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Misura Di Prevenzione — Anno 2023

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213 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: violarla è reato
Il caso riguarda un uomo condannato per aver violato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, essendo stato trovato in un comune diverso da quello di residenza. Il ricorrente sosteneva che la successiva decisione della Cassazione, che aveva annullato con rinvio il provvedimento impositivo per difetto di motivazione sulla pericolosità sociale, avesse rimosso retroattivamente l'obbligo di rispettare la misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'annullamento della sola motivazione non cancella l'efficacia temporale del provvedimento originario. Poiché al momento del controllo la misura era pienamente valida e non revocata, la violazione costituisce reato. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Termine perentorio per il ricorso: il ritardo costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino contro l'applicazione della misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il difensore ha depositato l'atto oltre il termine perentorio per il ricorso di dieci giorni stabilito dalla legge. Il provvedimento era stato notificato al difensore il 7 luglio 2022 e al destinatario il 10 luglio 2022, ma il deposito in cancelleria è avvenuto solo il 22 luglio 2022. Di conseguenza, i giudici hanno respinto l'impugnazione senza valutarne i motivi, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Recidiva reiterata: condanna per truffa anche senza precedenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico di un uomo, ritenendo legittima l'applicazione della recidiva reiterata. La difesa sosteneva che tale aggravante non potesse essere applicata senza una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice. I giudici, richiamando una recente pronuncia delle Sezioni Unite, hanno chiarito che per l'applicazione della recidiva reiterata è sufficiente che l'imputato, al momento del fatto, sia gravato da più condanne definitive che dimostrino una sua maggiore pericolosità sociale, senza necessità di una precedente dichiarazione giudiziale. Inoltre, la Corte ha respinto le contestazioni sull'identità del truffatore, confermando la solidità delle prove, tra cui la foto profilo di un'applicazione di messaggistica e l'uso della carta prepagata della convivente per ricevere il denaro.
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Fuga notturna e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
Un uomo sottoposto a una misura di prevenzione ha violato le prescrizioni allontanandosi di notte dal proprio comune per recarsi in un'altra località. I giudici di merito hanno escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando la condotta idonea a eludere i controlli di polizia. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diniego della particolare tenuità del fatto può essere espresso anche in modo implicito, valutando la gravità concreta del comportamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mancato versamento della cauzione: non basta dirsi poveri
Un soggetto, sottoposto a una misura di prevenzione personale, non provvede al pagamento della somma stabilita dal giudice. Accusato del reato di mancato versamento della cauzione, si difende sostenendo di non avere le risorse economiche necessarie. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, sebbene spetti al giudice accertare l'effettiva indigenza dell'imputato, quest'ultimo ha l'onere di allegazione, ovvero deve indicare concretamente i fatti e i documenti che dimostrano la sua impossibilità economica. Non avendolo fatto nei precedenti gradi di giudizio, il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Omessa comunicazione variazioni patrimoniali: riscatto titoli senza reato
Il caso riguarda un soggetto sottoposto a misura di prevenzione condannato per l'omessa comunicazione variazioni patrimoniali alla Guardia di Finanza. L'imputato aveva omesso di segnalare sia il reinvestimento di somme derivanti dalla vendita di azioni, sia il semplice riscatto di quote azionarie con accredito sul proprio conto corrente. La Corte di Cassazione ha chiarito che il mero riscatto di titoli azionari con versamento di liquidità sul proprio conto non costituisce una variazione della composizione o dell'entità del patrimonio, risultando un'operazione inoffensiva. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per questi specifici episodi perché il fatto non sussiste, rideterminando la pena per i restanti reati di omessa comunicazione a 1 anno, 5 mesi e 10 giorni di reclusione.
