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Lieve Entità — Anno 2022

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466 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Utilizzabilità delle intercettazioni: no a sconti per lo spaccio
Il Tribunale del Riesame confermava la misura degli arresti domiciliari nei confronti di un soggetto accusato di cessione di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, contestando la mancata qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità e lamentando l'inutilizzabilità delle conversazioni intercettate tra un coimputato e un terzo, ritenendole prive di riscontri esterni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che in tema di utilizzabilità delle intercettazioni, le conversazioni registrate tra coimputati o terzi non sono equiparabili alle dichiarazioni rese davanti all'autorità giudiziaria e non necessitano di riscontri esterni ai sensi dell'articolo 192 del codice di procedura penale, essendo soggette al prudente apprezzamento del giudice. Inoltre, la capacità organizzativa e i contatti stabili escludono la lieve entità dello spaccio.
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Ricettazione di lieve entità: condanna anche senza matricola
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di lieve entità nei confronti di un uomo trovato in possesso di un motore rubato. La difesa contestava l'identificazione del bene, privo di numero di matricola, e la mancata esclusione della recidiva da parte della Corte d'Appello. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il primo motivo, poiché il motore era stato chiaramente identificato tramite marca, colore e bolla di accompagnamento. Riguardo al trattamento sanzionatorio, la Cassazione ha chiarito che l'imputato non aveva un reale interesse a impugnare la decisione: il giudice di merito aveva già applicato un calcolo di pena estremamente favorevole, considerando la recidiva come subvalente rispetto alle attenuanti. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Ricorso contro patteggiamento: la Cassazione frena il PM
Il Giudice per le indagini preliminari ha applicato a un imputato la pena concordata di due anni di reclusione per detenzione di stupefacenti, riqualificando il fatto come di lieve entità. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso per cassazione, contestando tale riqualificazione a causa del quantitativo di droga sequestrato, tra cui 296 dosi di eroina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento per contestare la qualificazione giuridica del fatto è ammesso solo se l'errore del giudice è evidente, macroscopico e immediato. Nel caso specifico, la decisione del primo giudice non presentava un errore così manifesto da giustificare l'annullamento della sentenza concordata. Vince quindi l'imputato, la cui pena patteggiata resta confermata.
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Confisca del denaro: lo spaccio fa perdere i contanti
Il Tribunale di Monza applicava all'Imputato la pena concordata per i reati di spaccio di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale, disponendo la confisca della droga e delle somme di denaro sequestrate. L'Imputato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando l'illegalità della confisca del denaro sul presupposto che la contestazione riguardasse la sola detenzione e non la vendita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione comprendeva anche la cessione di droga a terzi in cambio di denaro. Di conseguenza, la confisca del denaro è legittima e obbligatoria, esistendo un nesso diretto tra la somma sequestrata e l'attività di spaccio. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
L'Imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti, ha proposto ricorso lamentando la mancata qualificazione del fatto come di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno evidenziato che l'atto di impugnazione non conteneva una critica specifica e argomentata contro la sentenza d'appello, limitandosi a riproporre tesi generiche già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto per la centrale in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a sei anni e sei mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo di aver ceduto droga solo a un conoscente e di essere in cura presso il SerT. I giudici hanno respinto la richiesta poiché l'uomo aveva trasformato la propria abitazione in una vera e propria centrale dello spaccio, accumulando ingenti quantità e varietà di sostanze. Inoltre, la presenza di numerosi e gravi precedenti penali ha precluso la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega sconti sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo contestava l'applicazione della recidiva e la severità della pena inflitta per il possesso di 245 dosi di eroina. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'appello, ritenendo ampiamente motivata l'applicazione dell'aggravante della recidiva a causa dei precedenti penali e della crescente pericolosità sociale del soggetto. Anche la determinazione della pena è stata ritenuta corretta e proporzionata alla quantità di droga sequestrata. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: 13mila dosi costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato, che aveva ammesso la propria esclusiva responsabilità, chiedeva che il fatto venisse riqualificato come fatto di lieve entità. I giudici hanno invece confermato la gravità del reato, evidenziando che il possesso di ben 13.317 dosi di hashish è del tutto incompatibile con la lieve entità nel reato di spaccio. La Cassazione ha inoltre respinto le contestazioni sulla misura della pena, in quanto generiche e dirette a ottenere un nuovo giudizio di merito, precluso in sede di legittimità. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: 105 dosi e contanti negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo l'uso personale della cocaina. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che il possesso di cocaina sufficiente per 105 dosi, insieme a un quantitativo di hashish, la suddivisione in dosi pronte per lo smercio e il ritrovamento di 5.200 euro in contanti dimostrano una chiara capacità operativa incompatibile con la lieve entità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: la fuga non cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato era stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre scambiava una busta di droga con un complice, per poi fuggire. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, oltre alla concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la gravità della condotta, evidenziando l'esistenza di un'attività di spaccio organizzata su larga scala, provata dal rinvenimento di appunti scritti e denaro contante. La Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti in auto: scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per la detenzione di sostanze stupefacenti in concorso. I due erano stati fermati a bordo di un'auto con un quantitativo di droga sufficiente a confezionare circa 776 dosi. La difesa sosteneva l'uso personale, la lieve entità del fatto e la responsabilità esclusiva di uno solo dei passeggeri. I giudici hanno respinto queste tesi, evidenziando che l'elevato numero di dosi esclude la lieve entità e che la condivisione del trasporto dimostra la cooperazione nel reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Chiamata di correo: quando l’accusa del complice diventa condanna
Un uomo è stato condannato per traffico di cocaina sulla base delle dichiarazioni di due complici. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità di tali dichiarazioni, definendole prive di riscontri e frutto di rancore personale. Ha inoltre richiesto la riqualificazione del fatto come di lieve entità e sollevato una questione di legittimità costituzionale sui termini di improcedibilità del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la validità della chiamata di correo, ritenendo le dichiarazioni dei complici coerenti, spontanee e supportate da riscontri esterni come telefonate e passaggi di denaro. La Corte ha inoltre escluso la lieve entità per la rilevante quantità di droga e respinto la questione costituzionale, confermando la condanna dell'imputato e il pagamento delle spese processuali.
