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Misura Di Prevenzione — Anno 2025

120 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Guida senza patente con sorveglianza speciale: la pena
Un uomo sotto sorveglianza speciale guidava senza patente, la quale era stata revocata a causa della misura stessa. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per violazione del Codice Antimafia. La sentenza chiarisce che il reato di guida senza patente con sorveglianza speciale sussiste quando la revoca della patente è conseguenza diretta della misura di prevenzione, anche alla luce di un recente intervento della Corte Costituzionale. I ricorsi dell'imputato sono stati respinti.
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Pericolosità sociale: Cassazione conferma la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione della sorveglianza speciale. La misura era stata disposta per la sua accertata pericolosità sociale, derivante dal suo ruolo in un'associazione dedita al narcotraffico e legata alla criminalità organizzata. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero correttamente e approfonditamente valutato tutti gli elementi, inclusa l'attualità del pericolo, e che il ricorso fosse generico, limitandosi a richiedere una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Guida con patente revocata: quando è reato penale
La Cassazione conferma che la guida con patente revocata costituisce reato ai sensi del Codice Antimafia se la revoca è conseguenza diretta di una misura di prevenzione, anche qualora tale misura sia già terminata. La Corte ha ritenuto irrilevante la cessazione della misura, poiché la pericolosità sociale del soggetto, accertata al momento della revoca, giustifica la sanzione penale. Rigettata anche la richiesta di assoluzione per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti dell'imputato.
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Aggravamento sorveglianza speciale: quando si applica
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'aggravamento della sorveglianza speciale per un soggetto che, durante il periodo di applicazione della misura, ha commesso numerosi nuovi reati. La sentenza chiarisce che la misura non si considera cessata se la sua esecuzione è stata più volte sospesa a causa di periodi di custodia cautelare. L'aggravamento sorveglianza speciale, in questi casi, è possibile se la richiesta interviene prima della scadenza effettiva della durata residua della misura, la cui decorrenza riprende solo dopo la cessazione dello stato detentivo e non automaticamente.
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Pericolosità Sociale: non bastano fatti datati
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto della Corte d'Appello che confermava la pericolosità sociale di un soggetto sulla base di reati molto datati. Secondo la Suprema Corte, la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e tenere conto di tutti gli elementi sopravvenuti, come il lungo periodo di detenzione e la condotta positiva del soggetto. Una motivazione che non analizza questi aspetti è considerata 'apparente' e viola la legge.
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Ricorso misure di prevenzione: limiti in Cassazione
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale ricorre in Cassazione, sostenendo che la misura si basi su un singolo episodio non ancora definitivo. La Corte Suprema dichiara il ricorso per misure di prevenzione inammissibile, ribadendo che l'appello è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti o la logicità della motivazione del giudice di merito.
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Mancato versamento cauzione: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il mancato versamento cauzione imposta da una misura di prevenzione. La Corte ha stabilito che la colpevolezza non può essere presunta sulla base di ipotetiche capacità lavorative dell'imputato. È necessario un accertamento concreto e documentato della sua effettiva capacità economica nel periodo in cui il pagamento era dovuto. Senza la prova della solvibilità, l'inadempimento non è considerato rimproverabile e, di conseguenza, non costituisce reato.
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Pericolosità sociale: obbligo di rivalutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio, rafforzato da una recente sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui la pericolosità sociale di un individuo deve essere sempre nuovamente valutata dopo un periodo di detenzione, a prescindere dalla sua durata. In assenza di tale rivalutazione, la misura di prevenzione è inefficace e la sua violazione non costituisce reato.
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Pericolosità sociale e confisca: la visione unitaria
La Corte di Cassazione conferma la misura di prevenzione della sorveglianza speciale e la confisca di beni a carico di due soggetti. La decisione si basa su una valutazione complessiva della loro pericolosità sociale, considerando una continuità di condotte illecite nel tempo e una manifesta sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, respingendo i ricorsi che tentavano di frammentare la valutazione delle singole condotte.
