è stata notificata alla controparte. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto la rimessione della causa sul ruolo per consentire alla società debitrice di esprimersi sulla rinuncia e sulla regolamentazione delle spese di lite.
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Nuove prove in appello: la Cassazione salva i fideiussori
I Fideiussori di una società contestavano i saldi di conto corrente richiesti dalla Banca, opponendosi al decreto ingiuntivo. In secondo grado, i garanti presentavano una scrittura privata di transazione del 2008 che chiudeva ogni pendenza tra la società debitrice e l'istituto di credito. La Corte d'Appello dichiarava inammissibile il documento perché producibile già in primo grado. La Cassazione accoglie il ricorso dei Fideiussori: secondo la legge applicabile all'epoca, il giudice d'appello non poteva limitarsi a rifiutare il documento per il ritardo, ma doveva valutarne l'indispensabilità per la decisione. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame del merito, confermando l'importanza delle regole sulle nuove prove in appello.
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Imposta di registro: condanna batte accordo successivo
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un professionista il pagamento dell'imposta di registro in misura proporzionale (3%) sulla sentenza della Corte d'Appello che lo condannava al risarcimento dei danni per responsabilità professionale, annullando un precedente decreto ingiuntivo per parcelle. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che l'imposta dovesse applicarsi in misura fissa e lamentando la mancata integrazione del contraddittorio verso gli altri coobbligati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'obbligazione tributaria è solidale, escludendo il litisconsorzio necessario. Inoltre, poiché la sentenza contiene una condanna al risarcimento, si applica l'aliquota proporzionale del 3%, a nulla rilevando un successivo accordo transattivo tra le parti.
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Fisco contro leasing: la cessata materia del contendere
Un ente pubblico territoriale ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società di leasing per il pagamento della tassa automobilistica di veicoli concessi in locazione finanziaria a terzi. Dopo i primi gradi di giudizio favorevoli alla società, l'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per definire bonariamente la controversia. Di conseguenza, l'ente pubblico ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessata materia del contendere, disponendo la compensazione totale delle spese di giudizio tra le parti.
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Congelamento degli scatti di anzianità: l’azienda vince la causa
I dipendenti di una società partecipata dello Stato hanno chiesto l'adeguamento dello stipendio, contestando il blocco dei loro aumenti retributivi. La Corte d'Appello ha dato loro ragione, ritenendo illegittimo il provvedimento. La società ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il congelamento degli scatti di anzianità per il triennio 2011-2013 si applica anche ai dipendenti delle società pubbliche inserite nel conto economico consolidato dello Stato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente e ha respinto le richieste di aumento dei lavoratori.
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Rinuncia al ricorso tributario: l’accordo spegne lo scontro
Una Società di Riscossione comunale aveva notificato a una Contribuente alcuni avvisi di accertamento per il pagamento di Tosap e Tarsu su immobili ritenuti pubblici. La Contribuente ha contestato con successo le richieste nei primi gradi di giudizio. La Società di Riscossione ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la controversia. Di conseguenza, la Società di Riscossione ha presentato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso tributario, accettata e firmata anche dalla Contribuente e dal suo difensore. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese legali. Con questa decisione, la lite si chiude definitivamente senza vincitori né vinti sul piano giudiziario, ma con un accordo privato vincolante.
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Cessata materia del contendere: l’accordo che spegne la lite
Un gruppo di lavoratori ha impugnato la cessione dei propri contratti di lavoro da un'azienda a un'altra, chiedendo che venisse dichiarata l'illegittimità del trasferimento e qualificata come licenziamento. Dopo il rigetto nei primi gradi, i lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere bonariamente la controversia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cessata materia del contendere. L'accordo amichevole ha infatti fatto venire meno l'interesse delle parti a proseguire la battaglia legale. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Compenso professionale dell’avvocato: nessun taglio con l’accordo
Un'organizzazione religiosa ha impugnato per revocazione una precedente ordinanza di Cassazione relativa al compenso professionale dell'avvocato che l'aveva assistita in due cause concluse con una transazione. L'organizzazione sosteneva che la Corte fosse incorsa in errori di fatto nella valutazione delle prove e degli accordi sulle tariffe. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che le contestazioni sollevate non riguardavano un errore di percezione materiale (errore revocatorio), bensì valutazioni di diritto e di merito già esaminate. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha condannato l'organizzazione al pagamento delle spese processuali, ribadendo che il compenso professionale dell'avvocato in caso di transazione va calcolato sul valore iniziale della domanda e non sulla cifra dell'accordo transattivo.
