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Garanzia Impropria

38 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si verifica quando il convenuto chiama un terzo non perché quest'ultimo debba rispondere direttamente alla pretesa dell'attore, ma per essere tenuto indenne dalle conseguenze negative della sentenza, in base a un rapporto giuridico distinto (es. un contratto).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Giurisdizione sulla domanda di manleva e risarcimento acqua
Un cittadino agisce contro il gestore del servizio idrico per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'erogazione di acqua non potabile contenente arsenico oltre i limiti di legge. Il gestore chiama in causa l'ente regionale per essere sollevato dalle responsabilità risarcitorie. Il giudice di primo grado riconosce il danno al cittadino ma nega il rimborso al gestore. In appello, il tribunale dichiara il difetto di giurisdizione sulla chiamata in causa dell'ente pubblico, attribuendo la competenza al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce la giurisdizione sulla domanda di manleva. I giudici stabiliscono che la richiesta di garanzia azionata dal gestore appartiene al giudice ordinario, poiché rappresenta il diretto riflesso della causa principale di risarcimento promossa dall'utente. La sentenza viene quindi annullata con rinvio al tribunale per la decisione nel merito.
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Equiparazione Stipendiale: Università condannata, garanzia negata
Il Lavoratore ha chiesto all'Università il pagamento di una somma per l'equiparazione stipendiale. L'Università ha chiamato in causa un'Azienda Ospedaliera, ma non ha chiesto che questa la risarcisse (garanzia impropria), bensì solo di escludere la propria responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Università. Ha ribadito che un dipendente universitario in servizio presso un'azienda ospedaliera può agire contro entrambe le amministrazioni per l'equiparazione stipendiale, essendo debitori solidali. L'Università non ha impugnato tutte le ragioni della decisione precedente e non ha fornito prove adeguate sul Lodo Arbitrale che regolava i rapporti interni. L'Università ha perso e deve pagare le spese legali.
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Rappresentanza apparente: il falso delegato vincola la società
Una compagnia assicurativa rifiuta di saldare il compenso residuo pattuito con un investigatore privato, sostenendo che il funzionario firmatario dell'accordo fosse privo dei poteri di rappresentanza. L'investigatore agisce in giudizio dimostrando che la compagnia ha eseguito per anni pagamenti parziali sulla base di tale accordo, generando un legittimo affidamento. La Suprema Corte conferma l'efficacia vincolante del contratto attraverso l'istituto della rappresentanza apparente. La condotta della società e il ruolo apicale del dirigente hanno ingenerato un affidamento incolpevole nel professionista. La Cassazione respinge il ricorso della compagnia, confermando il debito verso il creditore ed escludendo ogni azione di rivalsa verso il dipendente.
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Foro convenzionale e nullità contrattuale tra parti e garanzie
Un acquirente stipula un contratto preliminare di vendita immobiliare e poi cita in giudizio la società venditrice per ottenerne la nullità e la restituzione degli acconti. La società costruttrice eccepisce l'incompetenza del tribunale adito, invocando la clausola contrattuale che stabiliva un diverso foro convenzionale esclusivo per qualsiasi controversia contrattuale. La società chiama inoltre in causa il Comune in via di garanzia. I giudici di merito respingono l'eccezione ritenendo la clausola limitata alla sola esecuzione del contratto e radicando la causa nel luogo dell'ente pubblico. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice: il foro convenzionale prevale e attrae anche le domande di nullità e restituzione, mentre la chiamata di un terzo in garanzia impropria non può derogare alla competenza concordata.
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Responsabilità professionale del commercialista: spese a carico
Un'imprenditrice ha citato in giudizio il proprio consulente fiscale per far accertare la responsabilità professionale del commercialista, accusato di aver applicato un contratto collettivo errato al personale, causando pesanti sanzioni amministrative. Il professionista ha chiamato in causa la propria assicurazione, la quale ha eccepito il ritardo dell'imprenditrice nell'impugnare la cartella esattoriale. La titolare dell'impresa ha esteso la causa ai propri avvocati. La Corte d'Appello ha confermato l'errore del consulente, ma ha condannato l'imprenditrice a pagare le spese legali dei difensori ingiustificatamente coinvolti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della cliente, confermando la piena legittimazione dell'assicurazione a impugnare la sentenza e la condanna alle spese per la chiamata in causa infondata dei terzi.
