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Lieve Entità — Anno 2022

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466 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Gravi indizi di colpevolezza: arresti annullati dopo tre anni
Il Tribunale di Catanzaro confermava la misura degli arresti domiciliari per il reato di spaccio a carico dell'Indagato. Quest'ultimo proponeva ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'attualità delle esigenze cautelari, dato il decorso di tre anni dai fatti. La Suprema Corte ha rigettato i motivi relativi alla colpevolezza, confermando che per le misure cautelari bastano indizi che fondino una qualificata probabilità di colpevolezza, senza il rigore del giudizio di merito. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso sull'attualità del pericolo di recidiva, ritenendo insufficiente la motivazione del Tribunale sul decorso del tempo. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alle esigenze cautelari.
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Spaccio di lieve entità: il machete esclude lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a quattro anni di reclusione per detenzione di droga e porto abusivo d'armi. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello Spaccio di lieve entità, sostenendo che i giudici di merito non avessero valutato correttamente la modesta quantità di hashish sequestrata. La Suprema Corte ha invece confermato la gravità del fatto. I giudici hanno valorizzato la presenza contemporanea di cocaina e hashish, l'uso di un machete di 39 centimetri e di uno spray al peperoncino in un bosco, la complicità di un'altra persona e la recidiva specifica del soggetto. Questi elementi dimostrano un'attività professionale organizzata, escludendo l'attenuante. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: l’abitudine nega la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione per tre soggetti accusati di spaccio di stupefacenti. I giudici hanno respinto la richiesta di considerare il fatto di lieve entità, evidenziando la sistematicità dell'attività illecita, caratterizzata dall'acquisto quotidiano di circa 50 grammi di eroina. È stata inoltre ritenuta corretta la decisione di non concedere le circostanze attenuanti generiche, a causa dei precedenti penali degli imputati e dei loro contatti con trafficanti di alto livello. Infine, la Corte ha confermato il diniego del giudizio abbreviato condizionato, poiché l'audizione dei testimoni richiesta dalla difesa non era decisiva per colmare lacune investigative. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità spaccio: no allo sconto con 387 dosi di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, denominato L'Imputato, condannato per detenzione illecita di cocaina. L'Imputato possedeva un quantitativo di droga idoneo a produrre ben 387 dosi singole. La difesa sosteneva che il fatto dovesse rientrare nella fattispecie di lieve entità spaccio, prevista dall'articolo 73, comma 5, del Testo Unico sugli stupefacenti. I giudici di legittimità hanno respinto la richiesta. La Cassazione ha chiarito che il ricorso riproponeva censure già ampiamente superate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la richiesta pretendeva una inammissibile rivalutazione delle prove di fatto. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: negata con 403g di hashish
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato a due anni di reclusione per la detenzione di 403 grammi di hashish. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio e contestava l'applicazione della recidiva. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di droga e la presenza di un precedente penale specifico escludono la minore gravità del fatto. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna originaria e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra gravità e sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di oltre 137 grammi di cocaina, equivalenti a circa 915 dosi individuali. La difesa contestava il trattamento sanzionatorio, lamentando contraddizioni nella valutazione della gravità del fatto e il mancato riconoscimento della lieve entità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte di appello, evidenziando che l'elevato quantitativo di droga esclude l'ipotesi lieve. Tuttavia, i giudici di merito avevano già ridotto la pena quasi al minimo edittale, applicando le attenuanti generiche e lo sconto per il rito abbreviato. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: il furgone organizzato nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dello Spaccio di lieve entità e la confisca di oltre duemila euro. I giudici hanno confermato la gravità del fatto: l'uomo trasportava morfina equivalente a 281 dosi singole da Brescia a Roma con un furgone, dimostrando un'attività organizzata e stabili legami criminali. Inoltre, la somma sequestrata è stata confiscata poiché sproporzionata rispetto al suo reddito lecito e priva di giustificazione. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione condanna il pusher in bici
Un uomo è stato condannato per spaccio continuato di stupefacenti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il fatto come spaccio di lieve entità, sostenendo di aver agito da solo e senza una vera organizzazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'attività non era affatto occasionale: l'uomo vendeva dosi quotidianamente da cinque anni, aveva fidelizzato dieci clienti stabili, utilizzava un telefono dedicato e si recava regolarmente in un'altra città per rifornirsi. Questa continuità e professionalità escludono l'applicazione della minore gravità. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: spacciare da soli non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. La difesa chiedeva l'applicazione dell'attenuante dello spaccio di lieve entità, sostenendo che il soggetto agisse da solo in strada e con modiche quantità. I giudici hanno rigettato la richiesta evidenziando la gravità complessiva della condotta: oltre 1.600 cessioni di diverse sostanze (cocaina, eroina, crack) protratte per anni, un elevato numero di clienti, il possesso di sei telefoni cellulari e la prosecuzione dell'attività illecita persino durante gli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione e sedicimila euro di multa.
