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Lieve Entità — Anno 2022

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466 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Connivenza non punibile: stare in auto col partner non è spaccio
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una donna condannata per spaccio in concorso con il fidanzato, per il solo fatto di averlo accompagnato in auto durante le consegne. La difesa ha sostenuto l'ipotesi di connivenza non punibile, evidenziando l'assenza di un contributo attivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della donna, annullando la condanna con rinvio. I giudici hanno chiarito che, per configurare il concorso di persone e non la semplice connivenza non punibile, occorre dimostrare un consapevole contributo materiale o morale che agevoli l'azione criminosa, come un effettivo e intenzionale rafforzamento della sicurezza del complice. Rigettati invece i ricorsi dei coimputati relativi alla quantificazione della pena.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: no sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento dell'ipotesi attenuata della lieve entità, evidenziando che ad altri membri del gruppo era stata concessa. La Suprema Corte ha chiarito che l'attenuante si applica solo se l'organizzazione è nata esclusivamente per spacciare minime quantità e se la sua struttura è incompatibile con traffici più gravi. Nel caso specifico, la solida organizzazione gerarchica, composta da oltre dieci persone, e i sequestri di svariati chili di droga escludono la lieve entità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto per vendite ripetute
Il Tribunale di Bari ha applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti del Ricorrente per reati di spaccio di cocaina. Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo la modestia dell'attività illecita e l'assenza di un'organizzazione complessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la lieve entità dello spaccio non può essere riconosciuta solo in base al quantitativo di droga. Occorre una valutazione complessiva che, nel caso di specie, ha evidenziato una continuità dell'attività di spaccio, vendite ripetute in pochi giorni e la collaborazione con più complici. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari e ha condannato il Ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Tribunale ordinava la custodia in carcere per un uomo accusato di traffico di cocaina. L'indagato proponeva ricorso sostenendo che la sua condotta dovesse essere qualificata come spaccio di lieve entità, evidenziando la modestia dell'attività e la sua iscrizione a un programma di recupero presso il SERD. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che lo spaccio continuativo (circa sessanta cessioni in venti giorni), l'uso di collaboratori e la vendita a clienti fuori regione escludono la minore gravità del fatto. Inoltre, la terapia presso il SERD è stata ritenuta strumentale, data la scarsa frequenza ai controlli e la commissione di reati subito dopo la scarcerazione. Di conseguenza, l'imputato resta in carcere.
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Spaccio di lieve entità: negata l’attenuante per la cocaina
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti. La difesa chiedeva di riqualificare il reato come spaccio di lieve entità, sostenendo che si trattasse di un singolo episodio di cessione di 24 grammi di cocaina (pari a 117 dosi) senza una vera organizzazione. La Suprema Corte ha invece confermato la gravità del fatto. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla lieve entità deve essere globale: la collaborazione sistematica con altri complici, la mancanza di redditi leciti e la capacità di rifornire acquirenti fuori regione dimostrano un'elevata capacità di inserimento nel mercato della droga, escludendo l'applicazione della fattispecie attenuata. Di conseguenza, l'indagato resta agli arresti domiciliari.
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Reato continuato: condanne confermate contro i ricorsi
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per traffico di stupefacenti. Alcuni ricorrenti lamentavano la mancata motivazione sugli aumenti di pena applicati per i singoli reati satellite uniti dal vincolo del reato continuato. La Suprema Corte ha confermato la condanna di tutti gli imputati, rigettando o dichiarando inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che, in caso di reato continuato, il giudice deve calcolare e motivare l'aumento di pena in modo distinto per ogni reato satellite, rispettando i criteri di proporzionalità. Nel caso specifico, la Corte d'appello aveva correttamente motivato tali aumenti e valutato la pericolosità sociale dei soggetti, escludendo l'attenuante della lieve entità e la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva.
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