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Licenziamento Collettivo

294 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un licenziamento collettivo, nel diritto del lavoro italiano è un licenziamento che coinvolge contestualmente una pluralità di lavoratori e che comporta una soppressione dei posti di lavoro conseguente a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro. Viene anche identificato con il termine in lingua inglese downsizing quando lo scopo è l'aumento della competitività dell'azienda.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento illegittimo: quando il complesso aziendale cambia le regole
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di licenziamento illegittimo e complesso aziendale. Un Lavoratore era stato licenziato da una compagnia aerea a seguito di una procedura di licenziamento collettivo. La Corte d'Appello aveva riconosciuto l'esistenza di un unico complesso aziendale tra la compagnia e un'altra entità collegata, stabilendo che i licenziamenti avrebbero dovuto considerare tutti i dipendenti di entrambe le società. La compagnia aerea ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e ha condannato l'Azienda al pagamento delle spese legali in favore del Lavoratore, confermando l'orientamento sulla rinuncia al ricorso.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se ignora il gruppo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo intimato a una dipendente. Due società aeree, pur formalmente distinte, costituivano un unico centro di imputazione per la gestione promiscua di personale, servizi e flotta. Di conseguenza, l'azienda doveva individuare gli esuberi considerando la totalità dei dipendenti di entrambe le strutture e non soltanto l'organico della società formalmente datrice di lavoro. La Suprema Corte ha inoltre chiarito la disciplina sulle detrazioni dei guadagni esterni del lavoratore, confermando il diritto del lavoratore al reintegro e al risarcimento previsto dalla legge.
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Licenziamento collettivo: vizio procedurale e criteri di scelta
Un lavoratore ha impugnato il licenziamento collettivo intimato dalla propria azienda all'esito di una procedura di mobilità. La Corte d'Appello ha riscontrato l'illegittimità della procedura per la mancata e tempestiva comunicazione formale dell'elenco dei licenziati ai sindacati e agli uffici del lavoro, condannando l'azienda al pagamento di 18 mensilità. Entrambe le parti hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che la comunicazione sindacale finale nel licenziamento collettivo deve rispettare il termine perentorio di sette giorni ed essere unica, chiara e completa. Ha inoltre stabilito che, per la graduatoria di scelta, l'anzianità convenzionale non può sostituire l'anzianità effettiva maturata presso il datore di lavoro, dovendo i criteri garantire totale oggettività e parità di trattamento.
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Licenziamento collettivo illegittimo: reintegra e cessione
Un'azienda aerea avviava una procedura di licenziamento collettivo e licenziava un dipendente ritenendo la sua posizione infungibile ed eccedente. Nel frattempo l'azienda cedeva il ramo d'attività a una seconda società. Il lavoratore contestava la scelta datoriale perché l'impresa non aveva confrontato le sue competenze con quelle di colleghi di pari livello in altri reparti. La Corte d'Appello dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo, ordinando alla nuova società di reintegrare il dipendente e condannando entrambe le aziende al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione a favore del lavoratore: la comparazione deve considerare l'intera professionalità maturata dal dipendente e il trasferimento d'azienda garantisce la continuità del rapporto di lavoro.
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Licenziamento Collettivo: Unico Centro di Imputazione del Rapporto di Lavoro
Due aziende di trasporto aereo, pur formalmente distinte, operavano come un unico complesso aziendale. Un Lavoratore è stato licenziato a seguito di una procedura di licenziamento collettivo. La Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità del licenziamento, negando la reintegra ma condannando le aziende a pagare un'indennità risarcitoria. La Cassazione ha confermato che la platea dei lavoratori da considerare deve includere tutti i dipendenti dell'intero gruppo, data l'esistenza di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro. Ha anche chiarito i criteri per calcolare l'indennità risarcitoria, specificando che l'aliunde perceptum va detratto dal danno complessivo, non dal tetto massimo delle dodici mensilità.
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Licenziamento Collettivo: Azienda Sbaglia Criteri, Lavoratore Reintegrato
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo intimato da una compagnia aerea. Il Lavoratore era stato licenziato senza che l'Azienda avesse correttamente applicato i criteri di scelta. In particolare, l'Azienda non aveva comparato le sue professionalità con quelle di altri dipendenti con mansioni simili, anche se operanti in reparti diversi. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di licenziamento collettivo, la comparazione deve estendersi all'intero complesso aziendale, valutando la fungibilità delle posizioni lavorative. La decisione ha confermato la reintegrazione del Lavoratore e il risarcimento dei danni, sottolineando l'importanza della corretta applicazione dei criteri di scelta.