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Fornitura acqua non potabile: risarcito l’utente, lite tra enti
Un utente ha citato in giudizio il gestore idrico chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla fornitura acqua non potabile, caratterizzata da livelli eccessivi di arsenico. Il Giudice di pace ha accolto la domanda, condannando il gestore, il quale ha chiamato in causa la Regione per essere manlevato. Il Tribunale, in appello, ha confermato il risarcimento ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva contro la Regione. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, trattandosi di inadempimento contrattuale del gestore, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario sia sulla domanda principale di risarcimento sia su quella accessoria di manleva. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Obbligo retributivo: l’ente paga anche senza fondi pubblici
Alcuni dipendenti di un ente di formazione hanno chiesto il pagamento di stipendi arretrati. L'ente datore di lavoro non ha contestato il debito, ma ha chiamato in causa l'Assessorato Regionale per essere manlevato, sostenendo che il mancato pagamento dipendesse dal mancato versamento dei fondi pubblici regionali. La Corte d'Appello ha respinto la domanda di garanzia contro l'Assessorato, non ritenendo provato l'obbligo di finanziamento aggiuntivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'ente. La Corte ha chiarito che l'obbligo retributivo verso i lavoratori grava esclusivamente sul datore di lavoro. Non esiste un rapporto diretto tra i dipendenti e l'amministrazione pubblica, né quest'ultima garantisce i debiti dell'ente, a meno che non sia completata con successo la specifica procedura di finanziamento pubblico.
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Obbligo retributivo dell’ente di formazione senza fondi pubblici
Alcuni dipendenti di un Ente di Formazione hanno chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per stipendi non pagati. L'Ente si è opposto chiedendo di essere manlevato dall'Assessorato Regionale, sostenendo che il mancato pagamento dipendesse dal ritardo nell'erogazione dei finanziamenti pubblici. Dopo il pagamento spontaneo ai lavoratori, la causa principale si è estinta. La Corte d'Appello ha però rigettato la domanda di manleva dell'Ente verso l'Assessorato, non essendo provato il completamento positivo della procedura di rendicontazione dei progetti. La Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che l'obbligo retributivo dell'ente di formazione verso i dipendenti è del tutto autonomo rispetto ai finanziamenti regionali. L'Assessorato non garantisce direttamente i lavoratori, e l'Ente non può pretendere la manleva senza dimostrare la certezza del proprio credito verso la Regione.
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Acqua all’arsenico: sì al risarcimento per acqua non potabile
Alcuni cittadini hanno citato in giudizio il gestore del servizio idrico richiedendo il risarcimento per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico e fluoruri, oltre alla riduzione del canone. Il gestore ha chiamato in causa l'ente regionale per essere manlevato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice ordinario ha la giurisdizione sia sulla domanda di risarcimento dei cittadini, trattandosi di un inadempimento contrattuale individuale, sia sulla domanda di garanzia proposta dal gestore contro la Regione. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del gestore limitatamente alla giurisdizione sulla manleva, rinviando la causa al Tribunale per decidere su questo aspetto.
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Fornitura di acqua non potabile: risarcimento al giudice civile
Due utenti hanno citato in giudizio il gestore idrico chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla fornitura di acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il gestore ha chiamato in causa la Regione per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di risarcimento per la fornitura di acqua non potabile rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di un inadempimento contrattuale del gestore. Inoltre, anche la domanda di manleva contro la Regione spetta al giudice ordinario, poiché strettamente collegata alla causa principale di risarcimento. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per decidere sul merito della garanzia.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: errori formali e spese legali
I proprietari di alcuni garage sotterranei hanno citato in giudizio i vicini del piano superiore e il condominio per ottenere il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti da aree verdi e scarichi. Dopo il rigetto della domanda di risarcimento nei gradi precedenti, i danneggiati hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile poiché i ricorrenti non hanno depositato la copia autentica della sentenza d'appello completa della relata di notifica nei termini di legge. Inoltre, la Corte ha confermato che le spese legali del terzo chiamato in causa (il condominio) devono essere pagate dai ricorrenti originari, in quanto la loro pretesa infondata ha dato origine all'intero contenzioso.
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Erogazione di acqua non potabile: il gestore paga i danni
Una società utente ha chiesto il risarcimento dei danni al gestore del servizio idrico a causa dell'erogazione di acqua non potabile con livelli di arsenico superiori ai limiti di legge. Il gestore ha chiamato in causa l'ente regionale per essere manlevato da ogni responsabilità. Il Tribunale ha condannato il gestore ma ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva, ritenendola di competenza del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che sia la domanda di risarcimento dell'utente sia la domanda di garanzia contro l'ente regionale spettano alla giurisdizione del giudice ordinario. L'erogazione di acqua non potabile costituisce infatti un inadempimento contrattuale e la domanda di garanzia ne rappresenta un diretto riflesso.
