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Lieve Entità — Anno 2022

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466 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Porto abusivo di armi: coltello in ospedale e ricorso respinto
L'Imputato veniva sorpreso in un luogo pubblico con un coltello a farfalla con lama di dieci centimetri senza giustificato motivo, mentre si trovava in ospedale per un presunto abuso di sostanze. Condannato in appello a quattro mesi di arresto e un'ammenda, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere le attenuanti della lieve entità e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il porto abusivo di armi in contesti a rischio e in presenza di precedenti penali non consente sconti di pena. L'esclusione della lieve entità impedisce inoltre la non punibilità. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: niente attenuante con guadagni continui
Un uomo viene condannato per cessione ripetuta di sostanze stupefacenti, reato riqualificato come spaccio di lieve entità. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la presunta inattendibilità delle dichiarazioni rese dall'acquirente e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità. La Suprema Corte rigetta il ricorso confermando la condanna. I giudici evidenziano che le dichiarazioni dell'acquirente trovano riscontro nelle osservazioni delle forze dell'ordine e nelle analisi tossicologiche. Inoltre, la Corte precisa che il riconoscimento dello spaccio di lieve entità non comporta in modo automatico l'attenuante per il guadagno di speciale tenuità. Trattandosi di circa trenta episodi di cessione, il guadagno complessivo perseguito dallo spacciatore non risulta marginale o di speciale tenuità.
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Concorso anomalo nel reato: responsabilità anche senza violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due imputati, dichiarando inammissibili i rispettivi ricorsi. Nel primo caso, la Suprema Corte ha applicato il principio del concorso anomalo nel reato verso un soggetto che aveva aiutato i complici a rubare un'automobile. L'imputato sosteneva di non sapere che i complici avrebbero commesso una rapina a mano armata. I giudici hanno stabilito che l'aggressione con armi era uno sviluppo ampiamente prevedibile del piano originario. Nel secondo caso, la Cassazione ha negato l'attenuante della lieve entità per il reato di spaccio di stupefacenti. L'attività era infatti organizzata in modo continuativo, con una rete stabile di clienti e canali di approvvigionamento strutturati. Entrambi i ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e un'ammenda di tremila euro ciascuno.
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Lieve entità nello spaccio: condotta grave esclude il beneficio
L'imputato è stato condannato per cessione di marijuana ed evasione dagli arresti domiciliari. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione per lamentare la mancata applicazione della lieve entità nello spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le censure riguardavano giudizi di fatto già valutati in appello. La gravità concreta della condotta e la contestuale evasione impediscono il riconoscimento della lieve entità nello spaccio. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di droga: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di 85 grammi di cocaina destinati allo spaccio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della lieve entità nel reato di droga per ottenere uno sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la quantità detenuta e la condotta abituale dimostrano una disponibilità continua di stupefacenti e un'elevata capacità di diffusione. Tali fattori escludono l'ipotesi attenuata. La Cassazione ha confermato la pena di quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa, condannando L'Imputato anche al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: quando la Cassazione lo boccia
L'Imputato concordava una pena di quattro anni e otto mesi di reclusione per la detenzione di oltre due chilogrammi di cocaina. Successivamente, la difesa presentava un ricorso contro il patteggiamento dinanzi alla Corte di Cassazione. Il ricorso lamentava la mancata applicazione di cause di non punibilità e richiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge limita infatti le impugnazioni contro il patteggiamento a casi tassativi e ben definiti. L'ingente quantitativo di droga impedisce inoltre di considerare il fatto lieve. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio e precedenti: la pena resta alta
L'Imputato è stato condannato per il reato di lieve entità dello spaccio di sostanze stupefacenti per la detenzione di 1,13 grammi di marijuana. I giudici di merito hanno inflitto la pena di quattro mesi di reclusione e seicento euro di multa, concedendo le attenuanti generiche. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un'eccessiva severità della pena, ritenendo che l'esclusione della recidiva imponesse l'applicazione del minimo edittale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che i precedenti penali giustificano lo scostamento dal minimo della pena ex art. 133 c.p., anche quando viene esclusa la recidiva, poiché quest'ultima riguarda unicamente la pericolosità sociale. L'Imputato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Traffico di stupefacenti: la Cassazione conferma la condanna
Un uomo è stato condannato a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa per il reato di traffico di stupefacenti, avendo partecipato all'acquisto di oltre mezzo chilo di cocaina proveniente dal Brasile. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato ascolto di testimoni a discarico in appello, l'errata attribuzione del ruolo di finanziatore e la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione del viaggio all'estero e la quantità di droga escludono la lieve entità. Inoltre, la richiesta di riapertura dell'istruttoria in appello è ammessa solo per prove scoperte dopo la sentenza di primo grado, e la Cassazione non può riesaminare le valutazioni di merito logiche della Corte d'Appello.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti e sanzioni
L'imputata concorda un patteggiamento per il reato di trasporto internazionale di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. Successivamente, la difesa propone un ricorso per cassazione contro patteggiamento lamentando difetti motivazionali e chiedendo la riqualificazione del fatto in reato di lieve entità. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso palesemente inammissibile. I giudici evidenziano che la legge limita l'impugnazione delle sentenze di patteggiamento a ipotesi tassative e ad errori di immediata evidenza dal capo di imputazione. Nel caso di specie, la presenza di oltre 1,7 chilogrammi di cocaina preclude del tutto la qualificazione del fatto come fatto lieve. Di conseguenza, la Corte condanna l'imputata al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Coltello fuori casa: esclusa la particolare tenuità del fatto
L'Imputato è stato condannato a mille euro di ammenda per aver portato fuori casa un coltello senza giustificato motivo. Il giudice di merito ha qualificato il reato come fatto di lieve entità. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento della lieve entità esclude implicitamente la particolare tenuità del fatto. I due istituti richiedono infatti gradi diversi di offensività: la lieve entità attenua la pena ma presuppone comunque un'offesa meritevole di sanzione, mentre la particolare tenuità del fatto richiede un'offensività talmente minima da escludere del tutto la punibilità. L'Imputato è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Cocaina nel fanale: esclusa la lieve entità del reato
L'Imputato è stato fermato lontano da casa alla guida di un'auto in cui erano nascosti, nel vano del fanale posteriore, oltre 100 grammi di cocaina (pari a circa 130 dosi). La Corte d'appello ha escluso l'ipotesi di lieve entità, qualificando il fatto come spaccio ordinario. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la mancata valutazione globale delle circostanze. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per concedere la lieve entità, serve una valutazione complessiva di mezzi, modalità e quantità della sostanza. Nel caso specifico, la quantità rilevante e il sofisticato metodo di occultamento escludono la minima offensività della condotta, confermando la gravità del reato.
