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Silenzio Rifiuto — Anno 2023

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581 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Silenzio Rifiuto

Provvedimenti

Ordine di demolizione: il silenzio-assenso non salva l’abuso
Una cittadina ha chiesto di sospendere l'ordine di demolizione di un immobile abusivo a Ischia, sostenendo di aver ottenuto un'autorizzazione paesaggistica dal Comune tramite silenzio-assenso e che la demolizione violasse il principio di proporzionalità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per il condono edilizio di opere in aree vincolate il silenzio della Soprintendenza equivale a silenzio-rifiuto e non a consenso. Inoltre, l'immobile non era ultimato entro i termini di legge (31 dicembre 1993) e la proprietaria non ha dimostrato alcun impegno concreto nel cercare un'abitazione alternativa nei venticinque anni trascorsi dall'ordine originario. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido ed efficace.
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Tassazione agevolata previdenza complementare: no ai vecchi fondi
Il Pensionato ha richiesto il rimborso delle maggiori trattenute IRPEF applicate sulla propria pensione integrativa dall'Ente Previdenziale. Il Pensionato sosteneva il diritto all'applicazione della tassazione agevolata previdenza complementare con aliquota al 15%. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, impugnando la decisione favorevole dei giudici di merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la tassazione agevolata previdenza complementare, introdotta nel 2007, non si applica ai vecchi iscritti di fondi soppressi in precedenza. Nel caso specifico, il fondo integrativo era stato soppresso nel 1999, e i relativi montanti si erano interamente accumulati prima del 2007. Di conseguenza, il Pensionato perde la causa e non ha diritto al rimborso delle imposte.
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Onere della prova nel rimborso tributario: Fisco inerte ma vince
Un'azienda assicuratrice ha richiesto il rimborso di un credito d'imposta IRPEG. Di fronte al silenzio-rifiuto dell'Amministrazione finanziaria, la contribuente ha avviato un contenzioso. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo che l'ufficio non potesse richiedere documenti tardivamente o già in suo possesso. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che nei giudizi di rimborso l'onere della prova nel rimborso tributario spetta interamente al contribuente. Quest'ultimo agisce come attore sostanziale e deve dimostrare i fatti costitutivi del credito. La richiesta di documenti da parte dell'ufficio rappresenta un invito alla collaborazione e non viola lo Statuto del Contribuente, a meno che il cittadino non provi che i documenti erano già in possesso del fisco. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Inerenza dei costi d’impresa: il Fisco perde contro l’azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la deducibilità di un costo sostenuto da un'azienda per un patto di non concorrenza quinquennale, stipulato in occasione del subentro in un'attività di gestione rifiuti. L'ufficio riteneva che il costo non fosse deducibile per difetto di inerenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando il diritto al rimborso per la società contribuente. I giudici hanno chiarito che l'inerenza dei costi d'impresa non richiede una correlazione diretta e meccanica tra la singola spesa e uno specifico ricavo. È invece sufficiente che il costo sia riferibile all'attività d'impresa nel suo complesso e sia potenzialmente idoneo a produrre utili futuri.
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Termine breve di impugnazione: il Fisco perde per un giorno di ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della CTR Puglia che riconosceva a una Società il diritto al rimborso di un credito IVA del 2008. La Società ha eccepito l'inammissibilità del ricorso per il mancato rispetto del termine breve di impugnazione. La sentenza d'appello era stata infatti notificata all'Amministrazione via PEC il 3 giugno 2021, fissando la scadenza per il ricorso al 2 settembre 2021. L'Agenzia delle Entrate ha notificato il proprio ricorso solo il 3 settembre 2021, con un giorno di ritardo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la vittoria della Società e condannando l'Amministrazione al pagamento delle spese processuali.
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Rimborso IRPEF su pensioni indebite: il Fisco nega, la Corte frena
Il Contribuente ha richiesto il rimborso IRPEF per le ritenute subite su somme restituite all'INPS, in quanto relative a un trattamento pensionistico non spettante. A fronte del silenzio rifiuto dell'Amministrazione finanziaria, il Contribuente ha fatto ricorso, ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la violazione delle norme del TUIR sulla deducibilità delle somme restituite. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la complessità della questione sul rimborso IRPEF su pensioni indebite, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico.
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Rimborso parziale d’imposta: se non impugni subito perdi tutto
Una società contribuente ha richiesto il rimborso del credito IVA e dei relativi interessi. L'Amministrazione Finanziaria ha pagato il capitale e solo una parte degli interessi. La società non ha impugnato questo provvedimento entro sessanta giorni, ma ha successivamente presentato una nuova istanza per ottenere la parte restante. Ricevuto un esplicito diniego, lo ha impugnato in giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimborso parziale d'imposta non contestato tempestivamente equivale a un rifiuto implicito definitivo. Di conseguenza, la seconda richiesta e il successivo diniego costituiscono solo un atto confermativo non autonomamente impugnabile. Il ricorso originario della società è stato quindi dichiarato inammissibile, segnando la vittoria dell'Amministrazione Finanziaria.