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Trasferimento d’azienda: finta crisi e reintegra piena
Un'azienda ha avviato un licenziamento collettivo per presunta crisi e totale chiusura. Pochi giorni dopo la risoluzione dei contratti, una società di nuova costituzione ha preso in affitto gli impianti, proseguendo l'identica produzione con gli stessi beni, clienti e fornitori. I dipendenti hanno impugnato i recessi contestando l'occultamento della reale volontà di cedere l'attività. I giudici hanno accertato la natura elusiva della manovra, dichiarando i licenziamenti inefficaci. La Suprema Corte ha confermato la decisione: in presenza di un trasferimento d'azienda, la declaratoria di inefficacia del licenziamento ripristina il rapporto di lavoro, imponendo il passaggio automatico dei lavoratori alla società subentrante e il risarcimento del danno.
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Licenziamento collettivo: la rinuncia al ricorso e le spese legali
Due aziende in liquidazione avevano licenziato collettivamente una lavoratrice. Un giudice aveva ordinato la sua reintegrazione e un risarcimento. Le aziende hanno presentato ricorso in Cassazione. Durante questo processo, hanno rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio. Ha condannato le aziende rinuncianti a pagare le spese legali alla lavoratrice, applicando il principio di causalità. Questo caso evidenzia le conseguenze procedurali di una rinuncia al ricorso in un contesto di licenziamento collettivo.
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Licenziamento collettivo: quando due aziende sono una sola?
Un lavoratore è stato licenziato nell'ambito di una procedura di **licenziamento collettivo** avviata da un'azienda di trasporto aereo. Il lavoratore ha contestato il licenziamento, sostenendo che la sua azienda e un'altra società collegata formavano un "unico complesso aziendale". Per questo motivo, la selezione dei dipendenti da licenziare avrebbe dovuto includere anche il personale dell'altra società. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi, dichiarando il licenziamento illegittimo e ordinando la reintegrazione. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il processo estinto e ha condannato l'azienda ricorrente al pagamento delle spese legali a favore del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se le mansioni sono pari
Un'azienda aerea ha intimato un licenziamento collettivo a un dipendente con la qualifica di addetto allo scalo aeroportuale. L'impresa lo ha selezionato sostenendo che rappresentava l'unico lavoratore in quella specifica posizione organizzativa. Il lavoratore ha impugnato il recesso. I giudici territoriali hanno accertato la fungibilità delle sue mansioni rispetto a quelle di altri colleghi con pari inquadramento professionale. L'azienda doveva quindi compararlo con il resto del personale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del recesso per violazione dei criteri di scelta. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro e il pagamento di un'indennità risarcitoria pari a dodici mensilità.
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Licenziamento Collettivo: Rinuncia al Ricorso, ma le Spese Restano
Le Aziende hanno impugnato una sentenza che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo di una Lavoratrice, ordinando la sua reintegrazione e un risarcimento. Le Aziende sostenevano che non esisteva un unico datore di lavoro e che il risarcimento dovesse considerare i redditi alternativi. Durante il ricorso in Cassazione, le Aziende hanno rinunciato al giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo e ha condannato le Aziende a pagare le spese legali della Lavoratrice. La decisione sulle spese ha tenuto conto che la rinuncia è avvenuta quando la Lavoratrice aveva già sostenuto costi e che, in base alla giurisprudenza, le tesi delle Aziende sul licenziamento collettivo illegittimo sarebbero state probabilmente respinte.
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Licenziamento collettivo: Azienda rinuncia, lavoratore vince le spese
Un Lavoratore è stato licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo avviata da un'Azienda di trasporto aereo. Il Lavoratore ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la sua Azienda e un'altra società, formalmente distinta ma operante nello stesso gruppo, costituissero un unico complesso aziendale. Per questo motivo, la selezione dei lavoratori da licenziare avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti del gruppo. La Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità del licenziamento collettivo, ordinando la reintegrazione del Lavoratore e un'indennità. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, condannando l'Azienda al pagamento delle spese legali.
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Licenziamento collettivo: utili d’impresa e accordo sindacale
Tre dipendenti hanno impugnato il recesso intimato dalla banca datrice al termine di una procedura di riduzione del personale. I lavoratori contestavano presunte irregolarità nelle comunicazioni sindacali e la mancanza di reali motivi di crisi economica, sostenendo l'illegittimità della procedura. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente le richieste dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che la stipula dell'accordo con i sindacati sana ogni presunta incompletezza informativa iniziale. Inoltre, le scelte imprenditoriali di riduzione dei costi sono sottratte al controllo del giudice. La Suprema Corte ha confermato la piena validità del licenziamento collettivo e ha condannato i ricorrenti alle spese legali.
