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Sequestro Preventivo — Anno 2025

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775 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro Preventivo

Provvedimenti

Sequestro preventivo: annullato senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di ingenti somme a carico del titolare di una scuola guida, accusato di vari reati tra cui corruzione. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione da parte del Tribunale del Riesame riguardo al 'fumus commissi delicti' del 'reato spia', presupposto indispensabile per la confisca per sproporzione. La Corte ha chiarito che l'omessa motivazione su un punto così cruciale equivale a una violazione di legge, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di strutture abusive su area demaniale. La decisione si basa sulla mancanza di legittimazione del ricorrente, che non aveva più alcun diritto sull'area, e sulla commissione di un nuovo reato di occupazione abusiva dopo la scadenza del termine per la rimozione delle opere.
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Sequestro preventivo: limiti del terzo interessato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9147/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo interessato avverso un'ordinanza di sequestro preventivo. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il terzo, estraneo al reato, non può contestare né l'esistenza dei presupposti del reato (fumus boni iuris) né la proporzionalità della misura cautelare. La sua difesa è limitata alla dimostrazione della propria effettiva titolarità del bene e all'assenza di collegamenti con l'indagato.
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Legittimazione del socio: no al ricorso per beni SRL
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio di minoranza contro il sequestro di beni intestati a due società. La sentenza sottolinea che la legittimazione del socio non è sufficiente per agire in giudizio a tutela del patrimonio sociale, poiché tale diritto spetta unicamente alla società stessa, rappresentata dal suo amministratore. Il ricorrente non aveva dimostrato di ricoprire tale carica.
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Sequestro preventivo: ridotto se paghi a rate
La Corte di Cassazione ha stabilito che un sequestro preventivo disposto per reati tributari deve essere ridotto in misura corrispondente ai pagamenti già effettuati dal contribuente tramite un piano di rateizzazione. La Corte ha annullato l'ordinanza che manteneva il sequestro sull'intero importo del presunto profitto illecito, nonostante l'imprenditrice avesse già iniziato a saldare il debito con l'Erario. La decisione sottolinea un importante principio di proporzionalità della misura cautelare.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
Una società di costruzioni, dopo aver impugnato un'ordinanza di sequestro preventivo, presenta una dichiarazione di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, accogliendo la rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che la rinuncia è un atto formale e irrevocabile che preclude ogni valutazione nel merito, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rappresentanza legale dell’ente: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9243/2025, ha stabilito che l'istanza di riesame contro un sequestro preventivo è ammissibile anche se presentata dal difensore nominato dal legale rappresentante indagato per il reato presupposto. La condizione è che l'ente non abbia ricevuto alcuna comunicazione formale del procedimento a suo carico per responsabilità amministrativa (ex D.Lgs. 231/2001). In assenza di tale notifica, la rappresentanza legale dell'ente non è viziata dall'incompatibilità e l'ente agisce come un terzo per la difesa dei propri beni.
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Opposizione beni sequestrati: il rimedio corretto
La Corte di Cassazione chiarisce la procedura per contestare una decisione sulla restituzione di beni sequestrati. Un ricorso diretto in Cassazione avverso un'ordinanza del giudice dell'esecuzione, che negava la restituzione di due imbarcazioni a causa di un nuovo sequestro, è stato riqualificato come opposizione beni sequestrati. La Suprema Corte ha stabilito che il rimedio corretto è l'opposizione davanti allo stesso giudice dell'esecuzione, rinviando gli atti a quest'ultimo per la decisione nel merito.
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Responsabilità enti 231: nomina difensore e sequestro
La Cassazione analizza la responsabilità enti 231, annullando un'ordinanza di inammissibilità. Se l'ente non è ufficialmente informato del procedimento a suo carico, il suo legale rappresentante, anche se indagato per il reato presupposto, può validamente nominare un difensore per impugnare un sequestro preventivo. L'ente agisce come 'terzo' con pieni diritti di difesa.
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Sequestro preventivo: quando il denaro è ingiustificato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di 16.350 euro, ritenuti provento di spaccio. L'indagato sosteneva che la somma derivasse da un prelievo di pensione effettuato quattro anni prima, ma i giudici hanno giudicato la spiegazione non credibile a causa del lungo lasso di tempo e della mancanza di una ragione plausibile per custodire il denaro in casa. La sentenza ribadisce che per il sequestro preventivo non basta una giustificazione documentale se l'intera narrazione è illogica.
