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Silenzio Rifiuto — Anno 2023

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581 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Silenzio Rifiuto

Provvedimenti

Rimborso delle imposte sul reddito: negato se manca il danno reale
Due soci esercitano il diritto di recesso da una società per azioni. La società liquida le loro quote e trattiene una ritenuta d'acconto del 12,5%, qualificando le somme come reddito di capitale. I soci versano la provvista e poi presentano istanza di rimborso all'Erario, sostenendo che le somme andassero tassate come redditi diversi. Formatosi il silenzio-rifiuto, i contribuenti ricorrono in giudizio. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per difetto di interesse. La Corte stabilisce che, in tema di rimborso delle imposte sul reddito, spetta al contribuente dimostrare che la diversa qualificazione del reddito avrebbe comportato una tassazione meno gravosa o inesistente. La semplice contestazione della categoria reddituale, senza prova di un reale danno economico, non dà diritto al rimborso.
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Tassazione dei bonus dei dirigenti: fisso contro variabile
Un dirigente del settore finanziario ha chiesto il rimborso dell'addizionale Irpef del 10% trattenuta sui suoi compensi variabili negli anni 2014 e 2016. Il contribuente sosteneva che la tassa non fosse dovuta perché i premi non superavano il triplo della sua retribuzione fissa. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, ritenendo che la legge avesse ampliato la platea dei soggetti colpiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, stabilendo che la tassazione dei bonus dei dirigenti si applica sull'intero ammontare della quota variabile che eccede la retribuzione fissa, a prescindere dal superamento della soglia del triplo. Il dirigente perde la causa e deve pagare le spese.
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Tassazione previdenza complementare: no sconti sull’una tantum
Un ex dipendente bancario ha chiesto il rimborso dell'IRPEF trattenuta sulla liquidazione in un'unica soluzione (una tantum) ricevuta dal fondo di previdenza complementare aziendale in liquidazione. Il contribuente sosteneva che l'importo dovesse beneficiare dell'abbattimento della base imponibile e della detrazione del 12,50%. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la tassazione previdenza complementare per i pagamenti in unica soluzione non prevede l'abbattimento del 12,50%, riservato solo alle rendite periodiche. Inoltre, i contributi versati non sono deducibili se non imposti per legge. Di conseguenza, la richiesta di rimborso è stata definitivamente respinta.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: scontro sul rimborso IRES
L'Azienda ha richiesto il rimborso dell'IRES per gli anni 2011, 2012 e 2013, sostenendo di aver effettuato investimenti ambientali nel 2010 idonei a beneficiare dell'agevolazione Tremonti Ambiente. Inizialmente l'agevolazione non era stata richiesta per il timore di incompatibilità con il Conto Energia, ma l'istanza è stata presentata successivamente tramite dichiarazioni integrative. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. Dopo le decisioni dei giudici di merito favorevoli all'Azienda, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la spettanza del beneficio per la vendita dell'energia sul mercato anziché per l'autoconsumo. La Suprema Corte, rilevando la complessità della questione e l'esistenza di precedenti specifici, ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico.
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Rimborso IRPEF pensione militare: il diritto si perde dopo 48 mesi
Un pensionato militare ha chiesto il rimborso IRPEF pensione militare per le somme trattenute sulla sua pensione privilegiata ordinaria tabellare per le annualità successive al 1991. L'Agenzia delle Entrate ha concesso il rimborso solo per gli anni dal 2011 al 2014, eccependo la decadenza per i periodi precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che, sebbene tale pensione sia esente da tasse per la sua natura risarcitoria, il diritto al recupero delle somme trattenute per errore non è automatico. Il contribuente deve presentare una formale istanza entro il termine di decadenza di 48 mesi previsto dalla legge. Di conseguenza, il pensionato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Rimborso imposte retroattivo: il bilancio certificato batte il fisco
Un'azienda metalmeccanica accantona a bilancio nel 1987 una somma rilevante nel fondo oscillazione cambi, pagando le relative imposte poiché la legge dell'epoca non ne consentiva la deduzione. Successivamente, una nuova legge introduce la deducibilità retroattiva di tali accantonamenti. L'Azienda presenta quindi una tempestiva istanza per ottenere il rimborso imposte retroattivo, rettificando la propria dichiarazione. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, sostenendo la tardività dell'istanza e la mancanza di prove analitiche sui singoli tassi di cambio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del fisco. I giudici stabiliscono che il bilancio certificato fa piena prova e che l'istanza di rimborso è idonea a rendere la dichiarazione conforme alla nuova legge favorevole. L'Azienda vince definitivamente, ottenendo il rimborso e la condanna del fisco al pagamento delle spese legali.
