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Misura Di Prevenzione — Anno 2025

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120 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Cauzione non versata: quando l’indigenza non basta
Un individuo, condannato per non aver pagato una cauzione imposta come misura di prevenzione, ha fatto ricorso sostenendo di essere in uno stato di indigenza. Ha portato come prova il fatto di ricevere aiuti da un ente caritatevole e di versare il mantenimento al figlio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto che percepire il reddito di cittadinanza, ricevere aiuti dai genitori e vivere in un'abitazione senza pagare l'affitto fossero elementi sufficienti a escludere un'impossibilità assoluta di pagare. La sentenza chiarisce che la difficoltà economica, per escludere il reato di cauzione non versata, deve essere provata in modo rigoroso come totale incapacità ad adempiere.
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Omesso versamento cauzione: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per omesso versamento cauzione, imposta come misura di prevenzione. La Corte ha stabilito che la difficoltà economica, anche a fronte di una rateizzazione, non costituisce una scusante automatica. Inoltre, non è applicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'inadempimento rivela la persistente pericolosità sociale del soggetto, confermando la condanna a sei mesi di arresto.
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Pericolosità sociale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte chiarisce che una formale attività lavorativa non basta a escludere la pericolosità sociale se persistono frequentazioni con ambienti criminali. Il ricorso viene respinto in quanto non mira a denunciare una violazione di legge, ma a ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Pericolosità sociale: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna sottoposta a sorveglianza speciale. La sua pericolosità sociale è stata confermata in quanto viveva abitualmente con i proventi di reati contro il patrimonio, commessi in modo seriale. La Corte ha ribadito che la valutazione deve basarsi su elementi di fatto che dimostrino un reddito illecito come fonte di sostentamento, non bastando il solo casellario giudiziario.
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Pericolosità qualificata: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione di sorveglianza speciale applicata a un soggetto inizialmente sospettato di terrorismo (art. 270-bis c.p.). La Corte ha stabilito che la successiva condanna per il diverso reato di associazione sovversiva (art. 270 c.p.) non può sostenere la misura, poiché la base legale della "pericolosità qualificata" era venuta meno, e il giudice d'appello non poteva modificare d'ufficio tale presupposto.
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Pericolosità sociale attuale: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua ritenuta appartenenza alla 'ndrangheta. La Corte ha confermato che la pericolosità sociale attuale può persistere nonostante un lungo periodo di detenzione, soprattutto quando l'individuo è un 'partecipe' attivo dell'associazione criminale e non un mero 'appartenente'. La detenzione e il buon comportamento carcerario non sono, da soli, sufficienti a dimostrare un'effettiva risocializzazione e l'abbandono delle logiche criminali.
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Ricorso misure di prevenzione: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione di sorveglianza speciale. Il motivo risiede nella genericità del ricorso e nei limiti del giudizio di legittimità, che non ammette censure sul merito della valutazione dei giudici, ma solo per violazione di legge. Il ricorso per cassazione misure di prevenzione deve essere specifico e non limitarsi a criticare la motivazione.
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Violazione misura di prevenzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione misura di prevenzione. L'imputato aveva trasgredito il divieto di entrare in un determinato comune, imposto da una misura di sorveglianza speciale aggravata. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero mere doglianze sui fatti, non ammissibili in sede di legittimità, e ha confermato la solidità della motivazione della sentenza di condanna riguardo l'intenzionalità della violazione.
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Particolare tenuità del fatto: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte conferma che il diniego del beneficio può essere motivato anche implicitamente, qualora la valutazione complessiva della condotta, come la violazione di una misura di prevenzione, ne escluda la minima offensività.
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Sorveglianza speciale: annullata condanna per assenza
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si basa sul principio che, dopo un lungo periodo di detenzione, la misura di prevenzione si considera sospesa fino a una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale valutazione, gli obblighi non sono efficaci e la loro violazione non costituisce reato.
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Sorveglianza speciale: stop senza nuova valutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio, rafforzato da una recente sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui dopo un periodo di detenzione, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale non può essere riattivata automaticamente. È necessaria una nuova e specifica valutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale verifica, le prescrizioni non sono efficaci e la loro violazione non costituisce reato.
