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Misura Di Prevenzione — Anno 2024

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155 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Confisca per pericolosità sociale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un decreto di confisca, confermando la legittimità della misura patrimoniale. La sentenza ribadisce che per la confisca per pericolosità sociale è determinante la condizione del soggetto al momento dell'acquisto dei beni, non la sua pericolosità attuale. La Corte ha sottolineato l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale e ha ritenuto la motivazione del provvedimento impugnato completa e non apparente, respingendo le censure del ricorrente.
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Confisca per pericolosità sociale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un decreto di confisca per pericolosità sociale. La sentenza ribadisce che, ai fini delle misure di prevenzione, il giudice può autonomamente valutare fatti emersi in procedimenti penali, anche se conclusi con proscioglimento. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione sulla pericolosità generica e qualificata del soggetto, nonché sulla sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi leciti, confermando la legittimità della confisca.
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Variazioni patrimoniali: obbligo e dolo generico
Un soggetto, già condannato per reati gravi e sottoposto a misura di prevenzione, ometteva di comunicare plurime e significative variazioni patrimoniali, tra cui l'acquisto di un immobile e la compravendita di veicoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. La sentenza ribadisce che l'obbligo di comunicazione è essenziale per il controllo preventivo, a prescindere dalla pubblicità degli atti (es. notarili), e che per la sussistenza del reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza dei presupposti dell'obbligo, escludendo la scusabilità dell'ignoranza della legge per soggetti con un simile profilo criminale.
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Confisca di prevenzione: i limiti per il terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di sorveglianza speciale e confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce i criteri per accertare la pericolosità sociale del proposto e sottolinea che il terzo intestatario di beni non può giustificarne l'acquisto con proventi da evasione fiscale, confermando la legittimità della misura ablativa quando manca la prova di una lecita provenienza del tutto estranea alle attività del proposto.
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Pericolosità sociale: quando si valuta dopo il carcere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una misura di sorveglianza speciale, chiarendo un punto cruciale sulla valutazione della pericolosità sociale. La Corte ha stabilito che, per giudicare la persistenza della pericolosità sociale di un soggetto dopo un lungo periodo di detenzione, il giudice può considerare anche episodi avvenuti in carcere più di due anni prima della scarcerazione. Tale valutazione deve essere attuale, ma si basa sull'intera evoluzione della personalità del soggetto, senza preclusioni temporali sugli elementi da considerare.
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Pericolosità sociale: sì alla sorveglianza speciale
Un soggetto, ritenuto socialmente pericoloso per una serie di reati contro il patrimonio, ha impugnato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sostenendo la sua inapplicabilità in quanto già detenuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la pericolosità sociale attuale può essere valutata anche considerando la condotta in carcere. La Corte ha inoltre confermato che la misura può essere deliberata durante la detenzione, con l'esecuzione che inizierà solo dopo la scarcerazione.
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Ricorso inammissibile: limiti e confini in Cassazione
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una confisca di beni. La Corte stabilisce che non si può chiedere un riesame dei fatti, ma solo contestare violazioni di legge. La motivazione del giudice di merito, se logica e presente, non è sindacabile. Il caso riguarda la confisca di beni donati da un padre alle figlie.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce che la sistematica evasione fiscale fonda un giudizio di pericolosità sociale e che la confisca, essendo una misura di sicurezza, si applica secondo la legge in vigore al momento della decisione. Viene inoltre chiarito l'onere probatorio a carico dei terzi intestatari dei beni, specialmente se legati da rapporti affettivi con il proposto.
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Avviso orale: guidare non è reato, dice la Cassazione
Un soggetto, condannato in primo e secondo grado per aver guidato un motociclo dopo aver ricevuto un avviso orale del questore, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la condanna, stabilendo che un semplice avviso orale del questore, privo di specifiche prescrizioni, non costituisce una misura di prevenzione. Pertanto, la guida in tale condizione non integra il reato previsto dall'art. 73 del d.lgs. 159/2011, portando all'assoluzione perché il fatto non sussiste.
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Misura di prevenzione: annullata condanna per vizio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Il motivo risiede nel fatto che il giudice d'appello non ha adeguatamente verificato se la misura di prevenzione fosse ancora in vigore al momento dei fatti contestati. La difesa sosteneva che la misura fosse già scaduta, rendendo inefficace un successivo provvedimento di prolungamento. La Suprema Corte ha ravvisato un vizio di motivazione su un punto decisivo, rinviando il caso per un nuovo giudizio che dovrà accertare l'effettiva operatività della misura.