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Rimborso IRPEF sisma: lo Stato deve pagare anche senza fondi
Gli eredi di un contribuente colpito dal terremoto in Sicilia del 1990 hanno richiesto il rimborso IRPEF sisma delle imposte versate nel triennio 1990-1992. Nonostante una sentenza definitiva avesse riconosciuto il loro diritto all'intero rimborso, l'Agenzia delle Entrate ha versato solo il 50%, invocando i limiti di bilancio dello Stato. Il giudice dell'ottemperanza ha inizialmente dato ragione al fisco. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che i limiti di spesa pubblica non possono cancellare un credito già accertato da una sentenza definitiva. Il giudice dell'esecuzione deve quindi attivare tutti gli strumenti necessari, inclusa la nomina di un commissario ad acta, per garantire il pagamento integrale del debito.
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Rimborso imposte sisma: no all’automatismo per i professionisti
Un lavoratore autonomo, colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia, ha chiesto il rimborso del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate non ha risposto, generando un silenzio-rifiuto. I giudici di merito hanno accolto la domanda del contribuente. La Corte di Cassazione ha però accolto il ricorso dell'ufficio finanziario. La Corte ha stabilito che la disciplina sul rimborso imposte sisma per i lavoratori autonomi, assimilati alle imprese dal diritto europeo, non è automatica. Anche se la somma richiesta è modesta, il contribuente deve dimostrare il rispetto dei limiti previsti dal regolamento europeo sugli aiuti di Stato di modesta entità. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare questi requisiti.
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Doppia imposizione internazionale: pensionata batte il Fisco
Una pensionata italiana trasferitasi in Portogallo ha chiesto il rimborso dell'IRPEF trattenuta dall'INPS sulla sua pensione, invocando la Convenzione bilaterale contro la doppia imposizione internazionale. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che la pensione fosse esente in Portogallo e che mancassero le prove della reale residenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che per evitare la doppia imposizione internazionale è sufficiente il potenziale assoggettamento alle imposte nello Stato di residenza, a prescindere dall'effettivo prelievo fiscale. Inoltre, la contribuente ha ampiamente dimostrato la sua residenza all'estero per oltre 183 giorni tramite l'iscrizione all'AIRE, il contratto di affitto a Porto e le certificazioni delle autorità portoghesi. La pensionata ottiene così il definitivo rimborso delle somme trattenute e la condanna del Fisco alle spese.
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Rimborso IRPEF risarcimento danni: il Fisco cede al precario
Il caso riguarda un dipendente pubblico che ha ottenuto un indennizzo per l'illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato. Sulle somme erogate erano state applicate ritenute fiscali. Il contribuente ha quindi richiesto il rimborso IRPEF risarcimento danni, sostenendo la natura non tassabile della somma ricevuta. Dopo il silenzio-rifiuto dell'amministrazione e i rigetti nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha annullato in autotutela il proprio diniego, accogliendo la richiesta di rimborso del contribuente. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, confermando la vittoria sostanziale del lavoratore.
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Fisco: no al maggior danno da svalutazione monetaria automatico
Un istituto bancario ha richiesto il rimborso di un credito IVA, pretendendo anche il maggior danno da svalutazione monetaria per il ritardo nel pagamento. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto la domanda, ritenendo che la natura di banca del creditore bastasse a dimostrare l'uso inflattivo del denaro e applicando il principio di non contestazione. L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il maggior danno da svalutazione monetaria nei rimborsi tributari non può essere riconosciuto in via automatica o astratta solo in base alla natura del creditore. È necessaria una prova, anche presuntiva, del danno effettivo. Inoltre, ha chiarito che il principio di non contestazione non si applica se la richiesta iniziale era generica. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Addizionale Irpef sui bonus: colpiti anche i manager non vigilati
Un dirigente di una società di consulenza finanziaria ha impugnato il rifiuto al rimborso dell'addizionale Irpef sui bonus versata nel 2013. Il ricorrente sosteneva che la società non appartenesse al settore finanziario e che il bonus non superasse il triplo della retribuzione fissa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la nozione di settore finanziario ha un'accezione ampia e include le società di consulenza societaria e finanziaria, anche se non vigilate dalla Banca d'Italia. Inoltre, con l'introduzione del comma 2-bis all'art. 33 del D.L. 78/2010, per i compensi erogati dopo il 17 luglio 2011, l'addizionale del 10% si applica sull'intera quota di bonus che eccede la parte fissa della retribuzione, senza che sia più necessario il superamento della soglia del triplo.
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Silenzio-rifiuto istanza di rimborso: no al ricorso se generica
Il Contribuente ha presentato un'istanza all'INPS per ottenere la certificazione delle imposte trattenute sulla propria pensione integrativa, inviandola anche all'Agenzia delle Entrate senza però specificare le somme esatte di cui chiedeva la restituzione. Di fronte al silenzio dell'amministrazione finanziaria, il cittadino ha proposto ricorso ritenendo configurato un silenzio-rifiuto istanza di rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che una richiesta generica e priva dell'indicazione precisa degli importi e dei versamenti non è idonea a far decorrere il silenzio-rifiuto impugnabile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato senza rinvio la sentenza d'appello favorevole al contribuente, dichiarando la causa improponibile e condannando quest'ultimo al pagamento delle spese di legittimità.