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Responsabilità del progettista: l’impresa risponde dei vizi
Alcuni acquirenti hanno citato in giudizio l'Impresa Costruttrice per gravi difetti di isolamento e smaltimento acque in appartamenti ristrutturati. L'Impresa ha chiamato in causa l'Architetto per ottenere la manleva, invocando la responsabilità del progettista. Il Tribunale ha accertato una corresponsabilità dell'Architetto pari al 30%, condannandolo a tenere indenne l'Impresa per tale quota. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, rilevando che l'azione era stata proposta solo contro il professionista come progettista e non come direttore dei lavori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Impresa, confermando che la ripartizione della colpa operata in via equitativa dai giudici di merito è corretta e insindacabile, poiché adeguatamente motivata in base alle specifiche difformità riscontrate rispetto al progetto originario.
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Vendita a catena e vizi: il Produttore può contestare il danno
Un'azienda produttrice di marmo viene chiamata in causa da un suo rivenditore per dei difetti emersi dopo la posa in un immobile. La Corte di Cassazione stabilisce due principi fondamentali sulla garanzia per vizi nella vendita a catena. Primo: il produttore finale ha il diritto di contestare non solo la propria responsabilità, ma anche l'esistenza e l'entità del danno originario lamentato dal consumatore, anche se il suo acquirente diretto non lo fa. Secondo: il termine per denunciare i vizi decorre non dalla prima manifestazione, ma da quando si acquisisce piena consapevolezza della loro gravità. La Corte accoglie il ricorso del produttore, annullando la precedente condanna.
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Giurisdizione manleva: chi giudica gestore e regione?
Una società di gestione del servizio idrico, condannata a risarcire dei cittadini, chiedeva di essere manlevata dall'Ente Regionale. La Cassazione, affrontando la questione della giurisdizione manleva, ha stabilito che la competenza a decidere su tale richiesta spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo, cassando con rinvio la sentenza di merito.
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Giurisdizione domanda di manleva: decide il giudice?
Una società di gestione idrica, condannata a risarcire alcuni utenti, ha chiamato in causa un ente regionale. La Cassazione stabilisce che la giurisdizione sulla domanda di manleva spetta al giudice ordinario, in quanto connessa alla richiesta principale dei consumatori, riformando la decisione del Tribunale.
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Competenza funzionale opposizione: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce che la competenza funzionale opposizione a decreto ingiuntivo (art. 645 c.p.c.) non è derogabile. Se nel giudizio viene chiamata in causa un'amministrazione statale, il giudice deve separare le cause, trattenendo l'opposizione e trasferendo solo la domanda di garanzia al foro erariale competente.
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Litisconsorzio processuale: notifica e termini appello
La Corte di Cassazione chiarisce che in una causa con chiamata in garanzia, si crea un litisconsorzio processuale. Di conseguenza, la notifica della sentenza di primo grado da parte di qualsiasi soggetto, anche il garante, fa decorrere il termine breve per l'impugnazione nei confronti di tutte le parti coinvolte. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile l'appello proposto tardivamente dall'appaltatore, confermando l'unitarietà del termine processuale.
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Responsabilità professionale: limiti e onere prova
La Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità professionale del consulente. In un caso riguardante la cancellazione di una società che ha causato l'estinzione di una causa per danni, la Corte ha stabilito che spetta al cliente dimostrare la conoscenza specifica dei fatti da parte del professionista. La domanda di risarcimento è stata respinta perché il liquidatore della società, pur assistito dal consulente, aveva autonomamente dichiarato l'assenza di crediti, e non è stata fornita prova che il consulente fosse a conoscenza della lite pendente. La Corte ha inoltre confermato la validità delle decisioni del giudice di merito sull'inammissibilità di prove generiche.
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Domanda di manleva: Giudice Ordinario per acqua inquinata
Una consumatrice ha citato in giudizio la società fornitrice per aver ricevuto acqua con arsenico oltre i limiti. La società ha a sua volta presentato una domanda di manleva contro l'ente regionale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione su entrambe le cause, inclusa la domanda di manleva, spetta al Giudice Ordinario e non a quello Amministrativo, poiché la richiesta del gestore è una conseguenza diretta della pretesa risarcitoria del consumatore.
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