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Silenzio Rifiuto — Anno 2023

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581 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Silenzio Rifiuto

Provvedimenti

Tassazione separata del TFR: il fisco perde contro la regione
Un ex dipendente di un ente regionale siciliano, andato in pensione nel 2011, ha richiesto il rimborso delle maggiori imposte pagate sulla liquidazione. Il contribuente pretendeva l'applicazione della legge regionale siciliana n. 21/2003, che prevede un abbattimento fiscale del 50% sulle somme maturate fino al 2003 e del 26,04% su quelle successive. L'Amministrazione Finanziaria aveva invece applicato l'aliquota meno favorevole del 26,04% sull'intero importo. Dopo il silenzio-rifiuto del fisco, i giudici di merito hanno dato ragione al pensionato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'ufficio fiscale. I giudici hanno stabilito che la norma regionale tutela legittimamente i diritti quesiti nel passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, confermando il diritto alla corretta tassazione separata del TFR.
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Rimborso imposte sisma 1990: la Cassazione salva IRPEF e ILOR
Il Contribuente ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate per gli anni 1990, 1991 e 1992, beneficiando dell'agevolazione per le vittime del terremoto in Sicilia. L'Amministrazione Finanziaria ha negato la restituzione, ritenendo la domanda troppo generica. La Corte di Cassazione ha chiarito che il ricorso non è inammissibile se le imposte pagate sono facilmente individuabili dai documenti allegati. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il rimborso imposte sisma 1990 non spetta per l'IVA, in quanto contraria al diritto dell'Unione Europea. Per le imposte dirette come IRPEF e ILOR, il rimborso è invece possibile, ma deve rispettare i limiti europei sugli aiuti di Stato de minimis. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per verificare la sussistenza di tali requisiti.
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Autonoma organizzazione IRAP: spese alte non significano tasse
Il Contribuente, un promotore finanziario, ha chiesto il rimborso dell'imposta versata tra il 2008 e il 2013, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso e i giudici di merito hanno dato ragione al Fisco, basandosi sull'alto ammontare delle spese e sulla disponibilità di due studi professionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che l'entità dei costi e dei compensi non dimostra da sola un'organizzazione tassabile. Le spese elevate possono infatti derivare da necessità personali o strumenti indispensabili all'attività intellettuale, senza creare un valore aggiunto autonomo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Addizionale sui bonus: il Fisco perde per un errore di ricorso
Il caso riguarda la richiesta di rimborso presentata da un dirigente per le trattenute subite a titolo di addizionale sui bonus del dieci per cento sui compensi variabili eccedenti la parte fissa della retribuzione. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, ma i giudici di merito hanno accolto il ricorso del lavoratore per due motivi autonomi: l'azienda datrice di lavoro non operava nel settore finanziario e il compenso variabile non superava la soglia di legge. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contestando solo uno dei due motivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché, quando una sentenza si fonda su più ragioni autonome, l'impugnazione deve contestarle tutte per poter essere accolta. Vince quindi il contribuente, che ottiene il rimborso e il pagamento delle spese legali.
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Condono fiscale: chi chiude la lite perde il diritto al rimborso
Un lavoratore autonomo scomputava erroneamente nel 2007 alcune ritenute d'acconto relative a fatture incassate solo nel 2008. L'Agenzia delle Entrate recuperava la maggiore imposta. Il contribuente decideva di estinguere la lite per il 2007 aderendo a un condono fiscale. Successivamente, chiedeva il rimborso delle stesse ritenute per l'anno 2008, ritenendo che la definizione agevolata non coprisse l'annualità successiva. A seguito del silenzio-rifiuto dell'ufficio, impugnava il diniego. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'adesione al condono fiscale preclude definitivamente qualsiasi richiesta di rimborso collegata alla medesima contestazione, anche se riferita a un anno d'imposta differente. Vince l'Agenzia delle Entrate: il contribuente perde il diritto al rimborso e deve pagare le spese di giudizio.
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Accertamento con adesione: firmi l’accordo ma perdi il rimborso
L'Azienda, a seguito di verifiche fiscali legate a indagini penali per abusivismo bancario, ha ricevuto un invito a comparire per il recupero di imposte su costi da reato indeducibili. Per chiudere la pendenza, ha sottoscritto un accertamento con adesione pagando le somme richieste. Successivamente, ha presentato istanza di rimborso sostenendo l'erronea applicazione della norma tributaria. Di fronte al silenzio-rifiuto del fisco, ha avviato un contenzioso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che l'accertamento con adesione è un atto definitivo e non impugnabile, il che rende totalmente improponibile qualsiasi successiva richiesta di rimborso delle somme versate.
