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Misura Di Prevenzione — Anno 2023

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213 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Termine per ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Il caso riguarda un cittadino sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale per un anno, ritenuto socialmente pericoloso. L'interessato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la sussistenza dei presupposti della misura. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il provvedimento impugnato era stato notificato il 9 marzo 2023, mentre il ricorso è stato depositato il 30 marzo 2023. Ai sensi della normativa sulle misure di prevenzione, il termine per ricorso in Cassazione è stabilito tassativamente in dieci giorni dalla notifica. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per tardività, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: il carcere non cancella la pericolosità
Il Tribunale e la Corte d'Appello respingevano la richiesta di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto, ritenendo che la sua detenzione per oltre due anni creasse una presunzione di non pericolosità. Il Procuratore Generale proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che occorre distinguere tra il momento dell'applicazione della misura e quello della sua esecuzione. La sorveglianza speciale può essere legittimamente applicata anche a un soggetto detenuto, poiché lo stato di detenzione ne sospende solo l'esecuzione e non l'applicabilità. La detenzione superiore a due anni impone solo una rivalutazione della pericolosità al momento dell'effettiva esecuzione, senza impedire la decisione iniziale. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Specificità dei motivi di appello: rigettato il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino straniero per aver violato una misura di prevenzione. L'imputato aveva presentato appello lamentando la mancata traduzione degli atti nella propria lingua e contestando la pena applicata. Tuttavia, la Corte d'Appello aveva dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha rigettato il ricorso finale, ribadendo che la specificità dei motivi di appello è un requisito fondamentale. L'impugnazione deve infatti contestare in modo preciso e diretto le singole argomentazioni della sentenza di primo grado, senza limitarsi a contestazioni generiche o irrilevanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Riabilitazione da misure di prevenzione: ricorso o opposizione?
La Corte di appello ha rigettato, senza convocare le parti (de plano), la richiesta di un cittadino volta a ottenere la riabilitazione da misure di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale. Il cittadino ha proposto ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che contro il diniego emesso senza formalità non è ammesso il ricorso immediato in Cassazione. Il rimedio corretto è l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento, per avviare un regolare contraddittorio in udienza. Di conseguenza, la Cassazione ha riqualificato il ricorso come opposizione e ha trasmesso gli atti alla Corte di appello per lo svolgimento del corretto procedimento.
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Misura di prevenzione: la falsa buona fede non evita la condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto a una misura di prevenzione con obbligo di soggiorno entro determinati limiti territoriali. L'imputato si è allontanato in modo significativo dal territorio prescritto, sostenendo in sua difesa di aver agito confidando nell'accoglimento di una richiesta di autorizzazione. Tale istanza, tuttavia, era stata rigettata molti mesi prima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del trasgressore. I giudici hanno confermato che l'allontanamento non autorizzato integra la violazione della misura di prevenzione, escludendo la buona fede del soggetto. Inoltre, la gravità della condotta e la personalità negativa dell'imputato precludono sia il riconoscimento della particolare tenuità del fatto sia la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca della confisca di prevenzione: errore di rito e rinvio
I proprietari di un immobile hanno chiesto la revoca della confisca di prevenzione basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale. Il Tribunale di Pescara ha rigettato la richiesta. I proprietari hanno quindi presentato ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che, trattandosi di un procedimento iniziato sotto la vecchia legge del 1956, la competenza a decidere sull'impugnazione spetta alla Corte d'Appello e non direttamente alla Cassazione. Per salvaguardare il diritto di difesa, la Corte ha riqualificato il ricorso in appello e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello di L'Aquila.
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Violazione della misura di prevenzione: dimenticanza o reato?