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Violazione misure di prevenzione: ricorso respinto e multa salata
Il caso riguarda un soggetto sottoposto a una misura di prevenzione, accusato di aver violato le prescrizioni imposte dall'autorità. Il ricorrente ha impugnato la condanna lamentando l'occasionalità della propria condotta e contestando l'applicazione dell'articolo 75 del Codice Antimafia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già deciso in appello, oltre a porsi in contrasto con la giurisprudenza consolidata in tema di violazione misure di prevenzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando la fuga diventa reato
Due imputati sono stati condannati per trasferimento fraudolento di valori e resistenza a pubblico ufficiale. Il primo aveva intestato fittiziamente una moto a un terzo per eludere misure di prevenzione patrimoniali. Successivamente, entrambi gli imputati, a bordo di due ciclomotori, sono fuggiti a folle velocità nel centro storico cittadino per sottrarsi a un controllo della polizia, mettendo in pericolo i pedoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati. I giudici hanno confermato che la fuga spericolata integra pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale, poiché ha ostacolato l'inseguimento creando una situazione di concreto pericolo per l'incolumità pubblica. Inoltre, la fittizia intestazione del veicolo configura il reato patrimoniale anche se la misura di prevenzione era stata revocata in precedenza.
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Violazione misure di prevenzione: la notifica tardiva è reato
Un uomo sottoposto a misura di prevenzione ha trasferito la propria dimora presso l'abitazione della madre senza comunicarlo tempestivamente alle autorità. Il controllo della polizia giudiziaria ha accertato l'assenza del soggetto dal domicilio originario prima che questi inviasse la comunicazione ufficiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del destinatario della misura, confermando la condanna a cinque mesi di arresto per il reato di violazione misure di prevenzione. I giudici hanno chiarito che la comunicazione del cambio di domicilio effettuata solo dopo il controllo delle forze dell'ordine non sana l'illecito, in quanto l'obbligo di informazione preventiva è fondamentale per consentire la vigilanza dello Stato. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricchezza da droga e redditi bassi: scatta la confisca per sproporzione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale e la confisca per sproporzione a carico di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. L'uomo aveva accumulato un notevole patrimonio, inclusi immobili e depositi bancari, del tutto sproporzionato rispetto ai suoi esigui redditi dichiarati. Secondo i giudici, questa sproporzione era la prova che i beni provenivano da attività illecite, in particolare dal traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che per giustificare la confisca è sufficiente dimostrare un tenore di vita e un patrimonio non compatibili con le entrate legali, respingendo le giustificazioni del ricorrente. La decisione finale rende definitiva la perdita dei beni per il soggetto.
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Rivalutazione Pericolosità Sociale: Conta la Pronuncia, non la Notifica
La Corte di Cassazione affronta il tema della sorveglianza speciale applicata a un soggetto già detenuto. La legge prevede una rivalutazione della pericolosità sociale se la detenzione dura almeno due anni prima che la misura venga eseguita. Il dubbio riguardava da quando far partire questo termine: dalla data di emissione del provvedimento o dalla sua notifica? La Corte ha stabilito che il calcolo dei due anni deve iniziare dalla data di emissione (pronuncia). Questo perché la valutazione originale della pericolosità è avvenuta in quel momento e potrebbe non essere più attuale dopo un lungo periodo. La decisione garantisce che la misura di prevenzione si basi su una valutazione aggiornata della persona, annullando la decisione precedente che faceva decorrere il termine dalla notifica.
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Pericolosità Sociale: Sospetto non basta, Cassazione annulla confisca
Un uomo è stato sottoposto a sorveglianza speciale e i beni a lui riconducibili, tra cui un immobile intestato alla sorella, sono stati confiscati. La Corte d'Appello aveva fatto iniziare la sua pericolosità sociale da un singolo episodio sospetto, per poter collegare i proventi illeciti all'acquisto dell'immobile. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito un principio fondamentale: la pericolosità sociale, quando legata a reati economici, deve essere ancorata a fatti concreti che hanno generato profitto. Un semplice sospetto non è sufficiente per far retroagire nel tempo tale giudizio. Il caso dovrà essere riesaminato.
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Violazione Misura di Prevenzione: Condanna Anche Senza Intento
Un soggetto sottoposto a misura di prevenzione viene condannato per non aver rispettato le prescrizioni. In Cassazione, lamenta la mancanza di una volontà specifica di violare le regole. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave: per il reato di violazione misura di prevenzione è sufficiente il 'dolo generico', cioè la semplice consapevolezza di trasgredire un obbligo imposto. Non serve dimostrare un'intenzione particolare. La Corte ha anche ribadito che motivi di ricorso non presentati in appello non possono essere sollevati per la prima volta in Cassazione. La condanna a dieci mesi di reclusione è quindi diventata definitiva.