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Pericolosità sociale: confisca valida anche in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore e dei suoi familiari contro le misure di prevenzione della sorveglianza speciale e della confisca di beni. La sentenza ribadisce che la pericolosità sociale qualificata, legata a vincoli con la criminalità organizzata, può persistere anche durante la detenzione. Inoltre, conferma la legittimità della confisca quando emerge una sproporzione tra i beni intestati ai familiari e i loro redditi, senza una prova credibile della lecita provenienza del patrimonio.
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Attenuanti generiche: la valutazione del giudice
Un soggetto condannato per cessione di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una pena eccessiva e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione della personalità del reo, desunta anche da elementi come la sottoposizione a misure di prevenzione o condanne successive, giustifica sia un leggero aumento della pena base sia il diniego delle attenuanti generiche. Queste ultime non sono un diritto, ma una concessione basata su elementi positivi.
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Omessa comunicazione patrimoniale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omessa comunicazione patrimoniale a carico di un soggetto che, dopo la fine della sorveglianza speciale ma entro il decennio di obbligo informativo, aveva effettuato importanti operazioni immobiliari (una donazione e un acquisto) senza darne comunicazione. I giudici hanno stabilito che il reato sussiste anche se le operazioni sono formalizzate con atti pubblici, poiché tale pubblicità non sostituisce la comunicazione specifica all'autorità. È stato inoltre ribadito che l'incertezza sulla vigenza della norma non esclude il dolo e che le pene previste, inclusa la confisca obbligatoria, sono state ritenute legittime.
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Sorveglianza speciale: si applica anche in detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, confermando che può essere applicata anche a chi è agli arresti domiciliari. La valutazione della pericolosità sociale è attuale al momento della decisione, mentre l'esecuzione della misura è solo posticipata alla fine della detenzione.
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Ricorso Misure di Prevenzione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'applicazione di una misura di prevenzione (sorveglianza speciale). La Corte ha stabilito che, in questa sede, il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti o la logicità della motivazione del giudice di merito, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente. Il ricorso in esame si limitava a criticare il merito della decisione, risultando quindi inammissibile.
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Pericolosità sociale e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa, al quale era stata applicata la sorveglianza speciale. La difesa sosteneva che la lunga detenzione avesse fatto venir meno la sua pericolosità sociale attuale. La Corte ha invece confermato che la gravità del reato e il ruolo operativo stabile all'interno del clan sono elementi sufficienti a giustificare la misura di prevenzione, ritenendo l'attualità della pericolosità correttamente valutata dal giudice di merito.
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Guida senza patente: reato se c’è misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di guida senza patente a carico di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La sentenza stabilisce che il reato sussiste anche se la revoca della patente è avvenuta a causa di una misura di prevenzione precedente e non di quella in vigore al momento del fatto. Ciò che conta è la pericolosità sociale attuale del soggetto, attestata dalla misura in corso, combinata con una precedente revoca legata a tale profilo di pericolosità.
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Pericolosità sociale: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un decreto che confermava la misura di prevenzione basata sulla pericolosità sociale di un soggetto. La Corte ribadisce che elementi come una condanna definitiva per associazione mafiosa, la lunga latitanza e le condotte in carcere sono sufficienti a dimostrare la persistenza della pericolosità, rendendo il ricorso per cassazione, basato su vizi di motivazione, infondato.
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Ricorso tardivo: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22492/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una misura di prevenzione perché presentato oltre il termine perentorio di dieci giorni. Questo caso evidenzia come il mancato rispetto dei termini processuali, anche per pochi giorni, comporti non solo l'impossibilità di esaminare il merito della questione ma anche la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. La decisione ribadisce l'importanza cruciale della diligenza procedurale.
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Convalida DASPO: l’obbligo di motivazione del GIP
Un soggetto ricorre contro la convalida di un provvedimento del Questore che imponeva l'obbligo di firma per dieci anni. La Cassazione annulla la decisione del GIP, ritenendo la motivazione carente e meramente assertiva. Il giudice della convalida DASPO deve svolgere un controllo sostanziale ed esaustivo sui presupposti della misura, non un mero controllo formale.
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