Il Giudice per le indagini preliminari ha applicato a un imputato la pena concordata di due anni di reclusione per detenzione di stupefacenti, riqualificando il fatto come di lieve entità. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso per cassazione, contestando tale riqualificazione a causa del quantitativo di droga sequestrato, tra cui 296 dosi di eroina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento per contestare la qualificazione giuridica del fatto è ammesso solo se l'errore del giudice è evidente, macroscopico e immediato. Nel caso specifico, la decisione del primo giudice non presentava un errore così manifesto da giustificare l'annullamento della sentenza concordata. Vince quindi l'imputato, la cui pena patteggiata resta confermata.
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