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Minacce su Facebook: confermata la pericolosità sociale attuale
La Corte di Cassazione ha confermato la sorveglianza speciale per un uomo a causa della sua 'pericolosità sociale attuale'. La decisione non si basa su semplici sospetti, ma su fatti concreti e recenti: minacce con metodo mafioso diffuse via Facebook contro candidati politici, frequentazioni con noti criminali e il suo coinvolgimento come vittima in un agguato mortale. I giudici hanno stabilito che la vicinanza temporale di questi eventi dimostra un pericolo concreto e presente per la società, giustificando la misura restrittiva. La difesa, che sosteneva l'assenza di prove concrete, è stata respinta.
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Musicista con Sorveglianza Speciale: Lavoro Notturno Vietato
Un musicista viene sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, che include il divieto di uscire di casa la notte. L'uomo si oppone, sostenendo che questa restrizione è incompatibile con la sua professione. La Corte di Cassazione, però, respinge il suo ricorso. I giudici chiariscono che il ricorso contro la sorveglianza speciale è possibile solo per errori di diritto, non per contestare l'opportunità delle singole prescrizioni. La valutazione sulla compatibilità con il lavoro spetta ai giudici di merito. Il musicista perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Detenuto ignorato: udienza nulla per mancato diritto di partecipazione
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva applicato una misura di sorveglianza speciale. Il motivo è la violazione del diritto di partecipazione del detenuto. L'uomo, recluso in un carcere fuori dalla circoscrizione del tribunale, aveva chiesto tempestivamente di partecipare all'udienza tramite videocollegamento. La Corte d'Appello ha ignorato la sua richiesta, procedendo in sua assenza. La Cassazione ha stabilito che questa omissione rende nulla la decisione, poiché il diritto del detenuto a presenziare, anche a distanza, è una garanzia fondamentale del giusto processo. Di conseguenza, il procedimento dovrà essere celebrato di nuovo.
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Mafia e redditi bassi: legittima la confisca per sproporzione
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di un appartamento a un individuo ritenuto socialmente pericoloso per la sua appartenenza a un'associazione mafiosa. La decisione si fonda sul principio della confisca per sproporzione. I giudici hanno ritenuto che l'uomo e la sua famiglia non potessero giustificare l'acquisto dell'immobile con i loro redditi leciti, palesemente insufficienti. La pericolosità sociale del soggetto, considerata attuale nonostante il tempo trascorso, e la manifesta sproporzione tra redditi e patrimonio hanno reso legittima la misura. L'incapacità di dimostrare la provenienza lecita del denaro ha quindi portato alla perdita definitiva del bene.
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Ricorso Straordinario Negato: Confisca Beni senza Essere Condannati
Una persona soggetta a una misura di prevenzione con confisca dei beni ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una decisione della Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: questo strumento è riservato esclusivamente a chi ha lo status di 'condannato' a seguito di un processo penale. Poiché le misure di prevenzione non comportano una condanna, la persona interessata non possedeva il requisito soggettivo necessario. Di conseguenza, il suo tentativo di impugnazione è fallito ed è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Violazione misura di prevenzione: Ricorso infondato, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di violazione misura di prevenzione. L'imputato, già sottoposto a restrizioni personali, aveva violato gli obblighi imposti. Il suo ricorso, basato su un presunto errore nel calcolo della recidiva, è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza. La Corte ha stabilito che le motivazioni erano deboli e pretestuose. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche a versare una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende, a causa della sua colpa nel presentare un ricorso inutile.
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Inammissibilità del ricorso: condannato a pagare 3000€ di multa
Un soggetto, già condannato per aver violato le prescrizioni di una misura di prevenzione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'imputato sosteneva che la motivazione della sentenza d'appello fosse viziata. La Suprema Corte ha però respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La ragione è che, dietro la critica alla motivazione, l'imputato chiedeva in realtà una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. Questa decisione sottolinea un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso per cassazione scatta quando si tenta di trasformare un giudizio di legittimità in un terzo grado di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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