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Confisca beni familiari: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di confisca beni familiari a carico della figlia di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione. La decisione si fonda sulla manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione della Corte d'Appello, la quale aveva ritenuto illecita la provenienza di una somma di denaro ricevuta dalla madre, senza considerare che parte del patrimonio della madre stessa era stato in precedenza giudicato lecito dallo stesso tribunale.
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Patrocinio a spese dello Stato: redditi non dichiarati
La Corte di Cassazione conferma il diniego del patrocinio a spese dello Stato a un richiedente la cui autocertificazione di basso reddito è stata smentita da accertamenti patrimoniali. La sentenza stabilisce che il giudice può valutare il tenore di vita reale, utilizzando anche indizi provenienti da altri procedimenti (come le misure di prevenzione), per accertare l'esistenza di redditi non dichiarati e respingere l'istanza.
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Pericolosità sociale: la valutazione dopo la detenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, dopo un lungo periodo di detenzione, la rivalutazione della pericolosità sociale di un individuo ai fini di una misura di prevenzione è un atto dovuto ma limitato. Il tribunale può solo confermare l'esecuzione della misura sospesa o revocarla, senza poter modificare la categoria di pericolosità o la natura della misura stessa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure del ricorrente vertevano sul merito della valutazione, non sindacabile in sede di legittimità, e chiedevano una modifica della misura non consentita dalla procedura specifica.
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Inammissibilità appello: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di un individuo contro una misura di prevenzione era stato dichiarato inammissibile per la mancata elezione di domicilio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la causa di inammissibilità dell'appello viene sanata se la notifica del decreto di citazione viene comunque effettuata con successo di persona, poiché lo scopo della norma è stato raggiunto.
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Pericolosità sociale e confisca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione, inclusa la sorveglianza speciale e la confisca di beni, nei confronti di un individuo ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza ribadisce che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi su una carriera criminale estesa nel tempo, purché la condotta sia attuale. Inoltre, chiarisce che il giudice della prevenzione può autonomamente valutare elementi provenienti da procedimenti penali conclusi con archiviazione, poiché il focus è sulla condotta complessiva del soggetto e non sulla singola responsabilità penale. I ricorsi, volti a una rivalutazione dei fatti, sono stati dichiarati inammissibili.
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Revoca misura prevenzione: appello è il rimedio giusto
Un soggetto, sottoposto a sorveglianza speciale, ha richiesto la revoca della misura di prevenzione a seguito di una sentenza definitiva di assoluzione. Il Tribunale ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha chiarito che il rimedio corretto non è il ricorso diretto in Cassazione, ma l'appello presso la Corte di Appello. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione e ha trasmesso gli atti al giudice competente per la decisione nel merito.
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Confisca per sproporzione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca per sproporzione di beni intestati fittiziamente a un terzo, ma riconducibili a un soggetto socialmente pericoloso. La sentenza sottolinea che, in assenza di prove concrete sulla provenienza lecita dei fondi, la correlazione temporale tra il periodo di pericolosità e l'acquisto dei beni è sufficiente a giustificare la misura ablativa.
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Pericolosità sociale: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, il quale sosteneva che la sua prolungata custodia cautelare avesse fatto venir meno la sua pericolosità sociale attuale. La Corte ha chiarito che, a differenza dell'espiazione di una pena definitiva, la custodia cautelare conferma la persistenza delle esigenze che giustificano la misura di prevenzione. I motivi di ricorso basati su una diversa interpretazione dei fatti sono stati giudicati inammissibili.
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Presunzione intestazione fittizia: il caso Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di misura di prevenzione e confisca di beni intestati a familiari. La Corte ha annullato la decisione di non confiscare un libretto postale cointestato al figlio e alla nuora del proposto, a causa dell'errata applicazione della presunzione di intestazione fittizia. Secondo i giudici, la Corte d'Appello ha erroneamente ritenuto sufficiente la generica giustificazione dei 'regali di nozze' per una somma ingente, senza che l'intestatario fornisse la prova rigorosa richiesta dalla legge per superare tale presunzione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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