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Licenziamento Collettivo: Aziende Rinunciano, Pagano le Spese
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di licenziamento collettivo dove le Aziende, già condannate a reintegrare una Lavoratrice e a risarcirla, hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. La Lavoratrice non ha accettato esplicitamente la rinuncia ma ha chiesto la condanna alle spese. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, ponendo le spese a carico delle Aziende rinuncianti. Questo evidenzia come la rinuncia al ricorso, anche se unilaterale, porti all'estinzione del processo e all'applicazione del principio di causalità per le spese legali.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: Rinuncia all’Appello e Spese Legali
Una lavoratrice è stata coinvolta in un Licenziamento Collettivo Illegittimo. La Corte d'Appello ha stabilito che due società, pur separate, costituivano un'unica impresa. Ha quindi condannato le società a reintegrare la lavoratrice e a pagarle un'indennità risarcitoria. Le società hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando l'unitarietà dell'impresa e la detraibilità dell'aliunde perceptum dall'indennità. Tuttavia, le ricorrenti hanno rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio e ha condannato le società rinuncianti a pagare le spese legali alla lavoratrice, applicando il principio della soccombenza virtuale.
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Rinuncia diritti lavoratore: valida la conciliazione, no al ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Lavoratrice che contestava la validità di una rinuncia diritti lavoratore. La Lavoratrice aveva firmato un verbale di conciliazione in sede sindacale, rinunciando all'indennità di mancato preavviso e all'impugnazione del licenziamento collettivo. Ella sosteneva che il suo consenso fosse viziato da minacce e raggiri. I giudici di merito avevano già escluso tali vizi e la validità dell'accordo. La Cassazione ha confermato che la Lavoratrice poteva liberamente disporre del diritto di impugnare il licenziamento e che la conciliazione era valida.
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Licenziamento Collettivo: Unico Datore di Lavoro e Risarcimento Intatto
Una lavoratrice, licenziata nell'ambito di un licenziamento collettivo, ha ottenuto la reintegrazione e un risarcimento. I giudici hanno riconosciuto che due aziende, formalmente distinte, operavano come un "unico soggetto datoriale". Le aziende hanno impugnato la decisione, contestando sia l'esistenza di un unico datore di lavoro sia la non detraibilità del reddito aliunde perceptum (guadagni da altri lavori) dal risarcimento. La Corte di Cassazione, pur dichiarando estinto il giudizio per rinuncia delle aziende, ha implicitamente confermato la validità dei principi stabiliti, ponendo a carico delle aziende le spese legali.
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Licenziamento illegittimo: L’azienda rinuncia, il lavoratore vince le spese
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento illegittimo. Un lavoratore era stato licenziato da un'azienda aerea. I giudici precedenti avevano stabilito che il licenziamento era illegittimo perché due società, pur separate formalmente, costituivano un unico 'complesso aziendale'. Questo significava che l'azienda avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti di entrambe le entità per la procedura di licenziamento collettivo. L'azienda ha poi rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato estinto il processo e ha condannato l'azienda a pagare le spese legali al lavoratore.
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Licenziamento collettivo: Quota di riserva e crisi aziendale, chi vince?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento collettivo operato da un'azienda aerea. Le lavoratrici, tra cui alcune appartenenti a categorie protette, erano state licenziate senza il rispetto dei criteri di scelta e della quota di riserva. I giudici di merito avevano dichiarato i licenziamenti illegittimi, disponendo la reintegrazione e un risarcimento. La Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo per violazione della quota di riserva e dei criteri di scelta. Ha però stabilito che la domanda di condanna risarcitoria contro la società in amministrazione straordinaria è improcedibile e deve essere fatta valere in sede concorsuale. Le lavoratrici ottengono la reintegrazione, ma il risarcimento pecuniario segue una via diversa.
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Licenziamento collettivo: illegittimo escludere il passaggio
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento collettivo intimatole dalla propria azienda cedente durante una complessa ristrutturazione societaria. La società non aveva correttamente comparato la sua posizione con colleghi dotati di mansioni fungibili nell'intero complesso aziendale, violando i criteri di selezione previsti dalla legge. Parallelamente, l'azienda cessionaria, subentrata nella gestione dell'attività, rifiutava il reintegro invocando accordi sindacali di deroga. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo. I giudici hanno statuito che la crisi aziendale non consente accordi sindacali che escludano il passaggio automatico del personale all'acquirente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha convalidato la reintegrazione della dipendente presso la società acquirente e la condanna al risarcimento danni a carico dell'azienda cedente.
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