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Lieve Entità — Anno 2022

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466 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega l’attenuante
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata concessione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità a seguito del sequestro di cocaina. I giudici hanno accertato una struttura organizzata caratterizzata dall'uso di due automobili, un appartamento adibito al confezionamento delle dosi e il possesso di un'ingente somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la gravità della condotta e ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che la presenza di una logistica articolata impedisce la riqualificazione del reato nella fattispecie minore.
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Uso personale di stupefacenti e sequestro di 109 dosi
Un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva la tesi della destinazione esclusiva ad uso personale di stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato il possesso di un quantitativo equivalente a centonove dosi medie singole, oltre alla presenza di un bilancino e buste di plastica idonee al confezionamento delle dosi. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile l'impugnazione perché reiterava motivi già esaminati e smentiti da riscontri oggettivi, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione.
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Custodia cautelare in carcere: spaccio e piccole dosi
L'Indagato contestava l'ordinanza del Tribunale che disponeva la custodia cautelare in carcere per ripetute cessioni di stupefacenti a molteplici acquirenti tra il 2019 e il 2020. La difesa invocava l'ipotesi di lieve entità e chiedeva i domiciliari con braccialetto elettronico, sostenendo la modesta quantità delle singole dosi sequestrate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno escluso la lieve entità a causa della professionalità e continuità dell'attività criminale, della diversità delle sostanze e dell'uso di telefoni intestati a terzi. Inoltre, la reiterazione dei reati dopo precedenti arresti dimostra l'inaffidabilità dell'indagato e la necessità della massima misura restrittiva.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione esclude il beneficio
Tre imputati hanno presentato ricorso per contestare la condanna per cessione continuata di cocaina. I ricorrenti chiedevano l'applicazione della fattispecie di spaccio di lieve entità e contestavano l'applicazione congiunta della recidiva e del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione sistematica delle vendite, la presenza di clienti abituali, la fornitura costante protratta per anni e i guadagni non trascurabili impediscono la qualificazione del fatto come fatto tenue. Inoltre, la Corte ha ribadito la piena compatibilità tra la disciplina della continuazione e l'aumento di pena per la recidiva, confermando le condanne e disponendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per ciascun ricorrente.
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Detenzione illecita di stupefacenti: 175 dosi negano la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per detenzione illecita di stupefacenti a fini di spaccio. Le forze dell'ordine hanno sequestrato 60 grammi di cocaina con principio attivo del 46%, idonei a ricavare 175 dosi, insieme a materiale per il confezionamento. L'imputato richiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando l'elevato numero di dosi, i numerosi precedenti penali e la commissione del reato durante una misura cautelare.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge l’uso personale
I Carabinieri hanno sorpreso l'Imputato mentre cedeva tre grammi di cocaina all'Acquirente all'interno di un'auto. L'Imputato ha sostenuto la tesi del consumo personale e l'assenza di prove certe oltre ogni ragionevole dubbio. La Corte di Appello ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità, evidenziando le contraddizioni difensive e la flagranza della cessione. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione probatoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo corretta e logica la motivazione dei giudici territoriali e vietando una nuova valutazione dei fatti.
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Traffico di stupefacenti: l’assoluzione altrui non salva il reo
L'Imputato ha subito una condanna per associazione criminale e per singoli episodi legati al traffico di stupefacenti. Il ricorrente ha contestato la decisione lamentando un contrasto con la precedente assoluzione irrevocabile pronunciata verso altri coimputati per il medesimo fatto associativo. Inoltre, la difesa ha richiesto la riqualificazione dei singoli episodi nella fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di legittimità ha stabilito che la sentenza favorevole emessa verso terzi soggetti non vincola automaticamente il processo a carico di altri concorrenti. Gli elementi probatori, costituiti da intercettazioni telefoniche e sequestri ingenti, hanno confermato la piena partecipazione dell'uomo al sodalizio criminale.
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Lieve entità spaccio: stop a calcoli solo sul peso e confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per reati di droga e resistenza. La difesa ha contestato la mancata applicazione della lieve entità spaccio per 45 grammi di hashish e la confisca di mille euro. I giudici di merito avevano negato l'attenuante basandosi solo sul peso della sostanza e avevano confiscato il denaro nonostante l'assoluzione per quel singolo episodio. La Suprema Corte ha accolto entrambi i motivi. I giudici hanno stabilito che il solo peso non esclude la lieve entità se mancano strutture organizzate. Inoltre, la confisca del denaro richiede un collegamento diretto con un reato accertato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della pena ed è stata ordinata la restituzione immediata dei contanti all'imputato.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione frena la difesa
L'Imputato ha impugnato la condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La difesa ha sostenuto che i giudici avessero considerato solo il peso complessivo della droga senza valutare l'intera condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la detenzione di oltre ottanta dosi suddivise in diverse sostanze, la presenza di vedette di controllo e il contesto criminale escludono la lieve offensività del fatto. L'attività presentava carattere sistematico e organizzato. La recidiva specifica reiterata ha inoltre impedito la prevalenza delle attenuanti generiche. Il ricorrente deve sostenere le spese legali e pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per la varietà della droga
L'Imputato ha subito una condanna per molteplici cessioni e detenzioni di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish. La difesa ha presentato ricorso per cassazione chiedendo di qualificare i fatti come spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il quantitativo, la gestione simultanea di droghe diverse e la continuità dello smercio escludono la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di droga e confisca del denaro: no al sequestro facile
I Giudici di merito avevano condannato due persone per la detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità, disponendo contestualmente la confisca del denaro trovato nella loro disponibilità durante la perquisizione. La difesa ha impugnato la decisione, evidenziando che l'accusa riguardava esclusivamente il possesso della sostanza e non pregresse attività di spaccio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca del denaro richiede un legame diretto tra la somma sequestrata e lo specifico illecito contestato. Di conseguenza, i Giudici hanno revocato la misura e ordinato l'immediata restituzione del denaro agli aventi diritto.