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Rimborso IRAP: scontro tra fisco e società pubblica in Cassazione
Una società pubblica di gestione idrica ha richiesto il Rimborso IRAP e IRES per oltre due milioni di euro, relativi a canoni di concessione inseriti a bilancio ma erroneamente omessi nella dichiarazione dei redditi. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto il silenzio rifiuto. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello della società, ritenendo inoltre che l'istanza di rimborso non potesse sostituire una dichiarazione integrativa. La società ha proposto ricorso in Cassazione. Rilevando la pendenza di un altro ricorso per revocazione contro la medesima sentenza, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per la trattazione congiunta dei due procedimenti, rimandando così la decisione finale sul merito della controversia.
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Condono tombale e rimborso IRAP: stop della Cassazione
Una società contribuente ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata in eccedenza nel 2002, impugnando il silenzio rifiuto dell'amministrazione finanziaria. L'Agenzia delle Entrate ha eccepito che il rimborso fosse inammissibile poiché la società aveva aderito al condono tombale. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto tardiva l'eccezione dell'ufficio perché presentata solo in appello. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'adesione al condono tombale costituisce un'eccezione in senso improprio, attinente all'ordine pubblico e rilevabile d'ufficio. Di conseguenza, il fisco può far valere questa circostanza per la prima volta anche in grado di appello, precludendo definitivamente il diritto al rimborso del contribuente.
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Cessione d’azienda bancaria: il fisco perde sui crediti d’imposta
Una banca locale chiedeva il rimborso di crediti d'imposta del 1981. A seguito di fusioni e di una successiva cessione d'azienda bancaria, una banca nazionale subentrante acquisiva il credito e presentava istanza di rimborso all'Agenzia delle Entrate. Di fronte al silenzio rifiuto del fisco, la banca proponeva ricorso. L'amministrazione finanziaria eccepiva la mancata notifica della cessione del credito e la decadenza per un precedente diniego. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la cessione d'azienda bancaria comporta il trasferimento automatico dei crediti d'imposta. Per l'efficacia verso il fisco è sufficiente la pubblicità commerciale, come la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, senza necessità della specifica notifica prevista per le singole cessioni di credito.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco perde contro i cittadini
Due coniugi residenti in una zona colpita dal terremoto del 1990 presentano istanza per ottenere il rimborso imposte sisma 1990, pari al 90% di quanto versato per IRPEF e ILOR negli anni 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate nega il diritto, sostenendo che l'agevolazione riguardi solo le imposte non ancora pagate e che la richiesta sia tardiva. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Fisco. I giudici confermano che l'agevolazione spetta anche a chi ha già pagato, sotto forma di rimborso. Inoltre, stabiliscono che la domanda è tempestiva se presentata entro due anni dall'entrata in vigore della legge di conversione n. 31 del 2008. I contribuenti vincono definitivamente la causa e hanno diritto alla restituzione delle somme oltre al pagamento delle spese legali.
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Rimborso IRAP medici: perché la Cassazione ha detto no al dottore
Un medico libero professionista ha richiesto il Rimborso IRAP medici per gli anni dal 2004 al 2006, sostenendo di non possedere un'autonoma organizzazione. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che spetta al contribuente dimostrare l'assenza di un'organizzazione autonoma. Nel caso specifico, la presenza di due studi immobiliari, beni strumentali per venticinquemila euro e compensi significativi pagati a terzi per servizi di segreteria e procacciamento clienti dimostrano l'esistenza di una struttura organizzata. Di conseguenza, il medico perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Doppia imposizione tributaria: l’Azienda vince contro il Fisco
L'Azienda ha richiesto il rimborso della maggiore IRAP versata nel 2008. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato alcuni costi nel 2007, poi definiti con un accertamento con adesione nel 2012. L'Azienda aveva però già tassato quegli stessi importi nel 2008, subendo una doppia imposizione tributaria. L'Ufficio ha respinto la richiesta di rimborso ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha invece confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che in caso di doppia imposizione tributaria derivante da ragioni giuridiche si applica il termine di decadenza biennale previsto dall'articolo 21 del d.lgs. 546/1992, e non quello quadriennale dell'articolo 38 d.P.R. 602/1973. Il termine di prescrizione decennale decorre dalla data di definizione dell'accertamento con adesione. L'Azienda vince definitivamente il ricorso e l'Amministrazione Finanziaria viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Sopravvenuta carenza di interesse: stop al ricorso sul rimborso
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato per revocazione una sentenza della Commissione Tributaria Centrale che dichiarava estinto un giudizio di rimborso d'imposta per mancato deposito della dichiarazione di persistenza dell'interesse. Dichiarata inammissibile la revocazione, l'Amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Nel frattempo, la Suprema Corte, con un'altra pronuncia, ha già annullato la sentenza di estinzione originaria, accertando il regolare deposito della dichiarazione. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'annullamento della decisione principale ha fatto venir meno l'utilità pratica di discutere sulla sua revocazione. Le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Tassazione previdenza complementare: no al rimborso IRPEF
Una ex dipendente bancaria ha chiesto il rimborso IRPEF per i contributi versati al fondo di previdenza complementare aziendale, ritenendoli non tassabili. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la tassazione previdenza complementare deve includere nella base imponibile anche i contributi volontari versati dal lavoratore. Solo i contributi previdenziali obbligatori per legge sono infatti esenti da tassazione. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della contribuente è stata definitivamente respinta.