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Giudizio di ottemperanza: sì al rimborso ma con limiti di spesa
Un contribuente, colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia, ha richiesto il rimborso del 90% dell'IRPEF versata. Dopo aver ottenuto ragione nei primi gradi di giudizio, ha avviato un giudizio di ottemperanza per costringere l'Agenzia delle Entrate al pagamento. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la sentenza non fosse di condanna e che occorresse applicare i limiti di spesa previsti dalle leggi speciali sui rimborsi post-sisma. La Suprema Corte ha chiarito che la sentenza di rimborso ha valore di condanna, rendendo legittimo il giudizio di ottemperanza. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Agenzia poiché il giudice di merito ha ignorato le norme speciali sui tetti di spesa e sulla ripartizione dei fondi. La causa è stata rinviata per ricalcolare le modalità di pagamento.
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Rimborso d’imposta: l’onere della prova spetta al cittadino
Una società assicurativa ha richiesto il rimborso d'imposta IRPEG presentando un'istanza su cui si è formato il silenzio-rifiuto dell'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nei giudizi per il rimborso d'imposta, il contribuente assume il ruolo di attore in senso sostanziale. Di conseguenza, spetta interamente a lui l'onere di provare i fatti costitutivi del diritto vantato, producendo la documentazione necessaria, come le certificazioni delle ritenute d'acconto. La Corte ha chiarito che il divieto per il fisco di richiedere documenti già in suo possesso non esonera il contribuente da tale onere probatorio, a meno che non dimostri che l'ufficio possieda già con certezza tali atti o che gli siano stati precedentemente trasmessi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Litispendenza tributaria: notifica contro deposito per i termini
Un contribuente ha chiesto il rimborso dell'IVA per gli anni 1991 e 1992. A seguito del silenzio rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria, ha presentato ricorso. La CTR ha ritenuto tardivo l'appello dell'Ufficio, calcolando i termini dalla data di deposito del ricorso originario. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, stabilendo che la litispendenza tributaria si determina con la notifica del ricorso e non con il suo successivo deposito. Poiché la notifica era avvenuta prima dell'entrata in vigore della riforma del 2009, si applicavano i vecchi termini di impugnazione, più lunghi. Di conseguenza, l'appello dell'Ufficio era tempestivo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rimborso ritenute su interessi: la Cassazione batte il Fisco
Una società madre con sede in Svizzera ha richiesto il rimborso ritenute su interessi attivi pagati dalle sue controllate italiane negli anni 2007 e 2008. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto il silenzio-rifiuto, confermato dai giudici di merito che pretendevano la prova della tassazione effettiva degli interessi in Svizzera. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che, in base all'Accordo tra Comunità Europea e Svizzera del 2004, per ottenere l'esenzione o il rimborso è sufficiente il generico assoggettamento della società estera alle imposte sui redditi nel proprio Paese. Non è invece necessaria la prova della tassazione concreta dei singoli interessi ricevuti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha deciso la causa nel merito, accogliendo la domanda di rimborso della società.
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Condono fiscale e rimborso tributi: i crediti restano vivi
Una banca ha impugnato il silenzio rifiuto su istanze di rimborso IRPEG e ILOR per l'anno 1983 e un avviso di accertamento per lo stesso periodo. Nel corso del giudizio, l'istituto ha aderito alla definizione agevolata per l'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che il condono fiscale e rimborso tributi viaggiano su binari diversi: l'adesione alla sanatoria estingue i debiti verso l'Erario ma non cancella il diritto del contribuente a chiedere i rimborsi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sul rimborso poiché i giudici di merito hanno fornito motivazioni del tutto generiche e insufficienti sulla deducibilità di costi e interessi. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Puglia.
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Rimborso imposte sisma 1990: stop della Cassazione per le imprese
Un contribuente, titolare di un'attività economica colpita dal terremoto del 1990 in Sicilia, ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte IRPEF e ILOR versate per gli anni 1990 e 1991. L'Amministrazione Finanziaria si è opposta, sostenendo che l'agevolazione non potesse essere concessa automaticamente a chi svolge attività d'impresa senza verificare il rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che per le imprese il rimborso imposte sisma 1990 è subordinato alla verifica del rispetto della regola de minimis o alla prova di un nesso diretto tra il danno subito e l'aiuto richiesto. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per effettuare questi accertamenti.
