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Misura Di Prevenzione — Anno 2023

213 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Reato continuato: stile di vita criminale o unico piano?
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene di sette condanne definitive per vari reati, tra cui rapina e ricettazione, commessi tra il 2003 e il 2021. Il Tribunale ha respinto la richiesta escludendo un unico disegno criminoso, data la notevole distanza temporale e geografica tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice abitudine a delinquere o la ricaduta nel reato non bastano a dimostrare il reato continuato, il quale richiede invece una programmazione iniziale e specifica di tutti gli illeciti sin dal primo episodio.
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Sorveglianza speciale: no alla misura se basata su vecchi reati
La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento che applicava la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni nei confronti di un cittadino. I giudici di secondo grado avevano giustificato la misura basandosi su vecchi precedenti penali e indagini in corso. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del cittadino, evidenziando che la pericolosità sociale deve essere attuale e non può basarsi su condotte risalenti a oltre cinque anni prima o su semplici indagini senza condanna. Inoltre, i giudici di merito non hanno valutato il percorso di reinserimento lavorativo e sociale del soggetto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Guida senza patente e avviso orale: condanna anche in prova
Un uomo, già sottoposto alla misura di prevenzione dell'avviso orale, veniva sorpreso alla guida di un'auto senza aver mai conseguito la patente. Condannato nei gradi precedenti, proponeva ricorso sostenendo che l'affidamento in prova ai servizi sociali escludesse la sua pericolosità sociale, rendendo inapplicabile la misura di prevenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la misura alternativa alla detenzione e la misura di prevenzione sono compatibili e possono coesistere. Di conseguenza, si configura il reato di guida senza patente e avviso orale in assenza di una formale revoca della misura preventiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: il lavoro in nero non salva i beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti contro il provvedimento che disponeva la confisca di prevenzione di beni immobili e mobili registrati. I giudici hanno confermato la sproporzione tra i redditi leciti dichiarati e il valore dei beni acquistati, coincidente temporalmente con la commissione di numerosi reati contro il patrimonio. La Suprema Corte ha chiarito che i redditi percepiti "in nero" non possono giustificare la provenienza lecita delle risorse utilizzate per gli acquisti. Inoltre, nel procedimento di prevenzione, il ricorso per cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo contestazioni sulla valutazione delle prove o sulla semplice illogicità della motivazione. I ricorrenti perdono definitivamente i beni e sono condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida senza patente: l’avviso orale non fa scattare il reato
Il caso riguarda un cittadino condannato per il reato di guida senza patente mentre era sottoposto alla misura dell'avviso orale del Questore. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che l'avviso orale semplice non costituisce una vera e propria misura di prevenzione personale, ma solo un atto preliminare. Di conseguenza, la condotta di guida senza patente in questa specifica situazione non integra il reato penale previsto dal Codice Antimafia, ma costituisce una semplice violazione amministrativa del Codice della Strada. Il ricorrente è stato quindi assolto da ogni accusa penale.
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Applicazione della recidiva: quando il ricorso costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per violazione delle misure di prevenzione previste dal Codice Antimafia. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, sostenendo che la sua pericolosità sociale non fosse stata valutata correttamente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla pericolosità sociale e sull'applicazione della recidiva spetta al giudice di merito, il quale ha motivato in modo logico e coerente basandosi sui precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto esclusa per chi viola la cauzione
Il Sottoposto a sorveglianza speciale è stato condannato per non aver depositato la cauzione di duecento euro imposta dall'autorità giudiziaria. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data l'esiguità della somma. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nonostante l'importo modesto, la particolare tenuità del fatto può essere esclusa considerando la pericolosità sociale del soggetto e l'allarme sociale derivante dalla violazione delle prescrizioni giudiziarie. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della misura di prevenzione: no a sconti di pena
Un cittadino, sottoposto a vigilanza speciale, è stato condannato per la violazione della misura di prevenzione poiché sorpreso fuori dalla propria abitazione durante le ore notturne. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alla recidiva qualificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione del bilanciamento tra attenuanti e aggravanti spetta esclusivamente al giudice di merito. Poiché la Corte d'Appello ha motivato in modo logico e coerente la scelta di non concedere sconti di pena, evidenziando la gravità di una recidiva reiterata e infraquinquennale, la decisione non può essere ridiscussa. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Stato di necessità: i litigi familiari non scusano il reato
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione ha violato le prescrizioni imposte allontanandosi dalla propria dimora. La difesa ha invocato lo Stato di necessità a causa dei pessimi rapporti e dei continui litigi con i familiari conviventi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale. I giudici hanno chiarito che il deterioramento delle relazioni familiari non costituisce un pericolo imminente di danno grave alla persona. Inoltre, l'interessato avrebbe potuto evitare la violazione chiedendo formalmente il cambio di residenza all'autorità competente. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: l’attico di lusso tradito dai tempi di acquisto
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un attico a Venezia, rigettando i ricorsi del Proposto e della Terza Interessata. La difesa sosteneva che l'immobile fosse stato acquistato con il ricavato della vendita di alcuni negozi a Colleferro. Tuttavia, i giudici hanno rilevato una palese incongruenza temporale: l'attico veneziano è stato acquistato sei mesi prima della vendita dei negozi. Inoltre, i redditi complessivi dichiarati dalla Terza Interessata in trent'anni ammontavano a soli 87.000 euro, una cifra del tutto insufficiente a coprire l'acquisto di un bene da 400.000 euro senza l'accensione di un mutuo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi per difetto di specificità e per la mancanza di reali vizi di legge, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per equivalente: no al blocco automatico