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Sorveglianza speciale: frequentare più pregiudicati è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione della sorveglianza speciale a carico di un soggetto che aveva frequentato diverse persone con precedenti penali. La sentenza chiarisce che per integrare il reato di "associazione abituale" non è necessario avere contatti ripetuti con la stessa persona, ma è sufficiente una pluralità di incontri con soggetti diversi, se ciò indica l'inserimento in un contesto criminale.
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Pericolosità sociale: quando si applica la misura?
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un giovane condannato per spaccio. La decisione si basa sulla sua "pericolosità sociale", dimostrata dal fatto che viveva con i proventi di attività illecite, come indicato da un tenore di vita sproporzionato rispetto all'assenza di lavoro. La Corte ha inoltre ribadito che la misura è compatibile con una pena detentiva, la cui esecuzione viene semplicemente sospesa durante la carcerazione e rivalutata al termine della stessa.
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Ricorso inammissibile: limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso la confisca di beni, stabilendo che non è possibile contestare nel giudizio di legittimità la valutazione dei fatti, come la sproporzione reddituale, operata dai giudici di merito. Il ricorso è ammissibile solo se denuncia vizi di legge e non critiche sulla motivazione.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla constatazione che il ricorso era una mera ripetizione di argomenti già valutati e respinti dalla Corte d'Appello, mancando di una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che condanne per associazione mafiosa e narcotraffico sono elementi sufficienti a dimostrare una perdurante pericolosità sociale, non superabile dalla sola buona condotta carceraria.
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Ricorso inammissibile e misura di prevenzione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una misura di prevenzione (sorveglianza speciale). Il ricorso, che criticava la valutazione dei fatti da parte dei giudici di merito, è stato ritenuto un tentativo di riesaminare il merito della causa, non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, il proponente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Misura di prevenzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un decreto che applicava la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. L'appello è stato respinto perché presentava censure generiche sulla valutazione dei fatti, un'attività preclusa al giudizio di legittimità, che è limitato alle sole violazioni di legge. La Corte ha confermato che la valutazione della pericolosità sociale, basata su reati legati agli stupefacenti, era stata correttamente motivata dai giudici di merito.
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Obbligo di soggiorno: la Cassazione è inflessibile
Un soggetto condannato per la violazione dell'obbligo di soggiorno ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di essere stato un semplice passeggero e che lo sconfinamento fosse avvenuto contro la sua volontà. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. Secondo i giudici, la consapevolezza della violazione era stata logicamente accertata e, soprattutto, i numerosi precedenti penali dell'imputato, indicativi di un comportamento abituale, precludevano l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo soggetto a una misura di prevenzione. Il ricorso mirava a una rivalutazione delle prove testimoniali per dimostrare l'assenza di volontà nel violare la misura. La Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione non è la sede per una nuova analisi dei fatti, ma solo per un controllo sulla logicità e correttezza giuridica della motivazione della sentenza impugnata.
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Motivazione apparente: onere della prova in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale. Si contestava una motivazione apparente da parte della Corte d'Appello, che aveva revocato una misura di prevenzione senza considerare una condanna di merito. La Cassazione chiarisce che se una prova decisiva non viene prodotta dalla parte ricorrente, il giudice d'appello non può essere accusato di averla omessa, poiché il suo giudizio è limitato a quanto allegato dalle parti.
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Rapina impropria: furto di ortaggi e violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria a un uomo che, sorpreso a rubare alcuni carciofi, ha aggredito verbalmente l'anziano proprietario del terreno per garantirsi la fuga. La sentenza stabilisce che la violenza usata per assicurarsi l'impunità, anche se non diretta contro il detentore dei beni ma contro chiunque sia presente, integra il più grave reato di rapina e non un semplice furto.
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Buona fede creditore: annullata confisca per NPL
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che negava l'ammissione al passivo di un credito vantato da una società cessionaria (NPL) su beni confiscati a un soggetto legato alla criminalità organizzata. Al centro della decisione vi è la valutazione della buona fede del creditore, sia originario che cessionario. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale carente e contraddittoria, in particolare riguardo agli indici utilizzati per escludere la buona fede della banca mutuante e del successivo acquirente del credito, rinviando il caso per un nuovo esame.
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