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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna

L’Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello per il reato di spaccio di lieve entità. Nel proprio atto difensivo, il ricorrente si è limitato a formulare un generico richiamo all’obbligo di immediata declaratoria di non punibilità, senza contestare puntualmente le argomentazioni fornite dai giudici di merito a sostegno della sua colpevolezza. La Suprema Corte ha giudicato i motivi proposti del tutto aspecifici e non consentiti dalla legge penale. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna dell’Imputato e imponendogli il pagamento delle spese del procedimento, insieme al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45375 Anno 2022
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Pubblicato il 31 agosto 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il controllo di legittimità nel reato di spaccio di lieve entità

Il ricorso per Cassazione richiede un elevato livello di rigore tecnico e precisione argomentativa. La legge non consente impugnazioni basate su doglianze astratte o generiche contestazioni. Nel caso esaminato dai giudici supremi, un soggetto condannato per il reato di spaccio di lieve entità ha tentato di ribaltare il verdetto d’appello senza articolare critiche mirate contro la motivazione del provvedimento impugnato. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non rappresenta un terzo grado di merito in cui ridiscutere i fatti, ma un controllo vincolato alla presenza di precisi vizi di legge.

Il fatto e la condanna per spaccio di lieve entità

La vicenda trae origine dal procedimento penale a carico de L’Imputato, accusato di violazione delle norme sugli stupefacenti nella forma attenuata del fatto di modesta entità. I giudici territoriali della Corte di Appello avevano confermato la penale responsabilità dell’uomo, redigendo una motivazione dettagliata e completa in punto di fatto e di diritto. La sentenza di secondo grado esponeva in modo chiaro gli elementi probatori e il percorso logico che dimostravano la colpevolezza dell’interessato.

L’Imputato ha quindi deciso di impugnare tale statuizione dinanzi alla Corte di Cassazione, affidando le proprie speranze difensive a un motivo fondato sul mancato proscioglimento immediato. La difesa ha sostenuto genericamente l’ingiustizia della decisione, omettendo però di indicare quali passaggi logici della sentenza d’appello contenessero errori di diritto o contraddizioni evidenti.

I requisiti di specificità dell’atto di impugnazione

La procedura penale impone al ricorrente l’onere di individuare con esattezza le violazioni commesse dal giudice di merito. La semplice richiesta di applicare una formula assolutoria non basta a superare il vaglio preventivo di ammissibilità.

Quando un atto di impugnazione si limita a reiterare tesi difensive già disattese senza confrontarsi con la motivazione del provvedimento, il motivo diventa inammissibile per indeterminatezza. La Suprema Corte ha più volte chiarito che la critica deve essere puntuale, pertinente e idonea a disarticolare la struttura argomentativa del provvedimento impugnato.

Le motivazioni della Corte sullo spaccio di lieve entità

I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze difensive, rilevando che i motivi dedotti nel ricorso non erano consentiti dalla legge in sede di legittimità. L’atto di ricorso si risolveva in un indeterminato e generico richiamo alla mancata declaratoria di non punibilità, senza scalfire la ricostruzione accusatoria.

La sentenza della Corte di Appello presentava una motivazione completa ed esaustiva sulla responsabilità penale per l’ipotesi di spaccio di lieve entità. Il ricorrente non ha individuato alcun reale vizio di legittimità, limitandosi a manifestare un dissenso privo di consistenza tecnica. A fronte di una motivazione coerente e priva di vizi logici evidenti, la Corte di Cassazione non può procedere a una nuova valutazione dei fatti di causa.

Le conclusioni sul rigetto e le sanzioni pecuniarie

La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto da L’Imputato, rendendo definitiva la precedente condanna emessa dai giudici territoriali. L’esito del procedimento ha comportato conseguenze economiche dirette a carico del ricorrente soccombente.

I giudici hanno infatti disposto la condanna al pagamento di tutte le spese processuali sostenute durante il giudizio di legittimità. Inoltre, ravvisando profili di colpa nella proposizione di un ricorso manifestamente infondato e generico, la Corte ha condannato L’Imputato al pagamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Cosa accade se un ricorso in Cassazione contiene motivi generici?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile senza valutare il merito dei fatti e condanna il ricorrente alle spese legali e a una sanzione pecuniaria.

Quali elementi contraddistinguono lo spaccio di lieve entità?
La fattispecie punisce le condotte legate agli stupefacenti che presentano minima offensività per quantità, qualità della sostanza e mezzi impiegati.

Per quale motivo la Cassazione condanna al pagamento verso la Cassa delle ammende?
La sanzione pecuniaria consegue alla dichiarazione di inammissibilità dell’impugnazione, quando il ricorso viene proposto per motivi manifestamente infondati o generici.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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