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per la violazione della misura di prevenzione a cui era sottoposto. La sua difesa sosteneva l'assenza di dolo, ipotizzando una dimenticanza causata da un periodo di detenzione che aveva temporaneamente sospeso la misura stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che stabilire se il soggetto avesse o meno l'intenzione di violare la misura richiede una valutazione dei fatti e delle prove. Questo esame spetta solo ai giudici di merito e non può essere ripetuto in sede di legittimità. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Misura di prevenzione: il ritardo di 70 minuti costa caro
Il Cittadino, sottoposto a una misura di prevenzione con obbligo di rientro a casa entro un orario stabilito, ha violato la prescrizione rientrando con un ritardo di 70 minuti. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'inoffensività in concreto della condotta e richiedendo la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un ritardo di oltre un'ora non costituisce una lieve discrepanza ma una violazione significativa delle prescrizioni. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: niente sconti di pena
Il Sottoposto, già giudicato socialmente pericoloso, è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale (art. 75, comma 2, d.lgs. n. 159 del 2011). Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della sua pericolosità sociale e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la pericolosità sociale era già stata accertata dal giudice della prevenzione e che la violazione delle prescrizioni è un dato di fatto. Inoltre, i numerosi precedenti penali e la gravità della condotta giustificano il mancato riconoscimento delle attenuanti. Di conseguenza, la condanna penale è confermata e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso vuoto, condanna ferma
Il Sottoposto alla Misura è stato condannato per il reato di violazione della sorveglianza speciale, previsto dal codice antimafia per aver trasgredito le prescrizioni imposte. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando una carenza di motivazione da parte dei giudici di merito circa la sussistenza dell'infrazione e del dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi di impugnazione sono risultati del tutto generici, privi di specifiche argomentazioni di fatto e di diritto idonee a contrastare la decisione precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Arresto fuori flagranza: legittimo anche con avviso orale
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione dell'avviso orale con prescrizioni viene arrestato dalla polizia per il reato di rapina. L'arresto viene eseguito senza che il soggetto sia sorpreso sul fatto. Il Giudice per le indagini preliminari non convalida la misura, ritenendo che l'avviso orale, avendo durata potenzialmente illimitata, non consenta l'arresto fuori flagranza. La Procura ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che l'avviso orale con prescrizioni è a tutti gli effetti una misura di prevenzione attiva ed efficace fino a eventuale revoca. Di conseguenza, l'arresto fuori flagranza operato dalle forze dell'ordine è pienamente legittimo. La Cassazione annulla senza rinvio la decisione del giudice e convalida l'arresto.
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Pericolosità sociale qualificata: confermata la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni a carico di un soggetto ritenuto vicino a un clan familiare. Il ricorrente contestava la sussistenza della pericolosità sociale qualificata e l'attualità del pericolo, basandosi sull'inattendibilità di alcuni collaboratori di giustizia e su un errore di fatto circa una minaccia a pubblico ufficiale. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, chiarendo che nei procedimenti di prevenzione il controllo sulla motivazione è limitato alla sua reale esistenza e non alla sua condivisibilità logica. Inoltre, la recente condanna per minaccia aggravata dal metodo mafioso e l'attività abusiva di vigilanza confermano l'attualità della pericolosità del soggetto.
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Pericolosità sociale generica: archiviato ma sorvegliato speciale
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale per due anni nei confronti del Proposto, ritenuto un ricettatore di fiducia di gruppi criminali. La difesa contestava la valutazione della pericolosità sociale generica, sostenendo che i reati passati, unificati dal vincolo della continuazione, e le indagini archiviate non potessero fondare la misura. I giudici hanno rigettato il ricorso, ribadendo l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale. Pertanto, anche i fatti oggetto di archiviazione o di assoluzione possono essere legittimamente valutati dal giudice per ricostruire la personalità del soggetto e confermare la sua pericolosità sociale generica, se inseriti in un quadro indiziario solido e coerente. Il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Confisca di prevenzione: l’assenza di pericolo libera i beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro la revoca di una confisca di prevenzione disposta a carico di un soggetto scomparso. La moglie, in qualità di curatrice dello scomparso, aveva impugnato con successo la misura di prevenzione personale originaria. La Corte d'Appello aveva revocato la confisca poiché l'assenza di pericolosità sociale del soggetto era stata accertata con effetto retroattivo. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'esclusione definitiva della pericolosità sociale impedisce l'applicazione o il mantenimento di qualsiasi misura patrimoniale, rendendo irrilevante la discussione sulla possibilità di applicare le misure in modo disgiunto. Di conseguenza, i beni rimangono definitivamente svincolati.