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Detenzione a fini di spaccio: la Cassazione nega la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione a fini di spaccio. L'imputato contestava la mancata qualificazione del fatto come lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione degli elementi di prova e la determinazione della pena spettano esclusivamente al giudice di merito. Se la motivazione della sentenza d'appello è logica e coerente, la Cassazione non può sostituire il proprio giudizio a quello dei giudici precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione dopo patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che, dopo aver concordato la pena tramite patteggiamento, contestava la mancata qualificazione del reato di droga come fatto di lieve entità. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione dopo patteggiamento per contestare la qualificazione giuridica del fatto è ammesso solo in caso di errore manifesto ed evidente a prima vista. Poiché nel caso specifico la condotta era stata valutata di media rilevanza, non sussisteva alcun errore macroscopico. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando tremila dosi costano caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato nascondeva in un sottoscala un secchio con marijuana equivalente a quasi tremila dosi e possedeva oltre settemila euro in contanti non giustificati. La difesa chiedeva il riconoscimento della lieve entità dello spaccio e delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta a causa dell'ingente quantitativo di droga, delle modalità di occultamento e dell'irrilevanza della confessione tardiva. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Notifica della sentenza all’imputato assente: ricorso inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per spaccio di lieve entità. La difesa lamentava la mancata notifica della sentenza all'imputato assente (notifica dell'estratto della sentenza di secondo grado) e una presunta condanna per sostanze non contestate. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della riforma della contumacia introdotta dalla Legge 67/2014, la notifica della sentenza all'imputato assente non è più obbligatoria se questi non ha partecipato al processo pur essendone a conoscenza. Inoltre, il giudice d'appello aveva già escluso la rilevanza della seconda sostanza ai fini della pena. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio continuato di sostanze stupefacenti. Il ricorrente lamentava la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio, sostenendo un vizio di motivazione della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno invece rilevato che le contestazioni erano una mera riproposizione di questioni già ampiamente e correttamente analizzate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione blinda le pene severe
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di lieve entità. I ricorrenti lamentavano l'eccessività della pena applicata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena base e la valutazione della gravità del reato spettano esclusivamente al giudice di merito. Se la motivazione è logica e fondata su elementi concreti, come l'alto numero di cessioni (oltre 100 per un imputato e oltre 430 per l'altro) e la stabilità dell'attività illecita, la decisione non è sindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del lucro di speciale tenuità: sconti sulla droga
Il caso riguarda un cittadino straniero condannato per spaccio di droga di lieve entità. La Corte di appello aveva escluso l'applicazione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità, ritenendola incompatibile con i reati di stupefacenti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che l'attenuante del lucro di speciale tenuità è compatibile con il reato di lieve entità se anche l'evento dannoso o pericoloso è minimo. La sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, con rinvio alla Corte di appello di Perugia per una nuova valutazione della pena.
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Lieve entità nei reati di droga: no allo sconto con troppe dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. L'imputato chiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità nei reati di droga per il possesso di sostanze stupefacenti. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che il quantitativo di droga sequestrato era notevole e consentiva di ricavare ben 469 dosi singole. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la gravità del fatto, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Ingente quantità di stupefacenti: il peso esclude la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per possesso di droga. L'imputato trasportava oltre 3,6 chilogrammi di principio attivo di cocaina. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità e l'esclusione dell'aggravante per ingente quantità di stupefacenti. I giudici hanno stabilito che l'enorme quantitativo di droga pura rende impossibile applicare la riduzione per lieve entità. Al contrario, tale volume giustifica pienamente l'aggravante della ingente quantità. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Traffico di stupefacenti: carcere per il boss senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato contestava il suo ruolo di vertice e chiedeva che il gruppo fosse qualificato come associazione minore dedita a fatti di lieve entità. I giudici hanno invece confermato la gravità del quadro indiziario, evidenziando una struttura organizzata con ruoli definiti, canali di approvvigionamento stabili e una gestione sistematica dello spaccio. La Suprema Corte ha ribadito che per escludere la lieve entità basta la presenza di modalità organizzative insidiose e continuative, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: perché vendere droga al bar esclude lo sconto
I Ricorrenti hanno impugnato la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, chiedendo la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5 d.P.R. 309/1990. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che le cessioni ripetute di droga e la scelta di un bar come base logistica per l'attività illecita impediscono di considerare il fatto di minore gravità. Inoltre, la determinazione della pena e la valutazione delle attenuanti rientrano nei poteri discrezionali del giudice di merito, purché adeguatamente motivati. I Ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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