\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Licenziamento collettivo: l’illegittimità dei criteri e i crediti

Un lavoratore viene licenziato nell’ambito di un licenziamento collettivo avviato dall’azienda cedente. L’impresa individua il dipendente come esubero sostenendo l’infungibilità delle sue mansioni, senza però confrontare la sua posizione con quella dei colleghi. Il lavoratore dimostra di aver svolto in passato compiti equivalenti in altri settori. La Corte di Cassazione conferma l’illegittimità del recesso per errata applicazione dei criteri di scelta e dispone la reintegrazione nel posto di lavoro. Tuttavia, la Suprema Corte precisa che le pretese risarcitorie rivolte verso la società cessionaria in amministrazione straordinaria non possono essere decise dal giudice del lavoro. Tali richieste economiche sono improcedibili in sede ordinaria e devono essere azionate esclusivamente davanti al giudice fallimentare tramite l’insinuazione al passivo.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 15228 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il licenziamento collettivo e la verifica delle mansioni

Il licenziamento collettivo rappresenta un momento di profonda riorganizzazione aziendale e richiede il rispetto rigoroso delle regole di selezione dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un lavoratore estromesso dall’azienda al termine di una procedura di mobilità. Il datore di lavoro ha applicato i criteri di selezione indicando la posizione del dipendente come unica e non paragonabile a quella degli altri lavoratori. Il dipendente ha impugnato il recesso dimostrando di possedere un bagaglio professionale idoneo a ricoprire ruoli equivalenti in diversi settori dell’azienda.

La gestione dei tagli al personale impone un’analisi approfondita sulla reale fungibilità delle mansioni svolte. Il datore di lavoro non può limitarsi a considerare soltanto l’ultimo compito assegnato per giustificare l’esubero di una risorsa. Risulta infatti necessario valutare le mansioni storicamente ricoperte dal dipendente e le esperienze acquisite nel tempo all’interno dell’organizzazione aziendale.

L’obbligo di comparazione tra dipendenti nel licenziamento collettivo

Nel contesto di un licenziamento collettivo, l’esclusione di un dipendente dalla platea dei comparabili richiede prove rigorose da parte dell’impresa. Nel caso analizzato, l’azienda cedente ha dichiarato l’infungibilità del lavoratore senza condurre una verifica reale sui colleghi di pari livello. La società non ha prodotto alcuna graduatoria comparativa e non ha fornito la prova dell’impossibilità di adibire il dipendente ad altre mansioni.

L’omessa comparazione tra lavoratori determina una violazione diretta delle norme che regolano la selezione degli esuberi. Il dipendente che impugna il provvedimento deve soltanto indicare la presenza di posizioni lavorative equivalenti. Spetta invece al datore di lavoro dimostrare che le mansioni del dipendente non siano in alcun modo sovrapponibili a quelle del personale conservato in servizio. L’assenza di tale dimostrazione rende il recesso datoriale del tutto illegittimo, con il conseguente diritto del dipendente a riottenere il posto di lavoro.

Le motivazioni: le ragioni giuridiche espresse dai giudici di legittimità

Le motivazioni della Corte di Cassazione confermano due principi cardine per la tutela del lavoro e la gestione delle crisi d’impresa. In primo luogo, i giudici ribadiscono che la valutazione sulla fungibilità non può prescindere dalle mansioni pregresse svolte dal lavoratore. L’azienda che ignora le competenze acquisite dal dipendente commette un errore essenziale nella formazione delle graduatorie. Il licenziamento intimato senza una comparazione effettiva è quindi illegittimo e comporta la reintegrazione del lavoratore.

In secondo luogo, la sentenza affronta il tema del recupero dei crediti risarcitori nei confronti dell’azienda cessionaria sottoposta ad amministrazione straordinaria. La Suprema Corte distingue nettamente le domande relative allo stato del rapporto di lavoro dalle pretese economiche. Il giudice del lavoro mantiene la piena competenza sull’accertamento dell’illegittimità del licenziamento e sul ripristino del rapporto. Al contrario, le richieste di condanna al pagamento di somme di denaro contro imprese in procedura concorsuale sono improcedibili davanti al giudice ordinario.

Le conclusioni: i risvolti operativi e la tutela delle pretese economiche

Le conclusioni della decisione fissano i confini operativi per la tutela dei diritti del lavoratore. Il dipendente ottiene la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno a carico dell’azienda cedente che ha effettuato la selezione illegittima.

Per quanto riguarda le pretese risarcitorie azionate contro la società cessionaria in amministrazione straordinaria, la riscossione del credito deve seguire le regole del concorso formale. Il lavoratore non può ottenere una sentenza di condanna dal giudice del lavoro, ma deve presentare domanda di accertamento del passivo davanti al giudice fallimentare. Questa procedura assicura la parità di trattamento tra tutti i creditori dell’impresa insolvente, consentendo al contempo al lavoratore di conservare la validità della sua reintegrazione sul piano del rapporto di lavoro.

Cosa succede se l’azienda non confronta il lavoratore esuberato con i colleghi nel licenziamento collettivo?
Il licenziamento risulta illegittimo per violazione dei criteri di scelta, determinando il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro e al risarcimento del danno.

Come deve essere valutata la fungibilità delle mansioni di un dipendente?
La fungibilità si valuta considerando non solo l’ultima mansione svolta, ma anche le esperienze e i compiti precedentemente ricoperti dal lavoratore nell’organizzazione aziendale.

Dove si chiedono i risarcimenti se l’azienda subentrante è in amministrazione straordinaria?
La richiesta di pagamento delle somme deve essere presentata davanti al giudice fallimentare tramite la procedura di insinuazione al passivo e non davanti al giudice del lavoro.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati