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Misura Di Prevenzione — Anno 2025

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120 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Pericolosità sociale: vincoli mafiosi e confisca
La Cassazione annulla la revoca di una misura di prevenzione, sottolineando che la `pericolosità sociale` di un soggetto legato alla 'ndrangheta non svanisce con la sola buona condotta carceraria. Vanno valutati i legami familiari e la mancata dissociazione. Confermato il principio per cui la confisca di prevenzione può seguire a una revoca di confisca penale se emergono fatti nuovi.
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Pericolosità sociale: quando va rivalutata la misura?
La Cassazione chiarisce che un ritardo di un anno tra l'applicazione e l'esecuzione di una misura di prevenzione non impone una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto, se questi non era detenuto. La violazione degli obblighi è un reato istantaneo.
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Divieto detenzione cellulari: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, condannato per la violazione del divieto detenzione cellulari. La Corte ha ritenuto il ricorso una mera riproposizione di censure già respinte, confermando la legittimità del provvedimento basato sulla pericolosità del soggetto e le circostanze specifiche della violazione, come il trovarsi fuori dal territorio di soggiorno obbligato con due telefoni.
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Pericolosità sociale attuale: la condotta è decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando la revoca di una misura di prevenzione nei confronti di un soggetto condannato per associazione mafiosa. La Corte ha sottolineato che per applicare tali misure è indispensabile verificare la pericolosità sociale attuale, la quale può essere esclusa da una condotta irreprensibile e da un inserimento lavorativo stabile per un periodo di tempo significativo, anche in assenza di un formale recesso dal sodalizio criminale.
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Misura di prevenzione: confisca e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione che includeva sorveglianza speciale e confisca di beni. La Corte ha ribadito l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale, confermando che la pericolosità sociale può essere desunta da un vincolo stabile con un'associazione criminale e dalla sproporzione tra redditi e patrimonio, anche derivante da evasione fiscale.
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Rivalutazione pericolosità sociale: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla necessità di una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto dopo un periodo di detenzione, anche se inferiore a due anni. A seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, la mancata rivalutazione pericolosità sociale rende la misura inefficace, facendo venir meno il reato stesso. L'imputato è stato quindi assolto perché il fatto non sussiste.
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Riabilitazione speciale: buona condotta solo da liberi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un individuo che chiedeva la riabilitazione speciale dopo essere stato sottoposto a sorveglianza. La Corte ha chiarito che il requisito della "buona condotta" deve essere dimostrato con prove costanti ed effettive di un cambiamento nello stile di vita, valutabili solo nel periodo in cui la persona è in piena libertà, e non durante la detenzione o l'affidamento in prova. Poiché il richiedente aveva commesso nuovi reati dopo la cessazione della prima misura di prevenzione, la richiesta è stata respinta.
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Ricorso cassazione misure prevenzione: limiti del riesame
Un cittadino ha impugnato in Cassazione la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sostenendo una valutazione errata della sua pericolosità sociale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in tema di ricorso per cassazione misure di prevenzione, il sindacato è limitato alla sola violazione di legge e non può estendersi al merito della motivazione, se non quando essa sia totalmente assente o meramente apparente.
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Tenuità del fatto negata per personalità negativa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, negando l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla personalità negativa e sulla pericolosità sociale della ricorrente, elementi che, secondo la Corte, prevalgono sulla potenziale lieve entità del reato contestato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riabilitazione prevenzione: requisiti di buona condotta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva la riabilitazione da una misura di prevenzione. La richiesta era stata negata poiché la sua condotta non era stata ritenuta costantemente buona, nonostante la frequenza di un corso di formazione. Episodi come la guida senza patente hanno pesato negativamente sulla valutazione, portando la Corte a confermare che non sussistevano i presupposti per la riabilitazione prevenzione.