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Tassazione agevolata pensione integrativa: no al rimborso
Una pensionata, ex dipendente pubblica, ha richiesto il rimborso delle maggiori ritenute IRPEF applicate sulla sua pensione integrativa, invocando la tassazione agevolata pensione integrativa introdotta nel 2007. L'ente impositore ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che il nuovo regime fiscale di favore non si applica ai vecchi iscritti per i montanti accumulati prima del 1° gennaio 2007. Poiché il fondo integrativo in questione era stato soppresso nel 1999, tutte le somme erano maturate prima di tale data. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato definitivamente la domanda di rimborso della contribuente, che è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Rimborso imposte sisma 1990: l’autocertificazione non basta
Un lavoratore autonomo colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia ha chiesto il rimborso del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio. I giudici di secondo grado hanno accolto la domanda del contribuente, ritenendo sufficiente una sua autocertificazione per dimostrare il rispetto dei limiti europei sugli aiuti di Stato (regime de minimis). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che, in tema di rimborso imposte sisma 1990, l'autocertificazione non ha alcun valore di prova nel processo tributario. Spetta sempre al contribuente dimostrare rigorosamente i presupposti del diritto al rimborso, compreso il rispetto del limite massimo degli aiuti ricevuti nel triennio, senza potersi limitare a una semplice dichiarazione sostitutiva.
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Rimborso IRPEF su TFR: il Fisco vince sulla scadenza dei buoni
Una lavoratrice ha ricevuto parte del proprio trattamento di fine rapporto tramite buoni postali fruttiferi. Successivamente, ha presentato un'istanza di rimborso per la maggiore imposta versata, ritenendo che il termine di decadenza di quarantotto mesi decorresse dal momento dell'incasso dei buoni. L'Agenzia delle Entrate ha eccepito la tardività della richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il termine per chiedere il Rimborso IRPEF su TFR decorre dal giorno in cui il datore di lavoro effettua le trattenute fiscali, e non dalla successiva data di riscossione dei titoli. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della contribuente è stata definitivamente respinta in quanto tardiva.
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Tassazione della pensione privilegiata: negato il rimborso IRPEF
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro la decisione che riconosceva a un ex dipendente pubblico il rimborso dell'IRPEF trattenuta sull'indennità una tantum per equo indennizzo, erogata a titolo di pensione privilegiata per infermità da causa di servizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la tassazione della pensione privilegiata ordinaria è pienamente legittima. Tali somme non sono esenti da imposte dirette, poiché non assimilabili alle pensioni di guerra o di invalidità di leva. Esse costituiscono una forma di retribuzione differita e, pertanto, sono soggette a IRPEF. Di conseguenza, la richiesta di rimborso del contribuente è stata definitivamente respinta.
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Istanza di rimborso generica: il silenzio del Fisco non è rifiuto
Un pensionato ha chiesto all'ente pensionistico e all'Agenzia delle Entrate i dati sulle trattenute subite per poi calcolare un rimborso sulle tasse della pensione integrativa. Non ricevendo risposta, ha fatto ricorso contro il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che un'istanza di rimborso generica, priva dell'indicazione esatta delle somme richieste e dei dettagli dei versamenti, non è valida. Di conseguenza, non può formarsi un silenzio-rifiuto impugnabile davanti al giudice tributario. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso originario del contribuente, che perde la causa e deve pagare le spese del giudizio di legittimità.
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Autonoma organizzazione IRAP: collaborazioni minime, fisco ko
Un avvocato ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata tra il 2008 e il 2012, sostenendo l'assenza del presupposto dell'autonoma organizzazione IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso e la Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al Fisco, ritenendo che le collaborazioni con altri professionisti, sebbene inferiori al 10% del reddito dell'avvocato, avessero comunque potenziato la sua attività. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che la bassa percentuale dei compensi pagati a terzi deve essere valutata concretamente per verificare se costituisca davvero un'autonoma organizzazione IRAP. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Rimborso imposte sisma 1990: vince il lavoratore contro il fisco
I Lavoratori hanno richiesto il rimborso delle imposte versate in eccesso per il triennio 1990-1992, in seguito al terremoto del 1990 in Sicilia. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto il silenzio rifiuto. La CTR ha negato il diritto ritenendo che i contribuenti non avessero provato l'effettivo versamento delle ritenute da parte del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Lavoratori, stabilendo che il diritto al rimborso imposte sisma 1990 spetta al lavoratore (sostituito) che ha subito le trattenute, a prescindere dall'effettivo versamento da parte del datore di lavoro. La Cassazione ha cassato la sentenza per difetto di motivazione, rinviando la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado.
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