Un tenente colonnello della Guardia di Finanza, accusato di falsa attestazione presenza per oltre 300 ore, ha impugnato il sequestro preventivo dei suoi beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, anche se la falsificazione del foglio presenze non costituisce falso in atto pubblico, il sequestro è legittimo per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. La Corte ha inoltre confermato la piena utilizzabilità dei tabulati telefonici per accertare la posizione dell'indagato, in quanto la loro acquisizione è regolata da norme meno restrittive rispetto a quelle previste per le intercettazioni.
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