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Congelamento degli scatti di anzianità: l’azienda vince la causa

I dipendenti di una società partecipata dello Stato hanno chiesto l’adeguamento dello stipendio, contestando il blocco dei loro aumenti retributivi. La Corte d’Appello ha dato loro ragione, ritenendo illegittimo il provvedimento. La società ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il congelamento degli scatti di anzianità per il triennio 2011-2013 si applica anche ai dipendenti delle società pubbliche inserite nel conto economico consolidato dello Stato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione precedente e ha respinto le richieste di aumento dei lavoratori.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 6130 Anno 2022
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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il congelamento degli scatti di anzianità nelle società pubbliche

La gestione degli stipendi nel settore pubblico risponde spesso a esigenze di bilancio statale. Molti dipendenti si chiedono se i limiti di spesa valgano anche per le aziende controllate dallo Stato. La Corte di Cassazione ha chiarito questo aspetto con una importante ordinanza. I giudici hanno confermato la piena legittimità del congelamento degli scatti di anzianità per il personale delle società partecipate pubbliche inserite nel conto economico consolidato dello Stato. Questa misura di contenimento della spesa colpisce direttamente i lavoratori di enti e società che, pur avendo una forma societaria privata, gestiscono risorse pubbliche.

La vicenda: lo scontro tra lavoratori e azienda

Un gruppo di lavoratori di una nota società per azioni interamente controllata dallo Stato ha avviato una causa legale. I dipendenti pretendevano l’adeguamento della propria retribuzione. Essi contestavano il blocco degli aumenti periodici dello stipendio stabilito dalle leggi nazionali di contenimento della spesa. Inizialmente, i giudici di merito hanno accolto la domanda dei lavoratori. La Corte d’Appello ha ritenuto illegittima la circolare ministeriale che disponeva il blocco dei pagamenti. Di conseguenza, i giudici di secondo grado hanno condannato l’azienda a pagare le differenze retributive maturate. L’azienda ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la corretta applicazione delle norme sul risparmio pubblico.

L’estensione delle misure di contenimento della spesa

La controversia ruota attorno all’applicazione delle leggi sul contenimento della spesa pubblica introdotte nel duemiladieci. Queste norme impongono un limite invalicabile ai trattamenti economici dei dipendenti pubblici. Il legislatore ha stabilito che la retribuzione ordinaria non possa superare i livelli del duemiladieci. Il blocco opera per un preciso arco temporale e impedisce la maturazione di incrementi economici legati all’anzianità di servizio. L’azienda pubblica ha dimostrato la propria natura di ente inserito nell’elenco delle amministrazioni pubbliche redatto dall’Istituto Nazionale di Statistica. Per questo motivo, l’amministrazione aziendale ha applicato le restrizioni economiche a tutto il proprio personale.

Le motivazioni della decisione sul congelamento degli scatti di anzianità

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda con motivazioni chiare e lineari. I giudici di legittimità hanno richiamato i propri precedenti orientamenti in materia di pubblico impiego contrattualizzato. La legge prevede il congelamento degli scatti di anzianità e delle progressioni di carriera come misura generale di razionalizzazione finanziaria. Questa limitazione non si applica solo alle amministrazioni statali in senso stretto. La norma si estende a tutti gli enti che rientrano nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione. La società partecipata in questione appartiene interamente allo Stato e figura in questo elenco ufficiale. Pertanto, i suoi dipendenti devono subire gli stessi sacrifici economici previsti per i dipendenti pubblici. I giudici hanno escluso qualsiasi possibilità di recupero successivo degli aumenti non percepiti durante il periodo di blocco. La temporanea sospensione degli incrementi retributivi risponde a un interesse pubblico superiore di stabilità economica.

Le conclusioni sul blocco dei trattamenti retributivi

La Suprema Corte ha cassato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello. Questo significa che i giudici hanno deciso direttamente la causa nel merito, senza disporre un nuovo processo. La Corte ha rigettato definitivamente le domande di aumento retributivo avanzate dai lavoratori. L’azienda vince la causa e non deve pagare alcun arretrato a titolo di scatti di anzianità per il periodo contestato. Un solo lavoratore ha evitato gli effetti della decisione grazie a un accordo transattivo firmato in sede sindacale prima della sentenza. Per tutti gli altri dipendenti, la richiesta di adeguamento dello stipendio è stata respinta. La Cassazione ha compensato le spese di giudizio tra le parti a causa del progressivo mutamento degli orientamenti giurisprudenziali nel tempo.

Il blocco degli scatti di anzianità si applica alle società partecipate dallo Stato?
Sì, se la società partecipata è inserita nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione individuato dall’ISTAT, si applicano le norme di contenimento della spesa pubblica.

I dipendenti possono recuperare gli aumenti congelati dopo la fine del blocco?
No, la legge e la giurisprudenza escludono la possibilità di recuperare gli incrementi retributivi persi durante il periodo di congelamento.

Cosa succede se un lavoratore firma un accordo transattivo prima della sentenza?
Se il lavoratore e l’azienda firmano una conciliazione in sede sindacale, la causa si estingue per cessata materia del contendere e la sentenza non produce effetti su di lui.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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