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Detenzione di stupefacenti in carcere: no all’uso personale
Un detenuto ha introdotto nell'istituto penitenziario 13,5 grammi di hashish, corrispondenti a oltre 88 dosi medie, al rientro da un permesso premio. La difesa ha sostenuto la destinazione ad uso personale e ha contestato la quantificazione della pena. I giudici di merito hanno qualificato il fatto come spaccio di lieve entità ed escluso il mero consumo personale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sancendo che la detenzione di stupefacenti in carcere oltre i limiti tabellari, unita alla positività dei compagni di cella e all'illogicità di rischiare i benefici per fare scorta, dimostra la destinazione a terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Lieve entità nello spaccio: efficienza e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati di droga, contestando il mancato riconoscimento della lieve entità nello spaccio e il calcolo della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità richiede una valutazione globale di qualità, quantità, mezzi impiegati e frequenza dell'attività illecita. La presenza di un'organizzazione efficiente esclude l'attenuazione della pena. Inoltre, la Corte d'Appello aveva già rideterminato la pena applicando la continuazione tra reati, rendendo prive di fondamento le obiezioni difensive. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: 76 dosi escludono lo sconto
Un soggetto deteneva cocaina suddivisa in 76 involucri per un peso complessivo di oltre 42 grammi. I giudici di merito hanno negato la riqualificazione del reato nella fattispecie di minore gravità. L'imputato ha presentato ricorso per ottenere la fattispecie di lieve entità stupefacenti, contestando la valutazione della corte territoriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il ricorrente ha proposto censure di merito non consentite davanti ai giudici di legittimità, i quali non possono rivalutare le prove. La quantità della sostanza e il suo frazionamento giustificano pienamente il reato ordinario più grave.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello per il reato di spaccio di lieve entità. Nel proprio atto difensivo, il ricorrente si è limitato a formulare un generico richiamo all'obbligo di immediata declaratoria di non punibilità, senza contestare puntualmente le argomentazioni fornite dai giudici di merito a sostegno della sua colpevolezza. La Suprema Corte ha giudicato i motivi proposti del tutto aspecifici e non consentiti dalla legge penale. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna dell'Imputato e imponendogli il pagamento delle spese del procedimento, insieme al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: alloggio e soldi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati di droga. L'uomo chiedeva il riconoscimento della lieve entità nello spaccio e l'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto le censure perché meramente ripetitive e prive di fondamento giuridico. L'organizzazione logistica, dimostrata dal soggiorno in una struttura alberghiera finalizzato all'attività illecita, unita al consistente quantitativo di stupefacente e alla disponibilità economica, esclude la qualificazione del fatto come lieve. I precedenti penali confermano inoltre la persistente pericolosità sociale del soggetto, giustificando pienamente la recidiva applicata e la condanna al pagamento delle spese di giudizio con sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità e purezza della droga: il no della Corte
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, lamentando il mancato riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. Il giudice di merito aveva escluso l'ipotesi attenuata a causa del quantitativo di stupefacente sequestrato, pari a circa 45 grammi di cocaina con ben 33 grammi di principio attivo puro, indice di un'attività di cessione strutturata e continuativa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: le censure presentate miravano a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato integralmente la condanna e ha disposto a carico della ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: no al ricorso per spaccio continuo
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità stupefacenti stabilita dall'art. 73, comma 5, del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti. I giudici di merito hanno accertato una condotta illecita continuativa, caratterizzata da una struttura organizzata e da cessioni ripetute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché l'atto chiedeva un riesame dei fatti non consentito ai giudici di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende a carico dell'interessato.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: no al reato minore
Un imputato ha impugnato la sentenza di condanna per traffico illecito di sostanze vietate chiedendo la riqualificazione del reato. La difesa sosteneva la sussistenza della lieve entità spaccio stupefacenti. I giudici di merito avevano negato questa attenuante a causa di una condotta di cessione continuativa, strutturata e ben organizzata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha sollevato contestazioni di fatto non valutabili nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a sconti per 54g di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due persone condannate per reati legati alla droga. La vicenda trae origine dal sequestro di cinquantaquattro grammi di cocaina e dalla conseguente contestazione del reato ordinario previsto dall'art. 73 del Testo Unico Stupefacenti. Uno dei ricorrenti ha sollevato censure generiche sul reato associativo, mentre la seconda imputata ha contestato la qualificazione giuridica dei fatti chiedendo l'ipotesi di lieve entità. I giudici supremi hanno confermato la decisione dei gradi di merito. Il quantitativo di droga e le concrete modalità della condotta escludono la fattispecie attenuata e integrano la piena detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte ha condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a un versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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