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Licenziamento collettivo: illegittimo se le mansioni sono pari

Un’azienda aerea ha intimato un licenziamento collettivo a un dipendente con la qualifica di addetto allo scalo aeroportuale. L’impresa lo ha selezionato sostenendo che rappresentava l’unico lavoratore in quella specifica posizione organizzativa. Il lavoratore ha impugnato il recesso. I giudici territoriali hanno accertato la fungibilità delle sue mansioni rispetto a quelle di altri colleghi con pari inquadramento professionale. L’azienda doveva quindi compararlo con il resto del personale. La Corte di Cassazione ha confermato l’illegittimità del recesso per violazione dei criteri di scelta. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro e il pagamento di un’indennità risarcitoria pari a dodici mensilità.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 15214 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La tutela del dipendente nel licenziamento collettivo

La procedura di licenziamento collettivo rappresenta un momento delicato per la vita delle imprese e per le garanzie economiche dei dipendenti. La legge impone al datore di lavoro il rispetto di criteri rigidi, oggettivi e trasparenti per individuare il personale da escludere dall’organico. Un’azienda attiva nel settore dei trasporti aerei ha avviato una riduzione del personale e ha intimato il recesso a un addetto allo scalo. La società ha isolato la posizione lavorativa del dipendente, definendo la sua mansione come unica e non comparabile all’interno dell’unità produttiva locale.

Di conseguenza, l’impresa ha sottratto il lavoratore da qualsiasi confronto con gli altri dipendenti della medesima sede. Il lavoratore ha deciso di impugnare il provvedimento espulsivo davanti ai giudici territoriali. L’istruttoria di merito ha dimostrato che le mansioni del dipendente erano del tutto sovrapponibili a quelle di altri colleghi con lo stesso inquadramento contrattuale.

L’errata selezione del personale e l’intercambiabilità delle mansioni

L’azienda ha giustificato la scelta richiamando presunte esigenze organizzative specifiche per un singolo settore dello scalo aeroportuale. Le testimonianze e i documenti di causa hanno però smentito questa ricostruzione aziendale. Le attività svolte dal lavoratore coincidevano in concreto con quelle dei colleghi addetti alla gestione dei voli e alla rilevazione delle presenze. Non esisteva alcuna specializzazione esclusiva capace di isolare il dipendente dal resto del personale.

Il datore di lavoro non può definire criteri di selezione personalizzati al fine di indirizzare il recesso verso un singolo individuo. Quando le mansioni sono fungibili (ovvero tra loro intercambiabili), la comparazione deve necessariamente comprendere tutti i dipendenti aventi la medesima qualifica professionale. La mancata inclusione dei lavoratori equivalenti vizia la procedura e rende illegittimo il recesso finale.

Le motivazioni: la fungibilità dei ruoli nel licenziamento collettivo

I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, respingendo le doglianze dell’azienda. La Suprema Corte ha chiarito che l’impresa ha commesso un grave errore metodologico nel circoscrivere la selezione a un unico dipendente. La presenza di mansioni fungibili imponeva infatti la formazione di una graduatoria di comparazione estesa a tutti gli addetti con profilo omogeneo.

I giudici di legittimità hanno ulteriormente specificato che la società non poteva invocare la teoria della prova di resistenza. Tale principio valutativo serve a verificare se l’esito finale sarebbe cambiato attraverso un diverso conteggio dei punti. Tuttavia, la prova di resistenza presuppone l’esistenza di una graduatoria iniziale. Nel caso di specie, l’azienda aveva del tutto omesso di comparare il dipendente con i colleghi fungibili. L’esclusione preventiva del lavoratore costituisce una violazione diretta dei criteri di scelta legali.

Le conclusioni: la conferma della reintegra nel licenziamento collettivo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, condannando l’impresa al pagamento delle spese di giudizio. L’errata selezione del dipendente comporta l’applicazione della tutela reintegratoria attenuata prevista dallo Statuto dei Lavoratori.

L’ordinanza ha sancito la nullità del recesso e ha ordinato la reintegrazione immediata del dipendente nel posto di lavoro. L’azienda deve anche corrispondere un’indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione globale di fatto, entro il limite massimo di dodici mensilità, oltre al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale: la reale fungibilità delle mansioni prevale sulle classificazioni formali dell’azienda e garantisce una tutela effettiva contro le selezioni arbitrarie.

Quando un licenziamento collettivo risulta illegittimo per i criteri di scelta?
Il recesso risulta illegittimo quando il datore di lavoro limita la scelta a un singolo dipendente ignorando colleghi che svolgono mansioni fungibili o equivalenti.

Che cos’è la fungibilità delle mansioni nel licenziamento?
La fungibilità indica l’intercambiabilità delle attività svolte; se due lavoratori compiono mansioni analoghe con lo stesso inquadramento, l’azienda deve comparare entrambi.

Quali tutele spettano al lavoratore se la comparazione viene omessa?
Il giudice annulla il recesso e ordina la reintegrazione sul posto di lavoro, oltre a un indennizzo risarcitorio fino a dodici mensilità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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