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Confisca diretta: la Cassazione annulla sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per oltre 7 milioni di euro, stabilendo principi fondamentali sulla confisca diretta. La Suprema Corte ha chiarito che in caso di concorso di persone nel reato, è esclusa la solidarietà passiva per la confisca diretta, che deve colpire solo il profitto effettivamente percepito da ciascun individuo. Inoltre, è sempre necessario dimostrare il nesso di causalità tra le somme sequestrate e il reato, anche quando si tratta di denaro.
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Interesse ad impugnare: la Cassazione sul sequestro
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata che occupava un immobile sottoposto a sequestro preventivo. La Corte chiarisce che l'interesse ad impugnare richiede un diritto concreto alla restituzione del bene, che il semplice occupante senza titolo legale non possiede, rendendo così la sua impugnazione priva di fondamento.
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Interesse ad impugnare: quando l’indagato può ricorrere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per bancarotta fraudolenta contro un sequestro preventivo, a causa della mancanza di un concreto interesse ad impugnare. La sentenza chiarisce che la sola qualità di indagato non è sufficiente per giustificare un ricorso, essendo necessario un interesse attuale e diretto alla restituzione dei beni, diritto che nel caso di una società fallita spetta esclusivamente al curatore fallimentare.
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Sequestro preventivo e proprietà: la decisione penale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che manteneva un sequestro preventivo su un immobile, deferendo la questione della proprietà al giudice civile. La Corte ha stabilito che il giudice penale deve prima valutare la legittimità del sequestro stesso (fumus delicti), e solo in caso di annullamento del vincolo, può rimettere la controversia sulla proprietà al giudice civile per decidere a chi restituire il bene.
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Sequestro preventivo: la Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sequestro preventivo di un complesso immobiliare, disposto nell'ambito di un'indagine per turbata libertà degli incanti. L'indagato, pur essendo inabilitato a partecipare ad aste, avrebbe utilizzato società prestanome per aggiudicarsi un bene. La Suprema Corte ha ritenuto sussistenti gli indizi di reato ('fumus commissi delicti'), ma ha annullato l'ordinanza di sequestro per un vizio di motivazione. Il Tribunale del riesame, infatti, non aveva adeguatamente dimostrato l'esistenza di un pericolo concreto e attuale ('periculum in mora') che giustificasse la misura cautelare, limitandosi a un'affermazione generica. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame sul punto.
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Sequestro preventivo: quando può essere reiterato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imprenditori del settore carburanti contro un'ordinanza di sequestro preventivo per un valore superiore a 5 milioni di euro. La Corte ha stabilito che la reiterazione di un sequestro preventivo, precedentemente annullato per vizi formali come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', è legittima se basata su nuove prove e motivata adeguatamente. In questo caso, la vendita di immobili e la costituzione di trust da parte degli indagati sono stati considerati validi indici del pericolo di dispersione del patrimonio.
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Sequestro preventivo: la Cassazione e il periculum
Un imprenditore contesta un sequestro preventivo per frode IVA, negando il 'periculum in mora'. La Cassazione conferma il sequestro, ritenendo sufficienti a provarlo sia l'entità del profitto illecito (€58.834,86) sia la condotta passata dell'indagato, e dichiara il ricorso inammissibile.
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Obbligo di comunicazione: auto e bisogni quotidiani
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo a carico di una ricorrente che non aveva rispettato l'obbligo di comunicazione delle variazioni patrimoniali. La sentenza chiarisce che l'acquisto di beni durevoli, come un'automobile, non rientra nell'esenzione prevista per i "beni destinati al soddisfacimento dei bisogni quotidiani". La Corte ha inoltre specificato che ogni operazione di acquisto o vendita che supera la soglia di legge deve essere comunicata singolarmente, respingendo la tesi difensiva dell'ignoranza della legge.
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Legittimazione a impugnare: il socio non può ricorrere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal socio accomandatario di una s.a.s. contro un sequestro preventivo su un immobile della società. La sentenza chiarisce che la legittimazione a impugnare spetta esclusivamente alla società, in quanto soggetto proprietario del bene, e non al singolo socio, anche se illimitatamente responsabile. La Corte ha ribadito la netta distinzione tra la figura del socio e l'ente societario ai fini processuali.
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Sequestro preventivo: la motivazione è essenziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di 7.500 euro, ritenuti profitto di una truffa aggravata. La Corte ha stabilito che la motivazione del provvedimento era solida e non meramente apparente, basandosi su prove indiziarie concrete (conversazioni e accordi tra indagati) che legavano la somma al reato. È stato inoltre confermato che il pericolo di dispersione del denaro (periculum in mora) era stato adeguatamente giustificato dalla comprovata capacità dell'indagato di occultare fondi.
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