Il caso riguarda la richiesta di fondi europei per l'agricoltura da parte di un'impresa. Il Titolare e il Procuratore hanno omesso di dichiarare una condanna definitiva per associazione mafiosa del Titolare, circostanza che impediva l'accesso ai contributi. L'accusa ha quindi contestato la truffa aggravata, disponendo il sequestro dei conti del Procuratore e il sequestro preventivo per equivalente dei terreni del Titolare. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del Titolare. I giudici hanno stabilito che, anche in caso di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca obbligatoria, il giudice non può applicare la misura in modo automatico. È sempre necessaria una specifica motivazione sul periculum in mora, ossia sul pericolo concreto e attuale legato al ritardo nel sequestro dei beni. La misura sui terreni è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Accertamento del credito: scontro tra giudice civile e penale
Una società di costruzioni ha richiesto l'ammissione al passivo di un credito derivante da un contratto di appalto nei confronti di un'azienda confiscata. Il credito era però contestato e oggetto di un giudizio civile d'appello ancora pendente. Il Tribunale delle misure di prevenzione e la Corte d'appello civile sono entrati in conflitto sulla competenza a decidere. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto dichiarando la competenza del giudice civile. La Corte ha stabilito che il giudice della prevenzione ha solo un potere di verifica cartolare sui crediti certi e non un generale potere di accertamento del credito quando questo sia ancora incerto o controverso nel suo fondamento o nel suo ammontare.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: l’inganno che costa caro
Un uomo, sottoposto a una misura di prevenzione personale, ha fornito false generalità durante un controllo di polizia per nascondere la violazione degli obblighi a suo carico. La Corte d'Appello lo ha condannato per i reati di violazione della misura e falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di dolo, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la falsa attestazione a pubblico ufficiale era finalizzata intenzionalmente a eludere il controllo, confermando così la piena consapevolezza del reato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale e pericolosità sociale: no allo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno. Il provvedimento era stato emesso poiché il soggetto era ritenuto socialmente pericoloso, data la sua dedizione abituale al traffico di stupefacenti e la sproporzione tra i redditi dichiarati e le spese familiari. La Suprema Corte ha confermato che la sorveglianza speciale e pericolosità sociale sono state legittimamente applicate. I giudici di merito hanno motivato adeguatamente la persistenza della pericolosità, evidenziando i gravi precedenti penali del ricorrente, la coltivazione di canapa indiana e l'assenza di qualsiasi segno di ravvedimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Foglio di via obbligatorio incompleto: cancellata la condanna
Il caso riguarda un cittadino condannato per aver violato un provvedimento del Questore che gli vietava di tornare nel Comune di Torino. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il provvedimento fosse illegittimo perché privo dell'ordine di rientro nel comune di residenza (Milano). La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il foglio di via obbligatorio deve contenere necessariamente sia l'ordine di allontanamento sia l'ordine di rientro. La mancanza di uno di questi elementi determina la nullità dell'atto amministrativo, che il giudice penale deve disapplicare. Di conseguenza, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste, sancendo la piena assoluzione del cittadino.
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Riabilitazione dalle misure di prevenzione: il peso del passato
Il ricorrente ha impugnato il diniego della Corte di appello alla sua richiesta di riabilitazione dalle misure di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale. La difesa sosteneva che il soggetto avesse ottenuto una precedente riabilitazione penale e mostrato buona condotta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso in materia di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di merito. Nel caso specifico, la Corte territoriale ha motivato in modo logico e completo la persistente pericolosità sociale del soggetto, evidenziando la pendenza di numerosi procedimenti penali per reati gravi e la mancanza di una reale condotta riparatoria.
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Particolare tenuità del fatto negata a chi viola le prescrizioni
Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione è stato condannato a due mesi e venti giorni di arresto per non aver depositato la cauzione di cinquecento euro nei termini stabiliti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sull'assenza del requisito dell'occasionalità, poiché il soggetto presentava numerosi precedenti penali che testimoniano una condotta di reiterata violazione delle prescrizioni di legge. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: lo spaccio passato pesa dopo il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Proposto contro l'applicazione della sorveglianza speciale per due anni e sei mesi. Il soggetto, dedito al traffico abituale di stupefacenti e al porto d'armi, contestava l'attualità della sua pericolosità sociale a causa del tempo trascorso in custodia cautelare e di alcune assoluzioni. La Suprema Corte ha chiarito che la pericolosità sociale deve essere valutata con riferimento al momento della decisione di primo grado, rendendo irrilevante il tempo trascorso successivamente durante i gradi di giudizio. Eventuali elementi di novità possono essere fatti valere solo con istanza di revoca o modifica della misura. Di conseguenza, Il Proposto perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Avviso orale del Questore: guida senza patente non è reato
Un automobilista, sottoposto alla misura dell'avviso orale del Questore senza prescrizioni aggiuntive, veniva sorpreso alla guida di un'autovettura senza aver mai conseguito la patente. I giudici di merito lo condannavano a otto mesi di arresto, ritenendo violato il Codice Antimafia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il semplice avviso orale del Questore non costituisce una vera e propria misura di prevenzione limitativa della libertà personale. Di conseguenza, la condotta di guida senza patente non integra un reato penale, ma costituisce solo un illecito amministrativo. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Guida senza patente: l’avviso orale del Questore non è reato
Un conducente è stato condannato nei gradi di merito per aver guidato senza patente mentre era sottoposto alla misura dell'avviso orale del Questore, violando il codice antimafia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del conducente, stabilendo che l'avviso orale del Questore semplice, ossia privo di specifiche prescrizioni o divieti, non costituisce una vera e propria misura di prevenzione personale. Di conseguenza, la condotta di guida senza patente in questa circostanza non integra il reato contestato. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna perché il fatto non sussiste.
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