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Tassazione fondi immobiliari: legittimo il no al rimborso
Una contribuente ha richiesto il rimborso dell'imposta sostitutiva versata nel 2011 per la sua quota in un fondo d'investimento immobiliare. Di fronte al silenzio-rifiuto del fisco, ha avviato una causa, sostenendo che la norma nazionale violasse la Carta di Nizza e la Costituzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità della tassazione fondi immobiliari introdotta per evitare abusi fiscali (fondi "veicolo"). I giudici hanno chiarito che la tassazione del 5% sulle quote superiori al 5% è una misura transitoria legittima per il passaggio al regime di trasparenza, non contrastante con il diritto europeo poiché la materia delle imposte dirette non è armonizzata. La contribuente ha perso la causa e deve pagare le spese legali.
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Rimborso delle imposte: il contribuente batte il fisco
Una società ottiene una sentenza definitiva che le riconosce il diritto all'esenzione dalle imposte per gli anni dal 1993 al 1996. Avendo pagato i tributi in via prudenziale, la contribuente richiede il rimborso delle imposte. L'Amministrazione Finanziaria nega la restituzione, sostenendo che il diritto sia prescritto e che un precedente giudizio estinto abbia reso definitivo il rifiuto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'ufficio fiscale. I giudici confermano che la domanda di esenzione vale anche come richiesta di restituzione. Di conseguenza, una volta accertata l'esenzione con sentenza definitiva, il contribuente può richiedere il rimborso entro il termine di prescrizione ordinario di dieci anni, senza dover rispettare i più brevi termini decadenziali previsti dalle norme tributarie. La società ottiene così il diritto definitivo al rimborso delle somme versate.
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Tassazione separata o esenzione? Il bivio sulle indennità statali
Una dipendente pubblica in pensione ha chiesto il rimborso dell'IRPEF trattenuta sull'indennità supplementare erogata dal Fondo di previdenza del Ministero dell'Economia e delle Finanze. La contribuente sosteneva che tale somma fosse totalmente esente da tasse. I giudici di merito le hanno dato ragione, disponendo il rimborso totale. L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'indennità ha natura previdenziale ed è assimilabile al trattamento di fine rapporto. Di conseguenza, non è esente da imposte, ma deve essere assoggettatata al regime di tassazione separata. La Cassazione ha quindi rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria per ricalcolare il rimborso, limitandolo alla sola quota eccedente rispetto a quanto dovuto con la tassazione separata.
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Autonoma organizzazione IRAP: odontoiatra vince
Un medico odontoiatra ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata negli anni dal 2012 al 2016, sostenendo l'assenza del presupposto dell'autonoma organizzazione IRAP. A seguito del silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria, il professionista ha fatto ricorso. Sia i giudici di primo grado che quelli di appello hanno accolto la domanda, rilevando che i compensi pagati a terzi erano minimi rispetto ai ricavi complessivi. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione sull'esistenza dell'autonoma organizzazione spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, il professionista ha ottenuto definitivamente il rimborso delle somme versate e l'Amministrazione Finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Tassazione previdenza complementare: negato il rimborso IRPEF
Un ex dipendente bancario, iscritto a un fondo di previdenza complementare poi posto in liquidazione, riceveva un pagamento in capitale unico ("zainetto") in sostituzione della pensione mensile. Il contribuente chiedeva il rimborso IRPEF sostenendo che la ritenuta fiscale applicata dal fondo fosse errata, in quanto calcolata sull'intero capitale senza dedurre i contributi da lui versati. A seguito del silenzio-rifiuto dell'amministrazione finanziaria, nasceva il contenzioso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, stabilendo che la tassazione previdenza complementare per lo "zainetto" colpisce l'intero importo erogato. Non è possibile dedurre i contributi volontari versati dal dipendente, poiché solo i contributi obbligatori per legge sono esclusi dalla base imponibile. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Addizionale Irpef settore finanziario anche per i consulenti
Un dirigente di una società di consulenza finanziaria ha chiesto il rimborso delle ritenute subite sui propri bonus, sostenendo che la società datrice di lavoro non appartenesse al settore finanziario poiché non iscritta all'albo degli intermediari e non vigilata da Banca d'Italia. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'addizionale Irpef settore finanziario del 10% si applica anche ai dirigenti di società di consulenza. La nozione di settore finanziario è infatti una clausola generale socio-economica ampia, volta a prevenire distorsioni di mercato legate a compensi variabili eccessivi, e non è limitata ai soli intermediari finanziari autorizzati. Il ricorso del contribuente è stato quindi definitivamente rigettato.
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