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Lieve entità e spaccio: quando la droga non è un fatto marginale
L'Imputato è stato condannato per detenzione e cessione di cocaina ed hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa per la mancata concessione della trattazione orale e la mancata riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'istanza di discussione orale era tardiva rispetto ai termini perentori del rito cartolare emergenziale. Inoltre, l'elevato numero di dosi ricavabili (166 di cocaina pura al 77% e 130 di hashish), l'assenza di redditi leciti e le modalità di spaccio escludono l'applicazione della lieve entità, dimostrando un inserimento stabile nel mercato illecito della droga. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: quando è inutile
Il Tribunale di Catania ha applicato a un imputato la pena concordata di un anno e sei mesi di reclusione per la detenzione di 63 grammi di cocaina, qualificando il fatto come reato di lieve entità. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso, sostenendo che la quantità di droga escludesse la lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento per contestare la qualificazione giuridica del fatto è ammesso solo in caso di errore manifesto o qualificazione palesemente assurda. Poiché il giudice di merito aveva valutato concretamente il caso, la decisione non poteva essere modificata.
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Lieve entità dello spaccio: l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti accusati di traffico di stupefacenti in una piazza di spaccio organizzata. I ricorrenti chiedevano l'applicazione della lieve entità dello spaccio, sostenendo che la loro attività fosse priva di una struttura stabile, anche alla luce dell'assoluzione di uno di loro dal reato associativo. I giudici hanno chiarito che l'inserimento in un contesto organizzato, caratterizzato da turni di lavoro e vedette, esclude categoricamente la lieve entità dello spaccio, a prescindere dalla durata della partecipazione del singolo. La Corte ha quindi rigettato i ricorsi dei primi due imputati e dichiarato inammissibile quello del terzo, condannandoli al pagamento delle spese processuali e confermando le pene detentive.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto per 800 dosi di eroina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna a quattro anni di reclusione per la detenzione di 140 grammi di eroina. La difesa contestava la natura della sostanza, indicata erroneamente come cocaina in un primo test preliminare, e il mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio. I giudici hanno chiarito che la successiva perizia chimica ha accertato definitivamente che si trattava di eroina, qualificando il primo test come mero errore materiale. Inoltre, la Cassazione ha confermato l'esclusione della lieve entità dello spaccio a causa dell'elevato numero di dosi ricavabili (oltre 800) e del sistematico inserimento del soggetto nei circuiti criminali. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nei reati di droga: no allo sconto in sala giochi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. L'imputato, gestore di una sala giochi, era stato trovato in possesso di 269 grammi di hashish e 10 grammi di cocaina, oltre a un bilancino e banconote di piccolo taglio. La difesa chiedeva il riconoscimento della Lieve entità nei reati di droga. I giudici hanno escluso questa attenuante a causa della diversità delle sostanze, del quantitativo complessivo e del luogo di detenzione, un locale frequentato da giovani. La Cassazione ha confermato che la valutazione complessiva degli indici esclude la minima offensività del fatto. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: il congelatore non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano trovato diverse sostanze, tra cui MDMA, crack, anfetamina e marijuana, nascoste nel congelatore della sua abitazione insieme a un bilancino di precisione. I giudici hanno confermato la condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione, escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità. Questa esclusione è stata giustificata dal peso complessivo della droga e dalla presenza di diverse tipologie di sostanze stupefacenti. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Finanziamento del traffico di droga: prestare soldi è reato
Un uomo è stato condannato per traffico di stupefacenti per aver prestato denaro ad alcuni spacciatori, agendo come finanziatore per l'acquisto di cocaina. La difesa ha sostenuto che il semplice prestito non costituisse spaccio e ha richiesto l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il finanziamento del traffico di droga configura a tutti gli effetti un concorso nel reato, poiché agevola l'attività illecita. Inoltre, l'attenuante è stata negata a causa della qualità e quantità non modesta della sostanza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico di stupefacenti: l’auto cifrata non salva il cliente
Un uomo è stato condannato per traffico di stupefacenti dopo il sequestro di quasi tre chili di hashish e una piccola dose di cocaina. La difesa sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale e che le intercettazioni telefoniche parlassero solo di questioni private, come il recupero di un'auto e di una stampante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che i riferimenti all'auto erano in realtà un linguaggio cifrato per indicare la droga. Inoltre, l'ingente quantitativo sequestrato e la presenza di sostanze diverse escludono sia l'uso personale sia la qualificazione del fatto come di lieve entità. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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