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Lieve entità nel reato di droga: il patto del socio non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio, confermando il diniego della qualificazione di lieve entità nel reato di droga. L'imputato sosteneva che il fatto dovesse essere considerato di minore gravità, poiché al fratello coimputato era stata riconosciuta tale attenuante in un separato procedimento di patteggiamento. I giudici hanno chiarito che l'attività continuativa di acquisto, detenzione e cessione di droghe sia leggere che pesanti, protratta per diversi mesi, esclude l'applicazione della circostanza attenuante. Inoltre, la diversa qualificazione giuridica applicata al coimputato in un altro processo non vincola il giudice e non genera un contrasto tra giudicati rilevante per l'ordinamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Intercettazioni telefoniche: condanna confermata in Cassazione
Tre imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per reati di droga. I ricorrenti contestavano l'attendibilità delle intercettazioni telefoniche utilizzate per identificarli e la mancata concessione dell'attenuante della lieve entità. Uno di essi lamentava anche l'indeterminatezza dell'accusa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che le intercettazioni telefoniche erano state correttamente valutate nei precedenti gradi di giudizio e che i motivi presentati erano solo ripetizioni di questioni di fatto già ampiamente risolte. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio esclusa se la casa è un laboratorio
Due imputati sono stati condannati per la detenzione in concorso di circa 101 grammi di marijuana, pari a 296 dosi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, contestando anche l'utilizzo di dichiarazioni spontanee rese da uno dei soggetti che sosteneva di non comprendere la lingua italiana. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno escluso la lieve entità dello spaccio a causa dell'organizzazione, seppur rudimentale, dell'attività (uso di un'abitazione come base operativa e presenza di strumenti per il confezionamento) e del quantitativo non modico, idoneo a generare un profitto significativo. Le dichiarazioni spontanee sono state ritenute valide poiché smentite le difficoltà linguistiche dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità: la cocaina pura nega lo sconto
Due imputati sono stati condannati per detenzione e spaccio di cocaina. La polizia ha sequestrato oltre 42 grammi di sostanza con un principio attivo purissimo (tra il 74% e il 77%), già suddivisa in 55 dosi ma ulteriormente tagliabile fino a 191 dosi commerciali. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo la minima offensività della condotta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'elevata purezza e il quantitativo della droga indicano un collegamento stabile con canali di rifornimento di alto livello. Questo scenario esclude l'applicazione della circostanza attenuante, richiedendo una valutazione globale e non parcellizzata di tutti gli indici di reato.
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Coltivazione di stupefacenti: condanna certa anche senza analisi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per due soggetti responsabili di coltivazione di stupefacenti (378 piante di cannabis) e furto aggravato di energia elettrica. La difesa sosteneva che, dichiarati inutilizzabili gli esami chimici sulle piante, mancasse la prova della capacità drogante della piantagione. I giudici hanno chiarito che la coltivazione di stupefacenti è punibile anche senza analisi di laboratorio se la conformità botanica, la dimensione della serra e l'uso di strumenti professionali dimostrano l'idoneità delle piante a produrre droga. È stata esclusa la lieve entità del fatto a causa della struttura professionale e dell'allaccio abusivo alla rete elettrica.
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Traffico di stupefacenti: la Cassazione nega la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. Il primo ricorrente, custode di un box usato per lo stoccaggio di cocaina, contestava la mancata concessione della lieve entità e l'assenza di perizia sulla purezza della droga. La seconda ricorrente contestava la sua partecipazione all'associazione criminale e l'interpretazione delle intercettazioni telefoniche. La Suprema Corte ha confermato le condanne, precisando che la lieve entità va esclusa quando vi è un'organizzazione strutturata con mezzi professionali (telefoni, auto) e misure di sicurezza per evitare i controlli. Inoltre, l'interpretazione delle intercettazioni spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione illecita di sostanze stupefacenti: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava la mancata qualificazione del fatto come reato di lieve entità e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici, basati su questioni di fatto già ampiamente esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: quando la contestazione costa cara
Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del reato di droga stabilita nella sentenza di patteggiamento, chiedendo il riconoscimento della lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché il motivo non è consentito dalla legge in caso di patteggiamento ed è formulato in modo del tutto generico. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a repliche inutili
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. L'uomo contestava la mancata applicazione della lieve entità del fatto e l'eccessiva severità della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e si limitavano a richiedere una nuova valutazione dei fatti, già ampiamente esaminati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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