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Contratto a tempo determinato: la Cassazione salva il lavoratore
Un autista ha lavorato per un'azienda tramite contratti di somministrazione e, successivamente, con un contratto a tempo determinato. Il lavoratore ha fatto causa chiedendo la trasformazione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato, contestando la genericità dei motivi dell'assunzione. La Corte d'Appello ha dichiarato fuori tempo massimo la richiesta sui primi contratti e inammissibile la contestazione sul secondo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che i termini per contestare i vecchi contratti erano stati prorogati dalla legge e che la contestazione sui motivi del nuovo contratto a tempo determinato non era una domanda nuova, ma una semplice precisazione della difesa. La causa dovrà quindi essere riesaminata.
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Cessazione della materia del contendere: la delibera che non muta
Un condomino impugna la delibera dell'assemblea che ha rifiutato la sua proposta di accordo per chiudere una lite. Successivamente, l'assemblea adotta una nuova delibera che conferma il rifiuto. Il condomino sostiene che la seconda decisione abbia sostituito la prima, chiedendo al giudice di dichiarare la cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la cessazione della materia del contendere si verifica solo se la nuova delibera modifica la precedente accogliendo le richieste del condomino, e non quando si limita a confermare la decisione precedente nello stesso senso.
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Rinuncia al ricorso: come l’accordo cancella la lite col Comune
Un Comune ha contestato la natura pertinenziale di un terreno di un contribuente, emettendo un accertamento ICI. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato. Di conseguenza, hanno depositato un atto di rinuncia congiunta. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese legali come concordato tra le parti. La vicenda dimostra come l'accordo transattivo possa estinguere definitivamente una lite fiscale pendente.
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Rinuncia al ricorso tributario: stop alla lite sul terreno ICI
Un contribuente impugna un avviso di accertamento ICI del Comune relativo a un terreno parzialmente edificabile, rivendicandone la natura pertinenziale. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il Comune propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo privato e depositano un atto di rinuncia congiunta. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, dichiara l'estinzione del processo per rinuncia al ricorso tributario e compensa le spese di lite tra le parti, chiudendo definitivamente la controversia senza entrare nel merito della natura del terreno.
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Rovina di edificio: accordo tra le parti ferma la Cassazione
Un Condominio subisce danni a causa dei lavori di demolizione e ricostruzione eseguiti sull'immobile adiacente, di proprietà di una Società. Il Condominio richiede il risarcimento dei danni. In appello, i giudici riconoscono la responsabilità della Società proprietaria per rovina di edificio ai sensi dell'articolo 2053 del Codice Civile. La Società propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo amichevole. La Società deposita quindi la formale rinuncia agli atti del giudizio, regolarmente accettata dal Condominio. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, dichiara l'estinzione del procedimento senza alcuna condanna alle spese di lite.
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Vincolo pertinenziale della terrazza e spese di ricostruzione
La Proprietaria dei Sottostanti impugna la decisione che riconosce alla Proprietaria del Piano Superiore l'uso esclusivo dell'intera terrazza di copertura, considerata pertinenza del suo appartamento. La ricorrente sosteneva che una parte della terrazza non fosse inclusa in un vecchio accordo transattivo del 1989, essendo stata acquistata solo successivamente nel 1991. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il vincolo pertinenziale della terrazza sull'intero bene era già stato accertato con sentenze passate in giudicato, rendendo irrilevante l'interpretazione del solo accordo del 1989, citato dai giudici d'appello solo come argomento aggiuntivo. Di conseguenza, la Proprietaria dei Sottostanti perde la causa e deve farsi carico delle spese di ricostruzione della porzione crollata e delle spese legali.
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