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Interesse ad impugnare: no al ricorso se la misura è inattiva
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte di appello che rifiutava di dichiarare l'inefficacia di una misura di sorveglianza speciale risalente al 1993, mai eseguita e i cui effetti erano già stati dichiarati cessati nel 2010. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di un concreto e attuale interesse ad impugnare. Gli Ermellini hanno chiarito che non è possibile richiedere una pronuncia di accertamento negativo su una misura di prevenzione la cui esecuzione non è attualmente in corso né pianificata. Poiché l'annullamento del provvedimento non avrebbe apportato alcun beneficio pratico al Ricorrente, l'impugnazione è stata respinta con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: il carcere non cancella la pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale per due anni e sei mesi nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto aveva contestato l'attualità della sua pericolosità sociale, evidenziando la sua ininterrotta detenzione in custodia cautelare dal 2019 e l'assenza di sentenze irrevocabili di condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il giudizio di prevenzione è del tutto autonomo rispetto a quello penale di merito. Di conseguenza, il giudice può basarsi su elementi indiziari non definitivi. Inoltre, la custodia cautelare non cancella la pericolosità del soggetto, ma ne sospende solo l'esecuzione, confermando la necessità della sorveglianza speciale una volta riacquistata la libertà.
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Libertà contro sicurezza: confermata la misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni e sei mesi. Il destinatario era indiziato di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga con l'aggravante mafiosa. La difesa contestava la competenza territoriale e l'attualità della pericolosità sociale. I giudici hanno chiarito che, in tema di misura di prevenzione, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge. Poiché i giudici d'appello hanno fornito una motivazione logica e dettagliata, basata sul centro operativo del gruppo criminale e sulle frequentazioni illecite del soggetto, non sussiste alcun vizio. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: libertà negata per persistente pericolo
Il Sottoposto, condannato per associazione mafiosa, era stato sottoposto alla sorveglianza speciale. L'esecuzione della misura era rimasta sospesa a causa di un lungo periodo di detenzione. Durante la detenzione domiciliare e subito dopo la scarcerazione, il Sottoposto ha commesso gravi reati, tra cui evasioni e minacce, mantenendo i contatti con la criminalità organizzata. La Corte di Appello ha quindi confermato la persistenza della sua pericolosità sociale, riattivando la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Sottoposto, confermando che la fine della detenzione non fa cessare automaticamente la sospensione della misura di prevenzione. È infatti sempre necessario un accertamento del giudice sulla persistenza della pericolosità del soggetto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Furto con destrezza: l’agilità della ladra non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto con destrezza ai danni di un'anziana signora. L'imputata aveva sottratto una collana alla vittima dopo averla distratta, sfruttando la sua età avanzata. La difesa contestava l'attendibilità della testimonianza della persona offesa e la sussistenza dell'aggravante della destrezza. I giudici hanno chiarito che la deposizione della vittima, se ritenuta coerente e attendibile, può costituire da sola prova di colpevolezza. Inoltre, l'aggravante sussiste poiché l'autrice del reato ha attivamente provocato la distrazione della vittima con agilità e abilità esecutiva, anziché limitarsi ad approfittare di una disattenzione preesistente. Di conseguenza, la condanna a un anno e otto mesi di reclusione è stata confermata.
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Obbligo di presentazione alla polizia: confermata la convalida
Il Questore di Napoli ha imposto a un cittadino l'obbligo di presentazione alla polizia in concomitanza con le manifestazioni sportive. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato tempestivamente la misura. Il destinatario del provvedimento ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione sui presupposti della decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo del giudice sulla convalida deve essere concreto e approfondito, valutando la pericolosità del soggetto, l'urgenza e la durata della misura. Nel caso specifico, il giudice di merito ha motivato in modo logico e completo, confermando la legittimità del provvedimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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