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Motivazione Apparente: Limiti del Ricorso in Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro una misura di sorveglianza speciale e confisca di beni. L'imprenditore sosteneva che la decisione del giudice di merito avesse una motivazione apparente, in contrasto con una sentenza penale che aveva riqualificato il suo ruolo a concorrente esterno di un'associazione mafiosa. La Cassazione ha ribadito che il suo sindacato è limitato alla violazione di legge, che include la motivazione inesistente o apparente, ma non permette un riesame dei fatti. Ha ritenuto la motivazione del provvedimento impugnato completa e logica, confermando così la misura.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la misura
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura di prevenzione della sorveglianza speciale basata su un giudizio di pericolosità sociale. La decisione si fonda sulla valutazione di procedimenti penali pendenti e reati estinti, anche in assenza di condanne definitive, evidenziando l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto a quello penale. Il ricorso dell'interessato è stato dichiarato inammissibile.
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Obbligo comunicazione variazioni patrimoniali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6959 del 2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale che aveva omesso di comunicare un'eredità e la successiva vendita di una quota immobiliare. La Corte ha stabilito che l'obbligo comunicazione variazioni patrimoniali è stringente e l'ignoranza della legge non è una scusante valida, confermando la condanna e la confisca obbligatoria del valore del bene.
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Pericolosità sociale: obbligo di rivalutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dei giudici di merito, di aver effettuato la necessaria rivalutazione della pericolosità sociale dell'imputato dopo un lungo periodo di detenzione. Senza tale verifica, la misura di prevenzione non è efficace e la sua violazione non costituisce reato.
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Pericolosità sociale: valutazione dopo lunga detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di una misura di sorveglianza speciale a un individuo precedentemente condannato per associazione di tipo mafioso, anche dopo un lungo periodo di detenzione di nove anni. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistenza della pericolosità sociale deve essere attuale e concreta. Nel caso specifico, il percorso di rieducazione in carcere e la successiva attività lavorativa non sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare una definitiva rottura con l'ambiente criminale, giustificando così la misura di prevenzione.
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Aggravante delitto tentato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di tentata estorsione, analizzando in dettaglio l'applicabilità dell'aggravante per chi commette reato essendo sottoposto a misura di prevenzione. La Corte ha chiarito che tale aggravante non si estende al delitto tentato se la norma menziona espressamente solo il reato consumato. La sentenza ha portato all'annullamento con rinvio per un imputato, alla prescrizione per un altro e alla conferma della condanna per i restanti due, i cui ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Ingiusta detenzione: negata se c’è colpa grave
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a un soggetto che, pur essendo stato successivamente assolto, aveva violato una misura di prevenzione ritenuta illegittima. La Corte ha stabilito che la scelta di trasgredire l'ordine, invece di contestarlo nelle sedi legali, costituisce una 'colpa grave' che osta al riconoscimento dell'indennizzo, poiché il cittadino non può farsi giustizia da sé contro un provvedimento dell'autorità, anche se viziato.
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Dedizione al reato: quando si applica la sorveglianza?
La Cassazione conferma la sorveglianza speciale per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Decisiva la valutazione sulla sua 'dedizione al reato', provata non da un singolo episodio, ma da una serie di condotte criminose in un arco temporale significativo, come la detenzione di un arsenale di armi. Il ricorso che lamentava la natura sporadica dei fatti è stato respinto.
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Sproporzione reddituale: quando è legittima la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione personale. La decisione si basa sulla presunzione di pericolosità derivante da una significativa sproporzione reddituale tra i redditi leciti dichiarati e il tenore di vita, quando il soggetto non fornisce prove concrete per giustificare tale divario.
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Pena pecuniaria sostitutiva e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha stabilito che un precedente penale specifico non è, da solo, motivo sufficiente per negare la conversione di una pena detentiva in una pena pecuniaria sostitutiva. Analizzando il caso di un uomo condannato per guida senza patente sotto misura di prevenzione, la Corte ha annullato la decisione di merito, specificando che il diniego deve basarsi su una prognosi negativa concreta e motivata circa l'inefficacia rieducativa della sanzione alternativa, non solo sulla passata condotta del reo.
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