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Regime detentivo speciale: sicurezza batte vizi di forma
Il Tribunale di sorveglianza ha confermato la proroga del regime detentivo speciale per un detenuto di spicco della criminalità organizzata, rigettando anche il reclamo contro il silenzio-rifiuto sull'istanza di revoca anticipata. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza di motivazione e la violazione del contraddittorio per l'acquisizione tardiva di una relazione penitenziaria senza il coinvolgimento della difesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reclamo sul silenzio-rifiuto era meramente ripetitivo e che la relazione tardiva non ha influito sulla decisione. La proroga del regime detentivo speciale resta valida poiché fondata sull'elevata pericolosità del soggetto e sulla perdurante operatività del clan mafioso di appartenenza, elementi che giustificano il rigido isolamento per impedire collegamenti con l'esterno.
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Doppia imposizione internazionale: il fisco perde contro il cittadino
Un cittadino britannico ha richiesto il rimborso del credito d'imposta sui dividendi distribuiti da una società italiana nel 1998, invocando la convenzione contro la doppia imposizione internazionale tra Italia e Regno Unito. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso tramite silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando il diritto del contribuente al rimborso. I giudici hanno stabilito che la documentazione dell'ufficio fiscale inglese provava l'effettivo assoggettamento a tassazione dei dividendi nel Regno Unito. Inoltre, l'amministrazione finanziaria non aveva tempestivamente impugnato la questione della residenza fiscale nei gradi precedenti. Di conseguenza, il fisco è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, confermando la vittoria del cittadino straniero.
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Esenzione IRPEF: il Fisco vince sui contributi di formazione
Una contribuente ha chiesto il rimborso delle tasse pagate nel 2004 su contributi regionali ricevuti per la formazione all'autoimpiego. La donna riteneva che tali somme fossero esenti, equiparandole a borse di studio. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. I giudici di merito hanno inizialmente dato ragione alla donna. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha chiarito che la legge regionale che ha introdotto l'esenzione è entrata in vigore solo a fine 2004 e non ha valore retroattivo. Di conseguenza, per l'anno d'imposta 2004 non spetta alcuna esenzione IRPEF e le somme ricevute devono essere interamente tassate come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente.
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Rimborso dell’euroritenuta: il Fisco perde in Cassazione
Un contribuente ha aderito alla procedura di collaborazione volontaria per regolarizzare i capitali detenuti in Svizzera tra il 2010 e il 2013. Su tali somme era già stata applicata la trattenuta fiscale estera. L'Agenzia delle Entrate ha preteso le imposte piene senza scomputare questa somma. Il contribuente ha quindi richiesto il rimborso dell'euroritenuta, ma l'amministrazione ha opposto un silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, stabilendo che il contribuente ha pieno diritto al rimborso. Il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulle rigide regole nazionali, garantendo la restituzione delle imposte già pagate all'estero anche in caso di regolarizzazione tardiva.
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Voluntary disclosure: il Fisco deve rimborsare le tasse estere
Un contribuente ha aderito alla procedura di Voluntary disclosure per regolarizzare i capitali detenuti in Svizzera tra il 2010 e il 2013. Durante tali anni, la banca svizzera aveva applicato l'euroritenuta sui rendimenti. L'Agenzia delle Entrate ha preteso il pagamento delle imposte in Italia senza scomputare la tassa estera. Il contribuente ha pagato per ottenere i benefici della sanatoria, ma ha poi richiesto il rimborso dell'euroritenuta. Di fronte al silenzio rifiuto del Fisco, ha promosso ricorso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che l'adesione alla collaborazione volontaria non fa perdere il diritto al rimborso delle imposte già pagate all'estero, poiché il divieto di doppia imposizione prevale sui limiti formali interni.
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Tassazione indennità chilometrica: il fisco perde contro il medico
Un medico specialista convenzionato con l'ASL ha chiesto il rimborso dell'IRPEF trattenuta sulle somme ricevute a titolo di indennità chilometrica e rimborso spese per gli spostamenti in ambulatori esterni. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, ritenendo tali somme tassabili come reddito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la tassazione indennità chilometrica non si applica a questi rimborsi. Essendo calcolati in base ai chilometri percorsi e al costo del carburante, essi hanno natura puramente restitutoria e non retributiva. Di conseguenza, tali somme non costituiscono reddito imponibile per il lavoratore. Vince il medico, che ha diritto al rimborso delle imposte indebitamente trattenute.
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Rimborso euroritenuta: il Fisco perde contro la voluntary
Il Contribuente ha aderito alla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) per regolarizzare i capitali detenuti in Svizzera nel 2013. L'Amministrazione Finanziaria ha preteso il pagamento delle imposte senza scomputare l'imposta già trattenuta all'estero. Il Contribuente ha quindi richiesto il rimborso euroritenuta, ma il Fisco ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che il divieto europeo di doppia imposizione prevale sulle norme interne. Di conseguenza, chi regolarizza i capitali esteri ha pieno diritto al rimborso euroritenuta per evitare di pagare due volte lo stesso tributo, annullando la decisione contraria dei giudici di appello.
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